{"id":114465,"date":"2006-10-27T12:35:59","date_gmt":"2006-10-27T12:35:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/dono-di-natale\/"},"modified":"2006-10-27T12:35:59","modified_gmt":"2006-10-27T12:35:59","slug":"dono-di-natale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/dono-di-natale\/","title":{"rendered":"Dono di Natale"},"content":{"rendered":"<p>Non ho bisogno di chiudere gli occhi per rincorrere i bei tempi trascorsi.<br \/>\nI miei occhi si sono spenti tanti anni fa e di quei terribili momenti non mi \u00e8 rimasto che un labile ricordo.<br \/>\nInsegnavo in una scuola elementare della Maremma Grossetana, la guerra era appena finita e nell\u2019aria e nella gente si riconosceva la voglia di rinascita.<br \/>\nQuei periodi bui della nostra storia che avevano cambiato la vita di tutti.<br \/>\nIl mio  paese, nato vicino al mare, era abitato da poche anime, gente contadina, pescatori.<br \/>\nMi fu affidata una cattedra a pochi chilometri da casa.<br \/>\nC\u2019erano certi giorni in cui lo scirocco fischiante spingeva le onde del mare oltre la battigia e io, ammirando lo spettacolo.  Inforcavo la mia bici e mi dirigevo a scuola, dai miei ragazzi.<br \/>\n&#8220;Figli di Maremma&#8221; scampati alla guerra, alla fame, alla miseria e all\u2019ingiustizia.<br \/>\nRicordo ancora entrare in classe una giovane donna, alta, era avvolta in un cappotto e una sciarpa le copriva la testa, aveva lineamenti regolari, e i capelli neri corvini le scendevano spettinati sulla fronte, pian piano si sbotton\u00f2 il cappotto, mi accorsi che aspettava un bambino.<br \/>\nDa dietro scorsi una faccina rosa, fresca, era Rosetta poi ancora un altra testolina, ripiegata da un lato, somigliante, anche lui spettinato, con la manica si pul\u00ec il naso umido, tir\u00f2 su e mi sorrise.<br \/>\nEra Antonio, si capiva che erano gemelli.<br \/>\nAvranno avuto circa 10 anni.<br \/>\nNotai che i tre non calzavano scarpe, ma zoccoli legati ai piedi con un sottile fil di ferro.<br \/>\nLa giovane domand\u00f2 il permesso di entrare ed io acconsentendo con il gesto del capo li invitai ad avvicinarsi.<br \/>\nLei un p\u00f2 impacciata mi accarezz\u00f2 le mani rinfrescandomele.<br \/>\nErano sfollati dal Polesine, come tante altre famiglie d&#8217;altronde, ed erano in cerca di lavoro.<br \/>\nAvevano trovato rifugio presso le capanne lungo il canale, vicino alle bilance dei pescatori di anguille.<br \/>\nEra il primo giorno di scuola e piano piano la mia pluriclasse si riemp\u00ec.<br \/>\nPochi di loro sapevano scrivere, cos\u00ec cominciammo a rinnovare quei quaderni dalla foderina nera e dal bordo rosso con delle aste, prima dritte nel quadretto e poi in diagonale e poi&#8230;<br \/>\nPoi e poi&#8230; dopo circa un mese eravamo gi\u00e0 alle  vocali.<br \/>\nIn quella classe echeggiava una sola &#8220;a&#8221;, un solo &#8220;o&#8221; un solo &#8220;u&#8221;, tutti insieme, un\u2019unica voce.<br \/>\nAlle otto e trenta cominciavano le lezioni, in quella classe dove una vecchia stufa scoppiettava vivace.<br \/>\nOgni mattino ognuno portava un pezzo di legno che aveva trovato nel tragitto che li conduceva a scuola, e cos\u00ec potevamo scaldare la piccola aula nascosta nella penombra degli alberi.<br \/>\nDai vetri trillanti ascoltavamo il rumore del mare, il sibilare del vento che filtrava dagli infissi delle finestre tremolanti.<br \/>\nUn giorno arriv\u00f2 un giovane pescatore, mi porse delle anguille e mi disse di essere il fratello maggiore di Rosetta, si chiamava Lorenzo.<br \/>\nAvr\u00e0 avuto quindici anni, si vedeva dalla poca peluria incolta sul viso e dalla voce che ancora non era giunta alla sua maturit\u00e0.<br \/>\nAveva un braccio fasciato e gli faceva male, gli chiesi cosa avesse fatto, mi rispose abbassando gli occhi timidi che era stato vaccinato contro il vaiolo, e ammicc\u00f2 un sorriso a fior di labbra.<br \/>\nCon il padre avevano trovato lavoro alla peschiera e la mamma invece era a casa che accudiva il nuovo nato.<br \/>\nAccenn\u00f2 che a poco avrebbero comprato una loro chiatta, e questo mi fece presupporre che le cose gli stavano andando meglio.<br \/>\nSapevo per\u00f2 che il padre era stato sorpreso a pescare e cacciare di frodo, e che la guardia venatoria una volta era stata clemente con lui.<br \/>\nConoscendo la sua situazione familiare, la guardia  cap\u00ec che si barcamenavano fra mille privazioni, e sapeva  pure che effetti devastanti provocava la miseria sulla crescita dei figli.<br \/>\nDi buon grado accettai le anguille e ringraziai. Passarono i mesi, era sempre pi\u00f9 freddo in quella terra di Maremma al limite col mar, un freddo che sembrava bucasse la pelle tanto era rigido.<br \/>\nAl mattino, mentre aspettavamo il suono della campanella, sul pianerottolo della scuola, notavamo che dalle nostre bocche usciva un vapore bianco che di proposito emettevamo e ci divertivamo a soffiarlo, ma una volta in quell\u2019aula, al caldo, i bambini apprendevano  e giocavano spensierati.<br \/>\nPer San Martino decidemmo di fare un ricchissimo castagnaccio:  con i pinoli, le noci, l\u2019 uvetta e il rosmarino, ed improvvisammo una festicciola.<br \/>\nOgni bambino port\u00f2 quello che poteva e quel giorno a colazione mangiammo castagnaccio, finocchi e pane arrostito.<br \/>\nVorrei ancora sentire quel sapore nella mia bocca, quel sapore di umilt\u00e0 di tempo passato.<br \/>\nArriv\u00f2 Natale, un Natale di pace.<br \/>\nDecidemmo con i miei bimbi che avremmo fatto un albero bellissimo, una festa indimenticabile, ed anche la foto ricordo.<br \/>\nCominciammo la ricerca del favoloso albero nella macchia vicina, cercando di trovare quello che poteva assolvere le nostre aspettative.<br \/>\nNella macchia che sfidava il mare, piante forti e pungenti, rare orchidee spontanee, arbusti coriacei, zefiro profumato di camomilla marina, aria dall\u2019odore acre di resina che dopo la pioggia si sprigionava e si mescolava con la aspre zolle di Maremma.<br \/>\nTra varie specie di alberi ne tagliammo uno di un verde brillante, era rigoglioso, non eccessivamente grande ma abbastanza da coprire un angolo vuoto della nostra aula.<br \/>\nLo caricammo sopra di una bicicletta e facendo attenzione di non rovinare i rami fragili.<br \/>\nCi incamminammo verso la nostra scuola.<br \/>\nI piccoli operai badarono a riempire un secchio di sabbia guarnendolo poi con del muschio, e quando venne il momento di alzarlo tutti insieme acclamarono &#8220;evviva, evviva!&#8221;.<br \/>\nLa gioia era sprizzante, pura.<br \/>\nDecidemmo come sempre, che ognuno avrebbe portato un qualche cosa per guarnire il nostro albero, e nei giorni a seguire arrivarono dei pacchettini colorati, dei pupazzetti fatti con la lana, delle spighe seccate e colorate, del cotone per fare fiocchi di neve, dei gusci di noce.<br \/>\nArriv\u00f2 il giorno che l\u2019albero era finito, alto, scintillante.<br \/>\nCominci\u00f2 la festa, tutti erano presenti, spensierati, tanti i genitori, i  nonni le zie, tutti a scartar doni.<br \/>\nMa rimase una pacchetto sotto quell\u2019albero straordinario, un cartoccio mal confezionato,  ma chiuso con un bel filo intrecciato di lana rossa.<br \/>\nIl pacchetto, irregolare e leggero, era rimasto l\u00ec e tra gli sguardi incuriositi dei presenti si fece avanti Rosetta che me lo porse.<br \/>\nL\u2019aprii, e dentro c\u2019erano piccole orchidee spontanee.<br \/>\nEra il mio dono di Natale mi disse la piccola un p\u00f2 emozionata.<br \/>\nMi commossi e capii il sacrificio fatto per trovare quei profumati e rari fiori.<br \/>\nOggi, dopo tanti anni, &#8220;qualcuno&#8221; ha bussato alla porta della mia stanza, \u00e8 entrato, ha appoggiato sulle mie mani qualche cosa di leggero e lievemente profumato e mi ha detto: &#8220;Buon Natale Signora Maestra&#8221;.<br \/>\nCon la mente son tornata al tempo passato, quel profumo mi ha stimolato l\u2019immagine e ho rivisto lo spettacolo di quel Natale e di quello che questa terra di Maremma mi ha dato, un\u2019emozione forte, che nessuno pu\u00f2 cancellare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non ho bisogno di chiudere gli occhi per rincorrere i bei tempi trascorsi. 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