{"id":119155,"date":"2008-12-22T21:56:24","date_gmt":"2008-12-22T21:56:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/la-padellina\/"},"modified":"2008-12-22T21:56:24","modified_gmt":"2008-12-22T21:56:24","slug":"la-padellina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/la-padellina\/","title":{"rendered":"La padellina"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;era una volta un contadino che aveva una figliola. Egli andava a giornata; la figliola filava stoppa o tesseva tela per conto delle vicine: cos\u00ec si guadagnavano la vita. Avvenne una gran siccit\u00e0: nei campi non nacque un filo d&#8217;erba, e non ci fu pi\u00f9 da lavorare per nessuno dei due. Avevano un gruzzoletto, messo prudentemente da parte nel buon tempo, e per parecchi mesi poterono tirare innanzi, vivendo quasi a pane e acqua. Il padre sospirava pensando all&#8217;avvenire; ma la ragazza, gioviale anche con la miseria, canticchiava da mattina a sera, come quand&#8217;era al telaio e con la rocca al fianco e lo stomaco pieno. Il padre brontolava:<br \/>\n&#8220;Con che cuore canti? Ci rimane da mangiare appena per altri due giorni!&#8221;<br \/>\n&#8220;Quando sar\u00f2 morta, non canter\u00f2 pi\u00f9&#8221;.<br \/>\n Mentre parlavano comparve sulla soglia una donna scarna, allampanata, che pareva il ritratto della fame.<br \/>\n&#8220;Fate la carit\u00e0, buona gente!&#8221;<br \/>\n&#8220;Siamo pi\u00f9 miseri di voi,&#8221; rispose il padre.<br \/>\nRivolgetevi altrove. La ragazza invece prese la pagnottella che doveva essere il suo desinare di quel giorno e la porse alla vecchia:<br \/>\n&#8220;Mangiatela voi per me.&#8221;<br \/>\n&#8220;Grazie, figliola&#8221;. Intascata la pagnottella, la vecchina cav\u00f2 di sotto lo scialle unto e stracciato una padellina nuova di rame:<br \/>\n&#8220;Tieni, figliola; non ho altro; forse ti servir\u00e0&#8221;. E and\u00f2 via. La ragazza si rimise a canterellare, picchiando con le nocche delle dita sulla padellina, che dava un bel suono; poi, per gioco, la pos\u00f2 sul focolare spento e, ridendo, disse al padre:<br \/>\n&#8220;Che volete? Una costoletta? Una frittata?&#8221;<br \/>\nE non aveva ancora finito di parlare, che una fiammata si accese, e la padellina cominci\u00f2 a friggere, spandendo attorno un odore che avrebbe risuscitato un morto.<br \/>\n&#8220;Oh, che miracolo, figliola mia! Siamo ricchi!&#8221;<br \/>\nNella padellina fumavano due costolette da bastare anche per quattro persone; e quando furono cotte, il fuoco si spense da s\u00e9. Met\u00e0 ne mangiarono padre e figlia, met\u00e0 ne spartirono tra le vicine pi\u00f9 povere di loro. L&#8217;odore si sentiva per tutta la via. D&#8217;allora in poi, a ogni mezzogiorno, la ragazza metteva la padellina sul focolare spento e domandava al padre:<br \/>\n&#8220;Che volete? Una costoletta? Una frittata?&#8221;<br \/>\nUna frittata. E poco dopo la frittata era bell&#8217;e cotta da poter bastare fino per otto persone. Parte ne mangiavano padre e figlia, parte ne dividevano tra le vicine pi\u00f9 povere di loro. L&#8217;odore si sentiva per tutta la via. La cosa fece scalpore. Le stesse vicine che ricevevano la carit\u00e0 cominciarono a ciarlare: come mai padre e figlia, con quella miseria, senza guadagno alcuno, se la scialavano a quel modo? Le ciarle giunsero fino all&#8217;orecchio del Re. Giusto in quei giorni la Regina s&#8217;era ammalata con un&#8217;inappetenza che non le permetteva di prendere nessun cibo, e i medici non sapevano come rimediarvi. La Regina avrebbe voluto qualcosa da ristorarla col solo odore, e il cuoco si stillava il cervello per accontentarla. Ma davanti alle pietanze pi\u00f9 squisite, la Regina torceva il capo nauseata:<br \/>\n&#8220;Portatele via; mi si rivolta lo stomaco&#8221;. Il Re, che aveva sentito parlare del buon odore delle pietanze di quei contadini, disse ai medici:<br \/>\n&#8220;Proviamo a far preparare il pranzo della Regina da costoro. Forse, per la stranezza, lo gradir\u00e0&#8221;. E mand\u00f2 a chiamare la ragazza.<br \/>\n&#8220;Vuoi essere la cuoca della Regina?&#8221;<br \/>\n&#8220;Come piace a Vostra Maest\u00e0&#8221;.<br \/>\n&#8220;Vieni ad abitare nel palazzo reale&#8221;.<br \/>\n&#8220;A un patto, Maest\u00e0. In cucina, con me, dovr\u00e0 stare soltanto mio padre&#8221;.<br \/>\n&#8220;Soltanto tuo padre&#8221;. Giunta l&#8217;ora del desinare, la ragazza si present\u00f2 alla Regina:<br \/>\n&#8220;Maesta, che volete? Una costoletta? Una frittata?&#8221;<br \/>\n&#8220;Una costoletta&#8221;. La ragazza mand\u00f2 via di cucina tutte le persone ch&#8217;erano a servizio del Re, dal cuoco allo sguattero, si chiuse a chiave dentro insieme col padre, e mise la padellina sul focolare spento:<br \/>\n&#8220;Padellina, una costoletta!&#8221; La Regina, all&#8217;odore della costoletta fumante nel piatto, si sent\u00ec ristorare:<br \/>\n&#8220;Benedette le tue mani, ragazza mia!&#8221; Mangi\u00f2 con grand&#8217;appetito, come da pi\u00f9 settimane non faceva, e in segno della sua gratitudine regal\u00f2 alla ragazza una collana di brillanti.<br \/>\n&#8220;Maest\u00e0, questa \u00e8 una collana da regina, non da contadina mia pari&#8221;.<br \/>\n&#8220;Sei regina anche tu, regina di tutte le cuoche&#8221;. E gliela mise al collo con le proprie mani. Ogni giorno, a ogni pranzo era un nuovo regalo; ora una spilla con un magnifico smeraldo, ora boccole di perle grosse come uova, ora un braccialetto finemente cesellato e tempestato di rubini.<br \/>\n&#8220;Maest\u00e0, \u00e8 ornamento da regina, non da contadina mia pari&#8221;.<br \/>\n&#8220;Sei regina anche tu, regina di tutte le cuoche&#8221;. In corte non si ragionava che di quei mirabili pranzi; e i medici erano stupiti che il grave male della Regina fosse gi\u00e0 guarito col semplice rimedio o d&#8217;una costoletta o d&#8217;una frittata, giacch\u00e8 la padellina non dava altro. Un giorno il Reuccio entr\u00f2 in camera della Regina che ella aveva appena terminato di mangiare l&#8217;ultimo boccone.<br \/>\n&#8220;Che buon odore, Maest\u00e0!&#8221; &#8220;Odor di costoletta, Reuccio&#8221;. Un altro giorno: &#8220;Che buon odore, Maest\u00e0!&#8221; &#8220;Odor di frittata, Reuccio&#8221;. &#8220;Sempre le stesse cose, Maest\u00e0?&#8221; &#8220;Sempre; ma ogni volta hanno un sapore diverso.&#8221; &#8220;E come fa la vostra cuoca? &#8221; &#8220;Lo sa lei&#8221;. Il Reuccio entr\u00f2 in grande curiosit\u00e0, e volle andare in cucina per vederla lavorare. &#8220;In cucina dobbiamo stare soltanto mio padre e io&#8221;. &#8220;Io sono il Reuccio!&#8221; &#8220;Reuccio o non Reuccio, ho la parola di Sua Maest\u00e0; in cucina dobbiamo stare soltanto mio padre e io&#8221;. Il Reuccio, indispettito, afferr\u00f2 la padellina ch&#8217;era l\u00ec tutta affumicata e gliela strofin\u00f2 sulla faccia, annerendogliela come quella d&#8217;una mora. Quel giorno, per caso, avevano da mangiare. Il giorno dopo per\u00f2 cominciarono a provar fame. Erano come murati in casa e non potevano nemmeno gridare al soccorso! &#8220;Ah, poveri noi! Morremo di fame&#8221;. La padellina stava appesa a un chiodo, pulita e luccicante qual era rimasta dal momento che il Reuccio l&#8217;aveva strofinata sulla faccia della ragazza. La ragazza la guardava in cagnesco, con gli occhi pieni di lacrime, e si sentiva gorgogliare in gola: &#8220;Maledetta la padellina e chi me la dette!&#8221;. La vide smuoversi e la sent\u00ec risonare come quando la prima volta vi aveva picchiato su con le nocche delle dita. La stacc\u00f2 dal chiodo, la pos\u00f2 sul focolare spento, e disse al padre: &#8220;Che volete? Una costoletta? Una frittata?&#8221; Non aveva finito di parlare, che una fiammata si accese, e la padellina cominci\u00f2 a friggere, spandendo attorno un odore che avrebbe risuscitato un morto. Padre e figlia, a una voce, esclamarono: &#8220;Benedetta la padellina e chi ce la dette!&#8221; Corsero alla porta, ma il paletto non si poteva muovere; corsero alla finestra, ma il lucchetto era pi\u00f9 duro del paletto. Intanto il buon odore delle pietanze si sentiva nella via. Il Re, saputa la cosa, mand\u00f2 subito a prendere la ragazza. &#8220;Aprite, vi vuole Sua Maest\u00e0. &#8221; Non possiamo aprire; aprite voi. Il Re manda i fabbri per forzare la serratura o sfondare la porta; i fabbri tentano, ritentano, ma inutilmente. Manda allora i muratori per fare un gran buco nel muro; ma i picconi si spuntano, il muro par fatto di bronzo. La Regina agonizzava. Il Re avrebbe dato met\u00e0 del suo regno pur di vederla risanare con le costolette e le frittate della padellina miracolosa. Che fare con quella serratura, con quella porta e con quel muro che resistevano a tutto? Un giorno finalmente la Regina chiude gli occhi e rimane immobile: la credono morta, e si leva un gran pianto per tutto il palazzo reale. Il Re, dalla disperazione e dal dolore, si strappava i capelli. A un tratto la Regina riapre gli occhi e dice:<br \/>\n&#8220;Ho fatto un sogno. Mi pareva d&#8217;essere stata portata dietro la porta di quella casa, e che il solo odore delle pietanze m&#8217;avesse risanata. Maest\u00e0, voglio provare se il sogno \u00e8 veritiero&#8221;. I servitori presero il letto come una barella e portarono la Regina dietro la porta che non poteva aprirsi.<br \/>\n&#8220;Regina delle cuoche, fammi sentire almeno l&#8217;odore delle tue pietanze, regina!&#8221; Non rispose nessuno, e non si sent\u00ec odore di sorta. &#8220;Regina delle cuoche, fammi sentire almeno l&#8217;odore delle tue pietanze, regina!&#8221; Non rispose nessuno, e non si sent\u00ec alcun odore. Il Re, quasi piangendo, grid\u00f2: &#8220;Regina delle cuoche, se fai sentire l&#8217;odore delle tue pietanze, sarai Regina per davvero.&#8221; &#8220;Maest\u00e0,&#8221; disse un ministro, &#8220;che cosa vi e scappato di bocca!&#8221; &#8220;Parola di Re non va indietro&#8221;. E non andr\u00e0! Partano cento corrieri e vadano in cerca del Reuccio.&#8221; &#8221; E se il Reuccio non vorr\u00e0 sposarla?&#8221; &#8220;L&#8217;adotter\u00f2 per figliola, e sar\u00e0 Reginotta&#8221;. Si sent\u00ec subito un odore delizioso che si sparse per tutta la via. La Regina annusava e rinasceva da morte a vita. Annusavano il Re, i ministri, il seguito di corte, la folla pigiata nella via attorno al letto della Regina, e tutti si sentivano riempire lo stomaco, quasi avessero pranzato lautamente. Per parecchie settimane, nessuno pens\u00f2 a fare spesa e ad accendere un fornello. Aspettavano che la Regina fosse portata col letto dietro la porta di quella casa, e appena l&#8217;odore delle pietanze cominciava a spandersi, si vedevano mille e mille nasi per aria annusare avidamente, e da l\u00ec a poco scoppiavano dei grand&#8217;Ah! di soddisfazione, come dopo un pranzo copioso. I corrieri reali eran partiti subito alla ricerca del Reuccio, ma le settimane passavano, nessuno di essi tornava, e l&#8217;odore intanto veniva meno di giorno in giorno, con gran terrore del Re e della Regina che non era ancora ristabilita in salute. La gente, preso gusto a quel genere di pranzo cos\u00ec buono e che non costava niente, malediva quegli stupidi corrieri incapaci di trovare il Reuccio. Una mattina, inaspettatamente, ecco uno dei corrieri e poi un altro e poi un altro, scalmanati, sfiniti. &#8220;Avete trovato il Reuccio?&#8221; &#8220;Non l&#8217;abbiamo trovato&#8221;. Due giorni dopo, ecco l&#8217;ultimo pi\u00f9 scalmanato e pi\u00f9 sfinito degli altri. &#8220;Hai trovato il Reuccio?&#8221; &#8220;No, ma ho trovato chi sa dov&#8217;\u00e8. \u00c8 un pastore che guarda le pecore laggi\u00f9, laggi\u00f9&#8221;. Disse: &#8220;Indovinami prima quest&#8217;indovinello e poi saprai dov&#8217;\u00e8 il Reuccio&#8221;. &#8220;Non l&#8217;ho indovinato e non me l&#8217;ha detto&#8221;. &#8220;Che indovinello?&#8221;  \u201cNon ero nato per fare il pastore, eppur dovevo mungere e tosare\u201d. &#8220;Bestia! \u00c8 lui!&#8221; grid\u00f2 il ministro, che di mungere e tosare se n&#8217;intendeva assai. &#8220;Conducimi dov&#8217;egli si trova&#8221;. E part\u00ec insieme col corriere. Infatti era proprio lui. Ne aveva viste e patite tante, fino a essersi ridotto a fare il guardiano di pecore, che non gli pareva vero tornare Reuccio, anche a patto di sposare la regina delle cuoche. Appena arrivato, and\u00f2 a picchiare alla porta che non si poteva aprire. &#8220;Sono il Reuccio&#8221;. Invece della porta si apr\u00ec la finestra, e comparve la ragazza con la faccia nera e la padellina in mano; la padellina era affumicata.<br \/>\n&#8220;Questa \u00e8 la mia dote. Chi mi vuole per mogliera deve farsi la faccia nera. E se nera non la fa, d&#8217;onde viene se n&#8217;andr\u00e0&#8221;. Il Reuccio esitava; non gli andava doversi impiastricciare di fumo al cospetto di tanta gente radunatasi alla notizia del suo arrivo. Poi si strinse nelle spalle, prese la padellina e, chiusi gli occhi, se la strofin\u00f2 sulla faccia, tingendosi peggio di un moro. E mentre la sua anneriva, quella della ragazza ridiventava bianca come la cera.<br \/>\n&#8220;Ora potete entrare&#8221;. Infatti la porta si spalanc\u00f2 da s\u00e9, e il Reuccio trov\u00f2 sulla soglia la ragazza vestita come una regina, con la collana, lo spillone, gli orecchini e i braccialetti regalatile quando faceva la cuoca; sembrava una regina nata, tanto era bella e dignitosa. Il popolo applaudiva: &#8220;Viva la Reginotta! Viva il Reuccio!&#8221; E nello stesso tempo rideva, vedendo costui tutto impiastricciato a quel modo; ma rise per poco. La ragazza prese il grembiule, lo pass\u00f2 sulla faccia del Reuccio, e in men che non si dica gliela ripul\u00ec. Prima che si sposassero, la Regina era gi\u00e0 bell&#8217;e guarita. Le feste delle nozze durarono un mese intero. &#8220;E della padellina che ne faremo?&#8221; disse il Reuccio. &#8220;Si faccia un bando&#8221;: &#8220;Chi ha una padellina, venga a sfregarla con questa; frigger\u00e0 da s\u00e9 egualmente&#8221;. Figuriamoci che cuccagna! Pareva tutti i giorni un festino. La gente si dava bel tempo, e all&#8217;ora del pranzo mettevano le padelline sui fornelli spenti: &#8220;Padellina, una costoletta! Padellina, una frittata!&#8221; E tutte le padelline friggevano; la gente mangiava a ufo. Frittate e costolette avevano ogni volta un sapore diverso. Ma, purtroppo, chi non lavora non \u00e8 mai contento. Cominciarono a brontolare: &#8220;Sempre costolette! Sempre frittate!&#8221; La Fata che aveva regalato la padellina portentosa alla ragazza, in premio della carit\u00e0 da lei fatta, si sdegn\u00f2 di quell&#8217;ingratitudine, e un bel giorno, anzi, un brutto giorno, prese di nuovo le sembianze di vecchina e si present\u00f2 alla Reginotta. &#8220;Sono quella della padellina&#8221;. Brontolano: &#8220;Sempre costolette! Sempre frittate!&#8221;. Ecco qui un&#8217;altra padellina che frigge diversamente. Strofinino le loro con questa e vedranno il miracolo. Corsero tutti, strofinarono, e si trovarono canzonati. Le padelline friggevano, s\u00ec, ma le pietanze erano pi\u00f9 amare del veleno, e non si potevano mangiare. E per colpa di costoro non ci sono pi\u00f9 al mondo padelline che friggano da se. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;era una volta un contadino che aveva una figliola. Egli andava a giornata; la figliola filava stoppa o tesseva tela per conto delle vicine: cos\u00ec si guadagnavano la vita. 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