Il diario

Sanja Rotim

Il diario

Greta era nata il primo giorno di primavera e, nello stesso giorno, una rondine aveva fatto il nido sotto il tetto della sua casa. Una signora molto saggia, che si diceva fosse in grado di prevedere il futuro, disse alla mamma che un giorno sarebbe diventata una principessa. La mamma di Greta fu molto felice di sentirselo dire, anche se la cosa più importante per lei era che la sua bambina fosse nata sana.

Greta aveva anche una sorella più grande di lei di nome Sara. Gli anni passarono velocemente per tutti e le due bambine diventarono delle belle fanciulle, una più bella dell’altra. Ma caratterialmente erano molto, molto diverse. Greta era una ragazza sensibile e timida. Si dava molto da fare in casa ad aiutare la mamma nelle faccende domestiche, andava a portare da mangiare alla nonna che abitava sola dall’altra parte della città, in biblioteca era solita leggere delle fiabe ai bambini. In quanto ai ragazzi, non aveva ancora incontrato nessuno che le piacesse veramente. Invece Sara era una pigrona, lo sapevano tutti. Tutto il giorno oziava nel letto, si guardava allo specchio oppure usciva con i ragazzi. Li cambiava così spesso che Greta non riusciva a ricordarsi i loro nomi.

“Se continui così rimarrai una zitella”, la prendeva in giro la sorella. “Non è che devo per forza avere un ragazzo. Quando trovo qualcuno che mi farà battere il cuore, allora mi fidanzerò. Non ho fretta”, le rispondeva Greta. “Aspetta e spera”, alzava gli occhi al cielo Sara.

A Greta succedeva una cosa strana quando si pettinava i capelli. Sentiva la voce di una vecchietta che le diceva che era destinata a diventare una principessa. La voce era così calda e dolce che non la spaventava. Le diceva anche che era lei l’unica che potesse sentirla e, se qualcuno avesse usato il suo pettine, non avrebbe sentito niente perché sarebbe stata zitta. Greta non sapeva cosa pensare. Sicuramente non voleva parlarne con nessuno perché chiunque avrebbe pensato che si trattasse di sue fantasie. L’unico a cui confidava tutto era il suo diario. Non lo teneva in casa perché aveva paura che qualcuno potesse trovarlo e leggerlo.
Lì c’erano tutti i suoi segreti e i sentimenti.

Dietro la sua casa c’era un bel prato e in mezzo un tiglio altissimo. Nel tronco del tiglio c’era una cavità dove Greta custodiva il suo diario. Si sedeva sotto l’albero e scriveva. Almeno lì nessuno l’avrebbe vista. Lei credeva così, il tiglio invece era molto curioso e sbirciava ogni riga scritta dalla ragazza. Anche lui si era affezionato a lei, che era così dolce. Poi lo incuriosiva la vicenda del pettine. Il tiglio qualche volta rimaneva dispiaciuto a leggere quelle parole malinconiche, quando si chiedeva se veramente un giorno avrebbe trovato l’amore. Così decise di aiutarla. Anzi, pensava che lui fosse stato scelto dal destino per compiere questa buona azione. E si era messo in cammino…

Il giorno dopo quando Greta tornò, si trovò una bella sorpresa. Il tiglio non c’era più, nessuna traccia di lui. Ma com’era possibile? Non era neanche stato tagliato, altrimenti sarebbe rimasto almeno il tronco. E poi il suo diario, se l’avessero trovato? Meno male che non lo aveva firmato, ma le dispiaceva, il diario era un suo amico, specialmente quando si sentiva un po’ sola. “Non posso fare niente”, tristemente si convinse.

Il tiglio intanto camminava e camminava, aveva superato sette montagne e finalmente era arrivato alla destinazione. Si era posizionato nel giardino del Palazzo Reale, tra gli altri alberi. Lì passeggiava spesso il principe, il giardino era proprio bello e grande. Anche lui non aveva ancora trovato la ragazza giusta per sé e a volte si chiedeva se lei esistesse veramente. Il tiglio fece in modo che il diario spuntasse un po’ dalla cavità, così il principe avrebbe potuto notarlo. Infatti, un giorno lo vide.

“Che cos’è?” si chiese. Così aveva trovato finalmente il diario e il tiglio poteva tirare un sospiro di sollievo. “Un diario, caspita, ma di chi sarà?”. Lo prese e casa iniziò a leggerlo con molto interesse. “Se potessi conoscere questa ragazza. Mi piacerebbe proprio incontrarla.” Quando poi lesse la storia del pettine, capì che questa ragazza era il suo destino. Anche sua mamma gli aveva raccontato la stessa storia. Quando si pettinava, una voce dolce le diceva che sarebbe diventata una principessa. E così era stato.

“Devo trovarla”, era deciso. Voleva chiedere all’albero se avesse mai visto quella ragazza, ma per sua sfortuna l’albero era tutto secco. Non dava segni di vita.
“Non c’è neanche il nome della ragazza. Come potrò trovarla?” si chiese. Gli venne in mente che conosceva la sua calligrafia. Decise di scrivere un annuncio per rendere il diario alla ragazza a cui apparteneva. Non disse niente neanche al re, suo padre.

Il giorno seguente alla pubblicazione dell’annuncio si presentò una fila infinita di ragazze davanti al Palazzo Reale. “È mio, è mio”, urlavano. Gli aiutanti del Palazzo Reale avevano esaminato la calligrafia di ogni singola ragazza, ma senza esito positivo. Il re chiese spiegazioni dal figlio, così il principe gli raccontò tutto , portandolo a vedere l’albero secco. Il re, sentendo da storia del pettine si commosse, perché gli ricordava sua moglie.

“Ma che strano”, disse il re,” noi non abbiamo mai avuto un tiglio. Anzi, qua non crescono proprio, neppure nelle vicinanze. Questa è bella, da dove arriva? Non ci resta che dare l’ordine ai nostri uomini di individuare il paese da dove era arrivato l’albero”. Così gli impiegati del Palazzo Reale si misero in cammino a cercare il posto dove crescevano i tigli. Dopo un mese di ricerca finalmente lo trovarono. Gli ordini erano di far compilare a tutti gli abitanti un modulo, dicendo che stavano facendo il censimento, ma, in realtà, era per poter riconoscere la calligrafia. Non fu facile, ma alla fine trovarono Greta.

“Che bella ragazza per il nostro principe”, pensarono tutti quanti. Il principe fu avvisato immediatamente ed corse lì con il suo cavallo. Si presentò davanti alla porta della casa di Greta con il diario in mano. “Penso che questo appartenga a te.” Appena la vide fu subito conquistato dalla sua bellezza, oltre che dalla dolcezza. “Che bel ragazzo, così tenero e educato”, pensò Greta.

Il resto della storia lo conoscete già di sicuro. L’unica cosa che non avreste immaginato è che la sorella Sara rimase con la bocca aperta e non sappiamo se sia mai riuscita a chiuderla.

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