Il tè dell’amore
Sanja Rotim

La signora Angela era un’anziana signora di ottant’anni e come tutte le persone di una certa età aveva abitudini e rituali giornalieri che faceva fatica a cambiare.
Ormai era vedova da tanti anni e abitava da sola in un appartamento piccolo ma molto accogliente dove ogni oggetto aveva una sua storia da raccontare. Verso le cinque del pomeriggio di ogni giorno la signora Angela si preparava una tazza di tè caldo. Non lo faceva solo per scaldarsi nelle fredde giornate d’inverno ma le piaceva sorseggiarlo anche d’estate. Poteva succedere che cambiasse il gusto delle bustine, a volte prendeva quelle al mirtillo, al melograno, oppure al lampone e ci versava sopra dell’acqua bollente. Aggiungeva sempre una fetta di limone e un cucchiaino di zucchero, anche se il dottore le aveva raccomandato di prenderlo amaro. Ma a lei il tè amaro non piaceva per niente e poi il dottore non l’avrebbe mai saputo… Qualche volta metteva un biscottino sul piattino e accendeva la televisione per guardare le sue serie preferite che erano sempre strappalacrime.
L’anziana signora Angela si serviva il tè in una bellissima teiera di porcellana colorata con il disegno di una fanciulla che suonava un flauto seduta sul prato all’ombra di un albero maestoso. Quell’immagine la faceva sognare a occhi aperti. La teiera aveva una forma tondeggiante e un beccuccio che assomigliava a una proboscide d’elefante rivolta verso l’alto che tutti sanno è un portafortuna. Dal lato opposto del beccuccio c’era il manico dello stesso colore del vestito della fanciulla, mentre il coperchio aveva un pomolino verde che si intonava con i colori della natura della stessa immagine. Poi la signora appoggiava la teiera su un vassoio d’argento rettangolare dai bordi intagliati molto elegante e raffinato. Era molto affezionata sia alla sua teiera che al vassoio, perché li aveva ricevuti come regalo di nozze. Aveva anche altre teiere e altri vassoi, ma non li usava quasi mai. Sul vassoio appoggiava sempre due tazze, una era per lei e l’altra per ricordare suo marito, che se ne era andato prematuramente, lasciando un vuoto incolmabile nel suo cuore. Così si sentiva meno sola, come se in qualche modo fosse ancora lì con lei. Perché a volte l’amore va oltre la vita.
E questo valeva anche per il vassoio e la teiera che erano molto innamorati l’uno dell’altro. Tutto il giorno aspettavano l’orario pomeridiano in cui la signora Angela li avrebbe messi insieme. Qualche volta l’anziana signora metteva un centrino sul vassoio e questa cosa non piaceva né al vassoio che voleva toccare quella finissima porcellana, né alla teiera che desiderava il contatto fisico con il suo vassoio. Ma per fortuna succedeva di rado, da quando si era rovesciato un po’ di tè su un centrino di pizzo e la macchia era rimasta.
Appena il vassoio iniziava ad annerire un po’ la signora Angela lo puliva accuratamente con prodotti specifici per l’argenteria e lo strofinava delicatamente per non lasciare graffi. Così il vassoio aveva sempre un aspetto invidiabile, bello come se fosse appena uscito dal negozio. Sembrava come se ci fossero due coppie a sorseggiare il tè dell’amore alle cinque del pomeriggio a casa della signora Angela.
Tutto andava per il meglio finché un giorno l’anziana signora non ruppe accidentalmente la sua adorata teiera mentre la lavava. Si sentì terribilmente in colpa e non riusciva a farsi passare il dispiacere.
“Che disastro, la mia teiera preferita! Me l’aveva regalata mia sorella per le nozze”, pensò tristemente e le scappò anche qualche lacrimuccia. Dopo così tanti anni di compagnia era molto doloroso separarsene. Ma non poteva fare niente per aggiustarla. Sarebbe stato inopportuno mettere il tè caldo in una teiera incollata, non poteva rischiare di scottarsi. Non le rimase nient’altro da fare che buttarla via, in pattumiera. Il vassoio vide tutto la scena e iniziò a piangere e piangere. Non voleva crederci, la sua amata teiera non c’era più. Pianse così tanto che diventò tutto nero come il carbone. Quando il giorno seguente la signora Angela lo prese in mano restò a bocca aperta. Aveva intenzione di farsi un tè e aveva già preparato una teiera nuova, moderna e d’acciaio luccicante. “Cosa ti è successo, come mai sei diventato così nero all’improvviso?”, non riusciva a capacitarsene. Prese il suo prodotto per pulire l’argenteria e continuò a strofinare ma il vassoio continuava a rimanere nero. “Questa sì che è bella”, si disse l’anziana signora, “adesso devo buttare anche te”. Così il vassoio finì nello stesso sacco dei rifiuti con la teiera che era ormai frantumata a pezzi.
La teiera fu contenta di ritrovarsi di nuovo con il suo amore, anche se le circostanze non erano molto romantiche. In seguito, tutti e due diventarono polvere e quel che è importante che si amano ancora. Perché l’amore, a volte, va oltre la vita.