Il materasso di biglie

Sanja Rotim

Un po’ fuori dalla città ai confini del bosco c’era una radura dove andavano le famiglie a trascorrere il tempo libero durante i fine settimana oppure i ragazzi che avevano voglia di stare all’aria aperta e giocare. Si giocava a pallone oppure con i racchettoni, si correva e scherzava. Ma negli ultimi tempi il gioco preferito dei bambini era quello delle biglie. Il gioco era molto semplice e altrettanto divertente. Bastava scavare una piccola buca nel terreno e cercare di infilare la biglia in quel buco colpendola con un dito. Non era facile riuscire a colpire la biglia con precisione.

Oltre quella radura si estendeva un fittissimo bosco dove vivevano tanti animali. Tra questi c’era anche la talpa che aveva la sua casa sottoterra non tanto distante dal punto in cui si trovava quella buca per giocare a biglie. La talpa sentiva gli schiamazzi e le risate ed era curiosa di capire a che gioco giocavano così allegramente. Così uscì dalla sua tana che aveva costruito da sola e che era fatta di tante gallerie sotterranee e rimase molto affascinata da quelle palline di vetro colorate che riflettevano il sole. “Sono proprio belle, così luccicanti”, pensò. Poi capì anche in cosa consisteva il gioco. Cercavano di infilare quella pallina in un piccolo buco scavato proprio vicino a casa sua. “Mi piacciono quelle biglie”, pensava la talpa. Poi le venne in mente un’idea. “Potrei allargare la mia casa scavando un tunnel fino ad arrivare al buco che hanno fatto i bambini. Così le biglie finirebbero a casa mia”, si sentì fiera della sua idea. “Ma cosa potrei fare con le biglie? Forse decorare la casa. Vabbè, penserò più avanti cosa farne”, decise così. E iniziò a scavare. Non fu difficile arrivare a quella buca, tanto era abituata a quel lavoro. E le prime biglie iniziarono ad arrivare dentro casa sua. Appena i bambini si accorsero della sparizione delle biglie smisero di giocare, ma molti bambini che giocavano per la prima volta e non lo sapevano persero tutte le loro biglie.

Nel frattempo, la talpa aveva capito cosa avrebbe potuto fare con le biglie. Pensò di realizzare un materasso che si muoveva, così avrebbe potuto godere di un massaggio rilassante alla schiena. Quando la talpa raccolse abbastanza biglie per fare quello che aveva in mente chiuse il buco. Era molto contenta perché già dalla prima notte sentì i benefici del dormire su quel materasso originale e unico. Muovendosi avanti e dietro si sentiva piacevolmente accarezzare la schiena fino
ad addormentarsi. Il risveglio non era meno piacevole. Usciva dalla sua tana e si stiracchiava allargando le braccia e sbadigliando. “Benedetto materasso di biglie”, diceva a voce alta.

Non lontano da lei abitava il riccio che era anche il suo migliore amico. Il riccio si era costruito con tanto impegno la sua casa e l’aveva sistemata nel migliore dei modi, mettendo mucchi di morbide foglie dove si sdraiava sempre volentieri. Sentendo ogni mattina la talpa che ripeteva quella frase misteriosa chiese spiegazioni su cosa fosse quel materasso di biglie. Così la talpa gli raccontò tutta la storia.

“Anche a me piacerebbe avere un materasso così”, le disse il riccio un po’ invidioso. “Ma non puoi catturare le biglie perché la tua casa è in superficie”, gli spiegò la talpa. Al riccio dispiaceva restare senza materasso di biglie e i giorni seguenti continuò a rimuginare su cosa fare. Poi disse alla talpa che sarebbe stato disposto anche a trasferirsi sottoterra per poter prendere le biglie, ma non aveva idea di come fare. La talpa gli promise che avrebbe chiesto in giro se qualcuno avesse voglia di scambiare casa con lui e il riccio accettò.

Dopo qualche giorno, la talpa comunicò la bella notizia al riccio. C’era una famigliola di tassi che cercava una casa più grande ed erano disposti a scambiare la loro casa sotterranea con quella del riccio. “Grazie, sei proprio un’amica”, disse il riccio alla talpa.

Iniziarono i preparativi per il trasloco e il riccio sentiva già un po’ di nostalgia della sua adorata casa. “Non devo fare sentimentale. Devo solo pensare al confortevole materasso di biglie”, si faceva coraggio. Così arrivò il giorno del trasloco. Il riccio faceva fatica a entrare nella nuova casa che era molto stretta per lui e in più sottoterra. Gli mancava l’aria laggiù. “Mi ci abituerò”, cercò di convincersi. Così iniziò a scavare fino ad arrivare alla buca delle biglie. In pochi giorni raccolse abbastanza biglie per fare un bel materasso e chiuse quella buca. Doveva passare la prima notte su quel materasso speciale e ne era entusiasta anche se per tutto il tempo aveva in mente le sue morbide foglie sulle quali si appisolava sempre volentieri. Quella sera con eccitazione si preparò per andare a dormire. Ma come si sdraiò e iniziò a muoversi avanti e indietro si accorse di non provare nessun piacere e in più tanti dei suo aghi si ruppero. “Ahi, che dolore, sono rimasto quasi senz’aghi, non assomiglio più neanche a un riccio”, iniziò a piangere. “E questa casa sotterranea non fa per me, non respiro bene, non riesco neanche a muovermi”, ammise finalmente.

Dopo una notte insonne, uscì dalla sua tana e iniziò a piangere. “Amico, cosa ti prende?” gli chiese la talpa stupita. Ma poi si accorse dei suoi aghi rotti.
“Ho sbagliato tutto, vorrei indietro la mia dolce casa ma ormai è tardi. Non fa per me stare sottoterra, mi viene la malinconia. In più adesso sono ridotto così”.
“Non piangere, amico, proverò ad aiutarti. Vedrò se riesco convincere il tasso a ridarti la casa. Potrei dare la mia a loro che è abbastanza spaziosa e io mi trasferirei in quella dove sei tu adesso”. “Di sicuro non accetterà, ma ti ringrazio lo stesso del pensiero”, disse tristemente il riccio.

La talpa andò a parlare con la famiglia che si era sistemata bene nella casa del riccio, aveva scavato delle nuove gallerie ed era tutto così spazioso compresa l’abitazione del riccio in superficie. La talpa cercò di convincerli di ridare al riccio la sua vecchia casa, ma il tasso capofamiglia non ne volle sapere. Per convincerli la talpa provò a offrire anche il suo materasso di biglie e finalmente il tasso accettò.

Così il riccio riconquistò la sua bella casa grazie all’amica del cuore e la sistemò di nuovo come piaceva a lui. Capì che era stato stupido a desiderare le cose che avevano gli altri. Non aveva più i suoi aghi, ma era di nuovo felice.

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