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Riflessioni sulla scuola in Tanzania

Durante i giorni in Tanzania ho scattato davvero un sacco di foto e oggi voglio condividerne con voi alcune inerenti la scuola.
Durante il viaggio con UNICEF, infatti, abbiamo visitato tante scuole e vorrei che anche voi vi faceste un’idea di cosa ho visto.

Esterno di una Scuola in Africa

Intanto gli alunni sono tantissimi per classe.
Nelle scuole più fortunate sono 60/70.
Ma ne ho viste alcune con 130 bambini in ogni aula (Li ho contati io personalmente perché mi sembrava incredibile! Ed invece è proprio così).

Una classe

I banchi mancano nel 90% dei casi e i bambini sono tutti seduti in terra, ordinati e attenti.
I libri sono pochi: più o meno 1 ogni 5/6 bambini.
Niente quaderni o matite…
Pochissimi i bagni e i lavandini (Tipo che in scuole con 800/900 bambini, c’erano tre gabinetti e tre rubinetti!).

Lavandini in una scuola africana

Eppure mai ho visto tanta attenzione a quello che diceva l’insegnante e tanta partecipazione!

Voglio dire, quando vado in riunione nelle scuole dei miei figli, le maestre si lamentano sempre che i bambini chiacchierano, non sono attenti, si distraggono facilmente.
“Signora” mi dicono “Potrebbero fare molto di più!”.
Ma com’è? Hanno banchi, libri, quaderni, astucci e cartelle… tutto quello che serve. Manca solo la voglia di studiare, di espandere le loro conoscenze (Vabbé che forse non ne avevo neppure io alla loro età!).

Alunni in una scuola in Tanzania

In Africa (per lo meno nelle scuole che ho visto io) non hanno nulla, ma sono attenti, volenterosi e gli si legge in faccia la voglia di conoscere sempre nuove cose. Quando parlavamo con loro e chiedevamo cosa avremmo potuto fare per aiutarli, le cose che chiedevano erano più libri per poter studiare, più quaderni e matite…
I bambini nelle scuole erano allegri e sorridenti, contenti di essere a scuola!
Ovviamente dipende certo anche dal fatto che lì a scuola vanno solo i bambini più fortunati. I più poveri o lavorano già o stanno a casa a guardare i fratellini mentre i genitori lavorano…
Quindi è palese che qui la scuola è un privilegio e appare più chiaro perché i bambini ci vanno più volentieri.

Valeria Mazza tra gli alunni della scuola

Esprimo quindi un pensiero assai scontato, lo ammetto, ma verissimo.
I miei bambini probabilmente sono così abituati ad avere tutto, che non apprezzano più nulla. E quello che mi spiace è che anche guardando le foto o i video che ho fatto, non si fanno esattamente l’idea di com’è… Non arrivano a capire tutto.
L’unico modo sarebbe di portarli lì anche loro a vedere com’è.
Ed è una cosa che mi son ripromessa di fare: devono vedere, devono capire.
E quindi prima o poi li porterò là, a “toccare con mano”.
E’ un mio dovere di mamma, a questo punto.

ottobre 25, 2011   6 Comments

Il lavoro di UNICEF in Africa

Al rientro dalla Tanzania, dopo qualche giorno di pensieri confusi ed emozioni forti, è giunto il momento di raccontarvi qualcosa di questa intensa esperienza insieme a UNICEF e P&G.

Bambini in un villaggio della Tanzania

Al di là delle solite osservazioni tipo: “è come essere in un altro mondo” (peccato che invece è proprio lo stesso mondo in cui viviamo anche noi!) ci sono altre riflessioni che vorrei condividere qui sul mio blog.
Una di queste è il lavoro di UNICEF.

Seguendo la filosofia profonda insita anche nella frase “Se incontri un povero non dargli del pesce, insegnagli a pescare”, UNICEF si impegna profondamente nella formazione: di medici, di operatori sanitari, di insegnanti ed educatori, di personale tecnico, di mamme, di ragazzi… E’ un lavoro molto intenso e faticoso, che deve superare anche alte barriere culturali e abbattere i muri di credenze popolari dure a morire (Del tipo che bisogna evitare di farsi vaccinare perché viene inoculato il virus del cristianesimo!).

Formazione in Africa

In Africa si deve insegnare tutto, anche le regole che a noi sembrano più ovvie. Per esempio si deve insegnare l’importanza di lavarsi le mani (possibilmente col sapone!) e di curare l’igiene personale, di conservare l’acqua in modo che non venga contaminata e non diventi un pericoloso veicolo di virus e infezioni.
Si deve insegnare a gestire una gravidanza, convincendo le donne ad andare a partorire in ospedale invece di farlo in casa, dove spesso il cordone ombelicale viene tagliato con coltelli utilizzati in cucina o nei campi (con il risultato che il parto si trasforma spesso in tragedia per la mamma e per il bambino).
Si deve insegnare le basi di una corretta alimentazione in modo che posano nutrirsi in modo più equilibrato e salutare anche con le poche risorse che hanno a disposizione (La semplice informazione che un’alimentazione variata è la più sana e utile per mantenersi in forma, manca del tutto).
Si deve insegnare a non discriminare i disabili o le persone colpite da particolari disturbi congeniti (per esempio si lavora per far capire che gli albini sono persone come le altre e non hanno organi interni con poteri magici, terrificante credenza che si porta dietro pratiche inumane che vi lascio immaginare).

Nutrirsi in modo vario e lavare i piatti in modo corretto sono 2 insegnamenti fondamentali

E quelli che ho riportato qui sopra sono solo alcuni esempi.
C’è tanto lavoro da fare.
Il bello è che nei volti delle persone che ho incontrato ho visto la voglia di fare, di collaborare, di aiutare.
Nei villaggi ognuno impegna parte del suo tempo per il bene comune e per la collettività.
Purtroppo ho visto anche tanta povertà e una triste rassegnazione (specialmente nel volto delle mamme con in braccio i loro bimbi malati negli ospedali).
E questa mancanza di speranza è dolorosa e angosciante…
Ma UNICEF sta lavorando bene e ne sono la prova le tante dimostrazioni di affetto che l’organizzazione ha ricevuto in ogni ospedale, scuola o villaggio che abbiamo visitato durante la missione in Tanzania.

Bambini in un villaggio della Tanzania

E’ chiaro che il lavoro da fare è tanto, tantissimo.
Ma alle volte anche dare una mano non è così semplice come potrebbe sembrare.
Quando ero là, vista la povertà in un villaggio, ho espresso il desiderio di ottenere un indirizzo postale a cui inviare di volta in volta i vestiti che i miei bambini non usano più. Un semplice gesto che pensavo avrebbe potuto essere utile. Ma qualcuno mi ha segnalato che in quel modo avrei rovinato il sarto del villaggio, che a causa dei vestiti inviati da me avrebbe perso il lavoro…
Questo per dire che per aiutare davvero è meglio conoscere a fondo le dinamiche di vita nei villaggi o affidarsi a chi le conosce bene.

Se volete però un piccolo gesto di aiuto lo potete fare fin da subito e in modo molto semplice: basta un vostro click.
Infatti UNICEF, affiancata da P&G, lancia nuovamente la campagna contro il Tetano neonatale (iniziata nel 2010) e per ogni vostro click P&G si impegna a regalare un vaccino!

Si tratta di una piccola cosa, ma da qualche parte si deve pur iniziare, non trovate?

Inoltre, per ogni confezione di prodotto partecipante all’iniziativa venduta, P&G donerà all’UNICEF l’importo necessario per l’acquisto di una dose di vaccino antitetano.

Per ulteriori informazioni sulla Campagna “1 bacio=1 vaccino” e per visionare l’elenco di prodotti P&G che partecipano all’iniziativa, visitate il sito UNICEF.

Per donare con un semplice click, cliccate qui!

Una mamma e il suo bambino

ottobre 18, 2011   9 Comments

Anche in Africa l’informazione passa dalle mamme! :-)

In questi giorni sono in Africa al seguito di UNICEF e P&G per vedere come l’organizzazione benefica agisce sul territorio nella prevenzione e nella cura dei principali problemi dei bambini in questo paese.

Oggi siamo andati a visitare un ospedale a un’ora circa da Zanzibar e poi abbiamo incontrato delle mamme… delle mamme che fanno un lavoro per certi versi molto simile al mio: parlano con le altre mamme!
Solo che il loro lavoro ha un fine molto più importante: salvare molte vite umane, tutti i giorni.
Queste mamme hanno seguito un corso per insegnare alle altre mamme come loro a nutrire correttamente i bambini e a prevenire le principali malattie!
Ora cercherò di spiegarvi come funziona questo importantissimo progetto UNICEF!

Le mamme volontarie

In Africa metà della popolazione è formata da bambini e ogni donna ha in media 5/6 figli. Tra i problemi più grandi da affrontare ci sono di certo la malnutrizione e le malattie.

Le donne africane tornano solitamente a lavorare 3 giorni dopo il parto, stanche e stremate come si può essere dopo la nascita di un figlio. Di solito allattano al seno per circa 2 settimane (sì, sì, avete letto bene 2 SETTIMANE). Poi iniziano a introdurre diversi alimenti come succhi, fagioli, patate, radici, acqua. Questi alimenti sono pericolosissimi per i bambini e non solo perché il loro apparato digerente non è pronto a riceverli, ma sopratutto perché sono alimenti contaminati e portatori di malattie come il tetano neonatale o la diarrea, che, se non curate in tempo, sono mortali.

Per darvi un’idea di quanto queste malattie siano pericolose in questo paese, vi riporto una notizia che mi ha colpito molto. Medici e operatori del settore sanitario consigliano anche alle mamme portatrici del virus HIV di allattare esclusivamente al seno il neonato, nonostante esista rischio di passaggio del virus dell’AIDS con il latte materno. Ci sono infatti fior di ricerche che dimostrano che il rischio di morte neonatale dovuto ad alimentazione con cibo contaminato è più alto rispetto a quello di contagio HIV.
Si sceglie, in pratica, il male minore, che è il rischio di contrarre l’AIDS!
Questo la dice lunga su quanti bambini muoiono in Africa a causa di ingestione di alimenti contaminati.

Ed è per questo che è così importante insegnare alle mamme che i neonati vanno allattati esclusivamente al seno per almeno 6 mesi (meglio se si riesce ad arrivare ai 2 anni d’età) e che devono essere vaccinati contro le principali malattie.

Un bimbo che ho incontrato in ospedale

Purtroppo la cosa non è così semplice! Infatti per tradizione e cultura popolare i neonati vengono nutriti anche con alimenti diversi dal latte materno. Le vecchie del villaggio, le nonne consigliano alle mamme le antiche ricette, che spesso sono anche intrise di credenze e superstizioni difficili da scalzare.

Lo stesso dicasi per le vaccinazioni: considerate, specialmente dagli anziani del villaggio, con sospetto, quando non addirittura nocive!
Le mamme spesso non hanno la forza di opporsi alle antiche tradizioni e, se si aggiunge la diffidenza verso i medici e gli ospedali (che restano comunque pochi e difficili da raggiungere), è facile capire come siano ancora troppe le mamme che nutrono i propri piccoli in modo sbagliato e molto pericoloso.
E come siano ancora troppe quelle che non fanno vaccinare i propri figli.

Per questo motivo UNICEF e il governo africano hanno pensato di fare arrivare alle mamme l’informazione attraverso un canale di cui si possono fidare: le altre mamme!
In pratica il governo “arruola” le mamme e UNICEF le istruisce su come insegnare alle altre mamme l’importanza di allattare esclusivamente al seno e di vaccinare i propri bambini.
Queste mamme portatrici di informazioni così vitali, sono le stesse che sono cresciute nei villaggi. Conoscono le altre mamme a cui vanno a parlare, magari sono andate a scuola insieme da piccole, sono le amiche con cui giocavano durante l’infanzia…
Le mamme seguono dei corsi, organizzati da UNICEF, e imparano le principali linee guida per l’alimentazione corretta e la prevenzione delle principali malattie. Poi, girano di villaggio in villaggio a spargere notizie e informazioni…
Inutile dirvi che questo progetto ha avuto e continua ad avere molto successo e che è considerato uno dei modi più efficaci per prevenire la mortalità infantile in Africa.

Una mamma e il suo bambino

Nella prima foto che illustra questo post, ci sono in primo piano due mamme volontarie che, seguito il corso di UNICEF, vanno per i villaggi a insegnare alle altre mamme come nutrire e curare i loro bambini.
Nella seconda vedete un bimbo che ho incontrato oggi in ospedale.
Nella terza vedete una mamma con il suo bimbo, che ora sta bene. Il piccolo qualche mese fa era malnutrito ed è stato curato in ospedale grazie all’intervento delle mamme volontarie!

ottobre 11, 2011   11 Comments

In Tanzania per la campagna contro il tetano neonatale

Domenica mattina, più o meno verso le 5, parto e vado in Tanzania, al seguito di Unicef e Dash per la campagna “Insieme contro il tetano neonatale”.
Al contrario di quello che potrebbe sembrare, non è stato facile prendere la decisione di partire. E non solo perché ho il TERRORE di salire su un aereo, tantopiù se da sola! (Da sola intendo senza la mia famiglia…).
Sono stata colta dai soliti dubbi da mamma: ce la faranno i bambini senza di me? Chi li porterà a scuola, a danza, a basket? Faranno i compiti? Cosa mangeranno? (Non sogghignate pensando che non sono una grande cuoca: quando si ha fame anche un sofficino è ben accetto!).

Insieme contro il tetano neonatale

Ma poi mi sono detta che un’occasione simile nella vita non mi sarebbe capitata mai più. In Africa non sono mai stata, tantomeno al seguito di un’associazione umanitaria. Avrò l’occasione di toccare con mano come si vive in un paese del terzo mondo e immagino che sarà molto diverso che vederlo in qualche fotografia, come mi è capitato fino ad ora…

Si tratta di andare a vedere e a toccare con mano come UNICEF opera sul territorio, perché 130 milioni di donne e i loro bambini sono ancora a rischio di contrarre questa malattia durante il parto.
Il progetto si prefigge di eliminare totalmente la malattia entro il 2015 e P&G e Unicef ce la stanno mettendo tutta per raggiungere l’obiettivo!

Se volete dare una mano anche voi, fino al 31 dicembre 2011, potrete fare una donazione facendo la spesa, semplicemente acquistando i prodotti P&G collegati alla campagna: per ogni vostro acquisto P&G donerà un vaccino.
E presto sarà possibile donare anche online con un semplice clic su Facebook e Twitter.

Io da parte mia, vi testimonierò quello che ho visto, qui sul blog, sulla mia pagina di Facebook e su Twitter.

Intanto, guardate l’intervista che Matilde ha fatto a Valeria Mazza, testimonial della campagna!

 

 

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ottobre 5, 2011   39 Comments