Le caprette del castello fatato
Giovanna Mangone

In una piccola casa di campagna, viveva un uomo molto povero che aveva una moglie e tre figli maschi: Gino, Luca e Leon, ai quali voleva molto bene. Un giorno l’uomo disse ai figli: “Andate in giro per il mondo e mettetevi subito alla prova, voglio testare le vostre virtù”. Nel frattempo Gino il primogenito aveva sentito dire dalla gente del paese che il re del castello fatato avrebbe deciso di dare in sposa la sua unica figlia a colui che avesse portato al pascolo le sue caprette per tre giorni di fila, senza perderne nemmeno una.
Gino decise di mettersi alla prova e si recò alla corte con indosso una tuta blu e una borsa di cuoio. Era una bella giornata di sole, gli uccellini volavano alti nel cielo e lungo la strada si sentiva il dolce profumo dei fiori freschi che si diffondeva per tutto il sentiero. Mentre camminava per strada, incontrò un vecchietto tutto curvo e pieno di acciacchi che chiedeva l’elemosina. “Non ho tempo di fermarmi con te!” gli disse sgarbatamente Gino e se ne andò senza voltarsi indietro. Giunto alla reggia, tutto infervorato, si presentò al cospetto del re e chiese umilmente il permesso di portare al pascolo le sue caprette. “Benissimo!” gli rispose sua maestà.
La mattina seguente, Gino, tutto contento, portò al pascolo le caprette del re. All’inizio le piccole caprette gli stavano vicino, docili ai suoi richiami; ma verso sera cominciarono a correre di qua e di là e quando fu l’ora di tornare a casa erano tutte scomparse nel fitto del bosco. Gino dalla disperazione non sapeva cosa fare. Invano si mise a correre e a cercarle, ma non riuscì a prenderne nemmeno una e tornò triste e mortificato alla reggia.
Dopo qualche tempo, Luca, il secondogenito, partì da casa per tentare la prova e promise a se stesso di farcela. Durante il lungo tragitto, incontrò il vecchietto che gli chiese l’elemosina, ma lui con aria indifferente rifiutò. Il re gli affidò le sue piccole caprette. Ma quando Luca le portò al pascolo, gli fuggirono via tutte e la sera dovette far ritorno alla reggia senza nemmeno una capretta.
Anche Leon il terzogenito decisedi tentare questa prova. Partì da casa pieno di speranza e si diresse verso la reggia. Per strada incontrò il solito vecchietto che con le mani alzate disse: “Abbi pietà di me! Dammi un soldino, ho tanta fame” implorò l’uomo. “Ma certo, scusate soltanto se quello che vi do è poco, ma sono povero anch’io”, rispose Leon e versò nelle mani del vecchietto tutto quello che possedeva. “Grazie, Leon, voglio mostrarti la mia riconoscenza. Prendi in mano questo fischietto azzurro e quando le caprette del re scompariranno nella folta foresta, tu porta alle labbra questo fischietto e soffiaci dentro con tutta la forza che hai”.
Dopo queste parole, il vecchietto di colpo sparì come per incanto e Leon sbalordito si recò alla reggia con in mano il fischietto azzurro. La mattina dopo portò le
caprette al pascolo. Quando si avvicinò al bosco, le piccole bestiole cominciarono a sparpagliarsi qua e là e a scomparire tra la vegetazione selvaggia. Verso il tramonto, prese il fischietto e soffiò forte ed improvvisamente tutte le caprette, a una a una, tornarono a lui e lo seguirono docili fino alla reggia. La cosa si ripeté per tre giorni consecutivi.
Fu così che Leon sposò Syria, la bellissima figlia del re e visse con lei felice per molti e molti anni.
Che bella fiaba complimenti all’ autrice