La talpa e l’amico lumachino

Se vi piace questa fiaba, dovete ringraziare Zia Mariù (9 febbraio 2013).

C’era una volta una talpa che dopo un incidente aveva perduto la vista.
Nella tana girava con le zampette avanti, annaspando, con la paura che qualcosa la potesse far cadere. Lei spesso piangeva perché non ricordava più come fossero i colori. Non voleva dimenticare.
Il muso della sua mamma, dei suoi amichetti e la televisione, stavano diventando: solo voci!
Ma conosceva e ricordava le sensazioni e ogni volta che la mamma l’abbracciava, ogni volta che andava in altalena, quella alta sul pruno vicino alla tana del nonno, essa sentiva le ranocchie nello stomaco e il vento sul musetto e le piaceva.

Arrivò l’inverno, davvero rigido e la talpina si ammalò.
Che noia stare in casa tutti quei giorni, cosa poteva fare per passare il tempo? Leggere, eh no, come poteva senza vista! Poteva cantare, ma dopo poco il mal di gola le si risvegliava e a malincuore doveva smettere. Si sdraiò allora sul lettino e cominciò a fantasticare. La talpa da dopo l’incidente aveva l’udito molto sviluppato e sentì tre o quattro volte fare sulla finestra: sciiiivola via, sciiiiivolaaaa via e così infastidita da quel rumorino, aprì la finestra e una ventata fredda scaraventò a sua insaputa, sul pavimento della cameretta, un lumachino.

– Ufff, o cosa mi è successo? – disse stralunato dalla botta la bestiola e …cloc, gli sbucò un bernoccolo sulla testa, proprio nel mezzo alle sue antennine tenere e delicate.

Intanto la talpa si era rimessa a letto, quel rumorino strano non c’era più e si appisolò.
Il lumachino passò alcuni giorni nascosto sotto il letto, poi un mattino si fece coraggio e perlustrò la cameretta, fin su la libreria lasciando, la sua scia argentata.
La bestiolina si accorse che qualcosa non andava, quella talpa non si muoveva con disinvoltura per la stanza e ogni volta sbatteva il naso in ogni dove.
La vedeva leggere e bisbigliare e muoveva in maniera strana le zampette. Una giorno il lumachino volle salire sopra il libro che la talpa leggeva più spesso, ma vide che le pagine erano tutte bianche, non c’erano né figure né parole, ma tanti puntini che gli facevano il solletico sulla pancia. E così esso capì che la talpina non vedeva come gli altri animaletti.
Con il passare dei giorni la talpa si accorse che nella sua stanza c’era un ospite.
Trovava sempre, dopo che la mamma aveva portato via la tazza della colazione, una striscia appiccicosa sopra le bricioline dei biscotti.

Così un giorno l’animalino incuriosito si portò le zampette al naso e: ma questo è odore di terriccio pensò, quasi quasi direi di lumaca. Mah, chissà!
E passarono altri giorni.

Poi una sera,presa dalla malinconia la talpa si mise a piangere e il lumachino le salì sul viso impaurendola e con un gesto brusco lo buttò sopra il guanciale. Dopo però, dispiaciuta lo cercò e lo raccolse.- Ah, sei tu birbantello che mangi le briciole dei miei biscotti! – esclamò la talpa divertita.
Ti ho fatto male? – si scusò e divennero amici.
– Ti insegnerò a nuotare, così vedrai che l’acqua dello stagno saprà chi sei quando l’abbracci. E sui suoi cerchi ti farà dormire – promise il lumachino all’amichetta
– Ti insegnerò che dare è meglio che avere,
perché se non ti aspetti niente
ciò che ti arriva lo saprai apprezzare
Ti insegnerò che avrai coraggio
soltanto quando avrai paura e che la felicità
se la vuoi si trova e se non la saprai distinguere
vedrai ti chiamerà per nome anche da lontano…

E arrivò la primavera …
Un giorno il signor ghiro, alla fine del letargo, organizzò la solita gara a coppie, un maschietto e una femminuccia, tra tutti gli animaletti dell’orto di nonno Cesarino.
Era una gara consueta di ogni inizio di bella stagione e ai vincitori sarebbe andato un premio: per il maschio una bellissima e fresca foglia di insalata e alla femmina una ghirlanda di fiori di pesco. La lucertola scelse come compagno il maggiolino; il grillotalpa si mise in coppia con l’ape; il topolino era in coppia con la signora formica, il calabrone con la cavalletta, il ragno con la zanzara e il lumachino rimasto solo decise di invitare la sua amica talpa.
– Ma io sono cieca come una talpa, come posso farti vincere? – gli rispose la bestiolina dispiaciuta
– Non ti preoccupare, devi sapere che l’amicizia aiuta a scalare la montagna della paura, quella più alta – e così convinta, la talpa salì in punta di zampette sopra la casetta dell’amico, coraggiosa come una vera cavallerizza e viaaaa… a tutta velocità tra i solchi che aveva fatto il nonno Cesarino con la motozappa.

– Forza forza forza!
Si sentiva gridare dagli spalti sulle zolle dell’orto. Tutti gli animaletti erano lì riuniti e c’era un tifo da stadio. Chi faceva la ola, chi sbeffeggiava gli avversari. Figuriamoci che le formiche avevano messo uno striscione con scritto: Nerina sei grande! per incitare la loro rappresentante.

E alla fine… :-Ma tu andavi troppo piano! disse l’ape al suo compagno
– E tu allora che dormivi in piedi! gli rispose risentito il grillotalpa …
-E tu con quelle gambette corte dove credevi di poter arrivare? – criticò la lucertola, il topolino.
Eh sì, alla fine vinsero proprio loro che, nonostante uno fosse lento come una lumaca e l’altra cieca come una talpa… la loro amicizia vinse su tutto.

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