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Amanda
è stata presa nella rete. Chiacchiere da giardinetti e riviste per
neomamme sono un ricordo, si fida molto più delle amicizie virtuali e
degli esperti online che possono darle un parere anche alle due di notte.
Amanda è madre, moglie e imprenditrice. Usa la fotografia digitale per
archiviare i momenti speciali della sua famiglia, pubblicizza il suo
business in rete e scambia opinioni con altre tecnomamme. Nelle pause
ascolta il podcast dell'ultima puntata di "Questa casa non è un albergo",
la trasmissione di Radio 24 sul rapporto genitori figli e la sua giornata
è scandita dal calendario sincronizzato di Yahoo che le permette di avere
sott'occhio gli impegni di tutta la famiglia.
Fa parte di parecchi social network con donne che non ha mai incontrato,
ma che condividono il suo stile di vita ed i suoi interessi. Puoi trovare
il suo profilo su mamme al lavoro, il gruppo di Linkedin che riunisce le
madri che hanno un impiego, ma anche su
mammacheclub.com,
social network per sole mamme che nel giro di un anno è passato da una
quarantina ad oltre duemila iscrizioni.
E' una digimom che compra musica e libri su bol.it, fa la spesa online,
scambia e acquista su e-Bay e gestisce il suo conto in banca da casa.
Il suo ruolo cambia ogni minuto: solo un multi-tasker dotato dei sistemi
logistici più avanzati riuscirebbe a starle dietro. Amanda è una mom 3.0,
una tecnomamma che ha imparato a risolvere i problemi quotidiani grazie ad
un mix di dispositivi sapientemente interconnessi. Molto più di una mamma
blogger: è una mamma vlogger, tweeple, webmaster e podcaster. Che vuol
dire che consuma e produce video, usa Twitter per non sentirsi mai sola ed
il suo iPod per ascoltare trasmissioni scaricate da internet.
Difficile dire quante mamme 3.0 ci siano in giro, ma certo sono sempre di
più. Secondo la società di analisi di mercato Nielsen, lo scorso maggio le
madri italiane online hanno raggiunto quota due milioni: metà di loro è
membro di social network come Facebook ed un terzo visita blog, il 4 per
cento in più rispetto alla media dei navigatori. E ancora: 820 mila mamme
si affacciano su youtube ed oltre 710 mila bazzicano e-Bay.
Non saranno ancore tante come Oltralpe, ma le digimoms italiane, solo il
30 per cento contro il 62 per cento delle europee, non si lasciano
disorientare dalla molteplicità degli input e dalla varietà di
informazioni. Lo conferma la ricerca Costruirsi un'opinione: le mamme e la
ridondanza informativa del centro ASK, Art, science and knowledge, della
Bocconi. L'indagine, condotta da Paola Dubini e Mario Campana, ha valutato
720 mamme utilizzatrici di tecnologie esposte a molteplici stimoli
informativi: tv, radio, quotidiani, periodici e internet. E' emerso che
nella maggior parte dei casi le madri sanno affrontare la pluralità delle
informazioni e selezionarle a seconda del contenuto e dell'affidabilità
delle fonti. "La ricerca ha evidenziato l'esistenza di cinque tipologie di
tecnomamme", spiega Dubini, "tra cui spiccano le madri partecipative che
hanno abbracciato con entusiasmo le nuove tecnologie e le sanno mixare
sapientemente con i media tradizionali. Sono nodi attivi dei social
network e creano loro stesse informazione". Sono loro le mom 3.0 nostrane.
E i pubblicitari le corteggiano. Non tanto perché sono consumatrici al
pari e più delle altre, ma perché, da quando il passaparola si è spostato
dai bordi dei campetti di gioco alla rete, influenzano il processo
decisionale di migliaia di donne attraverso l'uso dei nuovi media. Negli
States vengono chiamate mavens, cioè mamme che fanno tendenza, esperte che
raccolgono e condividono informazioni con una moltitudine di potenziali
acquirenti. Punto di partenza, per le aziende, è identificare le mavens
che diffondono i messaggi nelle comunità online e nei social networks per
poi interagire con loro. E' ciò che ha fatto Oviesse inventandosi un
blog-candy organizzato in collaborazione con il blog di
Jolanda Restano.
Un blog-candy è una sorta di estrazione a premi tra chi scrive un post.
Nel caso di Oviesse il premio era una maglietta disegnata in copia unica
dagli artisti dell'Accademia Disney.
Un altro esempio di interattività con il brand è l'iniziativa di Barilla
nelmulinochevorrei.it un progetto in cui l'azienda invita ad esprimere i
propri desideri rispetto a prodotti e packaging. Le idee più votate
vengono realizzate: il consumatore entra così a far parte del processo
decisionale dell'azienda. Sempre Barilla ha messo online un diario
compilato da alcune mamme mavens invitate a descrivere giorno dopo giorno
il loro risveglio mattutino con il prodotto da forno ricevuto in omaggio.
Sono sempre di più le aziende che si connettono con le mamme 3.0
attraverso twitter, blogs e video e nascono realtà come
fattoremamma.com,
società di servizi e comunicazione che crea un legame tra i brand e le
mamme. Fondata da due imprenditrici,
Cecilia Spanu e
Jolanda Restano, entrambe madri di tre figli,
Fattoremamma
collabora con diversi marchi per creare programmi di marketing che
coinvolgano le mamme.
Oltre ad influenzare le vendite di un prodotto, le opinioni delle mavens
hanno ampio potere nella diffusione dell'immagine di un'azienda. Nel bene
e nel male. Madri di tutto il mondo non si limitano a digitare su google,
ma lanciano richieste e commenti sui loro network preferiti, sui blog più
seguiti o su siti locali e nel giro di poche ore ricevono migliaia di
post. E la sensibilità materna non è da sottovalutare. Lo scorso aprile
Apple ha dovuto ritirare dal mercato un'applicazione del suo iPhone
chiamata baby shaker, letteralmente agitatore di bambino, dopo essere
stata sommersa dalle lamentele di ondate di madri offese. Il gioco
raffigurava un bambino sullo schermo: agitando il telefonino con forza
appariva una X rossa sugli occhi del piccolo. Anche Johnson & Johnson,
produttore dell'antidolorifico Motrin ha dovuto cedere alle proteste delle
madri che avevano invaso la rete lamentandosi perché una pubblicità
collegava mal di schiena al marsupio con cui si porta il bambino. Subito
dopo la messa in onda dello spot la rete e twitter proliferavano di
messaggi che denunciavano il pessimo gusto dell'azienda: la campagna è
stata prontamente ritirata con tante scuse. Scuse a profusione anche da
Carrefour e Disney per aver allontanato in malo modo dal set fotografico
di un evento legato a Cars un bambino autistico di quattro anni. E'
successo ad Assago, in periferia di Milano: la madre, autrice del blog, ha
denunciato l'episodio in rete e ricevuto la solidarietà di migliaia di
internauti.
Essere una mamma 3.0, del resto, risponde al bisogno di socializzare: la
rete è prima di tutto un mezzo di condivisione. La digimom si sente meno
sola, intesse legami con amiche virtuali che spesso la conoscono meglio di
quelle che incontra ogni giorno. In un'intervista su Businessweek, Chris
DeWoulfe, amministratore delegato di Myspace ha ricordato che le donne che
avevano 25 anni nel '95, quando scoppiò il boom della socializzazione
online, ora ne hanno 38 e hanno figli piccoli. Tanto che le comunità
attraggono il 70 per cento delle madri internaute. Un interesse che non
deve stupire. Il boom di blogs e social networks ha una motivazione
emotiva di fondo: creare relazioni e mantenere dialoghi significativi. Ma
questo è esattamente ciò che fa ogni madre dalla notte dei tempi.
Nuovi media e mamme hanno dunque la stessa personalità e le tecnologie
sono partners perfetti per destreggiarsi nella complicata vita di
un'acrobata che sfida il caos quotidiano creando un ecosistema di
soluzioni fatto di nuovi strumenti hi-tech. Conferma Spanu, mom 3.0 doc:
"l'uso del blackberry è fondamentale per il nostro tipo di vita. In ogni
momento sono raggiungibile dalla posta elettronica e posso rispondere ad
un cliente anche mentre guardo mio figlio nuotare o aspetto mia figlia
fuori dalla lezione di danza". Spanu ha fondato su Linkedin il
gruppo mamme e lavoro. "E' molto utile per i contatti professionali e
per condividere esperienze", afferma e fa un esempio: "stavo cercando
un'azienda spagnola gemella di
Fattoremamma e
con google non riuscivo a trovare nulla di interessante. Ho messo la
richiesta su Linkedin e mi sono arrivate decine di segnalazioni. Tutte
mirate".
Ma non finisce qui: in futuro siti dedicati e gruppi sui social network
come
mammacheclub.com diventeranno sempre più seguiti, il vlogging si
diffonderà in modo capillare ed il passo successivo sarà la comunicazione
video in tempo reale con amici e familiari. Tecnologie come logitech VID,
che permette di effettuare videochiamate con webcom sono già popolari
negli States. La loro diffusione anche da noi segnerà un altro passo
nell'evoluzione della specie mamma.
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