{"id":150843,"date":"2015-05-13T15:01:16","date_gmt":"2015-05-13T13:01:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/?p=150843"},"modified":"2015-05-13T15:01:16","modified_gmt":"2015-05-13T13:01:16","slug":"la-vedova-e-le-sue-due-figliole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/la-vedova-e-le-sue-due-figliole\/","title":{"rendered":"La vedova e le sue due figliole"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/vedova.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"733\" height=\"682\" class=\"aligncenter wp-image-150849\" src=\"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/vedova.jpg\" alt=\"vedova\" srcset=\"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/vedova.jpg 733w, https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/vedova-300x279.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 733px) 100vw, 733px\" \/><\/a><\/p>\n<p>C&#8217;era una volta una vedova che aveva due figlie: la maggiore si chiamava Bianca, la minore Vermiglia. Le chiamavano cos\u00ec perch\u00e9 la prima aveva la pi\u00f9 bianca carnagione del mondo e la seconda guance e labbra vermiglie come il corallo.<\/p>\n<p>Un giorno Bianca vide una povera vecchia che si trascinava a stento. &#8220;Venite in casa a riposare&#8221;, disse alla vecchia e le offr\u00ec una sedia per riposare. &#8220;Volete bere un sorso?&#8221;, disse\u00a0 alla vecchia. &#8220;Altro che!&#8221;, questa rispose. &#8220;Anzi, avrei molta fame.&#8221; &#8220;Vi dar\u00f2 tutto quel che potr\u00f2&#8221;, disse la brava donna. Cos\u00ec dicendo, preg\u00f2 le figlie di servire la povera vecchia. Alla maggiore disse di andare a cogliere qualche prugna da un susino ch&#8217;ella stessa aveva piantato e a cui teneva assai.<\/p>\n<p>Bianca borbott\u00f2 tra i denti &#8220;Sar\u00e0 proprio per questa vecchia ghiottona che ho avuto tanta cura del mio susino!&#8221;. A dire il vero, non os\u00f2 rifiutare qualche prugna, ma la porse malvolentieri. &#8220;E voi, Vermiglia&#8221;, disse Bianca alla minore, &#8220;che cosa potete offrirle?&#8221;. &#8220;Sento la mia gallinella che canta: certamente ha fatto l&#8217;uovo!&#8221; E corse a prendere l&#8217;uovo; ma nel momento in cui glielo stava offrendo, la vecchia si trasform\u00f2 in una bellissima signora che disse alla madre &#8220;Io sono la fata Beatrice e voglio ricompensare le vostre figliole: Bianca diverr\u00e0 una grande regina, Vermiglia una bravissima massaia&#8221;.<\/p>\n<p>Cos\u00ec dicendo con la sua bacchettina trasform\u00f2 la casa in una fattoria. &#8220;Questa \u00e8 roba vostra&#8221;, disse la Fata a Vermiglia. &#8220;Sia a Bianca che a Vermiglia ho voluto dare quel che preferivano!&#8221;. E nel dir queste parole, Beatrice si dilegu\u00f2. Sia la madre che le figlie entrarono nella fattoria e rimasero incantate nel guardarsi intorno. Nelle stalle c&#8217;erano pecore e agnelli, buoi e mucche; nel cortile ogni specie di animali, come galline, anatre, piccioni e altri volatili del genere. C&#8217;era pure un grazioso giardino, pieno di fiori e di frutta.<\/p>\n<p>Bianca vedeva senz&#8217;alcun&#8217;invidia il dono ch&#8217;era stato fatto alla sorella e, dal canto suo, pensava soltanto al gran piacere che avrebbe provato nel vedersi regina. Tutt&#8217;a un tratto, sent\u00ec passare l\u00ec accanto alcuni cacciatori e, essendosi affacciata sull&#8217;uscio a curiosare, ella apparve cos\u00ec bella agli occhi del Re che lui decise di sposarla.<\/p>\n<p>Divenuta regina, Bianca disse a Vermiglia: &#8220;Non voglio pi\u00f9 che facciate la contadina; venite con me, sorella mia, vi far\u00f2 sposare un gran signore&#8221;. &#8220;Grazie tante sorellina&#8221;, rispose Vermiglia; &#8220;ma sono abituata alla campagna e voglio restar qui.&#8221; Allora la regina Bianca part\u00ec; era cos\u00ec contenta che per parecchie notti non dorm\u00ec dalla gioia.<\/p>\n<p>I primi mesi, fu talmente occupata dai bei vestiti, da balli e da commedie che non pens\u00f2 pi\u00f9 ad altro. Ma ben presto vi fece l&#8217;abitudine e nulla la divertiva pi\u00f9; al contrario, cominciarono a pioverle sul capo molti dispiaceri: tutte le dame della Corte la trattavano col massimo rispetto, quando erano in sua presenza; ma lei ben sapeva che non la potevano soffrire e che dicevano: &#8220;Guarda un po&#8217; quella contadinella tutte le arie che si d\u00e0! Bisogna proprio che il Re abbia un animo ben volgare per essersi scelto una moglie del genere!&#8221;.<\/p>\n<p>Simili discorsi invitarono a riflettere il Re. Cominci\u00f2 a pensare d&#8217;aver fatto male a sposare Bianca, e siccome il suo amore per lei era gi\u00e0 sfumato, s&#8217;innamor\u00f2 d&#8217;una quantit\u00e0 d&#8217;altre donne. Quando la gente vide che al Re non importava pi\u00f9 nulla della moglie, cominci\u00f2 a trattarla senza alcun riguardo, e lei era sommamente infelice, perch\u00e9 non aveva una sola amica sincera a cui potesse raccontare i propri crucci.<\/p>\n<p>Si guardava attorno, e vedeva che alla Corte era di moda il tradire gli amici per interesse, far buon viso a coloro che pi\u00f9 si odiavano e mentire ogni momento. Inoltre, bisognava comportarsi con molta seriet\u00e0, perch\u00e9 le avevano detto che una regina deve sempre avere un&#8217;aria maestosa e compassata. Mise al mondo parecchi figli e, mentre li aspettava, aveva sempre accanto un medico per esaminare tutto ci\u00f2 che lei mangiava e toglierle tutte le cose che preferiva: le davano il brodo senza sale, le proibivano di passeggiare quando ne aveva voglia; in breve: non facevano che contrariarla dal mattino alla sera. Ai suoi figli furono date delle governanti che li educavano malissimo, senza che lei potesse mettervi bocca. Cos\u00ec la povera Bianca credeva di morire dalla tristezza e divent\u00f2 tanto magra che faceva pena solo a vederla.<\/p>\n<p>Erano tre anni dacch\u00e9 non aveva veduto sua sorella, perch\u00e9 pensava che per una persona del suo rango sarebbe stato un disonore andare a trovare una fattoressa; ma, alla fine, sentendosi morire dalla malinconia, si decise a passare qualche giorno in campagna per distrarsi un pochino. Ne chiese il permesso al Re a cui non parve vero d&#8217;accordarglielo, pensando cos\u00ec di liberarsi per un p\u00f2 di tempo dalla sua importuna presenza.<\/p>\n<p>Arriv\u00f2 verso il tramonto alla fattoria di Vermiglia e di lontano ella scorse, dinanzi all&#8217;uscio, uno stuolo di pastori e pastorelle che ballavano e si divertivano a cuor leggero. &#8220;Ahim\u00e8!&#8221;, si disse la Regina sospirando, &#8220;dov&#8217;\u00e8 andato il tempo in cui anch&#8217;io mi divertivo come questa povera gente? Nessuno allora vi trovava da ridire!&#8221;<\/p>\n<p>Non appena ella apparve, sua sorella le corse incontro e l&#8217;abbracci\u00f2. Aveva una cera cos\u00ec allegra ed era cos\u00ec grassa e tonda che la Regina, guardandola, non pot\u00e9 fare a meno di piangere su se stessa: Vermiglia aveva sposato un giovane contadino che non le aveva portato dei soldi ma ricordava sempre che sua moglie gli aveva dato tutto quel che aveva e, coi suoi modi gentili, cercava di mostrarle la propria riconoscenza.<\/p>\n<p>Vermiglia non aveva certo molti domestici, ma quei pochi che aveva le volevano bene come se fossero stati suoi figli e ciascuno si dava premura di dargliene le prove. Non aveva neppure molto denaro, ma non ne sentiva il bisogno, giacch\u00e9 nella sua terra raccoglieva grano, olio, vino. Le sue greggi le fornivano il latte con il quale faceva il burro e il formaggio. Filava la lana delle sue pecore per vestire se stessa, suo marito e due bambini che aveva. Godevano tutti ottima salute e la sera, quando era finito il lavoro, si divertivano a fare ogni sorta di giochi.<\/p>\n<p>&#8220;Ahim\u00e8!&#8221;, esclam\u00f2 la Regina, &#8220;che brutto regalo mi ha fatto la Fata, dandomi una corona. La gioia non si trova nei palazzi sontuosi, bens\u00ec nelle innocenti occupazioni della campagna!&#8221; Non aveva ancora finito di dir queste parole che la Fata si mostr\u00f2: &#8220;Non ho affatto creduto di ricompensarvi, facendovi regina&#8221;, le disse la Fata, &#8220;ma piuttosto di punirvi, perch\u00e9 mi deste le vostre prugne con tanta malagrazia. Per esser felici bisogna, come vostra sorella, possedere soltanto le cose necessarie e non desiderarne di pi\u00f9&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Ah! signora!&#8221;, esclam\u00f2 Bianca, &#8220;vi siete abbastanza vendicata, vi prego fate cessare le mie sventure!&#8221; &#8220;Sono gi\u00e0 cessate&#8221;, rispose la Fata: &#8220;il Re, che non vi vuole pi\u00f9 bene, ha sposato or ora un&#8217;altra donna e non pi\u00f9 tardi di domani i suoi ufficiali verranno a ingiungervi, da parte sua, di non farvi pi\u00f9 vedere al palazzo reale.&#8221;<\/p>\n<p>Accadde proprio come la Fata aveva predetto: Bianca trascorse il resto dei suoi giorni accanto a Vermiglia, per\u00f2 con moltissima sua soddisfazione e divertimento; non si ricord\u00f2 della Corte che per ringraziare la Fata di averla ricondotta al suo paesello.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;era una volta una vedova che aveva due figlie: la maggiore si chiamava Bianca, la minore Vermiglia. 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