Inverno
Giovanni Prati
Tratta da Poesie varie, Laterza, 1916
Leggiamo insieme Inverno di Giovanni Prati
Nuda gli alberi il vento
di loro ultime foglie;
sul focolar s’accoglie
con un tristo lamento
il can di casa; e l’ava, al suo pennecchio,
ricorda il tempo vecchio.
Venuto è il verno. Addio,
gaie corse tra i fiori!
addio, de’ volatori
diverso pigolio,
alla sera e al mattin, sotto le fronde
o su per l’ardue gronde.
Giove, al divin concilio,
sente il rovaio anch’esso;
e, tolti dal cipresso
i libri di Virgilio,
scalda le mani, a castigar la bruma,
sul grande Ilio che fuma.
Qua, qua la mia poltrona,
qua la mia rossa vesta:
un buon berretto in testa
val più d’una corona.
Accendete i sarmenti; e col falerno
diamo la baia al verno.

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