Tag — informazione

Internet e informazione

Mi arrabbio quando sento dire che Internet è un covo di informazioni sbagliate. Che la gente si fida di notizie che trova in rete e non sa che potrebbero arrivare da fonti non certificate.

Ogni tanto è vero, non lo metto in dubbio. Ma oramai Internet, piaccia o meno, fa parte della vita di molti. Gli utenti diventano sempre più esperti del mezzo, lo usano bene e iniziano a capire che i siti e i blog non sono tutti uguali. E controllano le fonti. Hanno siti di cui si fidano e che seguono più spesso. Conoscono gli autori e si confrontano con loro (E’ proprio questa una delle qualità migliori della rete: permette il confronto diretto con chi scrive o pubblica materiale).
Io credo che i navigatori son sempre più esperti e questo li aiuta a selezionare le informazioni più utili e fidate.
Con le classiche eccezioni, ovviamente. [Read more →]

ottobre 3, 2012   16 Comments

Il lavoro di UNICEF in Africa

Al rientro dalla Tanzania, dopo qualche giorno di pensieri confusi ed emozioni forti, è giunto il momento di raccontarvi qualcosa di questa intensa esperienza insieme a UNICEF e P&G.

Bambini in un villaggio della Tanzania

Al di là delle solite osservazioni tipo: “è come essere in un altro mondo” (peccato che invece è proprio lo stesso mondo in cui viviamo anche noi!) ci sono altre riflessioni che vorrei condividere qui sul mio blog.
Una di queste è il lavoro di UNICEF.

Seguendo la filosofia profonda insita anche nella frase “Se incontri un povero non dargli del pesce, insegnagli a pescare”, UNICEF si impegna profondamente nella formazione: di medici, di operatori sanitari, di insegnanti ed educatori, di personale tecnico, di mamme, di ragazzi… E’ un lavoro molto intenso e faticoso, che deve superare anche alte barriere culturali e abbattere i muri di credenze popolari dure a morire (Del tipo che bisogna evitare di farsi vaccinare perché viene inoculato il virus del cristianesimo!).

Formazione in Africa

In Africa si deve insegnare tutto, anche le regole che a noi sembrano più ovvie. Per esempio si deve insegnare l’importanza di lavarsi le mani (possibilmente col sapone!) e di curare l’igiene personale, di conservare l’acqua in modo che non venga contaminata e non diventi un pericoloso veicolo di virus e infezioni.
Si deve insegnare a gestire una gravidanza, convincendo le donne ad andare a partorire in ospedale invece di farlo in casa, dove spesso il cordone ombelicale viene tagliato con coltelli utilizzati in cucina o nei campi (con il risultato che il parto si trasforma spesso in tragedia per la mamma e per il bambino).
Si deve insegnare le basi di una corretta alimentazione in modo che posano nutrirsi in modo più equilibrato e salutare anche con le poche risorse che hanno a disposizione (La semplice informazione che un’alimentazione variata è la più sana e utile per mantenersi in forma, manca del tutto).
Si deve insegnare a non discriminare i disabili o le persone colpite da particolari disturbi congeniti (per esempio si lavora per far capire che gli albini sono persone come le altre e non hanno organi interni con poteri magici, terrificante credenza che si porta dietro pratiche inumane che vi lascio immaginare).

Nutrirsi in modo vario e lavare i piatti in modo corretto sono 2 insegnamenti fondamentali

E quelli che ho riportato qui sopra sono solo alcuni esempi.
C’è tanto lavoro da fare.
Il bello è che nei volti delle persone che ho incontrato ho visto la voglia di fare, di collaborare, di aiutare.
Nei villaggi ognuno impegna parte del suo tempo per il bene comune e per la collettività.
Purtroppo ho visto anche tanta povertà e una triste rassegnazione (specialmente nel volto delle mamme con in braccio i loro bimbi malati negli ospedali).
E questa mancanza di speranza è dolorosa e angosciante…
Ma UNICEF sta lavorando bene e ne sono la prova le tante dimostrazioni di affetto che l’organizzazione ha ricevuto in ogni ospedale, scuola o villaggio che abbiamo visitato durante la missione in Tanzania.

Bambini in un villaggio della Tanzania

E’ chiaro che il lavoro da fare è tanto, tantissimo.
Ma alle volte anche dare una mano non è così semplice come potrebbe sembrare.
Quando ero là, vista la povertà in un villaggio, ho espresso il desiderio di ottenere un indirizzo postale a cui inviare di volta in volta i vestiti che i miei bambini non usano più. Un semplice gesto che pensavo avrebbe potuto essere utile. Ma qualcuno mi ha segnalato che in quel modo avrei rovinato il sarto del villaggio, che a causa dei vestiti inviati da me avrebbe perso il lavoro…
Questo per dire che per aiutare davvero è meglio conoscere a fondo le dinamiche di vita nei villaggi o affidarsi a chi le conosce bene.

Se volete però un piccolo gesto di aiuto lo potete fare fin da subito e in modo molto semplice: basta un vostro click.
Infatti UNICEF, affiancata da P&G, lancia nuovamente la campagna contro il Tetano neonatale (iniziata nel 2010) e per ogni vostro click P&G si impegna a regalare un vaccino!

Si tratta di una piccola cosa, ma da qualche parte si deve pur iniziare, non trovate?

Inoltre, per ogni confezione di prodotto partecipante all’iniziativa venduta, P&G donerà all’UNICEF l’importo necessario per l’acquisto di una dose di vaccino antitetano.

Per ulteriori informazioni sulla Campagna “1 bacio=1 vaccino” e per visionare l’elenco di prodotti P&G che partecipano all’iniziativa, visitate il sito UNICEF.

Per donare con un semplice click, cliccate qui!

Una mamma e il suo bambino

ottobre 18, 2011   8 Comments

Anche in Africa l’informazione passa dalle mamme! :-)

In questi giorni sono in Africa al seguito di UNICEF e P&G per vedere come l’organizzazione benefica agisce sul territorio nella prevenzione e nella cura dei principali problemi dei bambini in questo paese.

Oggi siamo andati a visitare un ospedale a un’ora circa da Zanzibar e poi abbiamo incontrato delle mamme… delle mamme che fanno un lavoro per certi versi molto simile al mio: parlano con le altre mamme!
Solo che il loro lavoro ha un fine molto più importante: salvare molte vite umane, tutti i giorni.
Queste mamme hanno seguito un corso per insegnare alle altre mamme come loro a nutrire correttamente i bambini e a prevenire le principali malattie!
Ora cercherò di spiegarvi come funziona questo importantissimo progetto UNICEF!

Le mamme volontarie

In Africa metà della popolazione è formata da bambini e ogni donna ha in media 5/6 figli. Tra i problemi più grandi da affrontare ci sono di certo la malnutrizione e le malattie.

Le donne africane tornano solitamente a lavorare 3 giorni dopo il parto, stanche e stremate come si può essere dopo la nascita di un figlio. Di solito allattano al seno per circa 2 settimane (sì, sì, avete letto bene 2 SETTIMANE). Poi iniziano a introdurre diversi alimenti come succhi, fagioli, patate, radici, acqua. Questi alimenti sono pericolosissimi per i bambini e non solo perché il loro apparato digerente non è pronto a riceverli, ma sopratutto perché sono alimenti contaminati e portatori di malattie come il tetano neonatale o la diarrea, che, se non curate in tempo, sono mortali.

Per darvi un’idea di quanto queste malattie siano pericolose in questo paese, vi riporto una notizia che mi ha colpito molto. Medici e operatori del settore sanitario consigliano anche alle mamme portatrici del virus HIV di allattare esclusivamente al seno il neonato, nonostante esista rischio di passaggio del virus dell’AIDS con il latte materno. Ci sono infatti fior di ricerche che dimostrano che il rischio di morte neonatale dovuto ad alimentazione con cibo contaminato è più alto rispetto a quello di contagio HIV.
Si sceglie, in pratica, il male minore, che è il rischio di contrarre l’AIDS!
Questo la dice lunga su quanti bambini muoiono in Africa a causa di ingestione di alimenti contaminati.

Ed è per questo che è così importante insegnare alle mamme che i neonati vanno allattati esclusivamente al seno per almeno 6 mesi (meglio se si riesce ad arrivare ai 2 anni d’età) e che devono essere vaccinati contro le principali malattie.

Un bimbo che ho incontrato in ospedale

Purtroppo la cosa non è così semplice! Infatti per tradizione e cultura popolare i neonati vengono nutriti anche con alimenti diversi dal latte materno. Le vecchie del villaggio, le nonne consigliano alle mamme le antiche ricette, che spesso sono anche intrise di credenze e superstizioni difficili da scalzare.

Lo stesso dicasi per le vaccinazioni: considerate, specialmente dagli anziani del villaggio, con sospetto, quando non addirittura nocive!
Le mamme spesso non hanno la forza di opporsi alle antiche tradizioni e, se si aggiunge la diffidenza verso i medici e gli ospedali (che restano comunque pochi e difficili da raggiungere), è facile capire come siano ancora troppe le mamme che nutrono i propri piccoli in modo sbagliato e molto pericoloso.
E come siano ancora troppe quelle che non fanno vaccinare i propri figli.

Per questo motivo UNICEF e il governo africano hanno pensato di fare arrivare alle mamme l’informazione attraverso un canale di cui si possono fidare: le altre mamme!
In pratica il governo “arruola” le mamme e UNICEF le istruisce su come insegnare alle altre mamme l’importanza di allattare esclusivamente al seno e di vaccinare i propri bambini.
Queste mamme portatrici di informazioni così vitali, sono le stesse che sono cresciute nei villaggi. Conoscono le altre mamme a cui vanno a parlare, magari sono andate a scuola insieme da piccole, sono le amiche con cui giocavano durante l’infanzia…
Le mamme seguono dei corsi, organizzati da UNICEF, e imparano le principali linee guida per l’alimentazione corretta e la prevenzione delle principali malattie. Poi, girano di villaggio in villaggio a spargere notizie e informazioni…
Inutile dirvi che questo progetto ha avuto e continua ad avere molto successo e che è considerato uno dei modi più efficaci per prevenire la mortalità infantile in Africa.

Una mamma e il suo bambino

Nella prima foto che illustra questo post, ci sono in primo piano due mamme volontarie che, seguito il corso di UNICEF, vanno per i villaggi a insegnare alle altre mamme come nutrire e curare i loro bambini.
Nella seconda vedete un bimbo che ho incontrato oggi in ospedale.
Nella terza vedete una mamma con il suo bimbo, che ora sta bene. Il piccolo qualche mese fa era malnutrito ed è stato curato in ospedale grazie all’intervento delle mamme volontarie!

ottobre 11, 2011   11 Comments

Che cosa voglio…

Questa mattina, come annunciato anche qui sul mio blog, si è svolto l’incontro tra Mamme Blogger organizzato da me e ItMom, insieme al centro ASK della Bocconi e a FattoreMamma.
Appena alzata dal letto ero già emozionata di poter incontrare le amiche con cui chiacchero in rete già da un pezzo, senza però averle mai viste di persona!
Nell’atrio della Bocconi si sentivano le mamme ciaccolare…
“Ma tu sei…!”
“Sì! E tu sei…”
E così via!
Finite queste divertentissime presentazioni, siamo scese in aula per l’incontro.

Ma come siamo belle!

Ma come siamo belle!

Non mi voglio dilungare troppo sulle cose che si sono dette.
Tra pochi giorni (dateci solo il tempo di fare il montaggio!) mettermo on line il video e tutti potranno farsi un’idea propria e personale dell’incontro.
Qui voglio ringraziare le mamme che sono venute questa mattina di persona, e anche quelle che si sono connesse in diretta guardandoci in video e poi scrivendoci in chat le loro impressioni.
Se volete, postatemi i vostri commenti e fatemi capire se l’incontro vi è piaciuto, se era come ve lo aspettavate o se invece vi ha sorpreso…
Io personalmente mi sono divertita. Mi sono piaciute le vostre osservazioni, le vostre idee, i vostri pensieri. E spero che in futuro questo filo che ora ci unisce possa permetterci di confrontarci ancora: cosa sempre utilissima!

Detto ciò, quello che mi preme sottolineare qui è un messaggio che ritengo fondamentale.

Nel momento stesso in cui si diventa mamma (che per me vuol dire dal momento in cui una si accorge di aspettare un bambino) cambiano tante cose e non sempre in positivo. Le mamme lo sanno. Sul lavoro non sei più considerata come prima, le amiche senza figli all’improvviso non ti capiscono più, ti ritrovi attorniata da gente che ti deve consigliare, che ti deve “aiutare” ad essere mamma, perché tu da sola non sei in grado di farlo, mentre loro, che ci son già passate, sanno “cosa è bene e cosa non lo è”.

Ecco questo è un messaggio che non mi piace.
Secondo me: ogni mamma è perfettamente capace di essere mamma nel modo migliore del mondo, per lei e per il suo bambino.
Purtroppo spesso le mamme questo non lo sanno e temendo di non essere all’altezza si deprimono, si confondono, si sentono inadeguate…
E i media di certo non aiutano. Non mi voglio dilungare qui sui messaggi (ma se volete in privato ve ne racconto di incredibili!)  che vengono passati alle mamme e che purtroppo altro non fanno se non mandarle in confusione!

Quello che io voglio è una informazione DELLE MAMME PER LE MAMME! L’ho detto anche questa mattina. Le mamme hanno una voce, forte e chiara. Devono solo tirarla fuori e farsi sentire.
Le mamme blogger possono, se vogliono, essere di grande aiuto per chi ha appena avuto un bambino ed ha paura di non essere all’altezza. Tanti blog sono nati appunto per cercare sostegno in un momento, quello della nascita del primo figlio, in cui ci si sente più inadeguate e vulnerabili. Senta sputar sentenze o imporre le proprie idee o le proprie scelte. Semplicemente scrivendo della propria esperienza e mettendola così a disposizione di tutte…

Questo mi preme molto come messaggio. Le mamme hanno bisogno di un nuovo tipo di informazione: quella delle mamme come loro!

Related Posts with Thumbnails

dicembre 3, 2008   149 Comments