{"id":98795,"date":"2001-06-25T00:00:00","date_gmt":"2001-06-25T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/pane-e-cacio-2\/"},"modified":"2001-06-25T00:00:00","modified_gmt":"2001-06-25T00:00:00","slug":"pane-e-cacio-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/pane-e-cacio-2\/","title":{"rendered":"Pane e Cacio"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;erano una volta due poveri bambini che nessuno sapeva di chi fossero figli.<br \/>\nSi erano incontrati un giorno in una strada di campagna:<br \/>\n&#8211; Dove vai tu?<br \/>\n&#8211; Alla ventura; e tu?<br \/>\n&#8211; Alla ventura. Andiamo insieme?<br \/>\n&#8211; Andiamo insieme. Tu che cosa fai?<br \/>\n&#8211; Niente; chiedo l&#8217;elemosina.<br \/>\n&#8211; Anch&#8217;io.<br \/>\n&#8211; Hai babbo e mamma?<br \/>\n&#8211; Non li ho mai visti. E tu?<br \/>\n&#8211; Non li ho mai visti neppur io.<br \/>\n&#8211; Come ti chiami?<br \/>\n&#8211; Non lo so. E tu?<br \/>\n&#8211; Non lo so. Uguali in tutto, come fratelli.<br \/>\n&#8211; E saremo come fratelli. Ti piace?<br \/>\n&#8211; Mi piace.<br \/>\nUno era biondo, l&#8217;altro era bruno. Scalzi con quei quattro stracci addosso, ispiravano piet\u00e0 a tutti quando chiedevano l&#8217;elemosina a voce bassa, tendendo le mani; pareva si vergognassero di chiederla.<br \/>\nVedendoli andare attorno sempre insieme, allegri e sorridenti appena avevano ricevuto di che sfamarsi, la gente li aveva soprannominati Pane e Cacio: Pane il bruno e Cacio il biondo, che sembrava avesse qualche anno meno dell&#8217;altro.<br \/>\nUna mattina Pane aveva trovato per terra uno zufolo di canna e si era provato a suonarlo; poi lo aveva dato a Cacio perch\u00e9 si provasse anche lui.<br \/>\n&#8211; Senti, &#8211; disse Cacio, &#8211; tu sonerai lo zufolo ed io canter\u00f2. Ci guadagneremo il pane cos\u00ec.<br \/>\n&#8211; Bravo. Io soner\u00f2, e tu canterai; ci guadagneremo il pane cos\u00ec.<br \/>\nE per poco quella mattina non dimenticarono di chieder l&#8217;elemosina, divertendosi l&#8217;uno a canticchiare e l&#8217;altro ad accompagnarlo con lo zufolo.<br \/>\nAlcuni giorni dopo si erano gi\u00e0 impratichiti, e andavano per le vie, fermandosi davanti alle botteghe, davanti alle porte delle case. Cominciava Pane: Ti\u00f9, ti\u00f9, ti\u00f9; per attirare l&#8217;attenzione della gente; poi Cacio si metteva a cantare una strana canzonetta di sua invenzione:<br \/>\nBuona gente, buona gente,<br \/>\nLa canzone non val niente;<br \/>\nL&#8217;ha composta l&#8217;appetito.<br \/>\nE lo zufolo: Ti\u00f9! Ti\u00f9! Ti\u00f9! Ti\u00f9!<br \/>\nQuando noi avrem finito,<br \/>\nTocca a voi di fare il pi\u00f9.<br \/>\nE lo zufolo: Ti\u00f9! Ti\u00f9! Ti\u00f9! Ti\u00f9!<br \/>\nLe canzoni sono belle,<br \/>\nMa son meglio le ciambelle,<br \/>\nNoci, fichi, pere cotte&#8230;<br \/>\nE lo zufolo: Ti\u00f9! Ti\u00f9! Ti\u00f9! Ti\u00f9!<br \/>\nCose poche, cose molte,<br \/>\nTocca a voi di fare il pi\u00f9!<br \/>\nE lo zufolo: Ti\u00f9! Ti\u00f9! Ti\u00f9! Ti\u00f9!<br \/>\nUn giorno si fermarono davanti al portone del palazzo del Re. Pane cav\u00f2 di tasca lo zufolo e cominci\u00f2 la sua sonatina. Si affacciarono a un balcone il Re, la Regina, la Reginotta e due sue sorelle minori. Cacio fece una bella riverenza cominci\u00f2 a cantare. Quando giunse al punto che diceva:<br \/>\nTocca a voi di fare il pi\u00f9!<br \/>\nil Re gli butt\u00f2 una moneta d&#8217;oro e la Regina una d&#8217;argento; la Reginotta e le sorelle tre manciate di monetine di rame. Pane: Ti\u00f9, ti\u00f9, fece anche lui una bella riverenza e si mise a raccogliere assieme con l&#8217;altro le monete sparse per terra.<br \/>\nQuel giorno fecero baldoria; non avevano mai guadagnato tanto da che si erano messi a sonare e cantare.<br \/>\nLasciarono trascorrere una settimana e tornarono di nuovo davanti al portone del palazzo reale. Alle prime note dello zufolo di Pane, ecco al balcone il Re, la Regina, la Reginotta e le due sorelle minori.<br \/>\nLo zufolo: Ti\u00f9! Ti\u00f9! Ti\u00f9! Ti\u00f9!<br \/>\nE Cacio intonava un&#8217;altra canzonetta composta da lui:<br \/>\nSonare a pancia vuota \u00e8 brutta cosa,<br \/>\nCantare a pancia vuota e peggio assai.<br \/>\nLo zufolo: Ti\u00f9! Ti\u00f9!<br \/>\nIl Re, la Regina e le Principesse ridevano.<br \/>\nE Cacio:<br \/>\nSonare a pancia piena \u00e8 bella cosa,<br \/>\nCantare a pancia piena \u00e8 meglio assai!<br \/>\nLo zufolo: Ti\u00f9! Ti\u00f9!<br \/>\nIl Re, la Regina e le Principesse ridevano.<br \/>\nE Cacio:<br \/>\nChi l&#8217;ha provato o non lo vuol provare,<br \/>\nA pancia piena ci faccia cantare.<br \/>\nE lo zufolo: Ti\u00f9! Ti\u00fa!<br \/>\nIl Re gli butt\u00f2 due monete d&#8217;oro e la Regina due d&#8217;argento; la Reginotta e le sorelle doppie manciate di monetine di rame. Pane e Cacio, raccolte allegramente le monete sparse per terra, fecero due belle riverenze e andarono via.<br \/>\nErano proprio Pane e Cacio; non litigavano mai. Quel che voleva l&#8217;uno voleva pure l&#8217;altro. Si erano rivestiti, avevano un gruzzoletto da parte, che portavano addosso un giorno per uno nella tasca interna della giacchetta, e non dormivano pi\u00f9 a cielo aperto come prima. Avevano affittata una cameretta in casa di una povera donna, con un solo lettino, e la sera, prima di coricarsi, passavano in rassegna il guadagno della giornata.<br \/>\n&#8211; Pane, tu sei un principe!<br \/>\n&#8211; Cacio, tu sei un barone!<br \/>\nRipetevano ogni sera questa facezia, e ridevano. Facevano tutt&#8217;un sonno fino alla mattina dopo.<br \/>\nTrascorsa un&#8217;altra settimana, si presentarono, al solito, davanti al palazzo del Re. Pane stava per cavar di tasca lo zufolo, quando si accost\u00f2 una guardia.<br \/>\n&#8211; Ordine di Sua Maest\u00e0, salite a sonare nelle stanze reali.<br \/>\nPane e Cacio erano confusi per tanto onore; e appena si trovarono al cospetto del Re, della Regina, della Reginotta, delle due principesse sue sorelle e di molti dignitari di corte, si smarrirono talmente, che Pane non aveva fiato per soffiare nello zufolo e Cacio si sentiva stringere la gola da non poter cacciare fuori un filo di voce. Il Re, per rinfrancarli, domand\u00f2 al bruno:<br \/>\n&#8211; Come ti chiami?<br \/>\n&#8211; Pane, Maest\u00e0!<br \/>\nIl Re si rabbui\u00f2 in viso e lo guard\u00f2 con certi occhi!<br \/>\n&#8211; E tu? &#8211; domand\u00f2 al biondo.<br \/>\n&#8211; Cacio, Maest\u00e0!<br \/>\nIl Re si rabbui\u00f2 ancor pi\u00f9 in viso e lo guard\u00f2 con certi occhi come se lo volesse divorare!<br \/>\n&#8211; Andate via! Via, fuori dal mio regno! Quanto pi\u00f9 lontano potete. E guardatevi bene dal capitarmi tra i piedi!<br \/>\nNessuno sapeva spiegarsi quelle minacciose parole.<br \/>\nPane e Cacio, atterriti, erano scoppiati in un gran pianto.<br \/>\n&#8211; Grazia, Maest\u00e0! &#8211; pregava la Regina intenerita.<br \/>\n&#8211; Voi non sapete! Voi non sapete! &#8211; rispondeva il Re voltandole le spalle.<br \/>\nE Pane e Cacio, la mattina dopo, ancora sbalorditi e con le lacrime agli occhi, si avviarono per recarsi lontano, fuori del regno.<br \/>\nLa Regina era rimasta assai mortificata della risposta e del gesto del Re davanti alle persone di corte. E la sera, in camera, insist\u00e9:<br \/>\n&#8211; Maest\u00e0, perch\u00e9 mi avete detto: &#8220;Voi non sapete! Voi non sapete! &#8221; E mi avete voltato le spalle?<br \/>\n&#8211; Badate, Regina! \u00c8 un segreto che non deve essere conosciuto da altri. Ricordate quel Mago che venne a corte anni addietro?<br \/>\n&#8211; Lo ricordo.<br \/>\n&#8211; Consultato intorno all&#8217;avvenire della nostra famiglia e del nostro regno, egli rispose: &#8220;Maest\u00e0, Pane e Cacio vi daranno grandi guai!&#8221; E non volle dirmi di pi\u00f9.<br \/>\nEd ecco che Pane e Cacio sono arrivati. Se non fossero cos\u00ec ragazzi, li avrei fatti ammazzare.<br \/>\n&#8211; Che male possono fare quei due poverini?<br \/>\n&#8211; Non lo sappiamo. I nomi per\u00f2 sono quelli. E non ragioniamone pi\u00f9, per il nostro bene, Regina.<br \/>\nDi l\u00ec a non molto, cominciarono i guai.<br \/>\nUna delle principessine cadde malata di sfinimento. Dimagriva, impallidiva ogni giorno di pi\u00f9, stava muta con gli occhi chiusi e ogni tanto sospirava.<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 sospirate, figliola mia?<br \/>\n&#8211; Maest\u00e0, voglio Pane.<br \/>\nLa Regina ordin\u00f2 subito che le portassero del pan fresco, manipolato apposta per lei. La principessina non si degnava neppure di guardarlo.<br \/>\nEd ecco l&#8217;altra principessina che cade malata anche lei. Dimagriva, impallidiva ogni giorno di pi\u00f9, stava muta con gli occhi chiusi e ogni tanto sospirava.<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 sospirate, figliola mia?<br \/>\n&#8211; Maest\u00e0, voglio Cacio.<br \/>\nLa Regina ordinava subito che le recassero del cacio; ma la principessina non si degnava neppure di guardarlo.<br \/>\nE tutt&#8217;e due le sorelle languivano, senza che i medici di corte riuscissero a trovar rimedio a quella misteriosa malattia.<br \/>\n&#8211; Avete capito, Regina, che il Mago ha predetto il vero? Le principessine sono colpite da qualche brutta malia. Quando dicono: &#8220;Vogliamo pane, vogliamo cacio&#8221; intendono quei due! Era meglio farli ammazzare.<br \/>\nQuell&#8217;anno, i seminati promettevano uno straordinario raccolto. Avevano avuto in tempo piogge abbondanti, e gi\u00e0 s&#8217;indoravano sotto il sole degli ultimi giorni di maggio. Ma che \u00e8 che non \u00e8, ingialliscono, intristiscono prima di maturare le spighe, e il promettente raccolto va interamente perduto. Gran desolazione per tutto il regno.<br \/>\nE quasi questo non bastasse, che \u00e8 che non \u00e8, si sviluppa una gran moria tra gli animali da pascolo; in meno di pochi mesi non rimasero vive n\u00e9 una vacca, n\u00e9 una pecora, n\u00e9 una capra. Quell&#8217;anno non si pot\u00e9 fare neppure una forma di cacio. Gran desolazione per tutto il regno.<br \/>\nIl popolo mormorava:<br \/>\n&#8211; Se il Re non avesse mandato via Pane e Cacio, queste disgrazie non sarebbero accadute!<br \/>\nImmensa folla si radunava sotto il palazzo reale.<br \/>\n&#8211; Vogliamo Pane! Vogliamo Cacio!<br \/>\nE intendevano quei due, che non si sapeva dove fossero andati.<br \/>\nIl Re fu costretto a mandare banditori per il regno e fuori.<br \/>\n&#8211; Chi trova i due ragazzi chiamati Pane e Cacio, ne dia notizia a Sua Maest\u00e0; ricever\u00e0 una buona mancia.<br \/>\nPassarono settimane, passarono mesi, e di Pane e Cacio nessuna nuova!<br \/>\n&#8211; Avete capito, Regina, che il Mago ha predetto il vero? Era meglio farli ammazzare!<br \/>\n&#8211; Non dite cos\u00ec, Maest\u00e0! Ci sarebbero capitati guai peggiori.<br \/>\nFinalmente, uno dei banditori andato fuori del regno venne a dire:<br \/>\n&#8211; Li ho trovati. Sono diventati due signori; hanno palazzo, giardini, terre, ma&#8230; pretendono troppo.<br \/>\n&#8211; Che cosa pretendono?<br \/>\n&#8211; Che sua Maest\u00e0 vada a pregarli fino a casa loro.<br \/>\nIl Re, dal dispetto, si morse le labbra; sentendo per\u00f2 le urla della folla davanti al palazzo: &#8220;Vogliamo Pane! Vogliamo Cacio!&#8221; si fece forza e rispose:<br \/>\n&#8211; Andr\u00f2 a pregarli fino a casa loro!<br \/>\n&#8211; E pretendono&#8230;<br \/>\n&#8211; Che cos&#8217;altro pretendono?&#8230;<br \/>\n&#8211; Che Sua Maest\u00e0 dia parola di Re di sposare con loro le due giovani principesse.<br \/>\nIl Re, dal dispetto, si morse le labbra; sentendo per\u00f2 le urla della folla davanti al palazzo reale: &#8220;Vogliamo Pane! Vogliamo Cacio!&#8221; si fece forza e rispose:<br \/>\n&#8211; Parola di Re, dar\u00f2 ad essi in spose le due giovani principesse.<br \/>\nIl Re si mise subito in viaggio. Pane e Cacio lo accolsero con grandi onori nel loro palazzo.<br \/>\n&#8211; Vostra Maest\u00e0 ha voluto incomodarsi&#8230;<br \/>\nPareva che volessero canzonarlo.<br \/>\n&#8211; Noi siamo agli ordini di Vostra Maest\u00e0.<br \/>\n&#8211; Parola di Re non va indietro; sposerete le principesse mie figlie, ma bisogna prima far cessare la carestia e la moria.<br \/>\n&#8211; Per la carestia, ci vuol poco.<br \/>\nE Pane spieg\u00f2 minutamente quel che occorreva fare.<br \/>\n&#8211; Per la moria delle vacche e delle pecore ci vuole anche meno.<br \/>\nE Cacio spieg\u00f2 minutamente quel che occorreva fare.<br \/>\n&#8211; Intanto, &#8211; soggiunse Pane, la mia principessa bionda si prepari il corredo.<br \/>\n&#8211; Intanto, &#8211; soggiunse Cacio, la mia principessa bruna si prepari il corredo.<br \/>\n&#8211; E ricordatevi, Maest\u00e0: parola di Re non va indietro! &#8211; conclusero tutt&#8217;e due a una volta.<br \/>\nIl Re torn\u00f2 verde dalla bile e pi\u00f9 rabbuiato di quando era partito.<br \/>\n&#8211; Avete capito, Regina, che il Mago ha predetto il vero? Era meglio farli ammazzare. Ora Pane e Cacio dettano leggi.<br \/>\nPer far cessare la carestia ecco cosa bisognava fare: preparare la farina per una infornata di pane; la Regina stacciarla, le principesse impastarla, il Re ardere il forno e infornare le pagnotte lievitate. Nello stesso momento ardere i forni in tutte le case del regno, spazzarli, tapparli e attendere. Appena cotta la infornata di palazzo reale, tutti i forni delle case del regno si sarebbero trovati pieni anch&#8217;essi di pagnottelle bell&#8217;e cotte.<br \/>\nAl Re non andava gi\u00f9 di dover fare il fornaio; ma per amore delle figliole e del popolo non osava rifiutarsi. La Regina, invece, stacciava volentieri la farina e le principesse si divertivano a impastarla e a ridurla in pagnotte.<br \/>\nLe principesse erano gi\u00e0 guarite e preparavano i corredi.<br \/>\nLa sera scendevano in giardino, mungevano una capra che il Re aveva dovuto comprare e lasciavano il latte al fresco. I pecorai, gi\u00e0 avvisati, preparavano le caldaie, e la mattina dopo le trovavano colme di latte.<br \/>\nCos\u00ec in tutte le mandre del regno potevano venir preparate ricotta e forme di cacio.<br \/>\nE il popolo, contento e soddisfatto, andava in folla a gridare sotto il palazzo reale:<br \/>\n&#8211; Viva Pane! Viva Cacio!<br \/>\nIntanto si avvicinava il tempo che essi sarebbero arrivati per sposare le principesse.<br \/>\nIl Re non ne poteva pi\u00f9 di dover ardere il forno, di spazzarlo e d&#8217;infornare il pane due volte nella giornata, due volte nella nottata. E quando uno dei ministri, per adularlo, gli disse: &#8211; A Vostra Maest\u00e0 stan bene in mano tanto lo scettro quanto la scopa, &#8211; ci manc\u00f2 poco che non lo inseguisse a colpi di scopa per le scale.<br \/>\nMa come fare? Se non infornava il pane lui nel forno del palazzo reale, sarebbe venuto meno il pane agli altri forni e la popolazione sarebbe morta di fame.<br \/>\nLe principessine erano allegre; tra otto giorni dovevano arrivare i loro futuri mariti, Pane e Cacio. Se non che da mattina a sera esse ora si bisticciavano, con gran noia di tutta la corte.<br \/>\n&#8211; Il mio bruno e pi\u00f9 bello del tuo biondo!<br \/>\n&#8211; Il mio biondo \u00e8 pi\u00f9 bello del tuo bruno!<br \/>\n&#8211; Il tuo bruno ha gli occhi e il naso cos\u00ec e cos\u00ec.<br \/>\n&#8211; Il tuo biondo ha le labbra e gli orecchi cos\u00ec e cos\u00ec!<br \/>\nE facevano certi gesti, certe smorfie!<br \/>\n&#8211; Il tuo bruno non lo vorrei neppure per servo!<br \/>\n&#8211; Il tuo biondo non lo vorrei neppure per sguattero!<br \/>\nE si voltavano le spalle, con due smorfiacce.<br \/>\n&#8211; Voialtre vi bisticciate, &#8211; disse un giorno la Reginotta, &#8211; ma prima di voialtre dovr\u00f2 sposare io!<br \/>\n&#8211; Se nessuno ti vuole!<br \/>\n&#8211; Se nessuno ti chiede!<br \/>\nE doveva intervenire il Re, minacciandole con la scopa, per farle stare zitte. Il Re, in cuor suo, pensava:<br \/>\n&#8220;Ecco un bel pretesto per rimandar a tempo indeterminato le nozze di Pane e Cacio. La Reginotta ha ragione: deve sposare lei prima delle sorelle minori&#8221;.<br \/>\nIntanto la gente aveva arato i campi, buttata la semente, e il grano gi\u00e0 verdeggiava, promettendo un gran raccolto. Le stalle si erano popolate di bestiame, le mandre di pecore. E quantunque fosse comodo avere il pane e i latticini con quella facile maniera, tutti godevano di veder prossimo il tempo di liberarsi dalla soggezione di dover stare alla merce di Sua Maest\u00e0. Un giorno o l&#8217;altro poteva venire il capriccio alla Regina di non stacciare pi\u00f9, alle principesse di non impastare pi\u00f9 la farina, al Re di non ardere pi\u00f9 il forno e infornare le pagnotte lievitate, e il popolo avrebbe corso il pericolo di morire di fame.<br \/>\nPer questo Pane e Cacio, al loro arrivo, ebbero accoglienze trionfali; per questo tutti volevano concorrere a preparare feste mai viste per i prossimi sponsali.<br \/>\nPane e Cacio erano diventati due bei giovanotti e facevano sfoggio di abiti sfarzosi. Avevano portato alle principesse magnifici doni, e regali alla Regina e alla Reginotta. Alloggiati nel palazzo reale, pranzi, divertimenti, cene sontuose, ma di nozze neppure una parola.<br \/>\nAvevano notato che la Reginotta non interveniva nei divertimenti, nei pranzi, nelle cene.<br \/>\nPane, in disparte, aveva interrogato la sua principessa bionda:<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9?<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 \u00e8 sciocca e vanitosa.<br \/>\nCacio aveva fatto la stessa domanda alla sua principessa bruna:<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9?<br \/>\n&#8211; Perch\u00e8 \u00e8 sciocca e vanitosa.<br \/>\nIntanto pranzi, divertimenti, cene, ma di nozze neppure una parola.<br \/>\nE Pane e Cacio, una mattina, dissero al Re:<br \/>\n&#8211; Maest\u00e0, parola di Re non va indietro.<br \/>\n&#8211; Lo so; ma prima deve prender marito la Reginotta.<br \/>\n&#8211; Il marito sta per arrivare. Tra giorni verr\u00e0 a chiederla il Reuccio di Spagna.<br \/>\nIl Re voleva menar le cose per le lunghe, trovava una scappatoia per non adempiere alla parola data; e perci\u00f2 fu contrariato dalla notizia ricevuta.<br \/>\n&#8211; Chi sa se il Reuccio di Spagna piacer\u00e0 alla Reginotta?<br \/>\n&#8211; Se non sposer\u00e0 il Reuccio di Spagna non trover\u00e0 pi\u00f9 un altro marito.<br \/>\n&#8211; E poi&#8230; le principessine vogliono prima sapere chi siete, donde venite.<br \/>\nFui frumento e poi farina,<br \/>\nPane ho nome e pane sono.<br \/>\nAlla mia principessina<br \/>\nIo non voglio dir di pi\u00f9.<br \/>\nCav\u00f2 di tasca lo zufolo e fece: Ti\u00f9! Ti\u00f9!<br \/>\nErba fui e latte appresso,<br \/>\nCacio ho nome e cacio sono.<br \/>\nIo di pi\u00f9 non ho promesso,<br \/>\nE non voglio dir di pi\u00f9.<br \/>\nE l&#8217;altro con lo zufolo fece di nuovo: Ti\u00f9! Ti\u00f9!<br \/>\nLe principesse, che stavano ad origliare dietro l&#8217;uscio, irruppero furiose nella stanza:<br \/>\n&#8211; Non \u00e8 vero! Noi non vogliamo saper niente. Tu devi essere il mio Pane! Tu devi essere il mio Cacio!<br \/>\nChe cos&#8217;altro poteva inventare il Re per tirare in lungo le nozze? E si afferr\u00f2 di nuovo al pretesto:<br \/>\n&#8211; Prima deve sposare la Reginotta!<br \/>\nNon aveva finito di dirlo, ch&#8217;entra uno dei ministri:<br \/>\n&#8211; Maest\u00e0, \u00e8 arrivato un ambasciatore di Spagna.<br \/>\nVeniva a chieder la mano della Reginotta per il Reuccio del suo sovrano.<br \/>\n&#8211; Ha fretta di sposare, questo Reuccio?<br \/>\n&#8211; Fra otto giorni precisi, Maest\u00e0.<br \/>\n&#8211; Reuccio e Reginotta sono troppo giovani. Sar\u00e0 meglio aspettare a sposarli tra un anno.<br \/>\n&#8211; O sposano tra otto giorni, o mai pi\u00f9.<br \/>\n&#8211; Allora!&#8230;<br \/>\nIl Re si strinse nelle spalle e inghiotti anche questo amaro boccone; da un pezzo non faceva altro, povero Re!<br \/>\nLa Reginotta e il Reuccio erano partiti da una settimana.<br \/>\n&#8211; Maest\u00e0, parola di Re non va indietro!<br \/>\n&#8211; Ne riparleremo tra un mese.<br \/>\n&#8211; Maest\u00e0, parola di Re non va indietro!<br \/>\n&#8211; Ne riparleremo tra quindici giorni.<br \/>\nIntanto egli macchinava il modo di disfarsi di Pane e Cacio, che diventavano pi\u00f9 insistenti che mai.<br \/>\nUna mattina, cerca cerca le corone reali e non si trovano. Tutto il palazzo reale fu in subbuglio. Erano state riposte nell&#8217;armadio la sera avanti, dopo una festa da ballo. Chi poteva averle rubate durante la notte? Persone che abitavano nel palazzo reale. Si fruga di qua, si fruga di l\u00e0; tutte le stanze son messe sossopra. E, all&#8217;ultimo, dove vengon trovate le due corone? Quella del Re in camera di Pane, sotto le materasse del letto; quella della Regina in camera di Cacio, in fondo a un cassetto dell&#8217;armadio.<br \/>\nPane e Cacio, per ordine del Re, furono ammanettati come ladri, e gettati nel fondo di un carcere.<br \/>\nMentre li conducevano via, scherzavano con le guardie, ridevano, quasi niente fosse stato.<br \/>\n&#8211; Dite a Sua Maest\u00e0: &#8220;Parola di Re non va indietro!&#8221;<br \/>\nQuando il capo delle guardie glielo rifer\u00ec, il Re rispose:<br \/>\n&#8211; Sta bene; ho detto che li far\u00f2 impiccare e manterr\u00f2.<br \/>\nLe principessine erano inconsolabili. Non sapevano persuadersi come mai Pane e Cacio avessero potuto commettere quella mala azione. Non se ne sapeva persuadere neppure la Regina. Ma non osavano di parlarne al Re, tanto appariva adirato.<br \/>\nPane e Cacio, quasi per irrisione dei loro nomi, ricevevano ogni giorno, per mantenimento, due fette di pane nero e due fette di cattivo cacio. I guardiani per\u00f2 sentivano venir fuori tali odori di squisite pietanze da far venire l&#8217;acquolina in bocca; entravano nella cella dei prigionieri e non trovavano niente; le fette di pane e di cacio si ammonticchiavano, indurite, in un canto, e quei due erano floridi, rosei, come se desinassero e cenassero da gran signori.<br \/>\nOgni notte poi accadeva questo nel palazzo reale.<br \/>\nDi tanto in tanto, l&#8217;uscio della camera del Re veniva scosso da due forti colpi.<br \/>\nSua Maest\u00e0 saltava gi\u00f9 dal letto, apriva l&#8217;uscio e non scorgeva nessuno. Si rimetteva a letto, e di li a poco di nuovo bum! bum! Il Re, che era sul punto di appisolarsi, trasaliva; saltava gi\u00f9, apriva l&#8217;uscio e non scorgeva nessuno. Non gli passava per la testa che quei colpi potessero provenire da Pane e Cacio.<br \/>\nAnche le principessine sentivano ogni notte lievi colpi agli usci delle loro camere, ma avevano subito indovinato.<br \/>\n&#8211; Tic! Tic!<br \/>\n&#8211; Sei tu, Pane? Se s\u00ec, dai un colpo solo.<br \/>\n&#8211; Tic!<br \/>\n&#8211; Toc! Toc!<br \/>\n&#8211; Sei tu Cacio? Se s\u00ec, dai un colpo solo.<br \/>\n&#8211; Toc!<br \/>\n&#8211; Pane, vuol dire che ci sposeremo?<br \/>\n&#8211; Tic!<br \/>\n&#8211; Cacio, vuol dire che ci sposeremo?<br \/>\n&#8211; Toc!<br \/>\nIl Re intanto non sapeva decidersi a fare impiccare i presunti ladri delle due corone reali. Era tormentato, ogni giorno di pi\u00f9, dal rimorso di essere stato lui a nasconderle tra le materasse del letto in camera di Pane, e in fondo al cassetto dell&#8217;armadio in camera di Cacio. Cominciava ad aver paura di quei due, che dovevano essere Maghi o figli di Maghi, se avevano potuto far cessare la carestia e la moria con quello stranissimo mezzo.<br \/>\nQuando finalmente cap\u00ec che i forti colpi di ogni notte all&#8217;uscio della sua camera potevano provenire da quei due Maghi o figli di Maghi, il suo terrore non ebbe confine. E ordin\u00f2 che gli conducessero al cospetto Pane e Cacio.<br \/>\n&#8211; Ah, Maest\u00e0, che disgrazia! Pane e Cacio sono scappati via non si sa come. I catenacci degli usci e delle finestre sono l\u00e0 ancora intatti. Noi abbiamo fatto buona guardia giorno e notte!<br \/>\nIl Re rimase di sasso! Chi sa quanti altri guai sarebbero piombati sulla famiglia e sul regno tutto! E invece di prendersela con se stesso, se la prendeva con le principessine, quasi la colpa fosse stata loro.<br \/>\n&#8211; Maest\u00e0, voglio Pane! Maest\u00e0, voglio Cacio!<br \/>\nNe contraffaceva i sospiri e il tono della voce di quando erano malate, e aggiungeva gesti di minaccia. Sembrava ammattito.<br \/>\nIn quei giorni arrivarono gli ambasciatori di un Re di paesi lontani e chiesero udienza. Quando cominciarono a parlare nessuno li capiva: il Re e i ministri meno degli altri. E tra le stranissime parole che urlavano, irritati di non vedersi capiti, erano ripetute con pi\u00f9 frequenza nepa e cioca: anzi ogni volta che le pronunziavano, tutti gli ambasciatori facevano un profondo inchino fino a terra.<br \/>\nC&#8217;era da disperarsi. Gli ambasciatori gesticolavano, pestavano i piedi. Si indovinava che minacciavano un caso di guerra.<br \/>\nIl Re, stizzito, esclam\u00f2:<br \/>\n&#8211; Ma che cosa posson volere con questi lor nepanepanepa e ciocaciocacioca?<br \/>\nIl Re si ferm\u00f2 allibito. Pronunziando frettolosamente quelle sillabe, gli erano risultati all&#8217;orecchio i nomi di Pane e Cacio!<br \/>\nQuegli ambasciatori di un Re lontano parlavano pronunciando al rovescio tutte le parole; e perci\u00f2 invece di dire pane, dicevano nepa; invece di dire cacio, dicevano cioca.<br \/>\nAllora fu facile intendersi.<br \/>\nEssi venivano in nome del loro Re a reclamare Pane e Cacio, che erano suoi figli. Una strega glieli aveva rapiti bambini, Pane di un anno e sei mesi, Cacio di un anno, e il povero padre desolato non ne aveva saputo pi\u00f9 nulla. Ora un mercante, andato da quelle parti, aveva recata la notizia che due bei giovani chiamati Pane e Cacio erano stati arrestati e dovevano essere impiccati.<br \/>\nIl Re era pronto a pagare qualunque taglia, pur di riavere i figlioli. Se non gli si restituivano a questi patti, sarebbe venuto a prenderseli con la forza, mettendo a ferro e fuoco tutto il regno.<br \/>\nQuando il Re disse che Pane e Cacio erano scappati di carcere e che nessuno sapeva dove fossero andati, gli ambasciatori, increduli, intimarono la guerra e stavano per andar via.<br \/>\n&#8211; Avete capito, Regina, che il Mago ha predetto il vero?<br \/>\n&#8211; Capite ora, Maest\u00e0, che e stato bene non averli fatti ammazzare?<br \/>\n&#8211; Ma come faremo? Dove andare a pescarli?<br \/>\nNon aveva ancora finito di dir cos\u00ec, che venne dalla piazza un gran tumulto.<br \/>\n&#8211; Viva Pane! Viva Cacio! Viva! Viva!<br \/>\nE pochi momenti dopo essi entravano nella gran sala con al braccio le principessine mezze pazze dalla gioia.<br \/>\n&#8211; Questo \u00e8 il mio Pane!<br \/>\n&#8211; Questo \u00e8 il mio Cacio!<br \/>\n&#8211; Ora che sapete chi siamo&#8230;<br \/>\nIl Re, che si sentiva rivivere, li abbracci\u00f2, li baci\u00f2 come figlioli, e disse:<br \/>\n&#8211; Vi sposo sull&#8217;istante!<br \/>\nAllora i Re potevano, e Pane e Cacio e le due principesse furono l\u00ec per l\u00ec mariti e mogli.<br \/>\nLa sera i due principi, ora dobbiamo chiamarli cosi, raccontarono che erano stati tolti di mano alla strega da una Fata.<br \/>\nStretta la foglia, sia larga la via,<br \/>\nDite la vostra che ho detto la mia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;erano una volta due poveri bambini che nessuno sapeva di chi fossero figli. Si erano incontrati un giorno in una strada di campagna: &#8211; Dove vai tu? &#8211; Alla ventura; e tu? &#8211; Alla ventura. Andiamo insieme? &#8211; Andiamo insieme. Tu che cosa fai? &#8211; Niente; chiedo l&#8217;elemosina. &#8211; Anch&#8217;io. &#8211; Hai babbo e mamma? 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