Sull’erba

Arturo Graf 

Tratta da Le rime della selva, Treves, 1906

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L’erba è una buona cosa
Per l’insetto e pel branco,
E ancor per l’uomo stanco,
Per l’uom che si riposa.

Mentr’ei siede sull’erba,
Fuor dell’usata gabbia,
Ogni rancor ch’egli abbia
Si smorza e disacerba.

Mentre supino giace
Sui flessuosi steli,
Vede nell’alto i cieli
E può sognare in pace.

Si rizza a lui dattorno
Qualche succinto fiore:
Vive il fior poche ore;
Vive l’uom qualche giorno.

Una minuta plebe
Ivi presso fatica:
Come l’uom la formica
Si struscia per le glebe.

Adagio un grillo miete;
Vïaggia nel rigagno
Una chiocciola; il ragno
Distende la sua rete.

Tra’ fuscelli si spalla
Una lumaca inerme;
Ronza un moscone; il verme
Disprezza la farfalla.

E l’uom che si riposa
Sente d’esser fratello
Del verme e del fuscello
E d’ogni nata cosa.

Mentr’ei giace sull’erba
Nauseato, sfinito,
Gli passa ogni prurito
Ed ogn’idea superba.

Mentr’ei stassi a giacere,
Vede fuggir per l’aria
L’illusïone varia
Dalle nubi leggiere.

Mentr’ei giace supino,
Vede assai lunge il cielo;
Sente, fra stelo e stelo,
La terra assai vicino.

 

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