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Il primo giorno di scuola (al Liceo!)

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Molti dei blog che seguo hanno parlato, durante questo settembre, del primo giorno di scuola. Nel 95% dei casi si tratta del primo giorno di scuola elementare. La cosa è abbastanza logica: il primo giorno di scuola elementare è quello che si ricorderà per tutta la vita, resterà per sempre nella memoria di ogni bambino. E anche in quella di ogni mamma.

Io di primi giorni di prima elementare ne ho avuti 3: uno per Matilde, uno per Tommi e l’altro per Aurora. 4 se conto anche il mio!

Per me la VERA novità di quest’anno è stato il primo giorno di Liceo!
Non pensavo che la cosa mi avrebbe emozionato, invece avevo sottovalutato i miei ricordi e le mie emozioni.

Già durante lo scorso anno, quando giravamo con Matilde i diversi Licei cercando di capire in quale voleva iscriversi, avevo affrontato la cosa con entusiasmo.

Poi dopo le vacanze, quando ho avuto in mano i primi libri (ordinati online per risparmiare euro e fatica!), sono stata assalita dai ricordi: quanti pomeriggi a studiare con le amiche, a fare versioni (tipo questa!), a ripetere verbi e declinazioni…

Due giorni fa, poi, ho dovuto andare in segreteria della scuola a ritirare la password per il registro online e a rivedere i corridoi e le aule son stata assalita da nostalgia.
Pazza! Nostalgia delle versioni, delle interrogazioni, dei vocabolari?
No, mi sa che è nostalgia di quell’età, di quella leggerezza, di quella spensieratezza.

Per la prima volta ho pensato che non mi sarebbe spiaciuto tornare tra i banchi del Liceo.
Per fortuna è stato solo un attimo.
E’ bastato ricordarsi l’esame di maturità per cacciare certi pensieri!

Resta il fatto che i bambini ragazzi crescono troppo in fretta.
Mi distraggo un attimo e sono al Liceo… accidenti!

ottobre 3, 2013   381 Comments

Che sciocchi questi antichi!

Il "peso" della cultura

Il "peso" della cultura

Qualche tempo fa un amico, professore di latino in un liceo classico, mi ha mandato la traduzione di una versione fatta da un suo alunno. Ve la riporto qui sotto (tacendo la fonte e il nome dell’alunno, è chiaro!).
Eccola:

L’avaro
Un avaro avendo convertito in denaro tutte le sostanze e fatto aureo un podere nel cui luogo scavò e bruciò sotterrato insieme il respiro di se stesso e l’intelligenza. E ogni giorno dirigendosi, lo guardava. Qualcuno dei contadini tenendolo d’occhio e compreso il fatto, scavato il terreno giungeva quegli in mezzo ad essi e il luogo mostratosi privo egli aveva cominciato a lamentarsi ed a strapparsi i capelli in questo modo qualcuno avendo lamentato lui e la causa. “Non così disse a cui questo scoraggiato infatti non possedeva neppure l’oro e presi le pietre in luogo dell’oro e stima per se esser infatti l’oro riempie lo stesso a se poiché vede il profitto non quando era oro e aveva bisogno delle ricchezze”.

A leggerla, son stata colta dai ricordi (e da una crisi di riso, devo ammetterlo!). Quante versioni di latino (e greco pure!) ho dovuto digerirmi anche io! E, triste ammetterlo, ma questa traduzione mi ricorda in modo incredibile anche le mie (e in effetti i 3 e i 4 fioccavano!). Tanto che la mia prof, leggendo le mie traduzioni, diceva sempre: “Eh, si, eran proprio degli sciocchi questi antichi: guarda un po’ come scrivevano! Solo frasi senza senso…”.

Menomale che poi ho cambiato strada e ho deciso di far la farmacista!
;o)

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dicembre 11, 2008   12 Comments