La gallina Carolina
Sanja Rotim
Nel pollaio “Mille uova” viveva la gallina Carolina. Era la gallina più diligente di tutto il pollaio. Puliva, lavava, strofinava, spolverava, stirava, cucinava e tante altre cose. Quel pollaio aveva la reputazione di essere il più bello del paese ed era tutto merito della gallina Carolina. A dire il vero le altre galline approfittavano un po’ di lei, in quanto nessuna di loro la aiutava. Ma Carolina era contenta di aver quel ruolo di “tuttofare”.
La domenica prendeva il libro “Gallinario” dove trovava ricette molto elaborate e si metteva a impastare, tritare e cucinare. Di solito il gallo Angelo avanzava delle richieste per il pasto domenicale. “Cara, oggi mi prepareresti le lasagne? Mi è venuta proprio voglia di mangiarle. Tanta besciamella, mi raccomando”. “Certo, caro. Di contorno cosa vorresti?” rispondeva lei. Oppure desiderava i ravioli fatti in casa con il ripieno alla zucca o alle noci e poi arrosti, brasati e tanto altro. La gallina Carolina esaudiva sempre tutti i suoi desideri. A pranzo erano invitati tutti gli abitanti del pollaio, così doveva preparare quantità enormi. Ma lei non si lamentava. Poi finito di mangiare doveva anche sparecchiare tutto e lavare una montagna di piatti. Questo le pesava un po’ e il gallo Angelo le promise che avrebbe comperato presto una lavastoviglie. Bisognava anche scopare per terra, asciugare i piatti… appena finite queste incombenze arrivava ora di cena. Così ancora tutto da capo. La vita della gallina Carolina scorreva con questo ritmo. Non si fermava mai. Fino al giorno in cui depose le uova.
“Cosa faccio adesso? Mi hanno detto che devo stare così accovacciata a covare per ventun giorni. E come si fa a stare fermi così a lungo? Io non ci riesco”, si lamentava. Ma sapeva che non poteva scegliere, doveva aspettare finché si sarebbero schiuse le uova. “Poi cosa sarà del pollaio? Chi farà da mangiare?” si domandava preoccupata.
Così iniziò una nuova vita. I giorni non passavano più. Si era fatta portare le cuffie per poter ascoltare la musica, ma alla radio trasmettevano spesso cronache di partite che a lei non interessavano. Allora aveva chiesto un foglio di carta e una matita per poter comporre delle poesie. “Gallo Angelo, mi sono innamorata di te,
ti penso ogni istante, per me sei il più importante, vorrei passare con te annate tante”. E così via, ma presto si stancò anche delle poesie.
“Cosa potrei fare adesso? Mancano ancora così tanti giorni”, pensava. Le altre galline le suggerirono di lavorare all’uncinetto. “Già. Potrei fare delle tende ricamate per il pollaio. Oppure le tovaglie di pizzo per preparare il tavolo per il pranzo domenicale”.
Così iniziò il suo lavoro all’uncinetto. Ma anche quello dopo qualche giorno diventò noioso. Sempre uguale. Maglia alta, maglia bassa, maglia alta, maglia bassa…
“Cosa dici di sferruzzare a maglia, gallina Carolina? Potresti alternare tanti punti: diritto, rovescio, punto riso, maglia inglese. Non c’è che scegliere”. Avete ragione voi gallinelle. Dai, procuratemi della lana e i ferri. Magari preparo un maglione per il mio gallo Angelo, poi glielo regalo a San Valentino”. Così aveva pensato e così aveva fatto. Era venuto un bel maglione dolcevita rosso che si sarebbe abbinato bene alla cresta del gallo Angelo.
Finalmente passarono ventun giorni e le uova si schiusero. La gallina Carolina si alzò tutta indolenzita. “Uh, che mal di schiena, stare fermi così a lungo!” diceva. Dalle uova sbucarono dieci splendidi pulcini. “Amori, come siete carini, venite dalla mamma”, si era intenerita la gallina Carolina. Poi riprese con la solita routine. Lavare, stirare, cucinare. Ma adesso in più aveva anche i pulcini da curare. E come erano vivaci quei pulcini. Correvano, scappavano, si nascondevano.
Ed erano dieci! Appena ne ritrovava uno, un altro scappava. Poi quello ritrovato lo perdeva di vista di nuovo. “Ciro, dove sei? E tu, Tino? Mino, stai attento! Vieni qua, Dino! Lino, aspettami!” Le sue giornate erano estenuanti.
“Se potessi sedermi adesso e sferruzzare un po’”, pensava spesso stanca, ma felice di essere diventata mamma.