Partiamo da un parco giochi più inclusivo
Classe 2C, Scuola Secondaria di I grado - Istituto Comprensivo “G. Grassi” di Martina Franca (TA)
Questa filastrocca è frutto del concorso Crea la filastrocca del parco giochi inclusivo del tuo paese promosso da Rete Parchi per tutti e rivolto agli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado, con l’obiettivo di comporre delle filastrocche dedicate ai parchi giochi inclusivi. Un’occasione per pensare insieme al valore e al rispetto del parco gioco, uno spazio semplice ma importante, dove avvengono incontri, si costruiscono conoscenze e amicizie, si gusta la bellezza degli spazi aperti, si gioca da soli e insieme.
Quattromila studenti e studentesse con i loro insegnanti hanno raccolto questo invito e partecipato a questa riflessione e scrittura collettiva, hanno visitato il parco giochi del proprio paese, partecipando a momenti di approfondimento su tema dell’inclusività ed accessibilità e composto la filastrocca del parco giochi inclusivo del proprio paese o del parco desiderato.
Ecco la filastrocca composta dagli alunni della Classe 2C, Scuola Secondaria di I grado – Istituto Comprensivo “G. Grassi” di Martina Franca (TA), tratta dalla pubblicazione Le filastrocche dei nostri parchi
Partiamo da un parco giochi più inclusivo
Osservando la nostra società
sempre un pensiero ci torna qua e là:
non a tutti la stessa attenzione viene riservata
e ciò ci dispiace in maniera smisurata.
Ogni persona va ascoltata,
ogni caratteristica rispettata:
è questo quello che pensiamo
e un sogno grande noi abbiamo.
Rendiamo questo mondo meno cattivo,
partiamo da un parco giochi più inclusivo.
Vogliamo un parco pieno di colori
dove siano liberi tutti i sognatori;
Dove ogni persona possa sentirsi accolta
e ogni tristezza viene tolta.
Vogliamo un parco grande e bello,
dove ciascuno sappia essere considerato un gioiello,
dove ogni persona possa sentirsi sicura
pronta ad affrontare ogni paura.
Dove ogni esigenza venga rispettata,
e ogni persona venga guidata:
questo è il parco che desideriamo
non più un sogno lo consideriamo.
