{"id":114473,"date":"2006-10-30T12:51:59","date_gmt":"2006-10-30T12:51:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/viaggio-nella-storia-di-una-penna-doca\/"},"modified":"2006-10-30T12:51:59","modified_gmt":"2006-10-30T12:51:59","slug":"viaggio-nella-storia-di-una-penna-doca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/viaggio-nella-storia-di-una-penna-doca\/","title":{"rendered":"Viaggio nella storia di una penna d\u2019oca"},"content":{"rendered":"<p>I Galli Senoni, capitanati da Brenno, erano riusciti ad assediare Roma.<br \/>\nI difensori della citt\u00e0 cominciarono ben presto a soffrire la fame.<br \/>\nPi\u00f9 volte i Romani, guardando le &#8220;oche sacre&#8221; alla Dea Giunone che vivevano lass\u00f9 nel recinto del tempio di Giove, avevano pensato che con quelle avrebbero potuto placare i tormenti del lungo digiuno.<br \/>\nMa le oche erano sacre alla Dea e ucciderle sarebbe stato un sacrilegio.<br \/>\nUna notte un valoroso soldato, Marco Manlio, che dormiva presso il tempio sacro, sent\u00ec risuonare uno strano rumore che lo dest\u00f2 d\u2019improvviso.<br \/>\nProntamente egli afferr\u00f2 la spada e balz\u00f2 in piedi.<br \/>\nSubito cap\u00ec che le oche stavano starnazzando.<br \/>\nManlio corse alle mura della rocca, guard\u00f2 gi\u00f9 e si trov\u00f2 faccia a faccia con un soldato Gallo.<br \/>\nI nemici tentavano un assalto e in quel momento, appunto, un gruppo di essi si spingeva sopra il parapetto per entrare nella fortezza.<br \/>\nIn un istante Manlio afferr\u00f2 il braccio teso del primo Gallo, gli strapp\u00f2 le dita dal parapetto e lo lasci\u00f2 cadere gi\u00f9 per la rocca.<br \/>\nInizi\u00f2 a gridare e il clamore delle oche cresceva cresceva in pochi minuti tutti i soldati romani si destarono ed afferrarono le armi, pronti alla difesa.<br \/>\nGridando, gli eroici difensori della rocca corsero alle mura.<br \/>\nLa sorpresa dei Galli fall\u00ec.<br \/>\nIn breve essi furono sconfitti e ricacciati.<br \/>\nMa, fra tutto quello schiamazzar, successe qualcosa di inevitabile: una bella penna bianca si stacc\u00f2 dall\u2019ala sinistra del corpo concitato di una grossa oca e cominci\u00f2 a scendere gi\u00f9 dal colle come una foglia in autunno e volteggia volteggia: delle leggere folate di vento la allontanarono dal luogo dell\u2019assalto.<br \/>\nOra su ora gi\u00f9, ora qua ora l\u00e0.<br \/>\nLa bianca piuma and\u00f2 a posarsi sopra la soma del somaro Cesare.<br \/>\n&#8220;Arr\u00ec arr\u00ec Cesar\u00ec&#8221; incitava il contadino.<br \/>\nMa Cesare di muoversi non ne voleva proprio sapere.<br \/>\nAllora il contadino prov\u00f2 ad incoraggiarlo con una bella carota.<br \/>\nAllung\u00f2 la mano dentro la sporta per prenderne una quando lo sguardo gli cadde sopra la bella e candida piuma, che era rimasta infilzata tra le trame del sacco che era posto sul dorso di Cesar\u00ec.<br \/>\nEra proprio bella ma,  non sapendo n\u00e9 leggere e n\u00e9 scrivere, la afferr\u00f2 e la incastr\u00f2 violentemente nelle briglie sulla testa dell\u2019asino, facendogli male.<br \/>\nLa bestiola che spesso era considerata la personificazione dell\u2019ignoranza e della diabolica ostinazione e forse anche perch\u00e9 era ed \u00e8 l\u2019animale che sa di pi\u00f9, perch\u00e9 sa di non sapere, si accorse di avere qualcosa di estraneo sulla testa e, da buon somaro che era, cominci\u00f2 a ragliare e come sapete il raglio \u00e8, tra le voci della natura, una delle pi\u00f9 intensamente drammatiche, l\u2019espressione di un\u2019urgenza irrimediabile e di una volont\u00e0 di non tacere pi\u00f9 dopo aver troppo taciuto, insomma: il nostro asinello cominci\u00f2 a ragliare ed a grattarsi insistentemente ad un ciliegio e fece cadere  delle  ceraselle, rosse, saporite e grosse ceraselle che prima penzolavano come gocce di rubino dalla corona di una regina.<br \/>\nE fu cos\u00ec che Cesar\u00ec si abbass\u00f2 per mangiarle e la piuma gli cadde.<br \/>\nE: corre corre, il contadino per cercare di chiapparla ma, il vento, dispettoso, se la port\u00f2 via.<br \/>\nVola qua, vola l\u00e0, la piuma and\u00f2 ad adagiarsi proprio sopra il letto di una nobile fanciulla.<br \/>\nQuando ella la vide, tanto era bella la penna d\u2019oca, che non fece altro che prenderla e nasconderla dentro una scatola di legno intarsiata d\u2019avorio e gli anni passarono e la piuma era sempre ben custodita.<br \/>\nPass\u00f2 di generazione in generazione finch\u00e9&#8230;<br \/>\nNon si sa come mai ma la scatola, oramai dimenticata, venne ritrovata a Bisanzio.<br \/>\nEra stata nascosta dalla basilissa Irene, prima di fuggire dopo il colpo di stato che la depose dal trono di Costantinopoli.<br \/>\nLa scatola con dentro la piuma d\u2019oca era stata  nascosta minuziosamente sotto una mattonella del pavimento nel palazzo dell\u2019imperatore.<br \/>\nE\u2019 risaputo che Irene fosse una donna colta ed intellettuale e, la splendida piuma, venne usata da lei come penna per scrivere.<br \/>\nUn\u2019ancella la trov\u00f2 e se la nascose sotto le  vesti.<br \/>\nI soldati se ne accorsero e consegnarono la scatola alla moglie dell\u2019imperatore che a quel tempo era Rotreude una delle otto figlie di Carlo Magno.<br \/>\nSi avvicinava Natale e Rotreude non sapendo che regalare a suo padre che, quella stessa notte sarebbe stato incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero, gli don\u00f2 la splendida piuma bianca.<br \/>\nFece fare da un artigiano una scatola tutta d\u2019oro e vi fece pure incastonare perle e lapislazzuli, una piccola coltre di tessuto prezioso e vi adagi\u00f2 la piuma.<br \/>\nCarlo Magno aveva studiato pochissimo e a fatica formava il suo nome, poich\u00e9 allora per l\u2019educazione dei futuri guerrieri la guerra e la caccia bastavano.<br \/>\nPossedendo ora una penna cos\u00ec preziosa cominci\u00f2 ad appassionarsi alle lettere e fu tale il suo entusiasmo che istitu\u00ec una scuola di palazzo.<br \/>\nTutti i pi\u00f9 grandi intellettuali dell\u2019epoca tenevano corsi per i figli dei nobili  vicini alla corte.<br \/>\nL\u2019Imperatore possedeva una sensibilit\u00e0 per la cultura e lo studio che cominci\u00f2 a scrivere in latino e greco e la penna d\u2019oca lo aiutava in questo.<br \/>\nQualche tempo prima, il Papa Leone III, era stato imprigionato e Carlo Magno lo aveva liberato dalle prigioni in cui era stato rinchiuso da un gruppo di nobili romani.<br \/>\nIl Papa gli fu riconoscente e dopo un p\u00f2 di tempo dalla di lui investitura, gli scrisse una bella lettera, a cui Carlo rispose in perfetta calligrafia anche grazie alla penna d\u2019oca regalatagli dalla figlia.<br \/>\nIn quel periodo crebbe la miseria e le carestie erano sempre pi\u00f9 frequenti, il malcontento dilagava tra i sudditi dell\u2019impero.<br \/>\nAvendo capito il valore della penna d\u2019oca con cui scriveva l\u2019Imperatore, dei cavalieri gliela rubarono.<br \/>\nEntrarono un giorno nella tenda di Carlo Magno mentre lui era intento a colloquiare con dei re.<br \/>\nCarlo Magno and\u00f2 su tutte le furie e vana fu la ricerca da parte dei suoi soldati della scatola d\u2019oro e della piuma che cos\u00ec se ne perse le tracce.<br \/>\nLa ritrov\u00f2 un cavaliere diretto in Terra Santa.<br \/>\nVisto l\u2019immenso valore della scatola tutta tempestata di gemme preziose e perle la affid\u00f2 alla sua amata, e questa, a sua volta, la don\u00f2 alla Vergine Maria perch\u00e9 il suo cavaliere tornasse sano e salvo dalle Crociate.<br \/>\nMa anche nel convento dove era custodita   l\u2019immagine sacra della Madonna ebbe vita breve, la scatola d\u2019oro venne nuovamente trafugata.<br \/>\nLa bianca penna venne separata dal suo scrigno.<br \/>\nLa scatola d\u2019oro venne venduta al mercato nero e la piuma venne lasciata in balia delle intemperie, vicino una chiesa di Firenze.<br \/>\nPassava di l\u00ec un tal messere di nome Dante che, vedendo la trascurata ma sempre splendida piuma, si chin\u00f2 e la raccolse.<br \/>\nA casa con della cenere la tenne a bagno per molte ore onde farla ammorbidire, poi la fece seccare e indurire nella sabbia calda e poi ancora la appunt\u00ec con un coltello consumandola un po\u2019: e questa torn\u00f2 al suo antico splendore.<br \/>\nDecise che con quella penna avrebbe fuso strofe e versi di estrema dolcezza esclusivamente per la sua Beatrice.<br \/>\nTanto era l\u2019amore per Beatrice che Messer Dante consumava a vista d\u2019occhio la penna d\u2019oca finch\u00e9 un giorno, inavvertitamente, lasci\u00f2 aperta la finestra del suo studiolo ed il vento la fece scivolare leggermente per le vie di Firenze, sulle rive dell\u2019Arno.<br \/>\nInvano, la cerc\u00f2 Dante e cos\u00ec fu che da quella volta non scrisse pi\u00f9, facciamo per dire, versi per Beatrice.<br \/>\nLa splendida piuma fu trasportata lontano lontano dalle correnti e dal vento su di una spiaggia, quando il cuoco di un signore di nome Napoleone la trov\u00f2.<br \/>\nQuella sera avrebbe offerto agli ospiti pesce alla griglia e quella penna l\u2019avrebbe usata per ungere l\u2019arrosto ma, pass\u00f2 di l\u00ec casualmente il padrone di casa che la fece sua.<br \/>\nL\u2019appunt\u00ec ben bene e la pose vicino al suo calamaio.<br \/>\nIl signor Napoleone era un personaggio molto famoso e amava circondarsi di letterati e uomini illustri.<br \/>\nUn giorno and\u00f2 a trovarlo il duca d\u2019Orl\u00e9ans  che vista la penna d\u2019oca se la fece regalare.<br \/>\nIl duca se la port\u00f2 a casa e se la dimentic\u00f2 in un libro.<br \/>\nDopo qualche anno il duca  prest\u00f2 il libro ad un suo dipendente un certo signor Dumas.<br \/>\nAlexandre, questo il nome del signor Dumas, lavorava come copista nella cancelleria del duca e accortosi della penna d\u2019oca tra i fogli del libro la riconsegn\u00f2 al suo legittimo proprietario e lui, vista la sua onest\u00e0 gliela regal\u00f2.<br \/>\nCominci\u00f2 a scrivere di dame e cavalieri, di cappe e spade, sempre con la sua penna d\u2019oca.<br \/>\nConobbe in seguito un certo Giuseppe Garibaldi  e, dovendo costui scrivere al futuro re d\u2019Italia, Alexandre gli regal\u00f2 la penna d\u2019oca.<br \/>\nGiuseppe accett\u00f2 volentieri il dono e la conserv\u00f2 in ricordo della loro sincera amicizia.<br \/>\nPassarono gli anni e Giuseppe port\u00f2 la penna d\u2019oca a Caprera, la sua isola.<br \/>\nEra oramai anziano e stanco e si ritir\u00f2 per scrivere le sue memorie.<br \/>\nAmava osservare la penna d\u2019oca, oramai  consumata, nelle sue mani scarne.<br \/>\nLa osservava con malinconia e ricordava i tempi trascorsi: le lotte per la libert\u00e0, e pensava a quanto era stato pi\u00f9 facile fare la guerra che non la pace; avrebbe voluto farle scrivere le sue avventure, ma chiss\u00e0 se la penna avesse potuto farlo di s\u00e9 stessa, chi dei due avrebbe avuto pi\u00f9 da scrivere!<br \/>\nEntr\u00f2 prepotentemente nello studio il nipotino di Giuseppe, che lo guardava scrivere con la penna d\u2019oca.<br \/>\n&#8220;Nonno nonno che cosa stai scrivendo?&#8221;  La mia storia aggiunse Giuseppe, invitandolo a sedersi sulle sue ginocchia.<br \/>\nIl bambino si avvicin\u00f2 ed abbracci\u00f2 il nonno sussurrandogli nelle orecchie:<br \/>\n&#8220;pissi pissi nonno, che cosa \u00e8 la storia?&#8221;<br \/>\ne il nonno : &#8220;Non sapere cosa sia accaduto prima della nostra nascita sarebbe come restare bambini per sempre. La storia \u00e8 testimonianza del passato, luce di verit\u00e0, vita della memoria, maestra di vita, annunciatrice dei tempi passati&#8221;.<br \/>\n&#8220;Nonno  ho sonno, mi sono annoiato, voglio dormire!&#8221;, concluse il piccolo.<br \/>\nGiuseppe lo accompagn\u00f2 nella sua cameretta e lo fece coricare, anche lui era stanco e quando il bambino si addorment\u00f2 prese la bianca piuma, oramai esile, e la infil\u00f2 nel cuscino del suo piccolo amore insieme ad altre piume e la fece sparire per sempre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I Galli Senoni, capitanati da Brenno, erano riusciti ad assediare Roma. I difensori della citt\u00e0 cominciarono ben presto a soffrire la fame. Pi\u00f9 volte i Romani, guardando le &#8220;oche sacre&#8221; alla Dea Giunone che vivevano lass\u00f9 nel recinto del tempio di Giove, avevano pensato che con quelle avrebbero potuto placare i tormenti del lungo digiuno. 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