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Studio americano rivela come i ritmi innati nei bambini diventano gesti e linguaggio |
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Da sempre in tutte le lingue del mondo genitori, nonne e tate usano con i bimbi piccoli un linguaggio cantilenante e intonano loro ninne nanne, filastrocche e poesiole. Inconsapevolmente ma giustamente, così facendo amplificano e valorizzano la melodia naturale delle lingue, facilitando l'acquisizione della parola. L'articolo di fondo del numero odierno di
Nature , firmato da una nota studiosa delle basi biologiche del linguaggio, Laura Ann Petitto, del Dartmouth College (Hanover, New Hampshire) e dai suoi collaboratori dell'Università McGill di Montreal, dimostra quanto raffinate siano oggi le ricerche sui ritmi cerebrali fondamentali che scandiscono l'acquisizione del linguaggio in bimbi molto piccoli. Detto molto semplicemente, le raffinate tecniche di registrazione usate da questo gruppo confermano che ogni bimbo viene al mondo equipaggiato da madre natura con una squisita sensibilità ai ritmi naturali che accomunano non solo tutte le lingue parlate, ma anche queste con i linguaggi gestuali dei sordi congeniti (coloro che un tempo, impropriamente, venivano chiamati sordomuti). Si tratta di ritmi composti da intervalli che vanno dal mezzo secondo a circa un secondo. Il ritmo, insomma, delle sillabe e delle parole nelle lingue parlate, e dei loro stretti equivalenti nei linguaggi gestuali. L'idea di questo esperimento è allo stesso tempo semplice e molto sottile. Si sono studiati, millisecondo per millisecondo, lungo sedute di un'ora alla volta, mediante sensibilissimi sensori collegati con un calcolatore, i movimenti spontanei delle mani in bimbi dai sei mesi a un anno di età, suddivisi in due gruppi distinti: il primo gruppo era costituito da bimbi normalmente udenti, con genitori anch'essi normalmente udenti; il secondo da bimbi normalmente udenti, ma con genitori "profondamente" sordi che, quindi, usano con i loro bimbi, per forza di cose, solo ed esclusivamente il linguaggio gestuale. L'interessante scoperta è che i bimbi normalmente udenti che, però, ricevono come stimolo linguistico dominante, o addirittura esclusivo, un linguaggio gestuale, e non una lingua parlata come l'italiano o l'inglese, oltre ai normali gesti manuali, muovono spontaneamente le mani anche in un modo del tutto speciale, con ritmi diversi da quelli dei loro altri gesti spontanei, identici a quelli dei bimbi della stessa età, pure normalmente udenti, ma continuamente esposti a una lingua parlata. Si osservano, infatti, piccoli, non troppo rapidi, e armonici movimenti delle dita e delle mani, in successione, effettuati quasi esclusivamente di fronte al petto e al viso. Non certo per caso, sono per tipo e per durata molto simili ai ritmi vocali (si noti bene, vocali) emessi dai bimbi normali, con genitori normali. Si tratta di gesti, cioè, che marcano il tempo, nell'universo silenzioso del movimento, con le sillabe, o i gruppi di due o tre sillabe, emessi altrettanto spontaneamente, con la voce, dai bimbi della stessa età, in tutto il mondo, da che mondo è mondo. Si tratta, infatti, con ogni probabilità, di una specifica naturale preparazione per poi cominciare a parlare, in seguito, un linguaggio gestuale. Proprio come le lallazioni (gli spontanei balbettii articolati e privi di senso dei bimbi piccoli) li preparano altrettanto naturalmente e spontaneamente poi a parlare una lingua vocale. Siamo penetrati, quindi, con queste raffinate e assolutamente non-invadenti tecniche di registrazione, nell'universo specifico del linguaggio, non in quello generico dei gesti. Tanto è vero che lo sviluppo nel tempo, mese dopo mese, di questi speciali gesti nei piccoli udenti di famiglie di sordi profondi mostra uno stretto parallelismo con lo sviluppo delle vocalizzazioni nei bimbi normali, in famiglie normali. Chiedo a Laura Petitto di spiegarci meglio questa scoperta:
"I bimbi udenti che crescono in famiglie di sordi profondi, ricevendo continuamente e quasi esclusivamente dai genitori gli stimoli del loro linguaggio gestuale, mostrano due tipi ben distinti di gestualità manuale. Uno normale, come tutti i bimbi del mondo, e uno, invece, assai speciale. Sono sprazzi di movimento relativamente lenti e armoniosi (della durata di circa un secondo ciascuno), uno dopo l'altro, ben scanditi, che si distinguono bene dagli altri loro movimenti manuali spontanei, che sono due volte e mezzo più veloci. I bimbi udenti che crescono in famiglie di udenti mostrano solo il secondo tipo, ma non il primo". Le chiedo perché questa scoperta è importante.
"Fino a ora ci si era accontentati di filmare i movimenti spontanei dei bimbi, udenti e non udenti, prima che sviluppino il linguaggio vero e proprio. Ma questi filmati non erano abbastanza precisi. Le tecniche assai più rigorose e più obiettive da noi usate, mediate piccoli sensori che inviano segnali ad un calcolatore, dimostrano che i bimbi riconoscono e sfruttano i ritmi temporali propri al linguaggio, per impadronirsi del linguaggio stesso e per poi servirsene. E soprattutto che questi ritmi sono identici, sia quando si applicano ai movimenti della lingua e ai suoni, nel linguaggio parlato, sia quando si applicano al movimento delle mani, nei linguaggi gestuali. Si tratta di un ritmo universale biologico, proprio alla nostra specie, e specifico al linguaggio, indipendente dalla modalità, vocale o gestuale, in cui il linguaggio viene espresso". Qualche conseguenza pratica?
"Certo - aggiunge la Petitto - genitori, nonni e tate che hanno da sempre usato con i bimbi piccoli delle speciali intonazioni melodiche della voce, e hanno cantato loro nenie, cantilene e filastrocche, hanno inconsapevolmente, ma saggiamente, facilitato l'acquisizione del linguaggio. Così facendo si scandiscono meglio i ritmi naturali del linguaggio, intensificando la nostra naturale predisposizione". Dato che adesso il suo gruppo sta proprio studiando gli effetti delle nenie e delle filastrocche sulle menti e sui cervelli dei più piccoli, possiamo presto aspettarci di leggere, magari di nuovo su
Nature, la neurobiologia della ninna nanna. Che, almeno per questo, è bene che mamme, nonne e tate continuino a cantare.
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