La mamma Orsa e il piccolo Ciuffo

Sanja Rotim

La mamma Orsa e il piccolo CiuffoLa vita non è sempre tutto rose e fiori. Ne sapeva qualcosa Letizia, una ragazza di diciannove anni. Era rimasta orfana da poco e le pesava molto rimanere sola nella casa dove aveva vissuto con i genitori. Ogni oggetto in quella casa glieli ricordava e la riempiva di tristezza insopportabile. Sua mamma era stata una sarta e anche lei aveva imparato quel mestiere grazie al quale pensava di potersi mantenere. La solitudine e il silenzio della sua abitazione l’avevano costretta ad andarsene. Sperava di trovare fortuna altrove e così aveva deciso di cercare lavoro come domestica presso qualche famiglia che si augurava potesse darle anche alloggio. E chissà forse avrebbe potuto avere ancora la sensazione di fare parte di una famiglia anche se non poteva essere più la sua. Nel paesino dove abitava nessuno aveva bisogno di una domestica e in molti l’avevano consigliata di andare nella città più vicina dove abitavano famiglie più abbienti e che distava circa due ore di cammino dal suo paesino. Le avevano detto che lì di sicuro avrebbe potuto trovare qualcuno che aveva bisogno di un aiuto in casa.

Così Letizia si incamminò fiduciosa e decisa verso la città. Doveva attraversare una radura, era piena estate e faceva molto caldo. Sentiva le gocce di sudore che le scendevano lungo il viso, non aveva portato con sé un cappello e le sembrava che le girasse la testa. Si fermò un attimo all’ombra per riprendersi. Notò una grande grotta e decise di fare una sosta. Si accasciò stanca a terra ma dopo qualche istante sobbalzò vedendo un orso molto magro con una catena pesante al collo.

“Non farmi del male, per favore”, dissero contemporaneamente tutti e due, lei e l’orso. Stupita da questo strano incontro Letizia capì che se l’orso avesse voluto farle del male l’avrebbe già potuto fare. Così si tranquillizzò convinta che si trattasse di un animale innocuo. “Ma tu chi sei e perché porti quella catena al collo?” chiese Letizia per prima. “Sono Orsa Chicca. Un giorno nel nostro bosco è entrato un gruppo di cacciatori come accade ogni tanto. In queste occasioni noi animali siamo sempre spaventati perché non si sa mai con chi vogliono prendersela. Ero in giro con il mio piccolo, Orsetto Ciuffo. Sai, l’ho chiamato così perché ha un ciuffo bianco in testa. Al primo rumore di colpi di fucile abbiamo iniziato a scappare tutti quanti. Avevano colpito un cervo. Poi mi hanno intravisto tra la vegetazione e hanno sparato anche a me. Pensavo di essere morta ma invece mi sono svegliata in una stalla. Mi avevano colpito per farmi addormentare e mi misero messo questa catena pesante al collo, fissata in terra. Poi è arrivato un uomo con la fisarmonica e ha cominciato a suonare. Mi ordinò di ballare mentre lui suonava. All’inizio mi sono rifiutata di farlo ma lui mi ha minacciato con un bastone e ogni tanto mi ha anche colpito. L’ho supplicato, gli ho detto che il mio piccolo non era in grado di stare solo senza la mamma, ma a lui non importò niente. Così mi ha portato in giro in mezzo alla gente a ballare, mentre lui suonava. Per terra metteva una scatola dove la gente poteva buttare i soldi. C’è stato qualcuno che si è indignato per come venivo trattata, ma, purtroppo, la maggioranza sembrava gradire lo spettacolo e finivano per applaudire”, raccontò l’orsa di getto mettendosi a piangere.

“Poveretta, mi spiace. Ma come sei scappata?” le chiese Letizia evidentemente toccata dal suo racconto. “Una notte sono riuscita a tirare forte la catena che si è staccata da terra. Però è pesantissima e sono riuscita solo ad arrivare qui. Ho anche paura ad uscire dalla grotta per non incontrare di nuovo quell’uomo cattivo”.
“Ma mangi qualcosa almeno?” “I miei amici uccellini mi portano qualcosa da mettere sotto i denti. Senza di loro sarei già morta di fame. Ma senza il mio piccolo ormai non mi importa più niente. E dimmi di te, ragazza, dove stai andando?” le chiese Orsa Chicca asciugandosi le lacrime.

Così anche Letizia raccontò la sua triste storia. “Allora siamo in due a essere disperate”, commentò la mamma orsa. “Già”, rispose Letizia. “Comunque cercherò di aiutarti. Appena mi trovo una sistemazione e quando sarò libera di uscire verrò qua a portarti un po’ di cibo. Magari troverò anche qualche attrezzo per toglierti questa orrenda catena. Così potrai ritornare nel tuo bosco”. “Ti ringrazio del pensiero ma non saprei neanche arrivarci da qui, non so dove mi trovo esattamente”, disse la mamma orsa con voce triste.

“Come si chiama il tuo bosco?” “Il Bosco degli Abeti Bianchi” “Vedrai che lo troverai”, la incoraggiò Letizia. “Spero solo che il mio Ciuffo stia bene”, iniziò a singhiozzare. “Dai, non pensarci troppo, piangendo non si risolve niente. Ti prometto che ti aiuterò. Adesso devo andare, sta per venire buio”. “Buona fortuna, Letizia”, “A presto”, Letizia la salutò pensando a quanto fosse triste il racconto dell’orsa. Si sentì ribollire dalla rabbia per il comportamento di quegli spietati cacciatori. “Dovrebbero mettere delle leggi più severe per tutelare gli animali, ma adesso devo trovare un lavoro e un alloggio”, pensò Letizia ritornando ad affrontare i suoi problemi.

Una volta arrivata nella grande città iniziò a bussare porta a porta. “Non abbiamo bisogno di una domestica”, le dissero in molti. Dopo vari tentativi una signora le diede retta e disse che le serviva proprio un aiuto in casa. Quando Letizia le spiegò che desiderava anche una sistemazione insieme al lavoro allora la signora
corrugò la fronte dicendole: “Allora non aspettarti uno stipendio alto”. “Va benissimo, signora, ci metteremo d’accordo di sicuro. Non pretendo troppo”. La signora la giudicò un po’ strana e si chiese quale disavventura l’avesse costretta ad andarsene di casa. Letizia entrò e iniziò a osservare la casa. Era proprio bella e al momento dimenticò la sua tristezza. Ma quando la signora le disse che avrebbe dormito nello scantinato ritornò alla realtà.

“Forse ha tanti figli, forse non ha un letto per me di sopra”, cercò di consolarsi. La signora le portò un vecchio materasso e lo sistemarono nella cantina. Così Letizia si trovò in mezzo a tanti attrezzi. All’improvviso le ritornò in mente la mamma orsa. “Spero di trovare qui qualcosa per toglierle quella catena dal collo”, pensò. Intanto la signora iniziò a spiegarle quali sarebbero state le sue mansioni. Pulire la casa, cucinare e andare a fare la spesa. “Così almeno potrò uscire ogni giorno e andare a trovare Orsa Chicca”, questo pensiero le fece tornare il buon umore. “Posso chiederle in quanti abitate in questa casa?” chiese Letizia alla signora. “In due, io e mio marito. Adesso è al lavoro, ritornerà stasera”, le spiegò la signora. Allora Letizia non riusciva a darsi una spiegazione sul perché avrebbe dovuto dormire nello scantinato se di sopra c’erano stanze libere ma non disse nulla. Doveva iniziare subito con i mestieri e si diede da fare. Non voleva perdere questo posto anche se la prima impressione della padrona non era stata delle migliori. Così arrivò la sera e, dopo tanto lavoro, Letizia si sentiva un po’ stanca e iniziava ad aver appetito.

“Vuoi mangiare?” le chiese la signora. “Sì, signora, non mangio niente da stamattina”, le rispose educatamente. “Va bene, vai giù, ti porterò il tuo pasto”.
Letizia fu sorpresa nel sentire che avrebbe dovuto anche mangiare nello scantinato. La signora le portò un piatto con un po’ di brodo freddo e una fetta di pane raffermo. Ma Letizia era affamata e divorò tutto. Dopo un po’ la signora la chiamò per presentarla al marito che era appena rincasato. Quando Letizia lo vide si spaventò. Aveva una benda su un occhio come un pirata e una fisarmonica in mano e soprattutto un’espressione malvagia. Ebbe un brutto presentimento. Si ricordò le parole di Orsa Chicca su come l’uomo che l’aveva catturata suonasse proprio quello strumento mentre lei doveva ballare. “Forse è soltanto un musicista”, cercò di non pensare male. “Hai trovato una domestica?”, il marito guardò per un attimo Letizia un po’ sorpreso. “Veramente è lei che si è presentata alla porta cercando lavoro. Ho pensato che ci potesse essere d’aiuto”. “Va bene, cara. Cosa c’è per cena?”, il marito non sembrava molto interessato a conoscere Letizia che ritornò nello scantinato con mille pensieri che le frullavano nella testa. Si mise a cercare un attrezzo utile a rompere la catena di mamma orsa. Trovò una pinza e la mise in un posto dove avrebbe potuto ritrovarla facilmente una volta che le sarebbe servita. Si adagiò sul letto stanca e si addormentò subito.

Il giorno dopo la signora la svegliò presto. “Dormigliona, non sei ancora in piedi. Sbrigati che devi andare a fare la spesa”, le ordinò. “Subito, signora”, rispose.
Così la signora le diede un lungo elenco di cose da comprare e le spiegò in quali negozi le avrebbe trovate. Letizia si preparò in fretta e uscì per adempiere all’incarico. “Al ritorno andrò nella grotta a salutare Orsa Chicca e a dirle che ho trovato una pinza con la quale forse riuscirò a liberarla da quella orrenda catena”, pensò. E dopo aver procurato tutto quello che la signora le aveva scritto sul biglietto fece un giro largo e andò dall’orsa. “Buongiorno, Orsa Chicca”, esclamò.
“Letizia, che bella sorpresa, sei di nuovo qui. Allora, hai trovato il lavoro?” le chiese l’orsa. Letizia le raccontò tutto. “Un uomo con la fisarmonica?”, sentendo queste parole l’orsa iniziò a tremare. “Io mi sono convinta che è soltanto un musicista”, “Che aspetto aveva?” le chiese. “Portava una benda all’occhio destro” “È lui, è lui l’uomo cattivo. Ha perso un occhio durante la caccia. Letizia, non puoi tornare in quella casa, è gente senza cuore. Delinquenti. Ma se ci penso, se è tornato a casa con la fisarmonica vuol dire che ha trovato un altro orso che fa ballare per strada”, concluse Orsa Chicca. “Già, ma dove potrebbe essere questo orso?” “C’è una stalla dietro la casa e il portone di accesso non è chiuso a chiave” “Allora senti il mio piano: vedrò se c’è un altro orso nella stalla. Se è vero che c’è uscirò di notte e cercherò di liberarlo con la pinza che ho trovato nello scantinato. Verrò qui da te, ti libererò e non tornerò più in quella casa. Cosa sarà di me non lo so, ma preferisco morire di fame che stare con persone crudeli che maltrattano gli animali”. “Va bene, ma stai molto attenta”, si raccomandò l’orsa.

Letizia tornò impaurita dalla signora. “Diamine, quanto tempo ci hai messo? Sbrigati che hai tanto lavoro da fare”. “Subito, signora. Mi scusi, ma c’era la coda dal macellaio”, s’inventò. Tutto il giorno Letizia stette a rimuginare sulla sua situazione. Doveva scappare da quella casa. Quella notte sarebbe andata a vedere se nella stalla c’era un altro orso. Così quando i padroni si addormentarono prese la pinza, si vestì e uscì. Andò fino alla stalla e sbirciò dentro. C’era un orsetto piccolo con un ciuffo bianco in testa. “È Ciuffo, il figlio di Chicca”, constatò sbalordita. “Non farmi del male, ballerò, ballerò”, le disse l’orsetto spaventato quando la vide. “Non ti preoccupare, sono qui per liberarti”, cercò di calmarlo Letizia. Ma all’improvviso i cavalli iniziarono ad agitarsi e nitrire e così spaventata ritornò di corsa nella casa. Sapeva che non poteva farsi sorprendere dai padroni in giro di notte, chissà come avrebbero potuto reagire.

Quella non era gente che perdona. Si infilò sotto le coperte così tutta vestita e pensò di provare ad entrare dalla porticina posteriore della stalla per non disturbare i cavalli. Letizia programmò di portare con sé la pinza per provare a liberare Orsa Chicca il giorno successivo. Quello che aveva in mente lo fece veramente. Dopo aver finito con la spesa si diresse speranzosa verso la grotta. Però sapeva anche che doveva dare a Orsa Chicca la notizia che avevano catturato il suo piccolo, Orsetto Ciuffo. Ma non le disse niente finché non la liberò da quella catena pesante. Non fu un’impresa facile perché la catena era molto dura e inoltre c’era il rischio di fare del male alla mamma orsa. Infine, Letizia ci riuscì e Orsa Chicca l’abbracciò. “Grazie, cara, senza di te non sarei mai riuscita a liberarmi. Spero di trovare presto il mio bosco, chiederò a tutti gli animali in giro. Magari qualcuno mi saprà indicare la strada.

Non vedo l’ora di riabbracciare il mio piccolo Ciuffetto. “Ecco, Chicca, ti devo dire un’altra cosa ma per favore stai calma. Vedrai che ti aiuterò come ti ho aiutato anche adesso”, le disse preoccupata. “Aiutare in che cosa? A trovare il mio bosco? Non ti devi preoccupare più mia cara per me. Piuttosto prenditi cura di te, non ti sta bene stare con quella gente. A proposito, hai guardato nella stalla, per caso se c’è un altro orso?” “Proprio di quello ti volevo parlare. Ho visto dentro il tuo Ciuffo”. La mamma orsa si accasciò a terra disperata. “Ti prometto di liberare anche lui. Ieri sera ci ho provato ma mi hanno visto i cavalli e hanno iniziato a nitrire. Così mi sono spaventata e sono rientrata di corsa in casa. Riproverò stanotte”. Orsa Chicca non riusciva a parlare. Era sconvolta. “Ma adesso devo ritornare in città. Tu aspettami qui. Se stanotte riesco a liberare il tuo piccolo verremo qui e io non tornerò mai più in quella casa. Andrei anche a denunciarli alla polizia per maltrattamento degli animali. Intesi Chicca? Mi prometti che resterai qui stanotte? Che non ti venga in mente di venire nella stalla! Potresti solo peggiorare le cose”, le raccomandò Letizia. “Va bene, te lo prometto”, disse Orsa Chicca con un filo di voce.

Così quella notte Letizia mise in atto il suo piano. Mentre i padroni di casa dormivano si alzò e uscì di casa. Si avvicinò alla stalla dall’altra parte, opposta a dove stavano i cavalli. “Orsetto Ciuffo, sono qui per liberarti e portarti dalla mamma”, gli disse a bassa voce. “Veramente?”, l’orsetto tremava di paura. “Puoi fidarti di me. Tua mamma Orsa Chicca ti aspetta in una grotta qui vicino. Ma adesso dobbiamo stare attenti a rompere questa catena e a non farti male. Devi stare fermo”. Ma Orsetto Ciuffo non riusciva a stare fermo, stava tremando tutto. “Devi sforzarti un po’ e calmarti. Altrimenti non riesco a liberarti. Dai, Ciuffo”. “Va bene, provo a stare fermo”, disse piangendo. Letizia finalmente riuscì a liberarlo dalla catena. Anche lei era molto spaventata ed emozionata ma cercò di nascondere il suo stato d’animo. “Adesso usciamo piano da questa parte e quando siamo fuori dal cortile ci mettiamo a correre. Devi seguirmi. Intesi?” “Sì, ho capito, ma il collo mi fa ancora male”. Letizia non rispose ma pensò un’altra volta alla cattiveria di quella gente.

Riuscirono ad arrivare alla grotta sani e salvi. Quando mamma e figlio si riabbracciarono l’emozione fu tanta e a Letizia vennero in mente i suoi genitori.
Stavano così abbracciati quasi un giorno intero. “Dobbiamo trovare il vostro bosco”, disse Letizia dopo un po’. “Ma tu dove andrai adesso?” le chiese la mamma orsa. “Non ti preoccupare per me. Ho capito che posso sempre tornare a casa mia e fare la sarta come facevo prima. Meglio essere soli che male accompagnati”.
“Questo è vero. Ti auguro tutto il bene del mondo e che tu presto possa trovare il vero amore. Sei una brava persona. Hai fatto così tanto per noi, persino hai messo a rischio la tua vita”, disse Orsa Chicca tenendo stretto in braccio il suo piccolo. “Voglio fare ancora di più. Andrò a denunciare quelle persone, non si può fingere che non sia successo niente. Devono pagare per il male che vi avevano fatto”. Il saluto tra Letizia e i due orsi fu commovente. “Spero che ci incontreremo ancora in un momento migliore”, le disse Orsa Chicca. “Non è un addio ma un arrivederci”, gli occhi di Letizia si riempirono di lacrime. La mamma orsa riuscì a trovare il suo bosco con l’aiuto di alcuni animali e Letizia tornò nella sua casa. Portò a termine quello che aveva in mente denunciando l’accaduto alla polizia e i colpevoli furono arrestati.

La storia di una ragazza che aveva liberato due orsi incatenati fece il giro del mondo. Arrivò fino a un principe amante degli animali che si dedicava con passione alla loro cura e protezione. Volle al più presto conoscere Letizia. Quando la incontrò rimase colpito dalla sua bellezza e sensibilità e lei da subito capì che era l’uomo della sua vita. Si innamorarono dal primo istante che si videro. Sembravano fatti l’uno per l’altro. Così Letizia diventò una principessa e il matrimonio fu celebrato nel Bosco degli Abeti Bianchi alla presenza di tutti gli animali.

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