{"id":111635,"date":"2005-11-21T10:58:19","date_gmt":"2005-11-21T10:58:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/la-favola-di-una-dea\/"},"modified":"2005-11-21T10:58:19","modified_gmt":"2005-11-21T10:58:19","slug":"la-favola-di-una-dea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/la-favola-di-una-dea\/","title":{"rendered":"La favola di una Dea"},"content":{"rendered":"<p>Capitolo I<br \/>\nIl sole, ormai alto nel cielo, dava calore a quella giornata cos\u00ec fredda. I sui raggi penetravano tra i rami di quegli alberi cos\u00ec grandi e verdi. L&#8217;ultimo interminabile viale, dove dolci petali bianchi accarezzavano l&#8217;aria e si lasciavano trasportare dal lieve armonioso vento, era l&#8217;ultimo tratto da percorrere prima di giungere finalmente alla nuova casa. Superato il viale, si stendeva un immenso prato verde con tanti fiorellini variopinti. Nell&#8217;aria regnava un gran silenzio\u2026si udivano solo uccellini cinguettanti svolazzare al passaggio della carrozza. Un posto incantevole, da favola, che si affacciava proprio su quel luogo, quasi pareva un ritratto.<br \/>\nL\u00ec in fondo una casetta, un po&#8217; vecchia e grigia, parte anch&#8217;essa di quel bel ritratto. Abbandonata chiss\u00e0 da quanto tempo, piena di polvere e in un caos immaginabile, rendeva quel luogo cos\u00ec immensamente fantastico.<br \/>\nIl viaggio, lungo e stressante era finalmente giunto al termine.<br \/>\nScesa dalla carrozza con cui viaggiavano da pi\u00f9 di due giorni, una carrozza vecchia, nera e scomoda, una fanciulla carina, esile nel suo corpo e di gentile aspetto. Dea era il suo nome. Capelli lunghi, lisci e neri, sciolti al vento, magra, con un viso pallido, ma incantevole. Indossava un vecchio abito grigio, semplice, che le scendeva sui fianchi evidenziandone delicatamente le forme. Scarponcini neri, un po&#8217; slacciati e consumati, ma solo quello poteva permettersi. Lei e sua madre, Teira, erano povere donne giunte da lontano per scappare da chi o che cosa.<br \/>\nSua madre, anch&#8217;essa esile e con l&#8217;aria stanca, apr\u00ec quella fragile porta che mostrava, all&#8217;interno, un&#8217;unica stanza con un tavolo di legno traballante ormai andato e qualche sedia di paglia per lo pi\u00f9 sfondate, poste ancora vicino al caminetto. Una lunga scalinata portava al piano superiore.<br \/>\nS&#8217;incammin\u00f2 la piccola fanciulla su per le scale, curiosa com&#8217;era, quasi curvata in avanti per tenersi in equilibrio. Non vi erano passamani e il soffitto era basso.<br \/>\nIl piano superiore non era molto diverso da quello inferiore: un&#8217;unica grande stanza con un gran letto matrimoniale al centro, rivestito di un lenzuolo bianco trasandato che lasciava fuoriuscire la sua preziosa paglia spargendola, un po&#8217; qua e un po&#8217; l\u00e0, per tutta la stanza.<br \/>\nDietro la porta era nascosto un vecchio armadio, con le ante ancora aperte, di un legno anch&#8217;esso marcio. In fondo alla stanza, una finestra che faceva penetrare quello che, per la piccola, era la cosa pi\u00f9 bella del mondo: il sole. Con quei suoi raggi di luce dava splendore e ricchezza persino a quella stanza cos\u00ec mal ridotta.<br \/>\nScesa di nuovo al piano inferiore, vide sua madre gi\u00e0 a lavoro. Si tir\u00f2 su le maniche del vestito e con felicit\u00e0 ed euforia aiut\u00f2 sua madre a trasformare quell&#8217;ambiente in una casa vivibile e pi\u00f9 accogliente.<br \/>\nFattasi sera e stanche dal lavoro, si coricarono su quel letto che, ormai, sembrava di una regina. Ben fatto, senza pi\u00f9 l&#8217;ombra di un briciolo di polvere e cos\u00ec caldo!<br \/>\nIl mattino seguente la piccola fu svegliata da un raggio di sole che timoroso entrava dalla finestra. Si alz\u00f2, senza fare troppo rumore, indoss\u00f2 il suo abito e scese gi\u00f9 per la scalinata.<br \/>\nLa casa si presentava molto diversa da come l&#8217;avevano trovata. Era pulita, luminosa e non pi\u00f9 spoglia come prima. And\u00f2 fuori, prese della legna e dell&#8217;acqua fresca. Accese il fuoco. Mise a scaldare un po&#8217; di latte e nel frattempo recuper\u00f2 un pezzo di legno che leg\u00f2, ben saldo, al piede del tavolo traballante. Mise sulla tavola una bella tovaglia color azzurro e vi pose, giusto al centro, il vaso pieno d&#8217;acqua. Usc\u00ec nuovamente a raccogliere tanti bei fiori profumati e colorati che diedero un tocco d&#8217;allegria alla casa.<br \/>\nDopo aver fatto colazione, le due donne, si dedicarono alla pulizia della stalla situata l\u00ec di fianco. Non vi erano porte, ma un&#8217;unica grandissima entrata che dava spazio ad una confusione di cose vecchie ed arrugginite.<br \/>\nMentre stavano tutte prese a sistemare alcuni attrezzi per il campo, sentirono avvicinarsi qualcuno. Si bloccarono, intimorite nel vedere che una cos\u00ec bella, luccicante e maestosa carrozza stava raggiungendo proprio loro.<br \/>\nSi ferm\u00f2. Il cocchiere and\u00f2 ad aprire la portiera ed ecco affacciarsi una figura distinta, con i capelli brizzolati quanto basta per rendere un uomo affascinante. Un po&#8217; lunghi sulle spalle, accarezzati dal vento, lasciavano una scia di luce brillante ad ogni suo gentile movimento. Un viso allungato, di una pelle delicata e rosea e con un sorriso coinvolgente. Sceso dalla carrozza, quel signore dai bei vestiti, di un tessuto e di un colore marrone che trasmetteva calore solo a guardarlo, con un delicatissimo foulard rosso al collo che lo rendeva ancora pi\u00f9 elegante, i pantaloni racchiusi in quegli stivali neri, nuovi e luccicanti che davano signorilit\u00e0 a chi li indossava, rimase l\u00ec vicino nell&#8217;attesa che qualcun altro scendesse.<br \/>\nApparve una figura pi\u00f9 imponente, grossa nell&#8217;aspetto e ricca nei suoi vestiti. Il Conte offr\u00ec il suo forte braccio a quel signore per permettergli di scendere con pi\u00f9 facilit\u00e0 e poi s&#8217;inchin\u00f2 davanti a lui. Era enorme, ma erano soprattutto i suoi abiti a renderlo tale. Aveva sulle spalle maestose, un lungo mantello rosso, soffice e con una caldissima pelliccia bianca ai bordi. Stelline dorate, ricamate su quel mantello reale, inondate dai raggi del sole, luccicavano e abbagliavano gli occhi delle due donne.<br \/>\nEra il Re? Impossibile! Ma perch\u00e9 una tale visita? Erano appena arrivate, cosa mai poteva volere? Quella visita per loro era inaspettata.<br \/>\nSapevano che, non lontano da l\u00ec, vi era il castello reale, che in quel luogo regnava un Re molto gentile, di buon cuore e molto vicino al suo popolo. Doveva essere tutto vero se si era scomodato a far loro visita, solo per dargli il ben venuto!<br \/>\nIl Re entr\u00f2 nella stalla a conversare con la madre della fanciulla, mentre quest&#8217;ultima ed il Conte, rimasero ai bordi di quell&#8217;immensa apertura, ad ascoltare in silenzio. Quasi incantato dalla bellezza dei suoi occhi verdi, resi lucidi dai raggi del sole, che la inondavano, facendo trasparire tutto quel luccichio di felicit\u00e0 che emanavano, il Conte non riusciva a distogliere il suo sguardo, finch\u00e9 la ragazza, persa pi\u00f9 volte anche lei, negli occhi neri e profondi di quell&#8217;uomo, che con tanta semplicit\u00e0 e tranquillit\u00e0 la scrutavano intensamente, abbass\u00f2 lo sguardo. Il Conte sorrise e si volt\u00f2.<br \/>\nIl Re, proprietario di quella vecchia casa di campagna, le aveva accolte e donato loro un tetto per i giorni avvenire. Non sapeva che le due donne erano gi\u00e0 arrivate e si scus\u00f2 del fatto di essere piombato cos\u00ec, senza preavviso.<br \/>\nLa visita fu breve, ma concisa. Questi, prima di risalire sulla carrozza, ordin\u00f2 al Conte di ritornarvi per sistemare e gettare via alcune cose vecchie, inutili e pesanti.<br \/>\nLa carrozza si allontan\u00f2, lasciando quel luccichio di brillantezza nell&#8217;aria, per sparire poi del tutto, tra un mare di petali galoppanti bianchi, dietro al viale. Le due donne tornarono al loro lavoro. Non una parola, n\u00e9 un commento. Solo gioia nell&#8217;aria perch\u00e9 qualcuno aveva pensato a loro.<br \/>\nNon mancando all&#8217;ordine dato dal Re, il Conte, dopo qualche settimana, torn\u00f2 a far loro visita. Tutte imbarazzate, lo fecero accomodare nella loro umile casa, contente di non essere state dimenticate. Egli entr\u00f2, ma non si sedette. Aveva raggiunto quel luogo a piedi, tutto solo, aveva l&#8217;aria di essere un po&#8217; stanco, ma nonostante questo non volle sedersi.<br \/>\nPresentatosi a loro finalmente come il Conte Di Riv\u00e8, Darson Di Riv\u00e8, si scus\u00f2 della scortesia appena fatta. Spieg\u00f2 di aver avuto, giorni fa, un incidente a cavallo, riportando una lieve ferita alla gamba e soprattutto un profondo taglio al braccio sinistro. Non potendosi trattenere a lungo, si scus\u00f2 per non poter portare a termine l&#8217;ordine datogli dal Re, ma appena gli sarebbe stato possibile, avrebbe rimediato.<br \/>\nLa fanciulla sorrise e si avvicin\u00f2 dolcemente, tanto da imbarazzare il Conte. Gli prese delicatamente il braccio e gli sollev\u00f2 la manica della giacca. Not\u00f2 che la fasciatura era troppo stretta. Si allontan\u00f2 senza una parola. Il Conte non riusciva a capire quel gesto e guard\u00f2 la madre. I loro occhi s&#8217;incrociarono per la prima volta per perdersi gli uni negli altri. Non aveva notato, prima di allora, che quella donna, cos\u00ec giovanile, nascondeva una bellezza ineguagliabile. Rimasero per tutto il tempo cos\u00ec, senza dire una parola, finch\u00e9 la ragazza non torn\u00f2.<br \/>\nQuesta portava con se delle bende e dell&#8217;acqua. Lo fece sedere. Il Conte ormai atterrito da una tale familiarit\u00e0 che suscitavano quelle donne, non batte ciglio. Si ritrov\u00f2 seduto su quella seggiola, che anche se mal ridotta, si rivel\u00f2 comoda e rilassante. Scrutava la fanciulla che con modi sempre cos\u00ec dolci, inizi\u00f2 a togliere quelle inutili fasce.<br \/>\nIl taglio era davvero profondo, ma non sanguinava. La fanciulla disinfett\u00f2 la ferita e gli poggi\u00f2 sopra una benda. Senza stringerla troppo la fiss\u00f2 e gli disse di non tenerla troppo coperta.<br \/>\nQuesti, che prima aveva fretta di andare, inizi\u00f2 a conversare piacevolmente con loro, tanto da non accorgersi che il sole stava scomparendo dietro la collina.<br \/>\nQuando and\u00f2 via, era ormai buio. La figura esile del Conte scomparve insieme a quell&#8217;arancio sole che aveva lasciato nell&#8217;aria, solo una polverina dorata che luccicava sui prati in lontananza e che faceva sperare in un&#8217;altra giornata di sole l&#8217;indomani.<\/p>\n<p>Capitolo II<br \/>\nLe giornate, sempre pi\u00f9 calde, passavano velocemente. In lontananza, quando l&#8217;aria era tranquilla e c&#8217;era tutto un silenzio intorno, si poteva ascoltare distintamente il suono dolce e rilassante delle trombe a corte: un buffo suono, perch\u00e9 incantava chi lo ascoltava.<br \/>\nLa fanciulla pi\u00f9 volte si distendeva sui prati, sempre pi\u00f9 verdi e fioriti, un po&#8217; distanti da casa e si lasciva trasportare da questo, in luoghi fantastici ed immaginari. Mentre stava cos\u00ec distesa, con gli occhi chiusi a fantasticare, sent\u00ec, tutto ad un tratto, un tonfo rumore. Si tir\u00f2 su pi\u00f9 velocemente che poteva, ma non riusc\u00ec a capire cosa era stato. Distolta, ormai, da quel rumore, abbandon\u00f2 il suo sogno e decise di tornare. Si gir\u00f2 e s&#8217;incammin\u00f2 verso casa, con l&#8217;aria distratta, ma felice, con un grosso sorriso sulle sue labbra cos\u00ec piccole e rosee. Tutto ad un tratto, un brivido freddo lungo la schiena la paralizz\u00f2 in un lampo. Qualcuno era alle sue spalle! Velocemente si sent\u00ec sfiorare, rimase immobile, senza fiato. Chi era? Vide allontanarsi un cavallo, cos\u00ec maestosamente bello, tutto di un unico colore splendente marrone, con una lunga coda nera al vento. Non vide il viso di chi lo montava, ma la sua immagine le rimase impressa. Era un giovane, elegante, tutto vestito di bianco, con dei ricami dorati lungo i bordi del suo abito. Un luccichio, quasi innaturale, avvolgeva quell&#8217;immagine che diventava sempre pi\u00f9 piccola, per poi sparire misteriosamente tra gli alberi.<br \/>\nAnche se aveva avuto paura, Dea, pi\u00f9 di una volta, ripens\u00f2 a quella figura che cos\u00ec tanto l&#8217;aveva colpita nell&#8217;animo e pi\u00f9 volte si chiese se non era stato solo frutto della sua immaginazione.<br \/>\nNei giorni successivi, lei e sua madre, ebbero da lavorare molto, sia in casa sia fuori. Sistemarono l&#8217;orto, situato dietro la loro casa: un immenso orto trascurato ormai da tanto, con dei grossi e numerosi alberi che promettevano presto dei bei frutti. Questo lavoro port\u00f2 via loro del tempo, tanto che Dea non ebbe pi\u00f9 modo di pensare al suo sconosciuto, n\u00e9 recarsi pi\u00f9 in quel posto. Pian, piano, quella figura un tempo raggiante nella sua mente, divenne sempre pi\u00f9 confusa.<br \/>\nIl Conte, entrato a far parte della famiglia perch\u00e9 sempre pi\u00f9 spesso allietava loro della propria presenza, guarito ormai del tutto da quell&#8217;incidente avuto, le aiutava nei lavori pi\u00f9 pesanti. A Dea piaceva soffermarsi a guardarlo anche da lontano, cos\u00ec poteva notare cose che neanche sua madre riusciva a vedere. Quelle piccole attenzioni che il Conte Darson porgeva a Teira e quegli sguardi cos\u00ec intensi\u2026non una parola volava nell&#8217;aria tra loro, ma in quello sguardo e in quegli occhi fulminanti vi si leggeva tutto.<br \/>\nPi\u00f9 delle volte, il Conte, amava raccontare loro affascinanti storie, assurde ed incredule a volte, che lasciavano Dea imbambolata ad ascoltarlo. Raccontava, con tanto entusiasmo, di un giovane ribelle del palazzo, delle sue avventure, a volte anche pericolose, ma che in ogni caso riusciva sempre a portare a termine. Dai suoi racconti si poteva immaginarlo: un ragazzo molto forte, sveglio, dai modi sempre gentili, ma con tanta vivacit\u00e0, tanta voglia di vivere e di sorridere. Dea, che ne rimase affascinata fin dal primo racconto, avrebbe voluto tanto conoscerlo di persona, poter parlare con lui e ascoltare la sua voce. Per questo, il Conte, le promise che un giorno l&#8217;avrebbe portato con se.<br \/>\nI giorni si susseguirono l&#8217;uno dietro l&#8217;altro, mutando di colore. Giorni di uno splendido sole, abbagliante e caldo, finivano per lasciare il posto a quelli pi\u00f9 bui, grigi ed umidi. Le visite del Conte divennero saltuarie e soprattutto nei giorni pi\u00f9 brutti, erano del tutto assenti. In quel periodo, nonostante il mal tempo, le donne dovettero ugualmente prendersi cura del loro orto, contando solo sulle proprie forze. Dopo lunghe giornate costrette a trascorrere in casa a causa della troppa pioggia che scendeva dal cielo, quella mattina Dea, fu svegliata, non da un raggio, bens\u00ec da un bagliore di luce imponente, penetrante da quell&#8217;unica finestra della stanza. Si alz\u00f2 dal letto, vi si avvicin\u00f2 e subito cap\u00ec che quel giorno sarebbe stato un giorno speciale. Sentendosi cos\u00ec meravigliosamente bene, nel vedere una cos\u00ec bella giornata, dopo quel temporale spaventoso della sera precedente, si vest\u00ec velocemente e scese di sotto. Presa dalla voglia di uscire, scalza, s&#8217;incammin\u00f2 verso l&#8217;orto. Era deliziata da quell&#8217;aria calda che le sfiorava il viso e le accarezzava dolcemente le guance. Giunta l\u00ec, non credeva ai suoi occhi: si guard\u00f2 tutta intorno, per mettere a fuoco la sua vista ancora appannata dal sonno, per poi scoprire il misterioso miracolo della natura. Le prime foglioline di verdura erano germogliate, gli alberi avevano dato i loro primi frutti e, tutto intorno a lei, sembrava rinato.<br \/>\nQuel giorno, sua madre si rec\u00f2 al paese per prendere informazioni sui giorni di mercato. La nostra fanciulla, rimasta da sola, decise di occuparsi delle pulizie di casa, cos\u00ec al ritorno della madre, potevano riposarsi tranquillamente.<br \/>\nRecatasi fuori con un secchio di legno, si avvicin\u00f2 alla fontanella posta a pochi metri da l\u00ec. Riemp\u00ec fino all&#8217;orlo il secchio e poi con tanta forza, stando attenta a non far cadere l&#8217;acqua, lo sollev\u00f2 tutto d&#8217;un fiato. Era molto pesante per lei e faceva fatica a trasportarlo fino in casa. Pi\u00f9 volte si dovette fermare, riposarsi un po&#8217; per poi ripartire. Nell&#8217;attimo in cui, dopo essersi fermata per qualche secondo, and\u00f2 a sollevare il secchio, qualcuno con uno scossone violento, gli tolse dalle mani quel peso, facendole perdere del tutto l&#8217;equilibrio.<br \/>\nCaduta a terra, rimase pietrificata dallo spavento, con le gambe allungate e le mani dietro la schiena per sorreggersi. Vide davanti a se un cavallo, bianco macchiato, che alzatosi su due zampe, emise uno stridente nitrito per poi calmarsi e fermarsi del tutto, ben saldo a terra. Salt\u00f2 gi\u00f9 da quel maestoso animale, un ragazzo, giovane d&#8217;et\u00e0 e dai movimenti svelti, con un corpo agile, forte, con un candido maglioncino azzurro, su dei pantaloni stretti grigi. Non vide il suo volto, non n&#8217;ebbe il tempo, perch\u00e9 questo, con molta fretta, and\u00f2 a posare quel secchio, che stringeva ancora con tanta energia, sull&#8217;uscio di casa.<br \/>\nDistratta da quel giovane, non si accorse dell&#8217;altro cavallo, dall&#8217;aria familiare, che dolcemente si avvicin\u00f2 a lei. Vi scese il Conte, l&#8217;aiut\u00f2 a risollevarsi e le domand\u00f2 se stava bene. Lei sorrise, era solo spaventata, non ferita. Si gir\u00f2 di colpo, incuriosita di conoscere il volto di chi le aveva fatto questo. Di fronte, ecco arrivare di nuovo quel giovane, che scuotendosi di dosso un po&#8217; di polvere che aveva sollevato il cavallo, si avvicin\u00f2 a lei. Con dei modi del tutto diversi dai precedenti, le prese la mano, l&#8217;avvicin\u00f2 alle sue labbra e le chiese umilmente scusa. Non voleva farle male, ne spaventarla in quel modo. Dea alz\u00f2 gli occhi\u2026un viso dolce dinanzi a s\u00e9 la fissava, con quegli occhi di un azzurro cos\u00ec intenso e brillante che rispecchiava il colore del cielo di quella giornata cos\u00ec bella. I capelli di un castano chiaro, un po&#8217; mossi, brillavano sotto quel sole ed emanavano un dolce profumo. Con quell&#8217;aria sbarazzina che aveva e quel sorriso raggiante, le fece tremare il cuore\u2026una sensazione mai sentita prima.<br \/>\nEra lui il ragazzo di cui, il Conte, le aveva tanto raccontato? Non credeva ai suoi occhi! Quel ragazzo era adesso davanti a lei, cos\u00ec normalmente tranquillo e soprattutto cos\u00ec bello.<br \/>\nSi present\u00f2 come Otris, figlio del Conte. Dea rimase stranita. Il Conte non le aveva mai detto o fatto capire, in nessun modo, che quel ragazzo ribelle a suo padre, era proprio suo figlio.<br \/>\nMa allora il Conte Di Riv\u00e8 era sposato? Possibile che aveva frainteso quel suo interesse verso sua madre? Delusa, invit\u00f2 i due ad entrare in casa, con la promessa che al pi\u00f9 presto, gli avrebbe chiesto spiegazioni.<br \/>\nPassarono una mattinata a parlare, tutti e tre seduti a quel tavolo. Il Conte, sperava anche in un ritorno di Teira, ma invano. Fattasi, poi, l&#8217;ora di pranzo, i due, fecero per andarsene, ma Dea chiese loro di farle ancora compagnia, restando a pranzo con lei. Il Conte ed Otris, si guardarono pensierosi. Avevano molte cose da sbrigare, ma, in fondo, non c&#8217;era tanta urgenza. <\/p>\n<p>Capitolo III<br \/>\nLe vendite andavano abbastanza bene. Teira, in quel periodo, tornava a casa sempre molto tardi e molto stanca, ma in compenso, era ben ripagata. A volte, anche Dea doveva accompagnarla in paese, nei giorni pi\u00f9 pesanti, quando il raccolto era tanto e da sola non poteva farcela. Quel gioved\u00ec, invece, non ce n&#8217;era stato bisogno. Dea rimase di nuovo a casa da sola a sbrigare le faccende domestiche. Appena ebbe terminato, decise di prendersi un po&#8217; di libert\u00e0.<br \/>\nDa tanto tempo non si recava, ormai, in quei prati, dove ascoltando le trombe del castello, amava sognare. S&#8217;incammin\u00f2, con la speranza di poter rivedere anche quel giovane apparsole la prima volta.<br \/>\nFaceva molto caldo, si sdrai\u00f2 sotto l&#8217;ombra di un&#8217;immensa quercia che era posta gi\u00f9 nella valle, al centro di una distesa di papaveri rossi. Attese con ansia, ma non ud\u00ec, n\u00e9 vide avvicinarsi nessuno. Chiuse gli occhi per un istante, ma si ritrov\u00f2 addormentata. Si accorse della presenza di qualcuno, solo quando questo si avvicin\u00f2 a lei tanto, da sentirne il profumo. Con un filo d&#8217;erba le stava accarezzando la guancia. Si stropicci\u00f2 gli occhi e vide, a pochissimi centimetri dalle sue labbra, un viso un po&#8217; sfocato. In un primo momento aveva desiderato tanto che fosse quel principe vestito di bianco, invece era Otris. Una volta riconosciuto, fu assalita da una strana sensazione. Il suo stomaco e quel nodo in gola, le fecero balenare nella mente un pensiero curioso: da quanto tempo era l\u00ec? E cosa le stava facendo? Reag\u00ec per istinto e con un brusco colpo di mani, lo allontan\u00f2 da lei. Otris la tranquillizz\u00f2. Era appena arrivato e non l&#8217;aveva neanche sfiorata! Si sedette accanto a lei, la sua mano toccava quella di Dea, ma nessuno dei due si mosse. Parlarono molto. Otris le raccont\u00f2 altre storie fantastiche e cos\u00ec si ritrovarono piacevolmente l&#8217;uno appoggiato all&#8217;altra.<br \/>\nIntanto, Teira, finito prima del solito le sue vendite, pens\u00f2 di fermarsi, sulla via del ritorno, a comprare degli abiti e delle scarpe nuove per lei e sua figlia. Tornata a casa, si accorse che non c&#8217;era nessuno. Sal\u00ec sopra per indossare il suo vestito, tinto di rosa, candido, che le calzava a pennello e soprattutto la rendeva pi\u00f9 giovane e bella\u2026e quelle scarpe, nere, comodissime e pi\u00f9 leggere. Scese di sotto, posizion\u00f2 il vestito e le scarpe di Dea sul tavolo e attese il suo ritorno.<br \/>\nQuando arriv\u00f2, tutta di corsa e affannata, era un po&#8217; tardi, la madre stava gi\u00e0 preparato la cena. Le chiese scusa per l&#8217;ora e mentre stava per raccontarle di Otris, i suoi occhi si posero sulla madre, tutta vestita a nuovo, poi voltatasi verso il tavolo, vide finalmente una scatola e quel vestito bellissimo, l\u00ec abbandonato sul tavolo. Lo sollev\u00f2, guard\u00f2 la madre che le sorrideva e corse di sopra a misurarlo. Le andava perfetto. Fece le scale di corsa e abbracci\u00f2 sua madre per ringraziarla. Era al settimo cielo, e con quell&#8217;abito addosso sembrava una principessa. Le donava molto quel verde pastello che faceva accentuare ancor pi\u00f9 il colore dei suoi occhi. Avvitato, ma non stretto sui fianchi, le lasciava molta libert\u00e0 di movimento. E quelle scarpette, marroni, con dei lacci lunghi, erano comodissime. Che gioia! Da tanto tempo l&#8217;aveva sognati.<br \/>\nQuella sera non riusciva a chiudere gli occhi, tanta l&#8217;euforia. Quel fantastico, inaspettato regalo da parte di sua madre, che tanto l&#8217;aveva desiderato e poi Otris che le aveva tenuto compagnia, sotto quella vecchia quercia, soli, a parlarsi e raccontarsi di tutto, con una vista fantastica di fronte a loro e quell&#8217;aria calda che riusciva a scaldare perfino i loro cuori.<br \/>\nDopo quella volta, i due non ebbero pi\u00f9 modo di incontrarsi. Del lavoro arretrato li tenne lontani, l&#8217;uno all&#8217;altra, per un po&#8217;. Lei, per\u00f2, non faceva altro che pensare a quella giornata, cos\u00ec piacevolmente trascorsa insieme a lui\u2026dove pi\u00f9 volte i loro occhi si erano incrociati e pi\u00f9 volte aveva avuto la sensazione che Otris volesse dirle qualcosa. Aveva una gran voglia di rivederlo e soffriva in quei giorni di silenzio che li separava.<br \/>\nAlzatasi pi\u00f9 tardi, Dea rassett\u00f2 il letto, scese al piano di sotto dove la madre, che aveva gi\u00e0 preparato tutto, si era seduta su una sedia a rattoppare dei cuscini vecchi. Le aspettava, finalmente, una giornata di riposo, tranquillit\u00e0 e calma.<br \/>\nMa, appena un&#8217;ora pi\u00f9 tardi, si ud\u00ec un cavallo correre ed avvicinarsi a loro. Uscirono: era il Conte, tutto su di giri, spaventato e tremante. Senza salutarle, spieg\u00f2 loro l&#8217;accaduto e fatta salire, Dea, sul cavallo, ripart\u00ec a gran velocit\u00e0.<br \/>\nGiunsero dinanzi una casa, non lontana dal castello reale. Era enorme e ben tenuta, con un giardino immenso tutto fiorito. Doveva essere la casa del Conte, pens\u00f2 Dea! Il cavallo si ferm\u00f2 ed il Conte salt\u00f2 gi\u00f9, afferr\u00f2 i fianchi della ragazza e l&#8217;aiut\u00f2 a scendere. Poi, le fece strada. All&#8217;interno si presentava tutta splendente, con lampadari di cristallo luccicanti e pendenti. Le pareti tutte ricoperte di un velluto bordeaux ed i mobili lucidati a tal punto che ci si poteva specchiare dentro. Saliti su per la scala, vi era un lunghissimo corridoio, numerose porte chiuse a destra e sinistra davano poca luce a quell&#8217;ambiente. Mentre Dea si guardava intorno, rimasta stupita di tutta quella ricchezza, una domestica le venne incontro, con l&#8217;aria affaticata e agitata, fece loro cenno di affrettarsi. Attraversarono tutto il corridoio per giungere finalmente davanti quella stanza, dove c&#8217;era Otris. Disteso su quel letto, tutto tremante e dolorante, il giovane si stringeva, dal gran dolore, il suo ginocchio sanguinante. Era una brutta ferita che aveva causato anche un gonfiore dell&#8217;arto. Dea, a quella scena, entr\u00f2 senza esitazione. Pose la borsa, che aveva portato con se, sulla poltrona l\u00ec di fianco, guard\u00f2 Otris negli occhi e senza pensarci, gli diede un bacio dolcissimo sulla fronte. Otris chiuse gli occhi e si affid\u00f2 a lei. Sollev\u00f2 la mano dalla ferita e Dea con molta forza e determinazione, gli strapp\u00f2 i pantaloni all&#8217;altezza del ginocchio. Chiese alla domestica di portarle subito dell&#8217;acqua fredda, altra bollente e degli asciugamani puliti.<br \/>\nSi lav\u00f2 le mani, le asciug\u00f2 e poi con l&#8217;acqua fredda pul\u00ec delicatamente la ferita. Apr\u00ec la borsa e prese del disinfettante. Nonostante Dea prosegu\u00ec sempre molto delicatamente e con molta attenzione, quando poggi\u00f2 il cotone imbevuto sulla ferita, sebbene soffi\u00f2 per non far sentire il troppo bruciore, il giovane perse i sensi. Dea non si preoccup\u00f2 e continu\u00f2 il suo lavoro con molta calma. Vi spalm\u00f2, alla fine, dell&#8217;unguento rinfrescante, tutto intorno al ginocchio, per evitare che si gonfiasse ulteriormente. Quando ebbe finito, fasci\u00f2 per bene la ferita, con la speranza che presto avrebbe smesso di sanguinare.<br \/>\nPrese una bottiglietta di aceto, molto forte e la pass\u00f2 sotto il naso del ragazzo, il quale, rinvenne in un attimo e un po&#8217; stordito si accorse che era gi\u00e0 tutto fatto. Dea stava allontanandosi da lui per riporre le sue cose nella borsa, quando la mano forte di Otris l&#8217;afferr\u00f2 per un braccio, trattenendola stretta a se.<br \/>\nIl Conte Darson, vedendo che il ragazzo stava riprendendosi, ordin\u00f2 ai domestici di uscire. Rimase l\u00ec ad osservarli da lontano per un po&#8217;, poi, richiudendo la porta alle sue spalle, li lasci\u00f2 soli.<br \/>\nDea, poggiata sul petto di Otris, che la stringeva ancora con tanta forza, si sentiva persa nel suo sguardo, in quel momento cos\u00ec intenso. Il cuore le batteva all&#8217;impazzata, sentiva il respiro di Otris, sul suo viso, sempre pi\u00f9 vicino e non capiva perch\u00e9 tutto questo. Lui, che nutriva gi\u00e0 da qualche tempo un amore verso Dea, forse fin dal primo giorno che l&#8217;aveva vista, la baci\u00f2.<br \/>\nIn un attimo lei si ricord\u00f2 delle sensazioni provate quel giorno sotto la quercia, l&#8217;ansia dei giorni seguenti, il dolore che aveva provato nel vederlo soffrire quello stesso giorno e quello che stava provando in quel preciso istante. Cap\u00ec che, anche se non voleva ammetterlo, lei, ne era innamorata.<br \/>\nNei giorni seguenti, il Conte, si recava a casa delle due donne per accompagnare Dea da Otris per le medicazioni, poi tornava da Teira a farle compagnia ed aiutarla con l&#8217;orto.<br \/>\nTrascorsa appena una settimana, Otris si stava riprendendo completamente, riusciva anche ad alzarsi e presto avrebbe ripreso la sua vita di tutti i giorni. Quella sera, invece, il Conte stranamente tardava ad arrivare. Per Dea era ormai tardi e doveva tornare a casa. S&#8217;incammin\u00f2 a piedi, tutta sola nel buio della notte. Aveva paura, ma doveva tornare.<br \/>\nAttravers\u00f2 quel paese che lei conosceva, perch\u00e9 pi\u00f9 volte si era recata con la madre, per giungere in una stradina, buia ed isolata. Sent\u00ec un forte vento alle sue spalle. Tremante si gir\u00f2. Di nuovo lui! Quel cavallo marrone montato dal giovane vestito di bianco le pass\u00f2 vicino. Aveva gran fretta di andare anche questa volta. Ma chi era?<br \/>\nLei risollevata un po&#8217; dallo spavento preso, continu\u00f2 per la sua strada. Si accorse, ben presto per\u00f2, che quel giovane a cavallo, la stava in qualche modo scortando, poich\u00e9 pi\u00f9 volte lo vide da lontano sulla sua stessa via, come se l&#8217;aspettasse, per poi scomparire del tutto una volta giunta a casa.<\/p>\n<p>Capitolo IV<br \/>\nLa vita torn\u00f2 ben presto alla normalit\u00e0. Nei giorni di mercato, Teira e Dea, si recavano normalmente gi\u00f9 in paese. Durante gli altri giorni, sbrigavano le loro faccende in casa.<br \/>\nNon vedendo pi\u00f9 cos\u00ec spesso il Conte Di Riv\u00e8 e suo figlio, che erano sempre pi\u00f9 impegnati con le riunioni che si tenevano al castello, ne sentivano quasi la mancanza.<br \/>\nEra agosto, il sole era pi\u00f9 caldo che mai. L&#8217;aria, all&#8217;orizzonte, sembrava prendere fuoco. Spesso si sentivano, nel paese vicino, suoni a festa. Era, infatti, un periodo particolare dell&#8217;anno, dove tutti erano pi\u00f9 allegri. Grandi feste in strada, con suoni e canti che giungevano fino a loro. Anche per i regnanti a corte, quello, si rivel\u00f2 un periodo importante. Si parlava, infatti, di un probabile fidanzamento del Principe Arios e di una gran festa che presto si sarebbe tenuta per l&#8217;occasione.<br \/>\nQuando, finalmente, il Conte Darson torn\u00f2 a far loro visita, dopo pi\u00f9 di due settimane passate a sistemare le faccende burocratiche di corte, purtroppo per Dea, lui era solo. Questi, raccont\u00f2 loro dei problemi avuti al castello. Il fidanzamento di cui tutti parlavano era vero, ma il Principe non aveva nessun&#8217;intenzione di prendere moglie. Per questo, il Re, andava su di giri e si disperava. Erano momenti difficili e anche se sua Maest\u00e0 cercava di parlare, far ragionare suo figlio, era tutto inutile. Darson, fratello del Re, oltre che suo braccio destro, non sapeva pi\u00f9 cosa fare per mettere riparo a quella situazione.<br \/>\nDea, sentendo quel discorso, senza pensare a quello che stava per dire e soprattutto che sua madre era l\u00ec presente, chiese al Conte di sua moglie. Il Conte, colto di sorpresa, rimase in silenzio per un po&#8217;. Non poteva dire di non essere stato sposato almeno una volta, altrimenti Otris\u2026Raccont\u00f2 loro la storia che sua moglie era morta nel mettere al mondo il suo unico figlio, storia anche vera, ma solo in parte e che non si era mai pi\u00f9 risposato.<br \/>\nAnche se aveva mentito a Dea e soprattutto a Teira, cui teneva molto, pi\u00f9 di quanto immaginava, era sicuro che un giorno avrebbero compreso e l&#8217;avrebbero perdonato. Nonostante tutta questa sua sicurezza, si sent\u00ec colpevole di aver, in qualche modo, tradito la loro fiducia e per un attimo fu preso dalla paura di poter perdere per sempre il suo amore, tanto a lungo cercato e che finalmente aveva trovato.<br \/>\nTeira e sua figlia, sorprese di sentire quella storia cos\u00ec addolorante, si strinsero in petto, rimanendo in silenzio. Dea pens\u00f2 ad Otris e si sent\u00ec dispiaciuta dell&#8217;aver fatto quella domanda, ma in cuor suo era anche molto felice di aver udito quelle parole, perch\u00e9 adesso sapeva che il Conte Di Riv\u00e8 era libero e che se nutriva un amore per sua madre, non poteva essere solo un capriccio.<br \/>\nIl Conte salut\u00f2 le signore e montato a cavallo, si allontan\u00f2 al trotto. Abbandonato il pensiero dell&#8217;inganno fatto loro, fu assalito dagli innumerevoli problemi che lo aspettavano a corte. Si ferm\u00f2 all&#8217;improvviso, quasi ai bordi di un precipizio dove in lontananza vi era una bella vista del castello reale. Il vento che dava sollievo a quel calore insopportabile, sfiorava il campo di grano dietro alle sue spalle, lasciandosi cullare dolcemente. Rivolto il suo sguardo al castello lontano, il Conte, rimase l\u00ec immobile, per un po&#8217;, a pensare.<br \/>\nChe stupido era stato. Perch\u00e9 non ci aveva pensato prima?<br \/>\nDoveva solo infondersi coraggio, in fondo era quello che pi\u00f9 desiderava al mondo e forse sarebbe stato anche l&#8217;unico modo per risolvere, definitivamente, il problema che pi\u00f9 assillava il Re in quel periodo. Spron\u00f2 il cavallo, adesso aveva gran fretta di tornare a casa. Doveva assolutamente parlare con Otris.<br \/>\nGiunto finalmente davanti al palazzo reale, si catapult\u00f2 gi\u00f9 da cavallo e corse dal ragazzo. Chiuso nella sua stanza, Otris non aveva voglia di parlare n\u00e9 stare a sentire nessuno. Era arrabbiato nero e avrebbe fatto chiss\u00e0 cosa per evitare quella situazione. Quando ud\u00ec il Conte, ancora prima che bussasse alla porta, gli disse di andarsene. Darson insist\u00e9. Al sentire udire in nome di Dea, Otris, apr\u00ec la porta. Non aveva capito bene cosa stesse dicendo di lei in quel momento, ma solo il fatto di sentirla nominare, in quel modo cos\u00ec agitato, si preoccup\u00f2. Era tanto tempo che non la vedeva ed aveva un forte desiderio di avere sue notizie. Il Conte entr\u00f2 e gli parl\u00f2 immediatamente dei suoi sentimenti per Teira. Dopo qualche ora di discussione Darson aveva finalmente trovato quella soluzione cos\u00ec tanto rincorsa. Se la sua amata, avrebbe accettato di prenderlo come suo sposo, questo matrimonio, avrebbe per un po&#8217; distratto il Re. La data prefissata per annunciare il fidanzamento del Principe sarebbe stata, sicuramente, rimandata.<br \/>\nOra non restava altro da fare che trovare il modo, il coraggio e soprattutto le parole giuste da dire a Teira.<br \/>\nLa gran fretta che aveva il Conte di recarsi da lei, per parlarle e spiegarle il tutto, fu fermata dal mal tempo che si abbatt\u00e9 in quei giorni, inaspettato e tanto violento che fu impossibile raggiungerla. Saltati i loro piani, dovettero solo attendere con pazienza. Il Principe Arios, tranquillizzato un po&#8217; dalla soluzione trovata dallo zio, riprese con tutta calma il suo lavoro di comandante delle truppe. Si dimostr\u00f2, quello, un buon metodo per distrarsi e non pensare pi\u00f9 a quel giorno ormai sempre pi\u00f9 vicino.<br \/>\nIl Conte usc\u00ec. I nuvolosi grigi, ormai spazzati via dal vento, avevano lasciato il posto al sole che di nuovo risplendeva alto nel cielo a dare calore alla terra.<br \/>\nGalopp\u00f2 per raggiungere la casa di Teira, passando per il paese dove sapeva che, se giorno di mercato, l&#8217;avrebbe potuta trovata l\u00ec. Si ferm\u00f2 e diede a guardare tra le numerose persone che vi erano. Finalmente la trov\u00f2. Era l\u00ec, con quel suo abito rosa, cos\u00ec gentile con tutti e sempre sorridente. Moriva dalla voglia di parlarle e se non lo faceva subito, non avrebbe avuto pi\u00f9 il coraggio di dichiararsi. Si ferm\u00f2 davanti una trattoria, scese e leg\u00f2 il cavallo ad un palo. Si rec\u00f2 verso di lei osservandola meticolosamente. Tutti i contadini si meravigliarono nel vedere il fratello del Re, l\u00ec in paese, tutto solo e a quell&#8217;ora del giorno.<br \/>\nLei non si accorse di nulla, fino a quando il Conte, allung\u00f2 la sua mano verso di lei. Lei alz\u00f2 gli occhi e lo vide. Lui le disse che aveva bisogno di parlarle immediatamente. Teira si spavent\u00f2 di quell&#8217;aria seria che aveva: che altro era successo? Ma il Conte le sorrise e presa la sua mano, la port\u00f2 con se. Uscirono dal paese, si fermarono proprio in quel campo di grano, dove Darson, aveva preso quella decisione cos\u00ec importante. Sotto il sole sempre pi\u00f9 caldo, rimasero a guardare il castello brillare sotto un arcobaleno. Lui, senza scendere da cavallo, n\u00e9 voltarsi verso di lei, inizi\u00f2 a parlarle. Era difficile trovare le parole giuste ed era un po&#8217; imbarazzato. Ad un tratto si gir\u00f2 a guardarla, i loro occhi erano fissi, le prese dolcemente la mano, senza distogliere lo sguardo, la tir\u00f2 a se e la baci\u00f2. Non aveva avuto il coraggio, alla fine, di chiederle niente, ma quel gesto sostituiva mille parole. Teira ricambi\u00f2 quel bacio e lo abbracci\u00f2 fortemente. Continuarono a parlare ore ed ore, passeggiando in quei campi, mano nella mano, a volte abbracciati, dimenticandosi completamente del mercato, di Dea\u2026di tutto il resto del mondo.<br \/>\nDea sarebbe stata contentissima di apprendere una tale notizia. Avrebbe avuto di nuovo un padre che tanto aveva cercato in passato, quel padre che l&#8217;aveva abbandonata quando lei aveva soli tre anni. Non avevano avuto pi\u00f9 sue notizie fino al giorno del suo sedicesimo compleanno quando si present\u00f2 in casa, come se niente fosse mai accaduto, con la pretesa di portar via sua figlia. Solo dopo tredici anni si era reso conto di avere una figlia, di voler prendersi cura di lei. Presto si scoprirono ben altre cose sul suo conto e le due donne erano state costrette a scappare via per colpa sua.<br \/>\nDopo aver girato tanti posti, senza mai trovare un vero tetto che le riparava, avevano avuto la fortuna di giungere l\u00ec a Biffalon, dove il Re, gentilmente, le aveva accolte ed aiutate.<br \/>\nBiffalon, in realt\u00e0, era il nome di tutta la contea, suddivisa poi in vari paesi, collocati tutti intorno al castello e l\u00ec, nella valle, quella vecchia propriet\u00e0 dove adesso vi abitavano.<\/p>\n<p>Capitolo V<br \/>\nErano trascorsi giorni dall&#8217;annuncio del matrimonio tra Teira ed il Conte ed a corte l&#8217;aria era pi\u00f9 tranquilla. Il Re era felice che suo fratello avesse trovato, finalmente, una moglie dopo le brutte avventure capitategli da giovane. Aveva appreso anche che questo matrimonio si sarebbe rivelato una soluzione a tutti i suoi problemi, promessa fattagli da Darson, anche se non riusciva a capire bene come. Dea, invece, aveva trascorso, in questo periodo, delle giornate in solitudine. Era molto agitata per l&#8217;evento ed era anche molto felice di vedere, finalmente, la madre cos\u00ec sorridente, piena di vita, come non lo era mai stata prima. Anche se provava tanta gioia per questo, in cuor suo sapeva che tutto ci\u00f2 avrebbe significato rinunciare al proprio amore. Dea ed Otris, infatti, sarebbero divenuti due fratellastri. Questo si rivel\u00f2 un serio problema, non calcolato dal Conte n\u00e9 da Otris, perch\u00e9 Dea decisa pi\u00f9 che mai, avrebbe rinunciato alla propria felicit\u00e0 per amore di sua madre. L&#8217;amore per Otris sarebbe stato solo fraterno da ora in poi e niente e nessuno le avrebbe fatto cambiare idea. Quando i due giovani s&#8217;incontrarono, parlarono e discussero a lungo sull&#8217;argomento. Otris non capiva perch\u00e9\u2026perch\u00e9 rinunciare. Infondo non c&#8217;era nessun legame di sangue tra loro!<br \/>\nTutte parole inutili, Dea aveva gi\u00e0 deciso da sola. Otris, allora, le fece una sola domanda, apertamente e anche un po&#8217; brusca: le chiese se l&#8217;amava veramente. Attese con ansia, ma non ebbe nessuna risposta, si gir\u00f2 e scapp\u00f2 via.<br \/>\nIl gran giorno si avvicinava sempre pi\u00f9. Dea non rivide pi\u00f9 Otris, il quale si dedic\u00f2 completamente al suo lavoro, sperando di poter dimenticare presto. Non voleva pi\u00f9 rivederla, ne soffriva al sol pensiero. Il Conte Darson, vedendolo in quello stato, si avvicin\u00f2 per chiedergli cosa era successo, perch\u00e9 non usciva pi\u00f9 dalla sua stanza, perch\u00e9 non s&#8217;incontrava pi\u00f9 con Dea, proprio adesso che poteva farlo senza nessun problema!<br \/>\nIn lacrime Otris si volt\u00f2 e lo assicur\u00f2 che era felice per lui. Stava finalmente per coronare il suo sogno, mentre lui non avrebbe mai potuto provare una tale felicit\u00e0. Spiegatogli tutto, Darson scoppi\u00f2 a ridere, involontariamente, senza pensarci. Diede un colpo sulla spalla del giovane e lo confort\u00f2 dicendo di dare tempo al tempo. Otris, con il suo sguardo fulmineo, lasci\u00f2 un forte senso di colpa nell&#8217;animo di Darson, il quale si sedette e, con calma, gli raccont\u00f2 la fine di quella, cos\u00ec ingarbugliata, loro storia d&#8217;amore. Ripresosi e ricaricatosi, Otris, si diede coraggio, non poteva arrendersi cos\u00ec facilmente. Teneva molto a Dea e nessuno gli avrebbe potuto impedire di sposarla, neanche suo padre.<br \/>\nEra giunto finalmente il gran giorno, tanto atteso da tutti. Dea e sua madre, salirono sulla carrozza che le attendeva l\u00ec fuori, luccicante, color dell&#8217;oro e nero sui bordi. S&#8217;incamminarono per raggiungere il luogo dove sarebbe avvenuta la cerimonia. Il Conte, vestito elegantissimo, in alta uniforme blu notte, con delle strisce bianche sui lati dei pantaloni, affascinante come sempre ed emozionantissimo, attendeva Teira sull&#8217;uscio di quella chiesetta, situata nel bel mezzo di un prato verde, in un posto meraviglioso, isolato dal resto del mondo, immerso in un gran silenzio e sperduto in un&#8217;immensa vastit\u00e0 di fiori variopinti.<br \/>\nEra proprio l\u00ec che un giorno anche Dea avrebbe voluto celebrare il suo matrimonio\u2026ma con chi? Si guard\u00f2 in giro, non c&#8217;era proprio nessun altro oltre a loro. Perch\u00e9 Otris non era venuto?<br \/>\nScesero dalla carrozza. Darson nel vedere Teira vestita cos\u00ec meravigliosamente elegante, con quell&#8217;abito che arrivava direttamente da Parigi, bianco panna, lungo fino ai piedi, ricamato con filo luccicante intrecciato a pagliette capaci di catturare nelle loro piccole sfaccettature, tutta la luce del sole, illuminandone il viso, rimase incantato dalla sua bellezza come se fosse stata la prima volta che la vedesse. La raggiunse, le offr\u00ec il suo braccio sinistro e la condusse all&#8217;altare.<br \/>\nDea, anch&#8217;essa con un abito parigino, lungo, di un colore celeste pastello, brillante, abbinato a delle scarpette perlate a tacchi alti, con una pettinatura semplice che raggruppava i suoi lunghi capelli tutti sulla nuca, tra un trio di violette bianche e blu, sperava nella presenza di Otris. Con tutto il cuore aveva desiderato di trovarlo l\u00ec, per quell&#8217;occasione cos\u00ec importante: era suo padre in fin dei conti a sposarsi, perch\u00e9 non era venuto?<br \/>\nLa cerimonia ebbe inizio. Dea si volt\u00f2 un&#8217;ultima volta verso quella porta piccola, ma luminosa. Sperava di veder apparire all&#8217;improvviso un&#8217;ombra, ma inutilmente. Scacci\u00f2, quindi, il suo pensiero e si concentr\u00f2 unicamente sulla felicit\u00e0 di sua madre. L&#8217;emozione che stava provando in quel momento il suo cuore, le fece dimenticare per un momento l&#8217;assenza di Otris. Usciti dalla chiesa, tutti sorridenti, la madre abbracci\u00f2 Dea, molto forte, con le lacrime agli occhi. Sarebbero stati fuori solo qualche giorno, ma doveva stare ugualmente attenta. Il Conte si avvicin\u00f2, la baci\u00f2 sulle guance e la rassicur\u00f2. Non doveva preoccuparsi, avrebbe pensato lui a sua madre. Doveva promettergli, per\u00f2, di non essere triste per Otris, il quale aveva avuto sicuramente le sue buone ragioni per non essere l\u00ec in quel momento e che si sarebbero presi cura l&#8217;uno dell&#8217;altro durante la loro assenza, come dei veri fratelli. Strappatole finalmente un sorriso, la strinse forte a s\u00e9, le raccomand\u00f2 di stare attenta e sal\u00ec sulla carrozza. I due sposi si allontanarono per il loro viaggio di nozze. Rimasta sola, ordin\u00f2 al cocchiere di condurla a casa. Mentre stava pensierosa in carrozza, si accorse che in lontananza vi era un cavallo marrone che la seguiva. Pot\u00e9 vedere chi lo montava, ma senza riconoscerlo in viso. Si ricord\u00f2 del suo principe a cavallo. Era lui? Probabilmente la stava scortando fino a casa come gi\u00e0 era successo in passato. Ma perch\u00e9? Chi era veramente costui? Vide che pian piano si avvicinava, non l&#8217;aveva mai fatto prima! I cavalli si bloccarono e Dea si affacci\u00f2 al finestrino della carrozza. Era Otris! Non era per niente delusa di vederlo, anzi sperava in questo. Lui, vestito in alta uniforme, con i capelli al vento e gli occhi luminosi, le spig\u00f2 che aveva fatto di tutto per liberarsi dagli impegni di lavoro, ma era giunto tardi per la cerimonia.<br \/>\nDea scese dalla carrozza e attese che Otris facesse lo stesso da cavallo. Rimasero l\u00ec, vicini, presi per mano, entrambi bellissimi, con quella luce rossa del sole alle loro spalle, che faceva risaltare tutto intorno a loro. Una miriade di sfumature di colori e di ombre rendevano i loro contorni pi\u00f9 accentuati e tutto era pi\u00f9 romantico. Otris, nell&#8217;ammirarla, rimase colpito soprattutto da quella sua semplicit\u00e0 e stupito per come una pettinatura un po&#8217; diversa, dei fiori delicati intrecciati tra i suoi capelli, potessero valorizzare ancor pi\u00f9 il suo dolcissimo viso. Non pot\u00e9 resistere, doveva baciarla. Dea si scost\u00f2, erano stati molto tempo senza vedersi, senza parlarsi e anche lei desiderava quel bacio, ma non voleva far finire quella giornata con un litigio. Dovevano chiarirsi in modo definitivo. Otris mand\u00f2 via la carrozza per proseguire a piedi fino a casa. Giunti al viale, un&#8217;aria fresca e pulita avvolse i loro corpi. Dea socchiuse gli occhi per un istante e respir\u00f2 intensamente, poi si ferm\u00f2 per sedere ai piedi di un albero, sotto una stupenda cascata di petali bianchi. Otris rimase in piedi, l\u00ec vicino, pensieroso, a giocherellare con una pietra. Attendeva che Dea dicesse qualcosa, una sola e semplice parola che potesse dargli una speranza. Ma lei parlava unicamente di quel maledetto fratello maggiore che lui, in realt\u00e0, non era e non voleva esserlo.<br \/>\nAveva trascorso giornate lontane da lei, a meditare, a discutere con Darson e alla fine ad organizzare tutto. Non poteva rischiare di perderla, in nessun modo. Lui l&#8217;amava troppo ed era sicuro che anche lei provava le sue stesse cose per lui. Non era facile essere paziente. Il tempo correva velocemente senza dare tempo a se stesso. Una domanda si concesse di farle. Doveva sapere se, non esistendo questo loro legame fraterno, lei l&#8217;avrebbe sposato? Dea rimase stranita. Cosa centrava quella domanda nel discorso che gli stava facendo. Lei stava cercando di dirgli\u2026di fargli capire esattamente la cosa contraria e, in ogni caso a quella domanda lei non poteva rispondere, si sarebbe fatta troppo male solo nel pronunciare quella piccolissima sillaba. Si alz\u00f2 di scatto, lo guard\u00f2 dritto negli occhi, annu\u00ec con il capo e corse fino alla fine del viale. Si ferm\u00f2, si gir\u00f2 e sorridendo lo salut\u00f2 con la mano. <\/p>\n<p>Capitolo VI<br \/>\nAl castello, il Principe Arios comunic\u00f2 al Re, suo padre, che avrebbe partecipato, finalmente, alla festa, pi\u00f9 volte rimandata, per annunciare il fidanzamento. Voleva molta gente e le pi\u00f9 belle fanciulle della zona perch\u00e9 aveva intenzioni serie questa volta. Il Re, che non credeva a ci\u00f2 che stava udendo, si domand\u00f2 se quello era veramente suo figlio e come avesse fatto, il fratello Darson, a convincerlo.<br \/>\nTutti entusiasti della notizia, compreso i domestici, si affrettarono su e gi\u00f9 per le scale, affinch\u00e9 tutto fosse pronto al pi\u00f9 presto e soprattutto prima che il Principe cambiasse di nuovo idea. Il sabato successivo si sarebbe tenuto il ricevimento pi\u00f9 grande e pi\u00f9 importante mai avuto prima, se non fosse stato per un piccolo inconveniente, pretesto del Principe. Cos\u00ec viziato e a volte presuntuoso, aveva chiesto, in cambio, la vecchia propriet\u00e0 di Biffalon, rimessa a nuovo e consegnatagli proprio per il giorno del suo matrimonio. Arios sapeva benissimo che quella casa ora apparteneva allo zio Darson, o meglio, che le era stata promessa, come dono di nozze alla figliastra.<br \/>\nPerch\u00e9, allora, una pretesa tanto azzardata? Cosa ne doveva fare lui di quella propriet\u00e0, cos\u00ec vecchia ed abbandonata? Era come al solito uno dei suoi capricci per rendergli la vita pi\u00f9 difficile.<br \/>\nAppena tornati dal viaggio di nozze, il Conte e sua moglie, furono immediatamente convocati dal Re. Dopo una veloce e magnifica accoglienza al castello, Darson dovette recarsi nell&#8217;ufficio di sua maest\u00e0, il quale lo mise al corrente di tutto. Il Conte era sollevato e felice, sorridente alla notizia. Finalmente il ragazzo si era deciso a seguire il suo consiglio. Per il resto non dovevano preoccuparsi e dovevano fare solo come aveva deciso Arios. Avevano atteso tanto quel momento che non potevano dargliela vinta anche questa volta. Si sarebbe fatto esattamente come voleva.<br \/>\nDea, affezionatissima a quella casa e a tutto ci\u00f2 che la circondava, pur restandoci male, con il tempo avrebbe capito.<br \/>\nArriv\u00f2 quel fatidico sabato. Una numerosa folla di invitati si present\u00f2 al castello. Il Re e suo figlio, vestiti in alte uniformi, bianche, splendenti e luccicanti, rese preziose ed eleganti da cordoncini dorati posti ai bordi delle giacche e sulle spalle, seduti sui propri troni rossi, con i loro cappelli pieni di piume bianche tra le mani, accoglievano tutti in modo signorile, man mano che questi fossero annunciati. Posti sui fianchi, a formare un corridoio, gli invitati attendevano che tutti fossero presentati al Re. Annunciarono, finalmente, anche l&#8217;entrata dello zio Darson e la sua famiglia. Il Principe Arios mostr\u00f2 molto pi\u00f9 interesse ed ansia nel poter vedere il viso di quella fanciulla che stava nascosta dietro ai suoi genitori. Tutti i presenti, compreso il Re, rimasero veramente colpiti dall&#8217;eleganza e la bellezza di quelle donne. Teira, che indossava un abito lungo, un po&#8217; gonfio sui lati, di un colore verde scuro, accompagnata al braccio di suo marito, in uniforme serale, brillava alla luce forte di quei lampadari pendenti dal soffitto. Dea, invece, indossava un abito gonfio sulle spalle e stretto fino alla vita per poi gonfiarsi di nuovo sui fianchi e cadere gi\u00f9 fino a terra con uno strascico lunghissimo. Quel colore giallo sole, sfumato di un arancio brillante con sbalzi di stoffa che scendevano tutti intorno, contrastante con i suoi capelli neri, legati solo ai lati con delle margherite dello stesso colore e che scendevano sulla schiena leggermente scoperta da quella scollatura affascinante, la rendeva tale da non riuscire pi\u00f9 a distoglierle lo sguardo di dosso. Dea sentendosi imbarazzata e soprattutto sola in quel momento, in cui tutti la stavano fissando, abbass\u00f2 lo sguardo senza curarsi di scoprire, finalmente, il volto del suo Principe vestito di bianco. S&#8217;inchin\u00f2 dinanzi a lui, con la promessa che mai avrebbe perdonato suo fratello di averla abbandonata in quell&#8217;occasione, all&#8217;ultimo momento.<br \/>\nArios, sorridente a quella scena in cui tutto l&#8217;imbarazzo della ragazza fuoriusciva in modo evidente, avrebbe voluto alzarsi e correre da lei per salvarla e portarla via, lontano da tutti quegli sguardi soffocanti. Avrebbe tanto desiderato trovarsi, in quel momento, altrove insieme a lei\u2026a lei sola. Ne era veramente innamorato. Lei non era per niente cambiata da quel loro primo incontro, in quei prati fioriti dove amava recarsi per ascoltare le trombe reali e sognare, distesa, senza accorgersi di essere guardata, scrutata da qualcuno. Poi quel piccolo inconveniente che l&#8217;aveva distolta e costretto lui a scappare via. Anche se i suoi abiti adesso erano ben diversi e la rendevano pi\u00f9 bella, sapeva che Dea era semplice e pura nell&#8217;animo ed era questo quello che la rendeva ancor pi\u00f9 amabile ai suoi occhi. La fanciulla, subito dopo il saluto, quasi scapp\u00f2 via. Usc\u00ec sul terrazzo, immenso e con un bel panorama che affacciava su tutta la contea. Era una serata magica e romantica. Quell&#8217;aria che avvolgeva il castello era tranquilla e serena. Sembrava di far parte di una favola, ma senza lieto fine. Lei, infatti, sarebbe stata ancor pi\u00f9 contenta se al suo fianco ci fosse stato il suo Otris. Perch\u00e9 si comportava cos\u00ec? Avrebbe tanto desiderato la sua compagnia. Il poter ballare con lui almeno una volta quella sera! Divertirsi ad ascoltare le sue storie incantate senza pensare pi\u00f9 alla realt\u00e0 della vita, cos\u00ec diversa e difficile. Rimasta quasi tutta la sera sola, l\u00ec sul terrazzo, con il pensiero rivolto altrove, ad Otris o alla sua casa che si riusciva a vedere in lontananza, immersa in una luce offuscata che la rendeva irreale, non si accorse che dentro la sala si stavano richiamando all&#8217;attenzione tutti gli invitati per il gran momento. Si sarebbe annunciato, finalmente, il fidanzamento del Principe e Dea stava per perdersi anche quello. Ad un tratto si sent\u00ec chiamare, si volt\u00f2 ed a gran sorpresa vide Otris. Il suo sorriso era enorme, quasi le sue labbra non reggevano a tanta contentezza. Gli corse incontro abbracciandolo fortemente, era felice di vederlo, tanto che non si accorse di come era vestito. Otris, le afferr\u00f2 le braccia e l&#8217;allontan\u00f2 dal suo petto. Con lo sguardo serio, la fissava. La baci\u00f2 appassionatamente. Lei non riusc\u00ec, questa volta, a fermarlo in tempo e presa dalla voglia di sognare, ricambi\u00f2 quel bacio. Otris si rese conto che in quel momento Dea non aveva avuto il tempo di capire la situazione. Non le era ancora chiaro cosa stesse per succedere, ma Otris non volle rovinare quel momento cos\u00ec romantico che si era creato tra loro. Ballarono insieme un valzer, sul terrazzo, con quell&#8217;atmosfera divina, tutti soli e soprattutto lontani da qualsiasi sguardo inopportuno. Senza essere notati, n\u00e9 disturbati da nessuno, continuarono a ballare fino alla fine di quella melodia dolcissima. Il Conte Darson e Teira che li stavano cercando preoccupati, a vederli abbracciati in quel modo, stretti l&#8217;una all&#8217;altro, si sentirono felici e commossi. Ora erano solo ansiosi di attendere il momento del loro fidanzamento. La musica smise di suonare, il Re prese la parola e reclam\u00f2 a voce alta la presenza di suo figlio. Un po&#8217; spaventato nel non vederlo, pens\u00f2 che anche questa volta era scappato via, lasciandolo nell&#8217;imbarazzo pi\u00f9 totale.<br \/>\nOtris sentendosi costretto a rientrare in sala per la grande occasione, prese Dea per la mano e la condusse dentro. L&#8217;abbandon\u00f2 dietro di se, stringendola forte al polso prima di lasciarla definitivamente. Sal\u00ec al fianco di suo padre e guard\u00f2 da lontano la sua Dea. Con lo sguardo fisso su di lei, sperava in una sua reazione positiva a quella rivelazione, ma lei sembrava addirittura pietrificata, non diede nessun segno, di nessun genere. Otris, o meglio il Principe Arios, si chiese se sarebbe scappata da lui all&#8217;improvviso e la cosa pi\u00f9 dolorosa per lui era vederla andar via in lacrime senza poter fare molto per fermarla. Si tranquillizz\u00f2 nel veder giungere alle spalle di Dea, lo zio Darson che le poggi\u00f2 una mano affettuosa sulla spalla e le sussurr\u00f2 qualcosa all&#8217;orecchio.<br \/>\nIl Re non avrebbe mai resistito ad un&#8217;altra crudele scortesia del figlio di fronte a tanta gente, ma vedendolo giungere, con quell&#8217;aria seria e preoccupata, cap\u00ec che questa volta non l&#8217;avrebbe deluso. Fu annunciato il nome della futura sposa del Principe: Dea De Riv\u00e8! A quel nome la folla si apr\u00ec. Il Re non immaginava che suo figlio era innamorato proprio di quella ragazza, presto sua nuora e figliastra di suo fratello. Ora capiva\u2026e presto gli fu chiaro tutto. Quei due, maledetti complici, anche questa volta si erano presi gioco di lui e l&#8217;avevano tratto in quell&#8217;orribile, ma pur divertente tranello. Contentissimo di aver sofferto fino alla fine, per la gioia di suo fratello e suo figlio, attendeva impaziente che quella fanciulla si avvicinasse al trono, che prendesse il suo posto vicino al Principe e che rendesse partecipe a quella gioia, cos\u00ec naturalmente evidente, tutti i presenti.<br \/>\nDea fu sbloccata da un delicato colpo ricevuto, dietro la schiena, dal Conte. S&#8217;incammin\u00f2 verso di loro, timorosa ed incredula. Tutto ad un tratto, come se risvegliatasi da un sogno, sollev\u00f2 il vestito per non inciampare ed inizi\u00f2 a correre. Moriva dalla voglia e dalla contentezza di poter, finalmente, abbracciare il suo Principe vestito di bianco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Capitolo I Il sole, ormai alto nel cielo, dava calore a quella giornata cos\u00ec fredda. I sui raggi penetravano tra i rami di quegli alberi cos\u00ec grandi e verdi. L&#8217;ultimo interminabile viale, dove dolci petali bianchi accarezzavano l&#8217;aria e si lasciavano trasportare dal lieve armonioso vento, era l&#8217;ultimo tratto da percorrere prima di giungere finalmente [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[13,70],"tags":[],"sponsors":[],"class_list":["post-111635","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-fiabe","category-fiabe-dei-poeti-in-erba","lingua-italiano","scopo-intrattenimento"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.2 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>La favola di una Dea - I testi della tradizione di Filastrocche.it<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/la-favola-di-una-dea\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"La favola di una Dea - I testi della tradizione di Filastrocche.it\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Capitolo I Il sole, ormai alto nel cielo, dava calore a quella giornata cos\u00ec fredda. I sui raggi penetravano tra i rami di quegli alberi cos\u00ec grandi e verdi. L&#8217;ultimo interminabile viale, dove dolci petali bianchi accarezzavano l&#8217;aria e si lasciavano trasportare dal lieve armonioso vento, era l&#8217;ultimo tratto da percorrere prima di giungere finalmente [&hellip;]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/la-favola-di-una-dea\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"I testi della tradizione di Filastrocche.it\" \/>\n<meta property=\"article:author\" content=\"http:\/\/www.facebook.com\/jolanda.restano\" \/>\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2005-11-21T10:58:19+00:00\" \/>\n<meta name=\"author\" content=\"Jolanda\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Jolanda\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"43 minuti\" \/>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"La favola di una Dea - I testi della tradizione di Filastrocche.it","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/la-favola-di-una-dea\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"La favola di una Dea - I testi della tradizione di Filastrocche.it","og_description":"Capitolo I Il sole, ormai alto nel cielo, dava calore a quella giornata cos\u00ec fredda. I sui raggi penetravano tra i rami di quegli alberi cos\u00ec grandi e verdi. L&#8217;ultimo interminabile viale, dove dolci petali bianchi accarezzavano l&#8217;aria e si lasciavano trasportare dal lieve armonioso vento, era l&#8217;ultimo tratto da percorrere prima di giungere finalmente [&hellip;]","og_url":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/la-favola-di-una-dea\/","og_site_name":"I testi della tradizione di Filastrocche.it","article_author":"http:\/\/www.facebook.com\/jolanda.restano","article_published_time":"2005-11-21T10:58:19+00:00","author":"Jolanda","twitter_misc":{"Scritto da":"Jolanda","Tempo di lettura stimato":"43 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/la-favola-di-una-dea\/","url":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/la-favola-di-una-dea\/","name":"La favola di una Dea - I testi della tradizione di Filastrocche.it","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/#website"},"datePublished":"2005-11-21T10:58:19+00:00","author":{"@id":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/#\/schema\/person\/13a7995b740342851d3a3c001f9dd658"},"breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/la-favola-di-una-dea\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/la-favola-di-una-dea\/"]}]},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/la-favola-di-una-dea\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"La favola di una Dea"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/#website","url":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/","name":"I testi della tradizione di Filastrocche.it","description":"Filastrocche, fiabe, canzoni e...","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/#\/schema\/person\/13a7995b740342851d3a3c001f9dd658","name":"Jolanda","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/#\/schema\/person\/image\/","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/1b1f38df48384d8f75481e92c0cbf9e3494d37f3cf35cd02b0f5cba7d63f7349?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/1b1f38df48384d8f75481e92c0cbf9e3494d37f3cf35cd02b0f5cba7d63f7349?s=96&d=mm&r=g","caption":"Jolanda"},"sameAs":["http:\/\/www.facebook.com\/jolanda.restano","https:\/\/x.com\/jolandarestano"],"url":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/author\/jolanda\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/111635","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=111635"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/111635\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=111635"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=111635"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=111635"},{"taxonomy":"sponsors","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/wp-json\/wp\/v2\/sponsors?post=111635"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}