Lo scoiattolo Oscar e le sue paure

Sanja Rotim

“Veramente non so cosa dobbiamo fare con lui”, disse un giorno la mamma scoiattolo a suo marito. Si riferiva al figlioletto Oscar, l’ultimogenito e il coccolone di famiglia. Il piccolo aveva paura dell’altezza e non riusciva proprio a superare questa difficoltà. Da quando era nato non era sceso neanche una volta dall’albero sul quale viveva con la sua numerosa famiglia. La loro casa era allestita nella cavità di un bellissimo tiglio secolare. Soltanto una volta lo scoiattolo Oscar aveva sbirciato fuori dall’apertura della cavità e aveva iniziato a gridare: “Oooh, che spavento, il vuoto, come siamo in alto, mamma”.

Tutti erano convinti che avrebbe superato quella paura crescendo ma, purtroppo, si sbagliavano. Lo scoiattolo Oscar non sapeva niente della vita fuori dalla sua casa, poteva solo immaginarsela ascoltando i racconti dei fratelli e dei genitori. Non aveva conosciuto altri animali, non aveva mai corso su un prato, non sapeva riconoscere il profumo dei fiori, non aveva mai visto un ruscello. E quindi inevitabilmente diventava sempre più triste. Avrebbe voluto scendere ed esplorare il mondo che lo circondava, sarebbe stato contento di conoscere e fare amicizia con gli altri animali dei quali i suoi fratelli avevano molta stima. Ma era troppo spaventato dall’altezza e incapace di trovare la forza di saltare giù dall’albero. Aveva conosciuto soltanto qualche uccellino e delle bellissime farfalle bianche che venivano ogni tanto a salutarlo e a fargli compagnia.

Il periodo che preferiva di più lo scoiattolo Oscar era l’inverno quando i suoi fratelli trascorrevano più tempo a casa, allora si sentiva meno solo e non diverso dagli altri. Ma le primavere e le estati erano proprio difficili da sopportare. “Se fossi solo un po’ più coraggioso anch’io”, pensava tristemente ma non poteva farci niente al riguardo. Doveva ammettere a se stesso che era un fifone e basta. “Forse è arrivata l’ora di rivolgersi a un dottore”, disse la mamma scoiattolo pensierosa a suo marito.“Lo credo anch’io. Noi siamo scoiattoli, siamo fatti per arrampicarci sugli alberi. Ci sarà pur un rimedio per questa sua dannata paura. Non può mica rimanere per sempre qua dentro. Che vita è, da recluso?” si sfogò il papà scoiattolo e raddrizzò i suoi occhiali.

“Il dottor Coniglini è bravo, lo dicono tutti. Quella volta quando mi sono rivolta a lui per il mal di testa, mi ha risolto il problema”, gli disse la mamma scoiattolo.“Sai che cosa ti dico, ci vado adesso da lui”, aggiunse decisa.“Direi che è una buona idea”, l’appoggiò il marito. La mamma scoiattolo aprì l’armadio per cercare un bel vestito da indossare, sapeva che dal dottore si presentavano tutti in modo elegante. “Metti il vestito rosa a pois, ti dona proprio”, le consigliò il papà scoiattolo che trovava sempre l’occasione per fare complimenti a sua moglie. “Sembri una ragazzina quando lo indossi”, le aggiunse sorridendo.“Sciocco, basta prendermi in giro, non mi va di scherzare”, rispose lei. E infatti, c’era poco da scherzare finché non si sarebbe risolto questo problema che affliggeva il loro piccolo.La mamma scoiattolo decise, comunque, di mettere quel vestito a pois che piaceva tanto al marito. Si guardò allo specchio e disse:“Forse hai ragione, caro, sembro un po’ più giovane”. Naturalmente questo scambio di opinioni non venne sentito dallo scoiattolo Oscar che era nell’altra stanza. La mamma scoiattolo prese poi un cesto di vimini e disse: “Passo prima al mercato a comprare qualche carota. So che il dottor Coniglini le mangia molto volentieri” e salutò il marito uscendo. “Speriamo in bene”, disse fra sé e sé.

Al mercato c’erano tanti clienti. La mamma scoiattolo si diresse verso il banco del quale conosceva bene la proprietaria, la gallina Veronica. Sapeva che lei vendeva tutte verdure di ottima qualità, una volta aveva vinto anche un premio per i suoi prodotti naturali.“Gallina Veronica, mi puoi dare tre carote grosse. Sai, sono per il dottor Coniglini”.La gallina Veronica non la deluse e scelse carote che avevano proprio un aspetto sano e le diede in omaggio anche un gambo di sedano. La mamma scoiattolo pagò e ringraziò e molto pensierosa si diresse verso lo studio del dottor Coniglini. Nella sala d’attesa c’erano tanti animali e la mamma scoiattolo dovette aspettare a lungo il proprio turno. “Buongiorno, come sta? Si è ripresentato di nuovo il suo mal di testa?” le chiese il dottor Coniglini guardando le carote invitanti che spuntavano dal suo cesto. “Questo è un piccolo pensiero per lei”, sorridendo gli porse le carote. “Dottore, io sto bene. Sono qui per parlare del mio piccolo Oscar. A dire il vero non è più così piccolo. Ecco… lui ha paura dell’altezza. Sa che non è mai sceso dal nostro albero? Mai, neanche una volta. Pensavamo che gli sarebbe passata questa paura ma ci sbagliavamo. Non sappiamo più cosa fare, dottore”, si sfogò la mamma scoiattolo. Il dottore notò qualche lacrimuccia nei suoi occhi.

“Grazie per il pensiero, non doveva disturbarsi. Ecco, quando si ha paura di qualcosa la cosa migliore è parlarne con qualcuno”, le disse il dottore. “Ma noi parliamo spesso con lui ma non funziona. Il mio piccolino si rende conto che è diverso dai suoi fratelli e non è contento di essere un fifone ma dice che non riesce a fare niente per superare questa paura”, gli spiegò la mamma scoiattolo. “Ho provato a dirgli di attaccarsi alle mie spalle e di chiudere gli occhi, ma non ha funzionato”. “Bisogna dirgli che ognuno di noi ha qualche paura, piccola o magari anche grande. Qualcuno le proprie paure le condivide con gli altri, qualcuno se le tiene per sé. Io sono un coniglio e non riesco ad arrampicarmi sugli alberi. Non posso andare su a parlargli da vicino. Però, forse avrei un’idea su come potrebbe aiutarsi per superare questa paura veramente insolita per gli scoiattoli”, le disse il dottor Coniglini. Tutta speranzosa la mamma scoiattolo lo ascoltava attentamente. Il dottore andò a cercare qualcosa negli armadi e nei cassetti. “Ma dov’è l’ho messa, mannaggia?” esclamò e si grattò la testa. “Ah, eccola qui”, disse poi allegramente. “Che cos’è?” gli chiese la mamma scoiattolo vedendolo con un oggetto mai visto prima in mano. “Questa qui è una mascherina che si mette in testa quando uno soffre di insonnia. Veramente non la prescrivo quasi mai perché vedo che gli animali dormono bene nel bosco. Soltanto il gufo sta sveglio di notte, ma non si lamenta di questo. I gufi sono fatti così, di giorno dormono e di notte sono svegli. Questa è l’unica mascherina che ho”. “Ma il mio piccolo Oscar non deve dormire anche di giorno, dottore”, protestò la mamma scoiattolo. “Mi ha frainteso, cara. Non la deve mettere per dormire. Credo che lo possa aiutare per scendere dall’albero. Mette la mascherina davanti agli occhi e scende così un paio di volte. Poi, secondo me, si abituerà e la toglierà quando sarà pronto”, le spiegò il dottore. “Lei dice?” chiese la mamma scoiattolo senza aspettarsi veramente una risposta. Prese quell’oggetto per lei un po’ misterioso, ringraziò e salutò il dottore. “Poi venga a dirmi come vanno le cose”, si raccomandò il dottor Coniglini.

Quando la mamma scoiattolo tornò a casa tutta la famiglia la stava aspettando con ansia, sperando che il dottor Coniglini le avesse dato qualche rimedio utile. Si aspettavano qualche ricetta per tisane da preparare con le erbe medicali che crescevano nel bosco ma rimasero stupiti vedendo quell’oggetto che assomigliava a degli occhiali. Allora la mamma scoiattolo dovette ripetere a loro tutto quello che le aveva detto il dottor Coniglini. “Ma, non lo so… però vorrei almeno provarci”, disse lo scoiattolo Oscar. “Non ne posso più di stare quassù”, disse e prese la maschera. Lo aiutarono a metterla e poi se la tolse e se la rimise un paio di volte per esercitarsi. “Ho imparato a metterla. Provo a scendere e poi quando sono arrivato giù la tolgo e faccio un giro. Poi la rimetterò per risalire”, diceva ma si vedeva che gli tremavano le piccole manine dall’emozione. “Sei sicuro che te la senti? Guarda che nessuno ti obbliga”, gli disse il papà scoiattolo. “Devo superare questa paura. Devo e basta”, disse deciso, si infilò la mascherina e fece un respiro profondo.

“Vado”, disse e si diresse verso l’uscita della casa. Gli altri stavano con il fiato sospeso. Lo scoiattolo Oscar stupì tutti, scese veramente da quell’albero. Quanto era contento! Finalmente toccò il suolo e capì che cosa fossero il prato e la terra, i fiorellini sui quali si fermavano le farfalle, le coccinelle e le api. Faceva salti di gioia. “Evviva, ce l’ho fatta a scendere, evviva”, diceva saltellando. “Allora questo è lo scoiattolo Oscar!”, commentavano gli animali. Erano tutti contenti di vederlo e conoscerlo. Avevano sentito parlare tanto di lui dai suoi fratelli. Così lo scoiattolo Oscar fece conoscenza degli animali del bosco. Si presentarono tutti, uno ad uno. Il riccio, la volpe, il tasso, la cerva, l’orso… Lui cercò di memorizzare tutto in fretta come se volesse recuperare il tempo perduto. Chiacchierò un po’ con tutti e poi disse: “Adesso, però, devo tornare a casa, i miei genitori saranno in pensiero perché è la prima volta che esco”. “A domani allora”, gli risposero contenti gli amici animali. Aveva conquistato in fretta i loro cuori. Lo guardarono incuriositi da come si rimetteva la mascherina sugli occhi. “Certo che il dottor Coniglini è proprio bravo”, disse qualcuno. Lo scoiattolo Oscar li salutò e salì senza problemi sull’albero.

La mamma e il papà scoiattolo lo aspettavano con ansia. Volevano sentire come erano andate le cose, chissà se ce l’avrebbe fatta a riprovarci a scendere anche nei prossimi giorni. “È così bello laggiù, mamma. Tutti gli animali sono diventati miei amici, dal primo all’ultimo. I fiori sono belli e profumano, il prato…”, continuava a raccontare, “non vedo l’ora di scendere di nuovo domani”. La mamma e il papà scoiattolo fecero un sospiro di sollievo. Il loro figlioletto stava superando la paura che lo affliggeva da sempre. Misero la mascherina in un posto sicuro, in un cassetto. Lo scoiattolo Oscar non dormì bene quella notte. Era impaziente, non vedeva l’ora di scendere di nuovo. Si alzò presto il giorno dopo, fece colazione e disse ai genitori: “Mi date la mascherina, per favore, vado giù”. Così lo scoiattolo Oscar scese un’altra volta, e ancora e ancora… Però non se la sentiva ancora di togliere la mascherina, il solo pensiero gli faceva venire la pelle d’oca, ma sapeva che prima o poi sarebbe successo. Chiacchierava a lungo con i suoi amici animali. Fu molto sorpreso quando venne a sapere che tutti quanti avevano qualche paura nascosta. La volpe gli confidò che aveva paura dei ricci. “Ma i ricci sono piccoli e tu sei così grande e pure tanto furba. Che cosa ti può fare un riccio?” le chiese quasi ridendo lo scoiattolo Oscar perché non riusciva a immaginare che una volpe potesse avere paura di un minuscolo riccio. “Caro mio, è vero che i ricci sono piccoli rispetto alle volpi. Però, hanno quegli aghi addosso, se ti pungessi una volta forse mi capiresti”, gli disse la volpe. “E perché ti ha punto, che cosa gli avevi fatto di così grave?”, fu curioso di sapere lo scoiattolo Oscar. “Non l’ha fatto intenzionalmente. Non l’avevo visto e l’ho calpestato. Mi sono rimasti gli aghi conficcati nella zampa, un dolore tremendo. Ho dovuto andare più volte dal dottor Coniglini per farmeli togliere. Ha dovuto pure bendarmi la gamba e per due settimane non ho potuto camminare. “E il riccio, si era fatto male anche lui?” le chiese. “Purtroppo, sì. Ha avuto problemi alla schiena e ha perso un po’ dei suoi aghi”. “Allora è stato solo un incidente”, concluse lo scoiattolo Oscar. “Già. Ma resta il fatto che sono terrorizzata dai ricci”. Mentre lo scoiattolo Oscar rimuginava sulla paura della volpe incontrò l’orso.

Chiacchierando amichevolmente con lui lo scoiattolo Oscar fu di nuovo sorpreso quando l’orso gli confidò quale era la sua paura. Non poteva proprio immaginare che un orso così grande potesse avere paura di una piccola puzzola. Ma l’orso gli spiegò la sua motivazione. “Un inverno, uno dei più freddi che ricordo, ero uscito dalla mia tana per cercare il cibo. Credevo che mi sarei assentato per circa una decina di minuti. Faceva così freddo e non vedevo l’ora di rintanarmi di nuovo nella mia dolce casa. C’era un metro di neve e soffiava un vento gelido. Tutto il bosco sembrava addormentato. Quando stavo per rientrare nella mia tana ho sentito un odore tremendo, non riuscivo a capire da dove provenisse. Non si riusciva stare dentro, la puzza era talmente forte da far girare la testa. Poi ho notato una puzzola che si era sdraiata sul mio letto fatto di foglie morbide. Ho chiuso il naso e l’ho invitata gentilmente ad andarsene. Ma lei mi ha risposto che fuori faceva freddo e che la mia tana era abbastanza grande per tutti e due. Non ne voleva sapere di andarsene. Così sono andato via io. Tutto l’inverno l’ho passato fuori, mi sono pure ammalato. Meno male il dottor Coniglini mi ha curato bene e in primavera sono guarito. Ma quando vedo una puzzola adesso, mi si rizza il pelo,, che paura!”, finì di raccontare l’orso. “Che storia”, pensò lo scoiattolo Oscar, “chi potrebbe immaginare che un orso possa aver paura di una puzzola, d’altronde come una volpe di un riccio”.

Saltellando ancora allegramente lo scoiattolo Oscar incontrò il cinghiale. A lui disse subito: “Tu di sicuro non hai paura di niente, massiccio come sei”. Anche qui lo scoiattolo fu sorpreso nel sentire che il cinghiale aveva una grande paura. Non c’entravano niente gli altri animali questa volta perché il cinghiale aveva paura dell’acqua. “Come mai hai paura dell’acqua, cinghiale?” chiese impaziente. Così il cinghiale gli raccontò che un suo bisnonno, che naturalmente lui non aveva mai conosciuto, era annegato in un lago. Era scivolato dentro l’acqua cadendo da un ponticello di legno che si era spezzato sotto il suo peso e così il bisnonno che non sapeva nuotare era annegato. Questa storia la bisnonna l’aveva raccontata alla nonna, la quale l’aveva tramandata a sua mamma e a tutti in famiglia e così tutti i cinghiali della famiglia hanno la paura dell’acqua. “Ma in questo bosco io non l’ho neanche visto un lago”, disse lo scoiattolo Oscar dopo aver rimuginato un po’. “Lo so, lo so, ma mi fa paura anche sola parola acqua”, confessò.

“Ma tu adesso stai bene, con quella mascherina riesci salire e scendere senza problemi?” gli chiese il cinghiale. “Sì, grazie al dottor Coniglini che ha avuto questa brillante idea. Adesso non mi sento neanche tanto diverso dagli altri”, gli spiegò lo scoiattolo Oscar. “Sono proprio contento per te. Siamo fortunati ad avere il dottor Coniglini qua, speriamo non si trasferisca mai”, disse il cinghiale. Chiacchierarono ancora un po’ e si salutarono. Lo scoiattolo Oscar più tardi incontrò il cervo. Si complimentò con lui per le sue belle corna che portava con tanta grazia. Chiacchierando col cervo lo scoiattolo venne a sapere che lui aveva paura del picchio. Il cervo gli raccontò che una volta sulle sue corna si era addormentato un picchio credendo di trovarsi appoggiato sul ramo di un albero. Lui non si era accorto di niente perché il picchio non era pesante. Ma all’improvviso il picchio si era messo a picchiettare sul suo corpo. Gli aveva lasciato un paio di buchini dai quali usciva il sangue. Naturalmente, non l’aveva fatto con l’intenzione di fargli del male, credeva che fosse il tronco di un albero. D’allora sono passati tanti anni ma il cervo non superò mai questa sua paura. Durante la giornata lo scoiattolo Oscar incontrò molti altri animali e tutti gli confidarono le loro paure. “Allora non sono tanto diverso dagli altri”, pensò con un certo sollievo, “tutti quanti hanno paura di qualcosa”. Quando arrivò il momento di tornare nella sua casetta sull’albero si rimise la mascherina sugli occhi e iniziò a salire saltellando. Ormai non sentiva più neanche i brividi di paura mentre saliva o scendeva come succedeva all’inizio, ma non era ancora pronto a togliere la mascherina. Però aveva la sensazione che quel giorno non era tanto lontano.

Ma un giorno successe una cosa imprevista. Ci fu una giornata di vento forte che scombussolò tutto il bosco. I rami degli alberi si piegavano, le foglie volavano da tutte le parti. Gli animali spaventati si rannicchiavano al riparo, per evitare di essere trascinati dalla furia del vento. Lo scoiattolo Oscar si accorse solo dopo che la tempesta si era placata che non aveva più al collo la sua mascherina. Si era staccata e volata via chissà dove. Si mise a piangere. “Come faccio adesso a salire? Ho troppa paura senza la mascherina”, singhiozzava. Gli amici animali cercavano di consolarlo ma non c’era niente da fare. Continuava a piangere disperato. Allora all’orso che era molto saggio venne in mente un’idea e la disse agli altri. “Sì, potrebbe funzionare. Tu cosa dici, scoiattolo Oscar?” gli chiesero. “Va bene, ci provo. Devo pur tornare a casa oggi”, rispose.

Così come proposto dall’orso, gli animali si misero uno sopra all’altro. Sull’orso si arrampicò il cinghiale, sul cinghiale il cervo, sul cervo la volpe, poi la cerva, il coniglio, il castoro, la marmotta e tanti altri. Lo scoiattolo Oscar si aggrappò all’orso poi salì fino al cinghiale, continuò così a salire chiudendo e aprendo gli occhi ogni tanto. Non aveva così tanta paura sentendo di avere sempre qualcuno a cui appigliarsi. Ringraziò gli amici animali e entrò in casa dove l’aspettavano i genitori. Gli animali gli avevano promesso che lo avrebbero aiutato ogni volta che doveva scendere o salire. “Mamma, papà, ho perso la mascherina”, annunciò. Si ricordava che la mamma gli aveva detto che il dottor Coniglini non aveva altre mascherine nello studio. Voi forse direte che allora poteva mettere qualcos’altro in testa, un foulard o cose simili, ma eravamo nel bosco e lui si sentiva sicuro soltanto con addosso quella mascherina. “Eppure sei salito, gioia”, i genitori erano molto contenti. “Mi hanno aiutato i miei amici animali”, disse riconoscente.

Il giorno dopo quando lo scoiattolo Oscar voleva uscire di casa i suoi fratelli chiamarono gli animali per aiutarlo di nuovo. Gli animali si misero ancora uno sopra l’altro e questa volta Oscar tenne pure gli occhi aperti. “Non mi è sembrato così spaventoso”, disse una volta toccato il suolo. Gli animali erano pronti ad aiutarlo ogni volta che sarebbe servito, ma lui li sorprese perché salì da solo, tenendo addirittura gli occhi aperti! “Ho superato la mia paura, evviva!”, gridava di gioia. “Forse è stata utile quella tempesta che mi ha portato via la mascherina”, concluse contento.

I giorni seguenti lo scoiattolo Oscar non faceva altro che salire e scendere dagli alberi, come se volesse recuperare il tempo perduto. Tutti gli animali erano molto felici vedendo il loro amico così contento. Lo scoiattolo Oscar pensò che avrebbe dovuto ringraziare gli amici per il sacrificio che avevano fatto per lui. “Se potessi aiutarli a superare le loro paure”, pensò. Allora decise di andare a parlare con il dottor Coniglini. “Se ha aiutato me, riuscirà a trovare anche un rimedio per le loro paure”, concluse. Così andò a insaputa di tutti dal dottor Coniglini. Il dottore non lo conosceva, così lui si presentò educatamente. “Dottore, io sono lo scoiattolo Oscar…”, ma non finì di parlare perché il dottore aveva già capito tutto. “Allora, ti ha aiutato la mascherina a superare la tua paura dell’altezza?” gli chiese. “Sì, grazie, dottore, ma mi hanno aiutato pure la tempesta e i miei amici animali.” Così raccontò tutta la storia.

“È vero il proverbio che dice che gli amici si vedono nel momento del bisogno”, gli disse il dottor Coniglini sorridendo. “Ma adesso io vorrei fare qualcosa per loro. Vorrei sapere come possono anche loro superare le loro paure.” E si mise a raccontare al dottore tutte le paure che aveva sentito. Il dottor Coniglini si grattava la testa. Lo faceva ogni volta che doveva pensare. “Ecco… si tratta di un calcolo di probabilità”. “Un calcolo?”, fu sorpreso lo scoiattolo Oscar sentire la sua risposta. “Esatto. Voglio dire che la probabilità che si ripeta lo stesso incidente allo stesso animale è pari a 0,00000001. In poche parole, vuol dire che è quasi nulla. Praticamente non succederà”. Era una bella notizia e lo scoiattolo Oscar ringraziò il dottore. Andò a dare a ogni animale la spiegazione del dottore. “Praticamente è impossibile che calpesti ancora un riccio”, disse alla volpe. “È completamente improbabile che un’altra puzzola entri nella tua tana d’inverno”, spiegò all’orso. “Non può succedere che anche tu anneghi nel lago come il tuo bisnonno, è del tutto improbabile”, disse al cinghiale. Parlò con tutti gli altri animali. Loro capirono che aveva senso la teoria del dottor Coniglini.

Così tutti si liberarono delle loro inutili paure e vissero felici e contenti nel loro bosco continuando ad aiutarsi a vicenda. Questa sì che è vera amicizia!

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