{"id":114463,"date":"2006-10-27T12:17:22","date_gmt":"2006-10-27T12:17:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/il-sacco-di-roma-una-dolce-storia-damore\/"},"modified":"2006-10-27T12:17:22","modified_gmt":"2006-10-27T12:17:22","slug":"il-sacco-di-roma-una-dolce-storia-damore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/il-sacco-di-roma-una-dolce-storia-damore\/","title":{"rendered":"Il sacco di Roma (Una dolce storia d\u2019amore)"},"content":{"rendered":"<p>Molti avranno vissuto una storia d\u2019amore ma grande come quella di Roma e di Lill\u00e0 nessuno poteva mai immaginarla.<br \/>\nSi erano conosciuti errando per le strade, forse in cerca di loro stessi.<br \/>\nDue poveri cuori raminghi che la solitudine aveva avvicinato.<br \/>\nArrivava lui, con un cappottaccio lungo e scuro dalle grandi tasche, barba lunga, la sua persona odorava di forte, di sudore, di strada, di miseria.<br \/>\nSotto il pastrano una maglietta raffigurante il suo eroe, il suo mito neoromantico, &#8220;Il Che&#8221;. Lei, la sua Regina senza regno, lo seguiva,  fragile e minuta come un cardellino,  con gesti teneri e incerti che parevano ignorare la realt\u00e0 delle cose.<br \/>\nLill\u00e0 a volte vaneggiava nei discorsi, ma a lui andava bene cos\u00ec.<br \/>\nQuel parlare senza senso che a Roma pareva musica.<br \/>\nGuardava gli occhi velati di lei e si inteneriva a fissarli.<br \/>\nDormivano dove capitava, una scatola di cartone per due, un ponte per tanti.<br \/>\nUn\u2019altra  cosa in comune fra loro, lo stesso sguardo.<br \/>\nOgni anno per il compleanno di Lill\u00e0  si concedevano un lusso.<br \/>\nLa portava sotto un\u2019acacia dal profumo inebriante, la faceva accomodare sull\u2019erba e poi tirava fuori, come da un cappello di prestigiatore, due bicchieri di vetro e poi a mani nude gustavano il frutto della loro elemosina, sorseggiando avidamente del vino.<br \/>\nCon lo sguardo la invitava a sollevare la testa e le diceva: &#8220;Regina mia, ma dove la trovi una reggia con un tetto tinto cos\u00ec d\u2019azzurro  e profondo?<br \/>\nE guarda che infinit\u00e0 di specchi che abbiamo!&#8221;<br \/>\nIndicando con lo sguardo il fiume vicino.<br \/>\nPoi si appisolavano beati.<br \/>\nPer tanti anni le stesse gesta, le stesse parole.<br \/>\nPoi un giorno qualche cosa di misterioso gliela port\u00f2 via.<br \/>\nUn medico senza spiegargli molto gli chiese se era un parente.<br \/>\nLui stanco e tristissimo, aveva  gli occhi  che gli bruciavano, ingoiava.<br \/>\nPoi non riusc\u00ec pi\u00f9 a trattenersi e calde  lacrime cominciarono a scorrergli lungo il viso.<br \/>\nCominciarono per Roma lunghe giornate di solitudine.<br \/>\nSi soffermava a pensare a quegli occhi, scuri e profondi che si erano chiusi per sempre.<br \/>\nEra nato tanti anni fa a Roma e per questo gli  era stato dato quel soprannome cos\u00ec pittoresco.<br \/>\n&#8220;Annamo, bevemo, giocamo, sartamo, magnamo&#8221;. Questo \u00e8 il linguaggio che usava &#8220;Roma&#8221;.<br \/>\nEra un vecchietto molto originale, un p\u00f2 volubile, in certi  momenti sapeva essere anche duro e scontroso e deliberatamente scortese.<br \/>\nEgli gironzolava senza meta per le nostre citt\u00e0, un tipo solitario e malinconico.<br \/>\nPossedeva un vecchio sacco tutto consumato e la trama del tessuto, al tatto legnoso, negli angoli era tutta sfilata.<br \/>\nNon si staccava mai da quel cimelio, delle volte dormiva tutto avvolto a quella cosa ruvida che gli bucava la  pelle.<br \/>\nAl suo passaggio i bambini fuggivano, chiss\u00e0 perch\u00e9?<br \/>\nCamminava con passo traballante, delle volte con ragione, specialmente quando si era fermato  all\u2019Osteria di Sor Meco.<br \/>\nEra talmente solo che cercava ardentemente un amico e lo trov\u00f2 un giorno d\u2019aprile sopra un ramo di acacia pieno di stipole profumate.<br \/>\nL\u2019albero aveva un bel tronco e appoggiandoci la schiena questo conciliava tranquilli pisolini.<br \/>\nUn pomeriggio qualche cosa disturb\u00f2 Roma che stava approfittando dell\u2019ospitalit\u00e0 di quel tronco di acacia.<br \/>\nDei miagolii insistenti lo avevano svegliato, innervosendolo.<br \/>\nSi distese e si lasci\u00f2 rotolare su un fianco, apr\u00ec gli occhi e, si sofferm\u00f2 a cercare con lo sguardo in mezzo alla volta di rami candidamente fioriti.<br \/>\nDi chi poteva essere quel lamento?<br \/>\nNon si distingueva ma si sentiva una vocina che inteneriva il cuore e vide un gattino bianco.<br \/>\nAllung\u00f2 la mano per prenderlo e il gattino si gonfi\u00f2 tutto sulle zampette, come elettrizzato FFFFHHHH!<br \/>\nE poi ZANG una zampatina graffi\u00f2 Roma, allora il vecchio prese il suo sacco e glielo butt\u00f2 sopra, agitando il micio ancora di pi\u00f9.<br \/>\nLo cattur\u00f2 e lo strinse a s\u00e9.<br \/>\nLo volle chiamare &#8220;Fulmine&#8221;, tutto bianco com\u2019era sembrava un lampo di luce.<br \/>\nDette al gattino un p\u00f2 di latte e lo adagi\u00f2 dentro il suo sacco.<br \/>\nIl piccolo felino si addorment\u00f2 tranquillo e lui continu\u00f2 il suo viaggio.<br \/>\nA chiunque chiedesse che cosa contenesse quel sacco puzzolente il nostro amico Roma rispondeva: &#8220;Fulmine&#8221;, spaventando i pi\u00f9 piccoli.<br \/>\nIl gatto diventava sempre pi\u00f9 bello e grande.<br \/>\nUn giorno passeggiando tra le bancarelle del mercato inavvertitamente il signor Roma appoggi\u00f2 il sacco vicino ad una cassetta di frutta bella matura ma piena d\u2019api.<br \/>\nAll\u2019improvviso un\u2019apetta si pos\u00f2 sopra quel tranquillo sacco quando qualcosa si mosse e &#8230; ZAG!  punse il gatto.<br \/>\nIl sacco incominci\u00f2 a muoversi come indemoniato e saltava a destra e a manca, su e gi\u00f9, qua e l\u00e0.<br \/>\nI soliti bambini assistettero alla scena e scapparono sbigottiti, pensando che dentro quel sacco ci potesse essere un bambino come loro.<br \/>\nDa quella volta i genitori di tutta la citt\u00e0  fecero credere ai loro piccoli che se non fossero stati abbastanza  bravi li avrebbero  puniti, consegnandoli al signor Roma che li avrebbe insaccati.<br \/>\nLa prima volta che Roma e Fulmine fecero il bagno insieme fu proprio una bella avventura.<br \/>\nSi tuffarono nel fiume e meno male che in quel momento, sguazzava l\u00ec una bella anatra che  vedendo il gattino annaspare nelle acque profonde del fiume lo aiut\u00f2 a raggiungere la riva.<br \/>\nIl felino incominci\u00f2 a sputacchiare e in preda alla collera si scroll\u00f2 di dosso tutta  l\u2019acqua, guard\u00f2 Roma e fugg\u00ec.<br \/>\n&#8220;Fulmine Fulmine&#8221;<br \/>\nTutta la notte a chiamarlo. Ma di Fulmine  nemmeno l\u2019ombra.<br \/>\nDopo qualche giorno lo ritrov\u00f2 in compagnia di un altro gatto.<br \/>\nIl nuovo amico di Fulmine aveva al collo uno squillante campanellino.<br \/>\nIl vecchio si avvicin\u00f2 al suo gatto che, riluttante, si fece prendere e lo butt\u00f2 nel sacco.<br \/>\nSi incammin\u00f2 pian pianino lasciandosi alle spalle l\u2019altro gattino.<br \/>\nUn rumorino tintinnante lo seguiva TIN TIN TIN.<br \/>\nSi volt\u00f2 e vide che era inseguito dal micio con il sonaglio.<br \/>\nGli si avvicin\u00f2 e gli parl\u00f2 fioco fioco.<br \/>\nIl gatto si strusci\u00f2 ai suoi pantaloni con la coda protesa in su come un\u2019antenna, una, due volte.<br \/>\nLo accarezz\u00f2 e con una mossa veloce lo afferr\u00f2 e lo infil\u00f2 nel suo sacco.<br \/>\n&#8220;Va a fa compagnia ar tu compare! Va&#8221;.<br \/>\nAggiunse con la sua solita parlata caratteristica.<br \/>\nUn p\u00f2 di animazione in quel sacco,ma dopo un po\u2019 dondolando dondolando i gatti si appisolarono. &#8220;Bisogna da rimedi\u00e0 un nome per gattino novo!&#8221; disse a Fulmine il vecchio Roma.<br \/>\nLa palla di neve si avvicin\u00f2 a fargli le fusa, come se avesse capito l\u2019intenzione.<br \/>\nRoma oramai conquistato,  guard\u00f2 il nuovo inquilino e not\u00f2 che non era un lui ma era una lei e dunque &#8220;Se te te chiami Fulmine lei la chiamamo Bufera cos\u00ec a chiunque me chieder\u00e0 che cosa porto ner mi sacco non far\u00f2 artro che responne Bufera e Fulmine&#8221;.<br \/>\nI bambini creduloni vedendo il sacco pi\u00f9 gonfio e agitato sgattaiolarono via pi\u00f9 alla svelta del solito.<br \/>\nCerto, da solo che era a ritrovarsi con due ospiti fissinon era facile sbarcare il lunario e per questo si affid\u00f2 alla magnanimit\u00e0 della gente.<br \/>\nSi fermava da Romoletto che gli diceva: &#8220;A RO piiate sto bell\u2019abbacchio co e patate&#8221;.<br \/>\nE poi passava davanti all\u2019osteria di Sor Meco che annaffiava quella lauta cenetta e poi tutti e tre accaldati andavano a dormire sotto il ponte.<br \/>\nEra proprio felice il signor Roma, Lui, il suo sacco e i suoi amici.<br \/>\nFinch\u00e9 un giorno trov\u00f2 una signora che lo accus\u00f2 di averle rubato la sua gattina, tanto tenera ed indifesa.<br \/>\nLui non si pot\u00e9 difendere e lo misero in prigione.<br \/>\nAnzi li misero in prigione, perch\u00e9 la guardina tocc\u00f2 anche a Fulmine, il solo vero innocente.<br \/>\nScontarono un mese di sano e fresco riposare.<br \/>\nAl mattino ricca colazione con biscottini secchi e caffellatte, pranzo e cena sempre puntuali e il tutto annaffiato con del buon vino rosso.<br \/>\nIl giorno del congedo i secondini del carcere li salutarono con dispiacere e lemme lemme ritornarono a  girovagare.<br \/>\nA sera, stanchi di quel gironzolare senza meta, si fermarono sugli scalini della chiesa.<br \/>\nE chi trovarono?<br \/>\nBufera vagava da giorni alla loro ricerca, era tutta sporca, era l\u00ec che leccava due gattini nuovi, piccoli piccoli.<br \/>\nGli occhi di Roma brillarono di felicit\u00e0 e dando una pedatina  affettuosa a Fulmine gli disse:<br \/>\n&#8220;An vedi er filibustiere!&#8230; E che famo ora co la su padrona?&#8221;.<br \/>\nIl giorno dopo si present\u00f2 la padrona di Bufera, tutta truccata,  e dall\u2019aspetto corrucciato,  sopra due tacchi sottili che facevano Tip tap tip tap sottili come le sue parole.<br \/>\nSi rivolse a Roma con acidit\u00e0 e gli disse &#8220;Quella gatta piena di pulci se la pu\u00f2 tenere!&#8221;.<br \/>\nIl signor Roma pens\u00f2 che quella maligna signora forse non sapeva che cosa fosse la solitudine.<br \/>\nForse non aveva nemmeno bisogno di quei piccoli esseri.<br \/>\nAvrebbe voluto spiegarle di quanto le potevano  riempire il cuore di felicit\u00e0 ma, senza aggiungere niente, la guard\u00f2 con sufficienza, prese delicatamente i gattini e li mise nel suo sacco.<br \/>\nDecise di chiamarli: uno Lampo e uno Saetta.<br \/>\nCos\u00ec a chi avesse chiesto cosa portasse nel sacco, lui avrebbe risposto: &#8220;La Tempesta! Fulmine, Bufera, Lampo e Saetta&#8221;.<br \/>\nI bambini videro passeggiare il vecchio, sempre pi\u00f9 gobbo e con quel sacco sempre pi\u00f9 pieno fuggirono un\u2019altra volta.<br \/>\nUna sera di luna piena Roma prese la sua famigliola e la port\u00f2 sopra un tetto.<br \/>\nI gattini faticosamente annasparono per salire tra le tegole rotte e spioventi, poi tutti in fila, rabbuffati da labili aliti di vento  incominciarono ad intonare una serenata melodiosa alla luna che splendeva nel cielo stellato.<br \/>\nMAO MAOOOO MEO MEOOOO tutta la citt\u00e0 li ascoltava.<br \/>\nQuell\u2019aura solletic\u00f2 l\u2019ispirazione di Roma e dalla sua bocca cominciarono a fluire parole chiare che dicevano cos\u00ec: &#8220;Vedete quella cosa che brilla lass\u00f9 nel cielo tutta avvolta da archi e dischi luminosi? E\u2019il diamante pi\u00f9 grande del mondo. Esso \u00e8 avvolto da una magico mistero e per questo \u00e8 visibile solo di notte&#8221;.<br \/>\nI gattini lo ascoltavano come se intendessero le sue parole.<br \/>\n&#8220;Tanti anni fa alcuni uomini tentarono d\u2019 impadronirsene;  essi scesero dopo giorni e giorni di viaggio da un\u2019astronave partita da molto lontano e toccarono il suo suolo con leggerezza per paura di scalfirlo.<br \/>\nMa si accorsero che la sua crosta si era trasformata in un luogo scabro e sassoso.<br \/>\nNon sapevano spiegarsi il perch\u00e9.<br \/>\nDalla Terra si delineavano disegni arcani, effetti di luce, una cosa straordinaria.<br \/>\nGli astronauti come estromessi da quel luogo  etereo ed intoccabile tornarono sulla Terra &#8221; e lui, come convinto della sua fantasia, aggiunse: &#8220;Non voglio astronauti sulla mia luna; \u00e8 solo un rifugio per i sogni di noi pellegrini!&#8221;.<br \/>\nBufera adorava i fiori e Fulmine lo sapeva bene.<br \/>\nUn giorno la port\u00f2 con i suoi piccoli in un bel giardino, dove le farfalline svolazzavano qua e l\u00e0 e le coccinelle guarnivano i frutti del melo quando MIAO MIAOOOOO e PUMMM!!<br \/>\nA disincantare l\u2019atmosfera arriv\u00f2 loro una scarpa vecchia, buttandoli gi\u00f9 come birilli e  spaventandoli.<br \/>\nPoi un bel giorno, il signor Roma trov\u00f2 una cagnetta.<br \/>\nLa guard\u00f2, la riguard\u00f2, fece spalluccia, gir\u00f2 furtivamente lo  sguardo,  un  p\u00f2 di qua e un  p\u00f2 di l\u00e0, osserv\u00f2 che nessuno lo guardasse.<br \/>\nBAUUUHH!!&#8230; e la mise dentro il sacco.<br \/>\nPens\u00f2 subito a quale nome darle  ma dopo poco da quella balla sulle sue spalle, una gran cagnara, un gran movimento, BAU MAO MAU BAO il sacco si ruppe, ne usc\u00ec la cagnetta tutta graffiata con le orecchie appiattite guard\u00f2 Roma e poi fugg\u00ec.<br \/>\nIl vecchio con lo sguardo malinconico segu\u00ec la cagnetta e pens\u00f2 al nome che le avrebbe potuto dare, aveva nostalgia di pronunciare un solo nome, Lill\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Molti avranno vissuto una storia d\u2019amore ma grande come quella di Roma e di Lill\u00e0 nessuno poteva mai immaginarla. 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