{"id":128457,"date":"2013-04-11T09:14:06","date_gmt":"2013-04-11T09:14:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/?p=128457"},"modified":"2013-04-11T09:14:19","modified_gmt":"2013-04-11T09:14:19","slug":"racchia-pernacchia-e-il-papero-mannaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/racchia-pernacchia-e-il-papero-mannaro\/","title":{"rendered":"Racchia Pernacchia e il papero mannaro"},"content":{"rendered":"<p><em>Da &#8220;Io e il mio bambino &#8211; speciale 0-14&#8221; &#8211; Numero Giugno 2006 &#8211; Sfera Editore<\/em><\/p>\n<p>Arianna era una bambina molto carina eppure nella sua classe la chiamavano Racchia. In realt\u00e0 nessuno sapeva bene il perch\u00e9. La colpa era di Fulvio Caroppo, un suo compagno, un tipo grande, grosso e prepotente che si divertiva a inventare soprannomi cattivi per tutti. A Caroppo piaceva terrorizzare gli altri bambini, soprattutto quelli piccoli, di prima e seconda. Perch\u00e9 era il pi\u00f9 grosso di tutti e quando c&#8217;era da fare a botte aveva sempre la meglio. In pi\u00f9 girava in compagnia di Timoteo e Ugo, altri due pesi massimi. Nessuno aveva il coraggio di mettersi contro di lui, men che meno di batterlo quando si giocava a calcio. A dire la verit\u00e0, Caroppo era una vera schiappa, ma durante le partite gli lasciavano sempre fare goal, per paura di essere picchiati. Lui arrivava a un metro dalle porta, dopo aver preso a calci la palla e averla mandata in tutte le direzioni fuorch\u00e9 in avanti. E a quel punto tirava. Il portiere non faceva nemmeno finta di pararla, ma qualche volta non bastava, perch\u00e9 Caroppo prendeva il palo e doveva ritirare finch\u00e9 non riusciva a infilare la porta. L&#8217;unica che aveva il coraggio di non permettergli di fare goal in quel modo era Arianna, che a calcio era una scheggia, anche se era una femmina. Ad Arianna proprio non andava gi\u00f9 che uno vincesse non per bravura, ma perch\u00e9 era prepotente. Cos\u00ec, si era messa in testa di non dargliela vinta, a quel ciccionazzo di Caroppo. E quando giocavano lo batteva sempre, anche se lui le mollava certi calci nella gambe che le venivano pure i lividi, ma Arianna stringeva i denti e via, con Caroppo che stava l\u00ec a rodersi &#8211; che anche i suoi amici lo prendevano in giro &#8211; e intanto pensava come vendicarsi.<br \/>\nL&#8217;occasione arriv\u00f2 un giorno, in un momento di debolezza di Arianna, che si era lasciata scappare una puzzetta, rumorosa certo, ma del tutto inoffensiva. Insomma una cosetta da niente che pu\u00f2 capitare a tutti e chiss\u00e0 quante volte \u00e8 successo anche a te. Per\u00f2 da quel giorno Caroppo si era messo a chiamare Arianna con un nuovo soprannome: Racchia Pernacchia. L&#8217;idea non era certo sua. Non si sa per\u00f2 chi gliela avesse suggerita, perch\u00e9 con Fulvio, Timoteo e Ugo, tra tutti e tre, non si faceva un cervello decente.<br \/>\nArianna era offesa, certo, ma nemmeno quella cattiveria era riuscita a farle passare la grinta. Ma pi\u00f9 lei se ne infischiava, pi\u00f9 i tre prepotenti si incattivivano. Cos\u00ec si erano pure messi a rubarle la merenda e se non la trovavano di loro gusto se la prendevano con lei.<br \/>\nArianna non sapeva pi\u00f9 come difendersi. Era troppo orgogliosa per parlarne con i suoi genitori o con la maestra, anche se avrebbe fatto bene. Al tempo stesso per\u00f2 voleva che Fulvio Caroppo la smettesse. E cos\u00ec la sera, dopo aver spento la luce, si rigirava nel letto pensando che cosa avrebbe potuto fare. Una notte, mentre rimuginava al buio, le sembr\u00f2 che qualcuno bussasse alla sua finestra. Siccome stava al sesto piano, pens\u00f2 di esserselo sognato, invece il suono si ripet\u00e9. Incuriosita, Arianna usc\u00ec dal letto, si avvicin\u00f2 alla finestra e vide un paio di occhi neri neri che la fissavano. Sopra gli occhi c&#8217;erano due sopracciglione folte, nere anche quelle. E sotto gli occhi, il corpo di uno strano volatile.<br \/>\nArianna rest\u00f2 per qualche secondo a guardarlo, chiedendosi se non stava sognando, ma l&#8217;uccello stava colpendo con il becco il vetro, come per chiederle di entrare. Arianna apr\u00ec la finestra e l&#8217;animale con un salto si ritrov\u00f2 nella stanza. A prima vista sembrava un grosso papero, ma Arianna vide subito che le sopracciglione non erano la sua unica stranezza. Sulla testa, oltre alle piume, spuntavano dei pelacci neri, anche le zampe erano pelose. Ma soprattutto, dal becco sporgevano due grandi denti canini.<br \/>\nL&#8217;uccello si inchin\u00f2 davanti a lei: &#8220;Permettimi di presentarmi, sono Gennaro&#8221;.<br \/>\n&#8220;Gennaro chi?&#8221;, chiese Arianna.<br \/>\n&#8220;Come chi? Gennaro, il papero mannaro!&#8221;<br \/>\n&#8220;Un papero mannaro?&#8221;<br \/>\n&#8220;In persona&#8221;, disse Gennaro.<br \/>\nArianna pens\u00f2 che con quei canini poteva anche fare il papero vampiro, ma siccome era una bambina molto intelligente, tenne per s\u00e9 quel commento.<br \/>\nGennaro le spieg\u00f2 che di giorno era un papero come tutti gli altri e nuotava con Lorella sua sorella nel laghetto del parco vicino alla scuola. Ma nelle notti di luna piena, si trasformava in papero mannaro e vendicava in bambini vittime delle prepotenze di altri ragazzi.<br \/>\n&#8220;E&#8217; un po&#8217; che ti osservo&#8221;, disse. &#8220;Giochi bene a calcio. Ma ho visto anche tutte le cattiverie che ti fanno quei tre ragazzi: Fulvio Caroppo, Timoteo e Ugo. Ultimamente, poi, ti rubano anche la merenda&#8221;.<br \/>\nArianna rimase per mezzo minuto con la bocca spalancata.<br \/>\n&#8220;E tu come fai a sapere queste cose?&#8221;, chiese a Gennaro.<br \/>\n&#8220;Beh, sono un papero mannaro, no? Mi d\u00e0 una mano anche Lorella mia sorella, che \u00e8 mannara anche lei&#8221;.<br \/>\nArianna era davvero molto impressionata, ma Gennaro le spieg\u00f2 che non aveva molto tempo, doveva andare a casa di altri bambini, tra l&#8217;altro meno svegli di lei. E le bisbigli\u00f2 in un orecchio quello che avrebbe dovuto fare per sistemare i tre bulli.<br \/>\nIl giorno dopo Arianna, mentre faceva colazione, prese il panino al salame, che la mamma le aveva preparato come merenda, e ci mise dentro, nell&#8217;ordine: pepe, peperoncino, senape, ketchup, zucchero, miele, sale, marmellata di prugne e di albicocche, dentifricio. Poi, come se niente fosse, rimise il panino nello zainetto e and\u00f2 a scuola. Come sempre, appena entrata in classe, Fulvio, Timoteo e Ugo si buttarono sul suo zaino e le presero il panino. E durante la ricreazione lo divisero in tre parti (la pi\u00f9 grande per Caroppo) per mangiarselo. Mentre masticavano tutti soddisfatti il primo morso, Arianna e gli altri compagni li videro diventare prima rossi, poi bianchi, poi verdi, che sembravano la bandiera italiana che stava all&#8217;ingresso della scuola. Poi si misero a tossire, a fare smorfie, a gridare per lo schifo e scapparono in bagno per non farsi vedere dagli altri. Che per\u00f2 avevano gi\u00e0 capito tutto e si erano messi a ridere come pazzi.<br \/>\nDa quel giorno nessuno dei tre se la prese con Arianna. E tutti i suoi compagni, che non avevano pi\u00f9 paura di Fulvio Caroppo, smisero anche loro di chiamarla Racchia Pernacchia. Ma la cosa pi\u00f9 bella \u00e8 che nessun ragazzo si comport\u00f2 pi\u00f9 da bullo, per evitare scherzi come quello (o peggiori).<br \/>\nOgni tanto, la sera, Gennaro il papero mannaro vola ancora sul davanzale di Arianna e con il becco colpisce il vetro, come per chiederle se va tutto bene. Arianna accende la luce e lo saluta facendo ok con la mano, poi spegne, si gira dall&#8217;altra parte e si addormenta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da &#8220;Io e il mio bambino &#8211; speciale 0-14&#8221; &#8211; Numero Giugno 2006 &#8211; Sfera Editore Arianna era una bambina molto carina eppure nella sua classe la chiamavano Racchia. In realt\u00e0 nessuno sapeva bene il perch\u00e9. 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