Le Righee di Vittorio Veneto
Silvio Valdevit Lovriha
Andiamo alla scoperta della Righea, un tradizionale gioco della tradizione pasquale veneta, una specie di biliardo che coinvolgeva giocatori di tutte le età. Venivano costruite per la Pasqua nei vari cortili. Erano fatte di creta, più o meno grandi, a forma di uovo. Il gioco consisteva nel far scivolare nella righea il proprio uovo sodo colorato, cercando di colpire le uova avversarie. Se centravi il bersaglio si vincevano 5 o 10 lire e si aveva il diritto di fare un altro tiro. Poi si aspettava il nuovo turno. Era importante avere anche uova sode a punta perché arrivassero da tutte le parti. Giocavano tutti, uomini e donne, anziani, ragazzi e bambini e le righee venivano usate almeno per altre due domeniche dopo la Pasqua
Ogni borgo fea la so righea
era una gara a chi la fa pi bea.
Se lavorea par temp, senza sosta,
a Serraval, a Pieve e a Costa.
Dae moneghe in Domo la pi granda,
fatta se dis, a quel che pare,
co la creda pi bona,
quea del Monte Altare.
Omeni e femene, zoveni e veci
tutti a zogar coi duri colorati ovi
attenti che i restasse boni, come novi.
Intanto che i ovi se rodoea par la righea
se fea do ciacoe e, contenti, se ridea.
Ogni borgo faceva la sua righea;
era una gara a chi la faceva più bella.
Si lavorava per tempo, senza sosta,
a Serravalle, a Pieve e a Costa.
Dalle monache in Duomo la più
grande fatta, si dice, a quel che sembra
con la creta più buona,
quella del Monte Altare.
Uomini e donne, giovani e vecchi
tutti a giocare con le uova sode colorate
attenti che non si rompessero, che
restassero come nuovi.
Intanto che le uova rotolavano nella righea
si facevano due chiacchiere e,
contenti, si rideva.

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