La gallina e l’asino
Sanja Rotim
Alla gallina Lina avevano regalato per il suo compleanno un’automobile usata. Le avevano dato anche un consiglio: “Usala finché funziona e poi sbarazzatene”. Effettivamente le condizioni dell’auto non erano buone ma “fa niente” pensava la gallina Lina, “a caval donato non si guarda in bocca”, come si dice.
Come era contenta la gallina Lina ad andare in giro con la sua macchinina. “Adesso sono proprio una cittadina”, pensava. Lei era da sempre la gallina più emancipata del pollaio. E ora che aveva la macchina lo era ancora di più. Era lei a vendere le uova in paese e lo zabaglione confezionato nei vasetti. La richiesta era soddisfacente. Poi andava in posta a ritirare i pacchi, portava il gallo a fare qualche visita dal veterinario, usciva con le amiche o le accompagnava a fare le compere. Erano andate insieme anche in vacanza, persino all’estero una volta, quando c’era una fiera delle uova. “Ragazze, oggi si va a spasso”, di solito si annunciava così alle altre galline. “Evviva”, rispondevano loro.
Ma un bel giorno, la macchina l’aveva tradita. Si è fermata in mezzo alla strada ed era saltata via una ruota. “Povera me, cosa faccio adesso con questo rottame”, pensava la gallina Lina. “Mi hanno detto che non è da riparare, così la lascerò qui, non mi serve più una macchina conciata così”. Quando uscì dall’auto si era staccata anche la portiera. “Andiamo di male in peggio qua”, si lamentò.
Stava per andarsene quando vide un asino arrivare da lontano, tutto affaticato dal peso che portava sulla schiena. Così le venne in mente un’idea. Quando si avvicinò, gli disse: “Asinello, poverino, ma che peso porti? Sembri così affaticato”. “Infatti, lo sono, però devo guadagnarmi da vivere. E questo è il lavoro che faccio”, aveva replicato l’asino. “Ma che cosa ha la tua macchina? Non ho mai visto prima una macchina con tre ruote e senza la portiera”. “Mi sono fermata un attimo perché mi sono stancata di guidare. La macchina non ha una ruota, neanche la portiera perché così risparmia la benzina. Sai una cosa asino, io sono molto generosa. Se vuoi te la vendo a buon prezzo”, gli propose la gallina. “Davvero?” rimase stupito l’asino. “Ma io non ho così tanti soldi. Non è così redditizio il mio lavoro, purtroppo. Riesco appena a mangiare e pagare l’affitto”. “Non ti preoccupare, dammi quello che hai e la macchina sarà tua”. “Allora devo tornare a casa a prendere i soldi”. “Va bene, ti aspetto. Lascia qui quello che porti sulla schiena, lo curerò io”. Così l’asino tornò con il denaro, tutto quello che possedeva. “Gallina, lo so che non è tanto. Ti ringrazio molto. Ti renderò il favore”.
“Fa niente, asino. Adesso fai con calma, metti il peso nel bagagliaio”. La gallina Lina se ne andò via di corsa. “Ti saluto, sono di fretta, ti auguro buon viaggio”. “Grazie”.
L’asino con calma riempì il bagagliaio mentre la gallina ormai era sparita dalla sua visuale. L’asino cercò di far partire l’auto, ma senza successo. “Forse è rimasta ferma per tanto tempo”, pensò. “Oppure dovrei togliere anche altre tre ruote, così sarebbe diritta e risparmierebbe ancora di più la benzina”. E così fece, ma senza risultati. Sembrava più stanco di prima. Era rimasto seduto così a lungo scervellandosi sul da fare, ma alla fine si era reso conto che era stato truffato. “Dovevo ricordarmelo che sotto il buon prezzo ci cova la frode”, pensò tristemente l’asino. Non sapeva niente della gallina, né chi fosse né dove abitasse. Ormai non c’era niente da fare.
Si stava alzando per andare via, ma un signore che passava di lì lo fermò: “Asino, cosa fai in una macchina senza le ruote?”. “Meglio se non me lo chiedi. Sono stato ingannato”. “Ma io riconosco questa macchina. È della gallina Lina, quella che vende le uova in paese”. “Veramente? Mi sai dire dove abita?” “Sì, lo so. In Via dei Gelsi, dopo la rotonda c’è un pollaio, non puoi sbagliare”. “Ti ringrazio signore per queste informazioni”. Adesso l’asino sapeva dove trovare la gallina. Ma cosa avrebbe potuto fare? Ormai i soldi se li era presi, non glieli avrebbe ridati di sicuro.
Così l’asino iniziò a pensare a come poteva renderle pan per focaccia. Gli venne in mente una bell’idea: dopo aver preso i guanti e le forbici dal bagagliaio, andò nei campi a cercare dell’ortica, ne fece un bel mazzo avvolgendolo nella carta, per non far vedere cosa c’era dentro. Andò poi in Via dei Gelsi e non fu difficile per lui trovare il pollaio. “C’è la gallina Lina?”, chiese in giro. “Sì, ecco la lì”, gliela indicò un’altra gallina. Quando la gallina Lina vide l’asino, spaventata cerco di scappare. Ma lui riuscì a precederla, dicendo che era venuto per ringraziarla e regalarle dei fiori. “Ah, stupido asino”, pensò la gallina. “Non ha capito che l’ho imbrogliato”. L’asino consegnò il mazzo alla gallina e lei lo annusò, come si fa sempre con i fiori. Subito si mise ad urlare: “Ahi, ahi, mi brucia tutto, ahi, la mia faccia. Brutto asino, cos’è questa? Ortica?”, era tutta rossa in viso e le erano venute persino le bollicine.
“Chi male fa, male aspetta”, replicò l’asino.