L’omino del fungo

Sanja Rotim

L'omino del fungoC’era una volta un ragazzo magrolino di nome Edoardo che abitava in un paesino di campagna. Gli piaceva molto vivere in mezzo alla natura dove poteva respirare aria pulita e correre liberamente nei prati. Ma quando arrivò all’età di quattordici anni dovette frequentare la scuola superiore che si trovava lontano in città. Per arrivarci doveva attraversare un bosco, ma non era certo un problema perché era abituato a camminare tanto. Il fatto era che in quella scuola non si sentiva molto a suo agio.

Non c’era nessun altro ragazzo che arrivava dalla campagna, tutti gli altri erano cittadini. Si vestivano in modo un po’ diverso da lui e anche il loro modo di parlare sembrava strano a Edoardo. E poi c’era un gruppo di ragazzi prepotenti e maleducati che lo prendeva in giro in continuazione. “Campagnolo, cosa hai nello zaino? Ci hai portato del formaggio?” gli chiedevano. Oppure gli tiravano i capelli, mettevano le foglie o la terra nel suo zaino. C’erano anche dei ragazzi simpatici, ma nessuno si voleva mettere contro questi quattro bulli in quanto avevano paura che avrebbero poi preso di mira anche loro.

Così Edoardo andava a scuola sempre malvolentieri, ma non si confidò con nessuno. La passeggiata nel bosco gli piaceva, avrebbe voluto che durasse più a lungo. Ma poi finiva e lui doveva entrare a scuola e subire le cattiverie.

Un giorno andando a scuola notò nel bosco un fungo strano. Era un po’ più grande dei soliti funghi e aveva il cappello rosso con i puntini bianchi. Proprio come quelli che si vedono nei libri per bambini. Non resistette alla tentazione e gli si avvicinò per vederlo da vicino. “Ma che bel fungo. Non sembra neanche vero”, pensava. Cercò di vedere se era vero o no e così lo iniziò a scuotere un po’. “Cosa succede, il terremoto, aiuto…”, dal fungo spuntò una minuscola testa. “Cosa fai ragazzo, questa è casa mia. Vuoi distruggerla?” gli chiese quest’omino con l’espressione arrabbiata. Edoardo si spaventò. “Mi scuso, non pensavo ci fosse qualcuno dentro, volevo solo vedere un po’ da vicino il fungo. Uno così bello non l’avevo mai visto in vita mia”. “Certo che è bello, io ci abito qui, sono il guardiano del bosco”, gli disse. “Ah, ah. Tu il guardiano del bosco, piccolo come sei”, Edoardo pensava che l’omino scherzasse. “Perché, pensi che una persona piccola non possa essere il guardiano del bosco? Se pensi così, ragazzo, ti sbagli di grosso”. “Io penso che il guardiano del bosco dovrebbe essere un gigante. Oppure un animale grande tipo un orso. Non un omino piccolo e neppure un coniglio. Come fai tu a proteggere il bosco?” gli chiese il ragazzo incuriosito.

“Tu pensi forse che la forza stia nei muscoli, ragazzo. Te lo leggo negli occhi. Ma ti sbagli. La forza è nel cervello. I muscoli non contano se non hai niente nella zucca”, gli disse l’omino. Edoardo intanto sbirciava dentro il fungo. Come era piacevole la casa dell’omino con i mobili minuscoli. C’era persino un pianoforte in miniatura!

“Ma spiegami tu come fai a proteggere il bosco se, per esempio, devi affrontare un orso o un cinghiale”, il ragazzo era sempre più curioso. “Prima penso bene a quale possa essere la strategia migliore. A volte basta poco per farli spaventare e scappare. Per esempio, tengo qui i rami d’ortica. Vengono sempre utili. Con una strofinata anche il lupo scappa. Per farti un altro esempio, alla volpe che voleva distruggere un nido di uccellini avevo legato la coda a un cespuglio. Le si era staccata e anche adesso va in giro tutta vergognosa senza la parte più bella del suo corpo. E di sicuro non toccherà più i nidi. Ho tanti esempi, ragazzo”, gli rispose l’omino. “Adesso però devo andare a scuola, se no arrivo in ritardo. Al ritorno ti trovo ancora qui?” gli chiese Edoardo. “Mi piace parlare con te”. “Naturalmente. Basta che rispetti il mio bosco, sono a tua completa disposizione”. “Grazie. Allora a dopo”.

Questa volta Edoardo entrò a scuola meno preoccupato, ma più pensieroso. Continuava a rimuginare su quello che gli aveva detto l’omino del fungo. “Forse non devo aver paura neanch’io di questi ragazzi anche se sono molto più muscolosi di me”. Era la prima volta che aveva un pensiero positivo sulla faccenda anche se quel giorno continuarono a prenderlo in giro. Edoardo non vedeva l’ora che finissero le lezioni per incontrare di nuovo l’omino del fungo. Così si incontrarono di nuovo e chiacchierarono. Edoardo gli raccontò delle cattiverie che subiva a scuola. L’omino aveva capito che il ragazzo era in difficoltà e voleva aiutarlo.

“Allora, perché la prossima volta non inviti loro ad attraversare il bosco con te. Puoi dire che incontri ogni giorno i lupi, gli orsi, i cinghiali. Vedrai che ti guarderanno subito in modo diverso. Sai, a volte qualche piccola bugia serve”, gli consigliò l’omino. Edoardo fece come gli aveva suggerito l’omino del fungo. Quando i ragazzi iniziarono a prenderlo in giro, lui disse: “Se siete coraggiosi da prendermi in giro, allora sarete anche coraggiosi come me ad attraversare il bosco pieno di animali pericolosi. Dai, chi vuole venire con me oggi nel bosco?” chiese e si sentì subito molto sollevato. “Di che animali parli, forse del coniglio e dello scoiattolo?”, iniziarono a ridere i ragazzi. “No, no, io parlo dei lupi e degli orsi”, rispose. “Non ti crediamo, tu che passi davanti un orso, vuoi dire?” “Sì, venite a vedere se non mi credete”.

I ragazzi non accettarono l’invito. Ma diventarono un po’ più calmi. “Allora portaci una prova, come facciamo a crederti?”“Per quello che vi invito a venire con me”. Ma i ragazzi non avevano il coraggio di entrare nel bosco dopo quello che aveva raccontato Edoardo. Quel giorno al ritorno da scuola Edoardo si fermò ancora dall’omino del fungo che questa volta trovò indaffarato a suonare il pianoforte. Quando vide il ragazzo smise di suonare.

“Com’è andata oggi, ragazzo?” gli chiese. Così Edoardo gli raccontò della prova che volevano i ragazzi e come si era già sentito meglio dopo aver seguito il suo consiglio. “Va bene, ci inventiamo qualcosa sulla prova. Per esempio, ho tenuto la zampa di un orso morto. Anche quella usavo per i miei trucchi. Te la posso dare in prestito. Mostrala a questi ragazzi e di’ lloro che l’hai trovata tu e tenuta per ricordo. Crederanno alla tua storia”. “Grazie mille, ci proverò”.

A Edoardo faceva un po’ impressione quella zampa nel suo zaino, ma per far tacere quei bulli valeva la pena provarci. Così il giorno dopo i ragazzi chiesero subito a Edoardo se avesse delle prove. Sembravano impazienti. Lui fiero tirò fuori la zampa d’orso. Non si può immaginare lo stupore nell’espressione del viso dei ragazzi! “Mamma mia, questa è veramente una zampa d’orso”, commentò uno di loro. I ragazzi si lanciavano occhiate impressionati. “Veramente non hai paura di questi animali feroci?” gli chiedevano. Qualcuno, però, sembrava ancora scettico nonostante iniziassero a guardarlo in un modo diverso. Per convincerli del tutto Edoardo pensò di promettere che avrebbe portato qualcos’altro. Faceva affidamento ancora al suo nuovo piccolo amico che sicuramente avrebbe avuto un’altra idea. Il giorno dopo nel bosco l’omino del fungo gli diede una zanna di cinghiale: “Con questa finiranno definitivamente di darti fastidio e, chissà, magari ti farai dei nuovi amici”. Edoardo non riusciva a smettere di ringraziare e si diresse allegro verso la scuola.

Alla vista della nuova prova, i bulli restarono senza parole. Restarono tutti zitti ad ascoltare le parole di Edoardo. “Se rispetti il bosco e gli animali, nessuno ti farà del male. È importante sempre seguire le regole e rispettare il prossimo. Vale sia per gli uomini che gli animali. E sapete cosa vi dico anche? A me piace molto vivere in campagna ed essere un campagnolo, ne vado fiero. Mi piace anche il modo in cui mi vesto perché mi sento molto comodo così e in più i vostri vestiti tutti uguali a me non piacciono per niente”, disse Edoardo e si sentì così sollevato. E poi quello che aveva detto era vero, se ne rese conto. Da quella volta finalmente smisero di prenderlo in giro. Sembrava persino che lo guardassero con un po’ d’invidia.

Edoardo rese la zanna di cinghiale all’omino del fungo e lo ringraziò. “Ti ringrazio, sei veramente un grande!” “Hai visto, hai capito che anche un uomo piccolo, piccolo può essere un grande, ah, ah. Ma hai fatto tutto tu da solo, ragazzo, non ti ho detto io di dire quelle cose, ti sei arrangiato proprio bene. Ormai non ho niente da insegnarti”, l’omino del fungo sembrava proprio felice. “Adesso vado a suonare un po’, mi rilassa molto.”

“A presto, amico mio”.

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