A Cusano Milanino una scuola d’avanguardia dove ritornelli e ninne nanne si abbinano a terapie tradizionali
Bambini curati con le filastrocche
I piccoli sordi o con difficoltà di linguaggio imparano a parlare dalle cantilene delle nonne

di Ferdinando Baron
Da "Il Corriere della Sera" - martedì 18 settembre 2001

 

CUSANO MILANINO - C’è una scuola, lungo la strada che unisce la Brianza a Milano, dove rivivono vecchie filastrocche e ninne nanne. Per insegnare ai bimbi - non udenti o con difficoltà di linguaggio - «come si fa» a parlare. È il centro Ripamonti, specializzato nella cura delle malattie del linguaggio e dell’udito per i bambini di età compresa tra i pochi pochi mesi e i 15 anni. In via Sormani, accanto alle tradizionali terapie di logopedia (per correggere i difetti del linguaggio) e psicomotricità (per migliorare le interazioni fra funzioni motorie, sensoriali e cognitive) si usano ritornelli, conte e ninne nanne. «Il pianoforte, gli strumenti a percussione e la voce possono stimolare, attraverso il suono e le vibrazioni, i sensi dei piccoli - spiega Itala Ripamonti, fondatrice del centro e responsabile del servizio di riabilitazione -. In questo modo si possono diminuire o addirittura superare i problemi legati alla sordità e alla difficoltà di esprimersi». 
Una teoria, questa, confermata anche da uno studio effettuato dal Dartmouth College di Hanover, negli Stati Uniti, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica «Nature». La ricerca - effettuata su bambini udenti e non udenti - ha studiato gli effetti delle nenie e delle cantilene sulle menti dei più piccoli ed è giunta alla conclusione che i bambini riconoscono e sfruttano i ritmi temporali del linguaggio per imparare a parlare. Si tratta di ritmi biologici, propri della nostra specie, e immanenti al linguaggio stesso. Filastrocche e ninne nanne evidenziano queste cadenze e permettono ai piccoli di appropriarsi più facilmente di parole e gesti. 
Il centro Ripamonti usa questo metodo ormai da molti anni ed è diventato un punto di riferimento unico nella provincia di Milano. Convenzionato con il Servizio sanitario nazionale, mantiene anche stretti contatti con l’Istituto di Audiologia di Milano e con l’ospedale di Rovereto, in provincia di Trento. L’organico medico-scientifico comprende sette logopediste, quattro psicomotriciste, tre musicoterapiste, due psicologhe, un otorinolaringoiatra, un audiologo, un audiometrista e un audioprotesista. 
«Curiamo ogni aspetto della riabilitazione - chiarisce Itala Ripamonti -, incluso il rapporto con i genitori, che spesso si sentono impreparati ad affrontare i problemi del figlio. Protesi e terapie adeguate, in molti casi, sono in grado di aiutare il bambino ad inserirsi perfettamente nella vita sociale, ma imprescindibili sono anche l’amore e la comprensione di mamma e papà». 
Sono oltre un centinaio i piccoli seguiti dal centro e arrivano non solo da tutta la Lombardia, ma anche da diverse regioni italiane. Altri sono in lista d’attesa, a causa della carenza di spazi. «È il nostro punto debole - spiega la presidente del centro, Annalisa Cozzi -. Dovremmo ingrandirci per soddisfare tutte le richieste. Ci siamo rivolti al Comune di Cusano, per avere il magazzino comunale che è di fianco alla nostra sede e che è poco utilizzato. Ma non abbiamo ancora avuto una risposta: speriamo di trovare ascolto, anche perché la Regione Lombardia ci ha chiesto di ampliare il numero delle terapie da effettuare. L’anno scorso abbiamo fatto oltre 13 mila ore di terapia, ma l’organico del centro permetterebbe di arrivare fino a 15 mila». Un traguardo che in mancanza di spazi adeguati rischia di diventare irraggiungibile.

Ferdinando Baron

  Torna indietro