L’avventura di Zeus

Sanja Rotim

L'avventura di Zeus

“Cosa possiamo regalare quest’anno per il compleanno a Riccardo? Ho esaurito le idee, ormai ha già tutto”, disse la signora Stefania al marito. “Non saprei nemmeno io. Un’altra bicicletta o i pattini?” propose il marito. “Mi sembra che i vestiti nuovi non lo entusiasmino.” “Ma no, Simone, sempre le stesse cose. Vorrei qualcosa di nuovo e mi piacerebbe vederlo veramente felice per quel dono. A volte mi sembra che finga che il regalo gli piaccia veramente solo per far contenti noi. E poi, quest’anno è stato così bravo a scuola. Merita qualcosa di meglio.” “Forse ci verrà in mente qualcosa per tempo”, le disse il marito. “Speriamo.”

La famiglia Negri era una famiglia benestante. Vivevano in una casa a due piani con un bellissimo giardino pieno di piante e fiori. Forse la casa era fin troppo grande per sole tre persone. Il signor Simone era titolare di una grossa ditta che produceva apparecchiature medicali che venivano esportate in tutto il mondo e sua moglie Stefania invece era una stilista. Il dodicenne Riccardo era figlio unico. Era un bambino bravo e educato, molto socievole. Forse avrebbe preferito avere una sorella o un fratello, ma nella vita non sempre si può scegliere.

Un giorno di novembre i signori Negri stavano passeggiando per le vie del centro in cerca del regalo per il compleanno del figlio. Non avevano ancora le idee chiare su cosa avrebbero potuto regalargli. Mancava ormai solo un mese al suo compleanno. “Guarda, Simone, che bel negozio! Che belli i vestitini per cani. Ma, guarda che meraviglia, il cappottino. E cosa sono quelle lì, babbucce?” diceva entusiasta la signora Stefania. E se gli regalassimo un cane?” all’improvviso s’illuminò in viso. “Un cane… non saprei. Non ha mai detto che vorrebbe un cane. E poi sarebbe capace di prendersi cura di lui? Io e te non abbiamo abbastanza tempo da dedicare ad un cane”, le rispose il marito con un tono di rammarico nella voce. “Intendevo un cagnolino piccolo, non penso che richieda così tanto impegno. Abbiamo un giardino grande, lì avrebbe lo spazio necessario per muoversi”, gli spiegò sua moglie. “Forse hai ragione. Però non sappiamo né dove si comprano né cosa serve d’altro.” “Dai, entriamo in questo negozio per abbigliamento di cani. Di sicuro ci sapranno dare qualche informazione utile.” “Hai ragione, proviamo”, fu d’accordo il marito. La commessa indicò loro un negozio che vendeva cani di piccola taglia. Si vedeva che era un’amante degli animali perché si mise a parlare a lungo del suo adorato cane Bobbi. Anche lei l’aveva ricevuto da piccola come regalo ed era stato il più bello della sua vita. “Grazie mille, è stata veramente gentile. Più avanti avremo bisogno anche dei vestitini, naturalmente.” “Allora a presto”.

***
Faceva parecchio freddo. Le strade erano imbiancate dalla neve. Si stava avvicinando il Natale. In questo periodo il signor Fausto era più malinconico del solito. “Com’è potuto succedere? Una volta avevo tutto e adesso sono ridotto così, a dormire tra gli scatoloni di cartone”, pensò tirando su una coperta tutta sgualcita per coprirsi. Si ricordò dei suoi Natali felici che non avrebbe più avuto. Gli scappò una lacrima. “Avevo un lavoro e una casa, una famiglia, gli amici. E adesso sono un senzatetto. Un invisibile. La gente passa e sembra infastidita dalla mia presenza. Girano la testa dall’altra parte”, continuava a ripensarci tristemente. Il signor Fausto lavorava una volta come operaio. Faceva le manutenzioni in una ditta ma, purtroppo, a causa di una riorganizzazione aziendale era stata presa la decisione di licenziarlo, perché volevano ridurre il personale. Gli dissero che la sua figura non era più indispensabile per la ditta. Lui provò a cercare un altro posto di lavoro ma non lo trovò. Era sposato ed era sempre andato d’accordo con la moglie fino al licenziamento. Ma dopo lei cambiò. Sembrava sempre insoddisfatta, voleva i soldi. Lui cercò di spiegarle che non era colpa sua se l’avevano licenziato e che si sarebbe impegnato a trovare un altro lavoro. Ma le liti continuavano, ogni giorno di più. A un certo punto la moglie gli disse che voleva il divorzio, che il loro rapporto ormai era irrecuperabile. Per lui fu una grande delusione e un dispiacere enorme. Era l’unica donna che aveva mai amato in vita sua. Non c’era modo di farle cambiare l’idea. Gli disse anche che aveva trovato un altro. La casa nella quale vivevano era stata ereditata dai genitori della moglie. Così lui dovette abbandonarla dopo il divorzio. I primi tempi dormiva in macchina. Non aveva avuto la forza per chiedere aiuto a parenti o amici e si chiuse in se stesso. Provava vergogna e non riusciva a reagire. Così tagliò i contatti con tutti. Per lui sarebbe stato troppo umiliante chiedere aiuto. Chi sarebbe stato contento di ospitare a lungo una persona anche se si trattava di un parente o di un amico? In seguito, non riuscì a mantenere neanche quella macchina che aveva dei costi non sostenibili per un disoccupato. Così finì in strada dove si trovava ancora adesso. A volte passava la giornata sulla panchina in un supermercato. Lì poteva andare almeno in bagno e lavarsi un po’ e osservare le persone che avevano una vita normale. I negozianti lo conoscevano ormai bene e gli lasciavano dei prodotti che erano vicini alla scadenza. Di notte qualche volta quando faceva troppo freddo andava nella sala d’attesa del pronto soccorso. Ma in quel momento non ne aveva proprio voglia.

***
“Che bello, mamma, papà, grazie!!!” disse Riccardo facendo salti di gioia. “Te lo sei meritato”, gli sorrisero i genitori. “Cagnolino mio, come sei dolce e tenero. Ma è tutto mio, sono io il suo padrone?” chiese Riccardo. Gli occhi gli sprizzavano di gioia. “Certamente.” “Lo chiamerò Zeus.” “È un bel nome, originale.” Zeus era un barboncino bianco con qualche macchiolina nera sul corpo. Sembrava un po’ smarrito quel giorno, con tutta quella confusione che c’era in casa. Erano presenti anche gli zii con i figli e un po’ di amici di scuola. Tutti volevano accarezzare il cagnolino o tenerlo in braccio. Ma, in poco tempo, Zeus si ambientò e con Riccardo fu subito in sintonia. Giorno dopo giorno erano sempre più legati. Durante l’inverno Zeus rimaneva in casa ma in primavera gli prepararono una bella cuccia in giardino. Come si divertivano lui e Riccardo a fare le corse e a giocare! I signori Negri non avevano molto tempo libero così era Riccardo ad occuparsi a tempo pieno del suo cagnolino. Quando il ragazzino era a scuola Zeus aspettava il suo ritorno impazientemente.

***
“Hai prenotato anche il traghetto?” chiese la moglie al marito all’avvicinarsi delle vacanze estive. “Sì, tutto prenotato”, le rispose lui. “Non vedo l’ora. Il lavoro mi esaurisce.” “Anch’io sono così stanco. È proprio una vacanza quello che ci vuole in questo momento.” I signori Negri trascorrevano le vacanze da tanti anni in Sardegna in un residence lussuoso. Anche a Riccardo piaceva quel posto. Si era fatto anche lì degli amici. “Ma con il cane cosa facciamo?” “Me ne ero completamente dimenticata che quest’anno abbiamo anche il cane. Non possiamo portarlo con noi. Come si fa?” “Lo so, sarebbe un po’ complicato. Andare in spiaggia, al ristorante… ma a chi possiamo lasciarlo? E poi che cosa diciamo a Riccardo?” “La signora che viene a bagnare i fiori potrebbe anche portare da mangiare a Zeus. Ha la sua cuccia, il giardino, è a posto, credo. E poi di lei mi fido”, propose la signora Stefania. “Ne sei sicura? Dobbiamo pensarci bene.”
“Non si può portare dietro, di questo sono certa. Immagina se fa dei bisognini nella hall dell’albergo. Che vergogna! E poi io voglio solo rilassarmi e godermi la spiaggia. È un anno che aspetto questo momento. Sento subito se Luisa può occuparsene”.

***
“Mamma, ma deve venire anche Zeus”, disse Riccardo protestando alla notizia che il suo cagnolino sarebbe rimasto a casa. “Riccardo, mi spiace, ma non possiamo portarlo con noi”, gli rispose la mamma. “Come facciamo a viaggiare con lui sul traghetto, portarlo in albergo, in spiaggia…? Sarebbe troppo complicato.” “Ma come fa il mio amico Mattia a portare sempre con sé in vacanza il suo cane?” cercava di convincerli con gli occhi pieni di lacrime. “Per loro è diverso. Hanno una seconda casa, non vanno in albergo come noi”, intervenne il papà. “Ma ti prometto che l’anno prossimo ci organizzeremo meglio per portare anche Zeus con noi in vacanza. Questo è il primo anno che Zeus è con noi e siamo un po’ inesperti. Vedrai che non gli mancherà niente. Ci sarà la signora Luisa che si occuperà di lui.”

***
“Franco, a me quel cane fa così pena”, disse la signora Luisa al marito. “Ma si può partire così lasciando un cane da solo a casa? Che teste!” La signora Luisa andava tutti i giorni a bagnare i fiori nel giardino dei signori Negri e guardava con
compassione quel cagnolino che sembrava così impaurito. Stava lì, dentro la cuccia, tutto il giorno. A volta non mangiava neanche quello che gli lasciava nella sua ciotolina. “Non ti preoccupare, torneranno presto”, a volte gli parlava per consolarlo. La signora Luisa non aveva notato che Zeus stava scavando una buca sotto la siepe.

***
Il signor Fausto sembrava stanco. Faceva troppo caldo. Non si sa se per lui era peggio d’inverno quando si gelava o d’estate quando gli girava la testa per il sole cocente. Ma più di tutto gli pesava la solitudine. Non parlava con nessuno da tanto tempo, tranne qualche “grazie” a quelli che gli offrivano una monetina oppure agli addetti del supermercato che gli regalavano spesso qualcosa. Era stanco della vita. Assorto nei suoi cupi pensieri vide un cagnolino che gli si stava avvicinando. “Ma guarda, tu chi sei? Bello, vieni, non aver paura”, gli si illuminarono gli occhi per la prima volta da quando si era trovato in quella condizione di uomo invisibile. Guardava questo cagnolino che aveva un’aria triste come lui. “Vediamo qui, hai un collare. Allora non sei un cane randagio. Zeus, che bel nome. Come il Dio greco, il capo dell’Olimpo. Sai, a me è piaciuta sempre la mitologia greca. Afrodite, Poseidone, Apollo, storie affascinanti”, il signor Fausto si rese conto di quanto poteva essere bello parlare di nuovo con qualcuno anche se si trattava di un cane. Zeus gli si avvicinò e si rannicchiò al suo fianco.

“Di sicuro ti stanno già cercando. Ti sei perso, come è potuto succedere? Sai, quando ero un ragazzo anch’io avevo un cane. Eravamo inseparabili fino alla sua triste fine. Non ho voluto mai avere un altro cane dopo di lui. Veramente era una cagnetta, si chiamava Lady.” Gli sembrava che il cagnolino lo ascoltasse volentieri. Aveva smesso di tremare. Il signor Fausto lo prese in braccio. “Come mi piacerebbe tenerti. Ma, purtroppo, appartieni a qualcun altro. Di sicuro hanno già distribuito i volantini con la tua foto. Domani guardiamo in giro. Dovrò renderti al tuo proprietario. Ma adesso riposa un po’, sembri stanco.” Lo prese in grembo e Zeus si addormentò.

***
“Zeus, Zeus, dove ti sei nascosto?”, la signora Luisa guardava intorno spostando le piante e i cespugli. “Birichino, esci fuori. Non hai neanche mangiato quello che ti ho lasciato ieri. Dai, non giochiamo a nascondino. Sai, io non ho tutto questo tempo. Devo andare a casa a cucinare e fare i mestieri.” Ma poi vide una buca sotto la siepe. “Questa buca non c’era prima”, si rese conto all’improvviso. “O mio Dio! Zeus è scappato!”

***
“Cosa, scappato, come?” urlava la signora Stefania. Meno male che Riccardo era in spiaggia con un suo amico quando le aveva telefonato la vicina per informarla dell’accaduto. “Simone, è scappato Zeus. Non chiedermi niente, prenota il viaggio di ritorno, muoviti.” “Scappato?” chiese incredulo il marito. “Vai a chiamare, non perdere tempo. Cosa ne so io di come è potuto succedere? Direi di non dire niente a Riccardo, tanto lo ritroveremo”, la signora Stefania cercava di consolare se stessa con queste parole. All’improvviso venne pervasa da un terribile senso di colpa. “Che razza di persone siamo, lasciare un cane da solo a casa!”, disse cercando di trattenere le lacrime. Intanto il marito continuava a telefonare. “Non c’è posto. Né sul traghetto, né su un aereo, tutto pieno”, comunicò con rammarico. “Ma non possiamo rimanere qui, dobbiamo cercare Zeus.” “E cosa possiamo fare, tornare nuotando?” “Sai che manca ancora una settimana fino alla fine del nostro soggiorno”, gli disse ormai rassegnata. “Siamo d’accordo che Riccardo non deve sapere nulla. Non possiamo dire neanche a Luisa di cercarlo, se si sparge in giro la voce che abbiamo lasciato a casa un cane da solo forse potremo essere perseguiti per legge. Non so come funzionano queste cose al giorno d’oggi.” “Non ci resta che aspettare. Speriamo che Zeus nel frattempo ritorni da solo. I cani sanno trovare la strada per tornare a casa.”

***
“È proprio strano. Nessuno ti sta cercando. Come è possibile? Non vorrei che il tuo padrone stia male, o è in ospedale o chissà dove. Come mi piacerebbe che tu fossi mio! Sono un po’ egoista, lo so. Eppure, mi sono detto che dopo Lady non mi sarei mai affezionato a un altro cane. Ma in due giorni tu mi hai conquistato il cuore.” Zeus lo ascoltava tranquillo. Gli diede una leccata sulla mano.

***
“Mamma, cosa hai? Perché quella faccia?” chiese Riccardo. “Niente, gioia, che faccia? Ho soltanto un po’ di mal di testa e basta.” “Anche il papà ha mal di testa? Cosa mi state nascondendo?” La madre non gli rispose. Non era stupido suo figlio, aveva notato il cambiamento d’umore dei genitori.

***
“Oggi tornano finalmente. Franco, io non voglio sentirmi in colpa perché non ho visto in tempo quella buca. Chissà, povero cane, forse è stato investito da qualche macchina o è morto di fame e di sete. Che tristezza!” disse la signora Luisa. “Mica è colpa tua. Sono loro che si dovrebbero vergognare.” “Mi sa che sono già tornati. Vedo la loro macchina parcheggiata davanti casa.” “Nooo”, sentì l’urlo di Riccardo.

***
“Eccoti qua!” disse il signor Fausto a Zeus mentre facevano la solita passeggiata mattutina. “Ti stanno cercando”, aveva un tono amaro della voce. “Ti devo dare via.” Durante il resto della giornata non riuscì a proferire parola.

“Ho trovato il vostro cane. Veramente, è stato lui a trovare me.” Il signor Fausto si era presentato davanti alla casa dei signori Negri. Aveva trovato l’indirizzo che c’era scritto sui volantini in cui si cercava Zeus. “Zeus, Zeus, cagnolino mio”, Riccardo faceva salti di gioia. Il cane gli corse incontro e rimasero a lungo abbracciati. “Ma, tu sei… Fausto? Mi sbaglio?” domandò il signor Simone stupito riconoscendo un suo ex dipendente. Aveva notato il suo aspetto trasandato. “Sì, signore, sono io”, rispose il signor Fausto evidentemente imbarazzato. Anche lui era sbalordito. Non avrebbe mai potuto immaginare che quell’adorato cagnolino appartenesse al suo ex datore di lavoro. Quello che l’aveva licenziato. “Dai, entra. Non sappiamo come ringraziarti. Raccontaci come hai trovato Zeus”, lo invitò cortesemente ad accomodarsi. Zeus si staccò da Riccardo, si avvicinò docilmente al signor Fausto e gli diede una leccata sulla mano. Poi ritornò di nuovo da Riccardo. “Vedo che si è affezionato a te.” Il signor Fausto iniziò a raccontare la sua triste storia. Il licenziamento, il divorzio, la solitudine. Il signor Simone si senti avvampare le guance. “Sai, non sono io che mi occupo di licenziamenti. Abbiamo dei consulenti che ci consigliano le migliori strategie per l’organizzazione e la crescita della ditta. Purtroppo, questo comporta a volte dei licenziamenti. Ma se mi avessi detto che ti eri trovato in quella situazione ti avrei riassunto, giuro! Magari ti avrei dato un’altra mansione. Siamo esseri umani, in fondo.”
***

Il signor Fausto stava portando a spasso Zeus. Aveva un aspetto diverso da quando era stato assunto a casa dei signori Negri come domestico. Si occupava di piccole riparazioni, curava il giardino, faceva per loro la spesa. E naturalmente portava a spasso il cagnolino. Gli avevano fatto un contratto regolare, stipendio,
vitto e alloggio compresi. Si era ripreso anche psicologicamente. Non si vergognava neanche se qualcuno lo riconosceva in quel supermercato dove aveva passato tanto tempo. “A tutti può capitare di cadere”, pensò, “ma è importante riuscire a rialzarsi.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Dove vuoi andare?