Quando amore fa rima con lettore
Latte, coccole e... filastrocche
di Giovanna Consolo
Da "Andersen" - N°. 184 - settembre 2002

 

Che il latte sia il nutrimento più prezioso per i cuccioli d'uomo lo si è sempre saputo; che abbracci e carezze favoriscano uno sviluppo più sereno ed equilibrato è ormai una consapevolezza acquisita; ma la "novità" che sembra negli ultimi tempi trovare sempre più numerosi consensi tra studiosi, autori ed editori (e che le nostre nonne per qualche misteriosa forma di atavica sapienza conoscevano già), è che per crescere bene i piccoli hanno bisogno anche delle parole dolci, lente, ritmate e rassicuranti delle nenie e delle filastrocche e di quelle allegre e divertite di nonsense, conte, tiritere e indovinelli. 
Recitate inizialmente dall'adulto, magari cullando il bambino o tenendolo sulle ginocchia, comunque accompagnate quasi sempre da movimenti, le filastrocche sono forse il primo linguaggio che il bambino ascolta e impara. Osservare il viso, le mani, gli occhi, ascoltare la voce di chi gli è accanto e costituisce tutto il suo mondo, è già per il neonato un'esperienza affascinante e straordinariamente coinvolgente. "Legate ai primi giochi con il corpo, alle ninne nanne, ai girotondi, ai giochi cantati e alle conte - come hanno scritto Giulia Baronchelli e Clelia Carpi Germani - formule rituali, aiuto all'apprendimento del linguaggio, gioco, divertimento, le filastrocche fanno parte da sempre della cultura di tutti i popoli della terra" e sono per il bambino "il primo giocattolo, fatto di affetto, fantasia e poesia costruito da adulto e bambino nella reciprocità di un legame che li vede coinvolti a stretto contatto".
Sono parole speciali, dunque, le prime parole con cui il bambino viene in contatto: parole in cui l'importanza più grande e il significato più vero è quello dell'affettività e del ritmo, della conferma di un rapporto continuo e sicuro data dalla ripetizione che ha un sapore quasi "rituale", dall'assonanza, dalla rima che torna sempre alla fine di ogni verso cantato, recitato, letto, del calore, del contatto che accompagna i suoni ascoltati rendendo qualcosa di inedito e sempre nuovo anche la nenia più antica. E in questa comunicazione speciale che ogni adulto mette in atto quando ha a che fare con un bambino, utilizzando toni di voce, gesti, sguardi del tutto particolari, un ruolo fondamentale è quello svolto dalla madre: nell'oralità giocosa che coinvolge mamma e neonato entra necessariamente tutto un mondo di relazione e di affetto che carica le parole di un significato in più e rende la comunicazione davvero un mettere in comune quanto c'è di più caro e intimamente importante. Dalla voce della madre, prima che da ogni altro, il bambino impara che le parole, è Rodari ad averlo insegnato, sono anche giocattoli. 
E allora perché non giocare con le parole? Le parole significano le cose, dunque giocare con esse, manipolarle, spostarne dei pezzi o metterle in fila dando loro un ritmo, come si fa con i regoli o con i mattoncini delle costruzioni, costituisce un passaggio fondamentale che porterà il bambino dal mondo degli oggetti a quello dei concetti. La filastrocca, poi, è il risultato della somma di rima e ritmo: il ritmo è dappertutto, già nel piccolo mondo del bambino. È nel giorno e nella notte, nell'alternarsi delle stagioni, nella comunicazione fatta di sguardi e gorgheggi con la mamma, nei battiti del cuore, è nella musica della ninna nanna, è nel dondolio che lo culla, è nel battito delle manine, ed è vivace e gioioso nelle filastrocche come nei giochi dei bambini. "La poesia è di fatto la vita - ha scritto Marcello Bernardi - possiede la stessa ritmicità". E la poesia è il genere di testo con cui meglio di ogni altro si può giocare: "poiein" significa infatti "fare" e con le parole si possono fare molte cose. Ai bambini piace il gioco della ripetizione, della scoperta sonora, e imparano presto a individuare somiglianze e inedite parentele tra parole. E come il gioco, la musica e l'arte, la poesia "non serve a niente" in termini strettamente pragmatici, tuttavia ha a che fare direttamente con la felicità dell'uomo. La poesia, come la musica, come l'arte, è comunicazione. Una comunicazione diversa da quella ordinaria in cui non è tanto importante ciò che il testo vuole significare quanto come lo vuole significare. Secondo Jakobson c'è poesia quando il testo rompe la routine della comunicazione e la parola rivela un uso inconsueto, rompendo anche, a volte, le regole della sintassi. Tutto questo lascia ben comprendere quanto sia importante la poesia per i bambini, anche se Rodari per primo ha affermato di non aver mai chiamato poesie le cose che ha fatto in versi, ma filastrocche o al più poesie per ridere, poesie per sbaglio.
Siano pure, le filastrocche, poesie per sbaglio: riteniamo che siano comunque poesie. E che la loro presenza nella vita quotidiana del bambino, anche piccolissimo, sia importante. Ancora di più, il fatto che vengano ascoltate, imparate, recitate, da soli o in gruppi, come gli antichi inni, come gli insegnamenti sapienziali di mille e mille anni fa, perché a volte racchiudono come uno scrigno memorie e parole conosciute dai bambini di oggi e prima ancora, dai loro nonni, e dai nonni dei loro nonni... 
Recenti studi ed esperienze avrebbero dimostrato come la lettura precoce ad alta voce da parte dei genitori aiuti a rafforzare il legame affettivo perché offre un'occasione unica di vicinanza complice e affettuosa, oltre a favorire l'amore per la parola prima ascoltata e poi letta. Perché il piacere di leggere, all'inizio, è stato per tutti noi il sentir leggere, il risultato di un atto d'amore nel senso più vero della parola, laddove amore significa intimità e condivisione. Ed è anche, per i piccolissimi, un sentire rileggere perché, come insegna Pennac, "rileggere non è ripetersi, ma dare una prova sempre nuova di un amore instancabile".
Come dire che lettori non si nasce, si diventa. E la strada per diventarlo non è necessariamente lunga, tortuosa, noiosa e difficile. Ma leggere non è come gattonare: non è, vale a dire, una conquista naturale della specie, una competenza che si sviluppa spontaneamente nei bambini. Al contrario va sollecitata, leggendo a loro, per loro e con loro, ritagliando un magico momento di pausa nel ritmo "surriscaldato" della vita quotidiana: "i tempi e i ritmi di oggi - come scrive Roberta Cardarello - coinvolgono infatti precocemente anche i più piccoli in routine di vita quotidiana che lasciano poco spazio alla comunicazione articolata e gratuita, al parlare e ragionare per puro piacere: prevalgono sempre più spesso forme di comunicazione funzionale e sbrigativa". Ben vengano, dunque, le parole delle filastrocche, parole "senza fretta" per dirla con Raimonda Morani, parole in cui il senso più vero, l'elemento più importante, è la gratuità, la non strumentalità, la piacevolezza, l'affettuosa condivisione di quella merce rara che è ormai divenuto il tempo.
E chissà che, con il tempo, quei piccoli cresciuti a latte, coccole e filastrocche non divengano dei forti lettori, dei lettori appassionati e a loro volta, degli adulti appassionanti. Studi ed esperienze mostrano sempre più chiaramente come l'amore per il libro sia molto spesso conseguenza diretta per l'amore per la parola di chi narra, per quella parola la cui potenza il bambino impara a conoscere prima ancora di nascere, quando i suoni e le voci gli giungono ovattate e rassicuranti nel grembo della madre. Quelle stesse voci capaci di cullarlo, di accarezzarlo, di avvolgerlo in un'atmosfera di amorevole tepore, diverranno poi le parole prodigiose, magiche, affascinanti, divertenti, delle filastrocche, delle fiabe, delle favole, dei racconti, delle poesie nascoste tra le pagine dei libri.


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