La pecora nera

Sanja Rotim

La pecora neraC’era una volta un allevatore di nome Mario che aveva un gregge con tante pecore. Tutte erano bianche tranne la pecora Teresa che aveva la lana nera. Le pecore erano un po’ infastidite dalla presenza di una pecora nera nel loro gregge perché la ritenevano molto diversa da loro.

“Sei nera, non sei come noi, non dovresti stare nel nostro gregge”, urlavano le pecore bianche. “Sì, vattene via, trovati un gregge di pecore nere”, aggiungeva una delle pecore più antipatiche. Sembravano convinte che la loro lana potesse perdere valore a causa della differenza di colore. La pecora Teresa rimaneva così sempre in disparte. La poveretta era sempre molto triste perché si sentiva esclusa dalla vita del gregge. Anche il pastore Mario era molto dispiaciuto per la faccenda perché sapeva che la pecora nera valeva come le altre e proprio non voleva darla via.

Non sapendo cosa fare si rivolse ad un’anziana pecora di nome Filomena, la quale da giovane faceva la maestra. Forse lei avrebbe potuto spiegare alle pecore bianche che Teresa poteva e doveva stare con loro. Filomena accettò il compito volentieri e disse che le era capitato anche da giovane quando insegnava di trovare delle pecore che si sentivano superiori alle altre. Così iniziarono le lezioni: “Come esistono le rose rosse, bianche o gialle, i tulipani gialli, rossi o arancioni, esistono anche le pecore bianche, grigie e nere”. “Teresa è nera, è nera”, urlavano le pecore bianche. “Non è una di noi!” “Noi siamo bianche!”, gridavano. Filomena provò ancora a spiegare: “Il cielo può essere azzurro o grigio, ma qualche volta è anche nero”. L’anziana maestra non sapeva più cosa dire. “È nera, è nera. Non deve stare nel nostro gregge”. Le pecore bianche urlavano così tanto che Filomena non riuscì a finire la lezione e si arrese. “Mario, mi dispiace, ma non sono riuscita a far capire a loro che sbagliano. Sono così cocciute le tue pecore bianche. Ho insegnato tanti anni ma una classe così difficile non l’ho mai avuta”. “Niente, grazie, almeno hai provato. Io mi tengo la pecora nera e basta.”

In quel paese abitava il re con la sua famiglia. Aveva una bellissima figlia bionda, la principessa Aurora. Si stava avvicinando l’anno nuovo e come tutti gli anni la famiglia reale si presentava al completo sul terrazzo del loro castello con il re che faceva il discorso di inizio anno. “Papà, quest’anno mi piacerebbe salire sul palco reale con un maglione nero. Ho soltanto maglioni di lana bianca, mi sono stufata di indossarli. E poi il nero metterebbe più in evidenza i miei capelli biondi”, disse la principessa al re. “Va bene, figliola, provvederemo a trovare della lana nera”, le rispose il padre e ingaggiò i suoi uomini per soddisfare la richiesta della principessa. Non fu un’impresa facile perché tutti i pastori avevano i greggi di pecore bianche o grigie. Ma finalmente individuarono quello del signor Mario.

“È un ordine del re”, gli dissero davanti a tutte le pecore.” Serve la lana per fare un maglione alla principessa Aurora”. “Ecco, ecco, la mia lana è migliore”, iniziarono a spingersi le pecore. “La mia è ancora meglio”. “La mia, la mia!”, le pecore sembravano una più vanitosa dell’altra. Ma l’incaricato dal Palazzo Reale le spinse di lato e si diresse verso la pecora nera. “Il maglione deve essere nero”, spiegò. La pecora nera sorrise timidamente e le pecore bianche rimasero senza parole.

Durante il discorso del primo dell’anno, quando si affacciò la principessa Aurora con il suo bellissimo maglione nero, le pecore del signor Mario iniziarono a urlare: “Quel maglione è stato fatto con la lana di una di noi!” “Sì, è la lana del nostro gregge, il migliore al mondo”. Da allora non trattarono più con cattiveria la pecora Teresa e vissero felici e contenti.

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