La perla magica

Sanja Rotim

Sui fondali di un mare lontano di cui non conosciamo il nome un tempo vivevano dei bellissimi molluschi. Le loro conchiglie avevano una caratteristica unica. All’interno del loro guscio color avorio si trovavano delle bellissime e preziose perle magiche. Una volta estratte emanavano una luce misteriosa e si potevano trasformare in qualsiasi cosa, bastava che colui che le teneva in mano esprimesse un desiderio. Naturalmente, le conchiglie in questione erano molto ricercate dagli uomini, chi era riuscito a trovarle aveva cambiato la propria vita. Così la minuscola perla si era trasformata in una montagna d’oro oppure in castelli e poderi. C’era anche chi aveva espresso il desiderio di diventare più bello o bravo in qualcosa. Ogni volta che qualcuno scopriva il loro habitat segreto, le conchiglie erano costrette a spostarsi di mare in mare per sentirsi al sicuro.

“Non dovete uscire dall’acqua, per noi è troppo, troppo pericoloso”, ripetevano le mamme-mollusco alle loro figliolette, “l’uomo è troppo avido e attratto dalle nostre perle magiche, se ci trova ci dovremo spostare un’altra volta chissà dove”.

Ma c’era sempre qualche giovane che non ubbidiva alla madre e finiva sugli scogli dove veniva trovata dall’uomo. La vita di queste conchiglie diventava sempre più difficile, a volte consideravano il dono della loro perla come una maledizione. In fondo, erano soltanto dei molluschi che volevano vivere pacificamente come tutti gli altri esseri marini. E così guardavano con simpatia, ma anche un po’ di invidia, i ricci, i cavallucci e le stelle marine che giravano liberamente nel mare o i granchi e le meduse che potevano godersi il sole estivo ogni volta che lo desideravano.

Dall’altra parte del mondo, in un regno un po’ isolato da tutto viveva la principessa Beatrice. I suoi genitori erano il re e la regina che inevitabilmente stravedevano per lei che era figlia unica. Ormai la ragazza era in età da marito, ma non aveva ancora trovato l’amore. Faceva una vita da vera principessa e usciva dal castello soltanto con la sua dama di compagnia, la fedele Ivana che aveva una decina d’anni più di lei. La principessa non aveva la libertà che avevano le altre ragazze della sua età, ma si era abituata a vivere così. Il re era molto avido e sembrava preoccuparsi poco delle aspirazioni della figlioletta. Quando si presentava un giovane aristocratico per chiedere la mano di sua figlia rispondeva: “Dimmi, che cosa hai da offrirmi?”, come se la figlia fosse una merce di scambio.
I ragazzi di solito elencavano le loro proprietà e i titoli nobiliari, ma per il re non era mai sufficiente. “Non ti capisco proprio. Se continui così nostra figlia non si sposerà mai. Che cosa vorresti che ti offrissero di più?”, lo rimproverava spesso la regina. “Non lo so, non lo so… forse se potessi avere la perla magica”, le rispondeva il re. “Ma che perla magica! Forse non esistono neanche queste benedette perle, chi ti dice che quella storia è vera”, gli diceva la moglie che avrebbe voluto vedere sposata e felice sua figlia.

Beatrice, in realtà, non sapeva se essere contenta o no quando suo padre respingeva i suoi pretendenti. Erano ragazzi che non aveva mai visto prima, non sapeva niente di loro. Come avrebbe potuto sapere se tra loro c’era la persona giusta per trascorrere la vita insieme?

La principessa un giorno uscì di nuovo con la sua dama di compagnia. C’era un leggero venticello che le fece volare via il cappello che teneva sempre per proteggere il viso dal sole. “Oooh, il mio cappello!” esclamò sorpresa. Beatrice si mise a correre per cercare di recuperarlo, ma un ragazzo dagli occhi dolci che le era venuto incontro fu più veloce e lo raccolse. “Signorina, ecco il suo cappello dispettoso”, le disse scherzando e a lei iniziò a battere forte il cuore. Quello che provò in quell’attimo non le era mai capitato in vita sua.

“Grazie, lei è molto gentile”, gli rispose arrossendo improvvisamente.
“Di niente. Mi chiamo Davide”, disse il ragazzo presentandosi educatamente.
Una volta rimaste sole, Beatrice e Ivana ripresero a chiacchierare. “Chissà chi è quel ragazzo, sembra così carino e dolce”. “Sì, è vero. Lo conosco, è il garzone del vecchio Luigi”. “Luigi, il nostro calzolaio?” chiese Beatrice sorpresa.

“Sì, l’ho visto l’ultima volta quando sono andata a portare a risuolare le scarpe. Mi sa che ti piace quel ragazzo”, scherzava con lei la dama di compagnia facendola diventare ancora tutta rossa. Nei giorni seguenti durante la solita passeggiata Beatrice sperava di incontrare di nuovo Davide, ma non fu fortunata. Ivana notò la sua delusione. Così Beatrice decise di chiedere al padre di portare a risuolare le scarpe dal calzolaio. “Gioia mia, ma non devi andarci di persona dal calzolaio, abbiamo il personale che si occupa di queste cose. Ricordati che sei una principessa”, le disse il re un po’ sorpreso dall’insolita richiesta.
“Papà, devo andarci io perché gli devo spiegare bene come deve essere la suola delle mie scarpe”, disse alzando un po’ il tono della voce. La dama di compagnia che aveva sentito tutto il discorso rideva tra sé e sé. “Va bene, se è così importante per te e salutami Luigi. Sono soddisfatto del lavoro che fa per noi”, le rispose il re.

Così Beatrice incontrò di nuovo Davide che fu molto sorpreso ma soprattutto contento di rivederla. Uscirono dal negozio e si scambiarono qualche parola, la dama di compagnia era sempre lì ma cercava di stare a una giusta distanza. Beatrice rivelò a Davide che era una principessa, ma forse lui l’aveva già intuito.
“Ti inviterei a uscire con me ma forse sono un povero illuso. Sono soltanto un garzone calzolaio che aggiusta le tue scarpe”. “Anche se lo sei mi piaci”, gli rispose lei allegramente e si stupì da sola per il coraggio che aveva avuto nel pronunciare quelle parole.

Nei giorni seguenti Beatrice chiese al re di portare altre scarpe a riparare e lo convinse di nuovo ad andarci di persona. Dopodiché volle sistemare le scarpe di tutta la servitù. “Ma che cosa le prende, all’improvviso ha la fissazione per le scarpe”, il re non riusciva a capacitarsene. “Sai, un po’ ti assomiglia, anche tu hai delle fissazioni. Per esempio, collezioni pipe ma non fumi neanche”, gli disse la regina. Così non si preoccuparono più di tanto pensando che la figlia fosse soltanto annoiata e doveva inventarsi qualcosa per riempire le sue giornate. “Ti ho detto che sarebbe meglio farla sposare”, la regina riprese a rimproverare il marito.

Passarono così i giorni, le settimane e i mesi e i due innamorati si incontravano di nascosto. L’unica che era a conoscenza di questa relazione era Ivana, la dama di compagnia, ma lei non l’avrebbe mai rivelato a nessuno. Era affezionata alla principessa e le dispiaceva pensare che la loro relazione non poteva coronarsi con il matrimonio, visto che Davide era soltanto un garzone e non aveva niente da offrire al re.

“Il mio desiderio più grande sarebbe di sposarti, ma purtroppo non si avvererà mai. Sappiamo tutti e due che cosa vuole tuo padre dal futuro genero. Ma io gli posso soltanto dare la mia promessa che ti amerò per sempre”, disse Davide un giorno a Beatrice con gli occhi pieni di lacrime. “Anch’io ti amo e non voglio perderti, ci sarà pure un modo per far cambiare idea a mio padre”, gli rispose commossa. Ma non sapevano proprio come fare per soddisfare le richieste del re.

Il tempo passava e loro due, sempre più innamorati, iniziarono a provare una certa malinconia e a temere che il loro sogno di unirsi in matrimonio non si sarebbe mai avverato. “Se solo tu potresti trovare quella conchiglia che vuole mio padre”, gli disse Beatrice. “E come faccio? Non sono uno che gira il mondo, non saprei neanche da che parte andare”.

Il loro discorso fu sentito da una coppia di piccioni molto innamorati. “Come sono carini, sarebbe veramente triste se non si sposassero. Che cosa ne pensi se cerchiamo di aiutarli?” propose la picciona. “Non saprei come. Forse possiamo chiedere aiuto al dio dell’amore”, al giovane piccione era venuta all’improvviso questa idea. “Già, hai ragione, soltanto lui potrebbe aiutarli a coronare il loro sogno”.

Così i due piccioni innamorati fecero un lungo viaggio volando fino in Grecia e sul monte Olimpo trovarono il dio Eros. Gli raccontarono la storia della principessa e del suo amato e anche dell’avidità del re e del suo desiderio di possedere la perla magica. Allora Eros, dopo aver sentito tutta la storia, chiamò le altre divinità. Si parlarono tra di loro un po’ e poi Eros disse ai piccioni: “Vedo che il sentimento che nutrono la principessa Beatrice e il garzone calzolaio è vero amore. E io, come dio dell’amore li vorrei aiutare. Ma, purtroppo, non posso costringere le conchiglie a sacrificare la loro vita, posso soltanto sperare che una di loro sia disposta a farlo di sua spontanea volontà. Manderò un gabbiano fino a quel mare e lui trasmetterà il messaggio a un granchio che a sua volta lo farà arrivare alle conchiglie”.

I due piccioni ringraziarono e si misero a volare verso casa sperando in un esito positivo della loro richiesta. Quando le conchiglie sentirono il messaggio di Eros, si commossero per la storia raccontata, poi una di loro disse: “Mi sacrificherò volentieri per il loro amore”. Così quella conchiglia con la perla magica al suo interno venne raccolta dal gabbiano che la stringeva nel suo becco e lasciata sul davanzale della finestra della bottega del calzolaio. Quando la vide Davide capì che non si trattava di una conchiglia qualsiasi e che era stato compiuto un miracolo. Informò subito Beatrice dell’accaduto. La conchiglia emanava una luce straordinaria, si vedeva da lontano che aveva qualcosa di magico ed era diversa dalle conchiglie comuni. I due innamorati credettero che la conchiglia fosse stata lasciata lì da qualche brava fata. Non volevano perdere altro tempo e Davide si presentò davanti al re chiedendo la mano di sua figlia.

“E che cosa mi puoi offrire in cambio di mia figlia?” il re fece la solita impropria domanda. “Vostra Maestà, Le ho portato la conchiglia magica, quella che Lei ha sempre desiderato”, disse e gli porse la conchiglia aprendo il suo guscio. Tutto il castello si illuminò. “Oooh, che sorpresa, finalmente! Voglio che tu sposi mia figlia”, disse il re senza pensarci due volte. Non si rese conto che aveva già espresso il suo desiderio e la conchiglia poteva esaudirne uno solo, dopodiché perdeva tutta la sua magia.

Alle nozze parteciparono in tanti e i sudditi festeggiarono a lungo la principessa che aveva coronato il suo sogno. Non dava fastidio a nessuno che lo sposo non fosse di sangue blu. Il re custodiva gelosamente la perla magica nella sua cassaforte pensando che potesse esaudirgli un desiderio. Ma al momento non aveva niente da chiedere in quanto aveva di tutto e di più. Non sapeva che il suo desiderio ormai si era avverato e che quella conchiglia ormai era soltanto una conchiglia. Davide non deluse nessuno, era un ottimo marito e tutti si affezionarono presto a lui.

Un giorno, dopo tanto tempo dall’accaduto, il re si ricordò della sua conchiglia. Aveva un desiderio da esprimere. Così prese la conchiglia dalla cassaforte e disse quello che voleva. Ma non successe niente. Provò a strofinare la perla. Aspettò invano un po’, poi provò con un altro desiderio. Di nuovo rimase deluso. Poi si mise a ridere. “Ma quale perla magica!” pensò il re deluso. “Però mi hai portato il genero più bravo che potessi avere. Forse quello era il mio vero desiderio”, capì in quel momento.

E così vissero tutti felici e contenti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Dove vuoi andare?