{"id":98797,"date":"2001-06-25T00:00:00","date_gmt":"2001-06-25T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/carbonella\/"},"modified":"2001-06-25T00:00:00","modified_gmt":"2001-06-25T00:00:00","slug":"carbonella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/carbonella\/","title":{"rendered":"Carbonella"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;era una volta una povera donna che aveva una bambina cos\u00ec bruna, da sembrare quasi una mora. La lavava quattro, cinque volte al giorno per tenerla pulita; ma la pelle della piccina, specialmente quella delle mani, trasudava un umor nero che lasciava l&#8217;impronta su qualunque cosa ella toccasse, ed era la disperazione di quella povera mamma.<br \/>\nLe vicine le avevano messo il nomignolo di Carbonella; e anche sua madre aveva finito per chiamarla a quel modo.<br \/>\nCarbonella, vispa e servizievole, si faceva voler bene da tutti. Non poteva per\u00f2 soffrire che gli altri bambini del vicinato la chiamassero cos\u00ec.<br \/>\n&#8211; Carbonella, vuoi giocare con noi?<br \/>\n&#8211; Ve la do io la carbonella.<br \/>\nLi rincorreva, e quando li aveva raggiunti, con una stropicciatina delle mani sul viso li impiastricciava di nero, in maniera da farli parere figli di carbonai.<br \/>\nEd erano pianti, ed erano strilli; ma le mamme davano ragione a lei:<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 la chiamate Carbonella?<br \/>\n&#8211; E voialtre dunque? E la sua mamma dunque?<br \/>\n&#8211; Noialtre glielo diciamo per abitudine.<br \/>\nInfatti era cos\u00ec. Carbonella di qua! Carbonella di l\u00e0!<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 insudici tutto, Carbonella?<br \/>\n&#8211; Per farvelo lavare pi\u00f9 presto.<br \/>\n&#8211; Brava Carbonella. E perch\u00e9 ti arrabbi quando i ragazzi ti chiamano cos\u00ec?<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 la mamma mi lava quattro, cinque volte al giorno: e tutti quei ragazzacci sono pi\u00f9 sporchi di me.<br \/>\n&#8211; Intanto la mamma non sapeva che mestiere farle apprendere, con quelle mani che lasciavano il segno su qualunque cosa toccassero.<br \/>\n&#8211; Figlia disgraziata! E come farai per campare quando io non ci sar\u00f2 pi\u00f9?<br \/>\n&#8211; Il Signore mi aiuter\u00e0! &#8211; Quasi la povera donna prevedesse che doveva morir presto e lasciare nei guai la figliola che aveva appena sette anni.<br \/>\nLe vicine per qualche tempo le diedero da mangiare: oggi una, domani un&#8217;altra.<br \/>\nPovere anch&#8217;esse, vivevano stentatamente di lavoro ed erano cariche di figlioli.<br \/>\nPer il momento, una bocca di pi\u00f9 non era di peso; e Carbonella, meschina, si contentava di quel po&#8217; che le davano. Ma quando sarebbe cresciuta? Nutrirla non bastava; bisognava rivestirla, tenerla d&#8217;occhio; e con quel difetto d&#8217;insudiciar di nero ogni cosa che toccava, non le si poteva far fare nessun lavoro.<br \/>\nOra che la mamma era morta, le vicine avevano ben altro a cui badare che a lavarla quattro, cinque volte al giorno; e perci\u00f2 Carbonella era divenuta, come dicevano, pi\u00f9 Carbonella di prima.<br \/>\nSe ne stava accoccolata davanti all&#8217;uscio della sua catapecchia, coi gomiti sui ginocchi, col mento fra le mani, e guardava le nuvole che passavano per il cielo, spinte dal vento.<br \/>\n&#8211; Me ne vorrei andare per il mondo come loro!<br \/>\nFantasticava cos\u00ec; le invidiava.<br \/>\n&#8211; Che stai a guardare, Carbonella? Le mosche che volano?<br \/>\n&#8211; Non so: guardo le nuvole! Dove vanno?<br \/>\n&#8211; Dove le porta il vento, lontano.<br \/>\n&#8211; Voglio andarmene con loro.<br \/>\nE una mattina, chiama, cerca Carbonella&#8230; era andata via, era sparita, senza dir niente a nessuno.<br \/>\n&#8211; Povera Carbonella! Chi sa a quest&#8217;ora dov&#8217;\u00e8!<br \/>\nCarbonella aveva raccolto quei pochi stracci che costituivano tutta la sua ricchezza, ne aveva fatto un fagottino e, presa la via dei campi, era andata avanti avanti senza sapere dove e perch\u00e8 andasse.<br \/>\nAveva sentito dire pi\u00f9 volte: &#8220;Il tale, la tale, hanno incontrato la Fortuna&#8221; e si era immaginata che la fortuna corresse in giro per il mondo. Poteva incontrarla anche lei. E perci\u00f2 quel giorno, imbattendosi in qualche donna, vecchia o giovane, le domandava ingenuamente:<br \/>\n&#8211; Siete voi la Fortuna?<br \/>\nTutte la guardavano stupite della domanda, e non rispondevano nemmeno; tiravano via, crollando il capo; la credevano una scema.<br \/>\nVerso sera incontr\u00f2 una carrozza tirata da due focosi cavalli, riccamente bardati. Una bella signora era quasi sdraiata sui cuscini; passava di corsa.<br \/>\n&#8211; Signora, bella signora!<br \/>\nAl grido, la signora fece fermare la carrozza e attese che quella ragazza, cos\u00ec bruna da sembrare una mora, vestita poveramente, e con quel fagottino sotto braccio, le si fosse avvicinata.<br \/>\n&#8211; Signora, bella signora, siete voi la Fortuna?<br \/>\nLa donna croll\u00f2 il capo, e fece cenno al cocchiere di riprendere la corsa.<br \/>\nEra gi\u00e0 notte, quando Carbonella, atterrita di trovarsi cos\u00ec sola in piena campagna, vide apparire in un lato della strada una fiammolina azzurra che errava, sobbalzando, e non si fermava mai. Si mise a inseguirla; ma appena le era vicina e gi\u00e0 tendeva la mano per afferrarla, la fiammolina dava un balzo e si allontanava con bizzarro movimento di altalena. Carbonella aveva dimenticato la stanchezza, la fame che le mordeva lo stomaco e inseguiva, inseguiva la fiammolina. Le era balenato alla mente che potesse essere la Fortuna.<br \/>\n&#8211; Fiammolina, fiammolina azzurra! Se sei la Fortuna, lasciati afferrare!<br \/>\nAh! Non era la Fortuna, giacch\u00e9 continuava ad errare, con quel bizzarro movimento d&#8217;altalena, e non si lasciava raggiungere.<br \/>\nTutt&#8217;a un tratto, la vide fermarsi e sparire, e si accorse di essere arrivata davanti all&#8217;uscio di una povera casetta di campagna.<br \/>\nSi fece coraggio e buss\u00f2. Non rispose nessuno. Attese un po&#8217;e torn\u00f2 a bussare.<br \/>\nNon rispose nessuno.<br \/>\n&#8211; Fiammolina, fiammolina azzurra, mi hai dunque ingannata?<br \/>\nE torn\u00f2 a bussare per la terza volta. Si ud\u00ec una voce rauca, di persona ingrugnita:<br \/>\n&#8211; Chi picchia? Chi cercate?<br \/>\n&#8211; Sono io, sono Carbonella; chiedo ricovero per questa notte.<br \/>\n&#8211; Carbonella? Non sono fornaia; avete sbagliato uscio.<br \/>\n&#8211; Datemi almeno una fetta di pane: muoio dalla fame!<br \/>\nDalle fessure dell&#8217;uscio Carbonella si accorse che l\u00e0 dentro avevano acceso un lume, e dal rumore degli zoccoli e dal brontolio della voce rauca cap\u00ec che qualcuno veniva ad aprirle.<br \/>\nL&#8217;uscio scricchiol\u00f2 ed apparve sulla soglia una vecchia curva, grinzosa, coi bianchi capelli arruffati e gli occhi insonnoliti.<br \/>\n&#8211; Chi sei? \u00c8 questa l&#8217;ora di rompere il sonno alle persone?<br \/>\n&#8211; Scusate, buona donna; mi ha guidato fino a qui una bella fiammolina azzurra.<br \/>\nMi ero sperduta per la campagna.<br \/>\n&#8211; Ti chiami Carbonella? Sei carbonella davvero.<br \/>\nE le fece una carezza sui capelli.<br \/>\nLe dette da mangiare, brontolando sempre, ma Carbonella non capiva le parole.<br \/>\nLa cameretta era affumicata, con pochi e rozzi arnesi, e per letto c&#8217;era un giaciglio di paglia dove poteva sdraiarsi una sola persona.<br \/>\nCarbonella aveva sulla punta della lingua la domanda: &#8220;Siete voi la Fortuna?&#8221; Ma vedendo tutta quella miseria, si trattenne.<br \/>\nQuale non fu per\u00f2 il suo sbalordimento, quando la vecchia, preso il lume in mano, le disse:<br \/>\n&#8211; Ed ora, figliola mia, andiamo a dormire.<br \/>\nSpinse una porticina della parete di fondo, cos\u00ec affumicata anche quella che Carbonella non se n&#8217;era avveduta&#8230; e la povera ragazza, dallo stupore della sorpresa, sent\u00ec mancarsi il respiro.<br \/>\nUna fila di stanze, una pi\u00f9 bella dell&#8217;altra, illuminate da una dolce luce azzurrognola, che non si capiva d&#8217;onde venisse; stucchi, fregi dorati, tappeti morbidissimi per terra, specchi alle pareti; e vasi con belle piante e bellissimi fiori. La vecchia andava avanti, curva, coi bianchi capelli arruffati, che a quella luce parevano d&#8217;argento, e non si voltava per vedere se Carbonella la seguisse. &#8220;Questa \u00e8 proprio la Fortuna&#8221; ripeteva dentro di s\u00e9 la ragazza.<br \/>\nErano entrate in una camera con un letto col baldacchino. Coperta bianchissima, lenzuola e guanciale che abbagliavano. Doveva dormire la? Ah, povera lei! Avrebbe insudiciato ogni cosa.<br \/>\n&#8211; Tu qui; io dormir\u00f2 di la, nella camera accanto.<br \/>\n&#8211; Ah, no, signora! Voi non sapete! Mi hanno chiamato Carbonella anche perch\u00e8 ho la disgrazia di macchiar di nero tutto quel che tocco! Dormir\u00f2 sulla paglia della prima stanza!&#8230; Siete voi la Fortuna, buona signora? Non pot\u00e9 pi\u00f9 trattenersi dal domandarglielo.<br \/>\n&#8211; Dormi, e non curarti d&#8217;altro!<br \/>\nE la lasci\u00f2 sola, sbigottita.<br \/>\nLa mattina dopo, svegliandosi, Carbonella si trov\u00f2 distesa sulla paglia della stanza affumicata, col suo fagottino per guanciale. Aveva sognato? Non arrivava a persuadersene.<br \/>\nE sentiva di nuovo, sulla punta della lingua, la domanda: &#8220;Siete voi la Fortuna?&#8221; Ma rammentava &#8211; oh, non aveva sognato! &#8211; di avergliela gi\u00e0 fatta la sera avanti; e colei le aveva risposto: &#8220;Dormi e non curarti d&#8217;altro!&#8221; segno evidente che non era la Fortuna, o che non voleva darsi a conoscere.<br \/>\n&#8211; Ed ora dove andrai?<br \/>\n&#8211; Dove mi portano i piedi, alla ventura. Se potessi incontrare la Fortuna!<br \/>\nL&#8217;hanno incontrata tanti, dicono; essa sola potrebbe aiutarmi.<br \/>\n&#8211; Ah, figliola mia! La Fortuna e capricciosa: oggi d\u00e0, domani toglie; d\u00e0 senza discernimento, toglie allo stesso modo: \u00e8 una pazza. Se la incontri, non guardarla neppure in viso; da&#8217; retta a me.<br \/>\n&#8211; Ma come faccio, col difetto di insudiciar di nero quel che tocco?<br \/>\n&#8211; Per questo c&#8217;\u00e8 rimedio. Non avere schifo. Ficca le mani in questo mucchio di letame, e tiencele finch\u00e9 potrai sopportare il bruciore che sentirai.<br \/>\nCarbonella esit\u00f2 un momento, e poi affond\u00f2 le mani nel letame. Cominci\u00f2 a provare un lieve calore che and\u00f2 sempre pi\u00f9 aumentando.<br \/>\n&#8211; Ahi! Ahi!<br \/>\n&#8211; Non \u00e8 niente, Carbonella; sopporta ancora. Pazienza!<br \/>\nLe pareva di aver le mani tra la brace; si contorceva, ma l&#8217;idea di guarire di quel difetto le dava forza e coraggio.<br \/>\n&#8211; Ahi! Ahi!<br \/>\nLe ritrasse. Sembravano carbonizzate: erano pi\u00f9 nere di prima, ma non le bruciavano pi\u00f9.<br \/>\nTocc\u00f2 un panno&#8230; e vi lasci\u00f2 una macchia non nera, ma gialliccia scura, del colore del letame. Valeva la pena di essersi lasciate bruciare le mani a quel modo! O nero o gialliccio, quelle sue mani disgraziate macchiavano sempre!<br \/>\n&#8211; Perch\u00e8 mi avete ingannata?<br \/>\n&#8211; Non ti ho ingannata, vedrai!<br \/>\nCarbonella finse di crederle. Chi sa? Quella brutta vecchia poteva farle qualche male peggiore! La ringrazi\u00f2 e and\u00f2 via; avanti, avanti, per la campagna, alla ventura, poverina!<br \/>\nPensava che la vecchia le aveva detto:<br \/>\n&#8211; Se incontri la Fortuna non guardarla neppure in viso!<br \/>\nAltro che guardarla in viso, se l&#8217;avesse incontrata! Le si sarebbe afferrata alla gonna e non l&#8217;avrebbe lasciata, se non ne avesse ricevuto i pi\u00f9 ricchi doni.<br \/>\nE perci\u00f2 imbattendosi in qualche donna, vecchia o giovane, la fermava:<br \/>\n&#8211; Siete voi la Fortuna?<br \/>\nTutte la guardavano stupite della domanda, e non rispondevano nemmeno: tiravano via, crollando il capo; la credevano una scema.<br \/>\nGiunse in riva a un fiume. Sull&#8217;erba erano sciorinati al sole tanti panni di bucato, e non c&#8217;era nessuno che li guardasse. Carbonella pens\u00f2 di lavarsi le mani con l&#8217;acqua corrente, e pi\u00f9 le strofinava e pi\u00f9 l&#8217;acqua s&#8217;intorbidava col colore gialliccio scuro del letame; se non che, col sole, quel colore luccicava come l&#8217;oro.<br \/>\nVisto che a guardia dei panni non c&#8217;era nessuno, ne prese uno, il primo che le capit\u00f2 davanti, e si asciug\u00f2 le mani. Purtroppo, vi restavano tante impronte giallicce, impronte delle mani in varie pose, cosi nette e cosi precise che sembravano dipinte.<br \/>\nTorn\u00f2 a lavarsele, a stropicciarle forte: l&#8217;acqua s&#8217;intorbidava col colore gialliccio scuro del letame; se non che, anche questa volta, col sole, quel colore luccicava come l&#8217;oro. Era inutile. E prese un altro panno (sembrava una camiciona) e vi si asciug\u00f2 le mani. Purtroppo, tante impronte di mani, ma cos\u00ec nette e precise che sembravano dipinte.<br \/>\nStava per sciorinarlo nuovamente sull&#8217;erba, quando accorsero da pi\u00f9 parti i guardiani.<br \/>\n&#8211; Ah, scellerata! Che cosa hai fatto? Hai macchiato la biancheria della famiglia reale!<br \/>\nTent\u00f2 di scappare; ma quelli la raggiunsero, l&#8217;afferrarono, la legarono con le mani dietro la schiena, e la trascinarono, piangente, mezza viva e mezza morta, al cospetto del Re.<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 hai fatto questo?<br \/>\n&#8211; Maest\u00e0, perdonatemi, lo non sapevo&#8230; Se avessi saputo, Maest\u00e0&#8230;<br \/>\nE il pianto le impediva di parlare.<br \/>\nIl Re si convinse che una ragazzina di quell&#8217;et\u00e0 non poteva aver voluto recare sfregio al bucato reale, e ordin\u00f2 che la mettessero in libert\u00e0.<br \/>\n&#8211; Si rifaccia il bucato. La colpa \u00e8 tutta vostra, che non avete fatto buona guardia.<br \/>\nA Carbonella non parve vero di essere rilasciata senza nessun castigo, e prese di nuovo per la campagna, alla ventura, lusingandosi sempre che, un giorno o l&#8217;altro, avrebbe incontrato la Fortuna.<br \/>\nLe lavandaie rifecero il bucato, ma le impronte delle mani non andarono via; e quando i panni furono asciutti, quelle impronte scure erano diventate luccicanti quasi fossero state d&#8217;oro.<br \/>\nIl Re, la Regina e il Reuccio vollero vedere e rimasero sbalorditi; erano infatti impronte d&#8217;oro.<br \/>\nIl Reuccio pi\u00f9 di tutti le guardava estasiato.<br \/>\n&#8211; Ah! queste mani! Le pi\u00f9 piccole, le pi\u00f9 belle manine del mondo.<br \/>\nEra proprio cos\u00ec!<br \/>\nQuel camicione sembrava ornato di finissimi ricami di lamine d&#8217;oro. Le impronte erano cos\u00ec nette, e cos\u00ec ben modellate, che vi si scorgevano i pi\u00f9 minuti solchi della pelle.<br \/>\n&#8211; Ah! quelle mani! Le pi\u00f9 piccole, le pi\u00f9 belle manine del mondo!<br \/>\nE da quel giorno in poi, il Reuccio fu colpito dalla fissazione di voler vedere colei che possedeva le pi\u00f9 piccole e le pi\u00f9 belle manine del mondo.<br \/>\nInvano il Re gli diceva:<br \/>\n&#8211; \u00c8 una ragazza nera, cenciosa, sudicia da far rivoltare lo stomaco. L&#8217;ho vista io; e quelle mani che qui sembrano una meraviglia, hanno la pelle abbruciacchiata!&#8230;<br \/>\n&#8211; Ah! quelle mani! Le pi\u00f9 piccole, le pi\u00f9 belle manine del mondo!<br \/>\nLa fissazione del Reuccio aumentava di giorno in giorno, quasi gli avessero fatto una malia.<br \/>\nAllora il Re, per amore del figlio, sped\u00ec parecchi corrieri alla ricerca di quella ragazza. Colui che per primo la trovava e la conduceva al palazzo reale, avrebbe potuto chiedere qualunque grazia; gli sarebbe stata concessa.<br \/>\nTrascorsero due settimane senza nessuna notizia di Carbonella. Chi l&#8217;aveva vista in un posto, chi in un altro: &#8220;Ieri \u00e8 passata di qua; oggi e passata di l\u00e0; ha preso questo sentiero; si \u00e8 addentrata in quel bosco&#8221;. Ma corri, cerca, fruga, nessun segno di Carbonella.<br \/>\nE la fissazione del Reuccio aumentava sempre pi\u00f9, quasi gli avessero fatto una malia.<br \/>\nFinalmente, giunge un corriere e dice:<br \/>\n&#8211; Maest\u00e0, la ragazza \u00e8 trovata. \u00c8 a servizio da certi padroni che, per rilasciarla, non solamente vogliono un ordine scritto di pugno del Re, ma che Sua Maest\u00e0 prenda impegno di rimandargliela in casa tra due giorni, al pi\u00f9 tardi.<br \/>\nIl Re mont\u00f2 in furia:<br \/>\n&#8211; Ah! s\u00ec? Un ordine scritto di pugno di Sua Maest\u00e0? Andate e trascinateli qui, legati alle code dei vostri cavalli. La ragazza invece la condurrete in lettiga.<br \/>\nE cos\u00ec Carbonella ricomparve di nuovo in presenza del Re.<br \/>\nEra pi\u00f9 nera, pi\u00f9 sciatta che mai, carbonella addirittura; ma vispa e tranquilla, perch\u00e8 sapeva di non aver fatto, questa volta, niente di male.<br \/>\nLa tremarella l&#8217;avevano addosso i suoi padroni, trascinati fino al palazzo regale legati alle code dei cavalli.<br \/>\n&#8211; Perch\u00e8 non volevate lasciar venire la ragazza?<br \/>\n&#8211; Perdono, Maest\u00e0; avevamo un patto con lei: mangiare, bere e vestire, e doveva servirci per dieci anni.<br \/>\n&#8211; Come mai questo patto?<br \/>\n&#8211; Per carit\u00e0 di lei, Maest\u00e0.<br \/>\n&#8211; Infatti \u00e8 cos\u00ec ben nutrita, e cos\u00ec ben vestita, che sembra una stracciona morta di fame! E che servigi doveva fare?<br \/>\n&#8211; Quasi niente, Maest\u00e0. Lavava i panni, ripuliva&#8230;<br \/>\nErano impacciati; non dicevano la verit\u00e0; quel che la ragazza toccava, bagnato sembrava macchiato di giallo scuro; asciutto, luccicava come coperto d&#8217;oro; ed era oro davvero. Volevano arricchirsi, facendola sfacchinare da mattina a sera; la ragazza ignorava la virt\u00f9 delle sue mani.<br \/>\n&#8211; Per ora, andate in carcere. Al patto dei dieci anni ci penseremo poi!<br \/>\nIl Re e la Regina, vedendo Carbonella cosi mal ridotta e con quelle mani che sembravano bruciacchiate, furono molto contenti; la fissazione del Reuccio sarebbe subito sparita.<br \/>\n&#8211; Come ti chiami?<br \/>\n&#8211; Non lo so; mi dicono Carbonella: anche mia madre mi chiamava cos\u00ec. \u00c8 morta; non ho pi\u00f9 nessuno al mondo.<br \/>\n&#8211; E perch\u00e9 vai di qua e di l\u00e0?<br \/>\n&#8211; Voglio incontrare la Fortuna. L&#8217;hanno incontrata parecchi, ho sentito dire. Chi sa che non la incontri anch&#8217;io!<br \/>\n&#8211; E che vorresti dalla Fortuna?<br \/>\n&#8211; Quel che le piacerebbe di darmi.<br \/>\nRe e Regina si guardarono in viso, stupiti di tali risposte. La Regina disse al Re sottovoce:<br \/>\n&#8211; Costei, Maest\u00e0, ha qualche cosa che non mi piace.<br \/>\n&#8211; Dite bene, Regina: qualcosa che non piace neppure a me.<br \/>\n&#8211; Che sia una strega?<br \/>\n&#8211; Pu\u00f2 darsi. Lo scopriremo subito. Facciamo chiamare il Reuccio.<br \/>\n&#8211; Alla vista di Carbonella, il Reuccio indietreggi\u00f2 nauseato.<br \/>\n&#8211; Ecco qui, Reuccio, quelle che voi credete le pi\u00f9 piccole e le pi\u00f9 belle manine del mondo!<br \/>\n&#8211; Per piccole, erano piccole, ma belle, no davvero!<br \/>\nEgli la guardava, poco convinto che le impressioni lasciate sui panni provenissero proprio da esse.<br \/>\n&#8211; Fammi vedere! Fammi vedere!<br \/>\nCarbonella tese le mani, voltandole e rivoltandole, perch\u00e8 il Reuccio le osservasse bene.<br \/>\n&#8211; Chi te le ha bruciacchiate?<br \/>\n&#8211; Nessuno. Dapprima macchiavo di nero tutto quel che toccavo; era una gran disgrazia. Una vecchia mi disse: &#8220;Ficcale in quel mucchio di letame, e tienicele finch\u00e9 potrai.&#8221; Quel letame scottava, e perci\u00f2 le mie mani sono cos\u00ec bruciacchiate.<br \/>\nOra invece macchio di giallo scuro tutto quel che tocco; \u00e8 un&#8217;altra grave disgrazia!<br \/>\nIl Reuccio le guardava con ripugnanza, poco convinto che le impronte lasciate sui panni provenissero proprio da esse.<br \/>\n&#8211; Lasciatemi vedere! Lasciatemi vedere!<br \/>\nCarbonella, ridendo, tendeva le mani, voltandole e rivoltandole, perch\u00e9 il Reuccio potesse osservarle meglio.<br \/>\n&#8211; No, no, no? Non sono queste! Vi fate beffa di me!<br \/>\nIl Reuccio, singhiozzando e piangendo, usc\u00ec dalla sala.<br \/>\n&#8211; Scellerata! Scellerata! Che malia hai fatto al Reuccio?<br \/>\n&#8211; Ti faremo bruciar viva, se non sciogli la malia!<br \/>\nCarbonella, alle parole della Regina e alla minaccia del Re, cominci\u00f2 a tremare come una foglia, e non sapeva che cosa rispondere.<br \/>\n&#8211; Ti do tempo tre giorni! E intanto vai in carcere anche tu.<br \/>\nIl Reuccio smaniava pi\u00f9 che mai:<br \/>\n&#8211; Ah, quelle mani! Le pi\u00f9 piccole e le pi\u00f9 belle del mondo!<br \/>\n&#8211; Che vorreste farvene, Reuccio?<br \/>\n&#8211; Voglio sposare chi le possiede!<br \/>\n&#8211; Vorreste sposare Carbonella?<br \/>\n&#8211; Non e lei, Maest\u00e0. Vi fate beffa di me?<br \/>\n&#8211; Non c&#8217;\u00e8 dubbio &#8211; disse il Re. &#8211; Qui si tratta di malia.<br \/>\nCarbonella, in fondo al carcere, non si lamentava, non piangeva. Di tratto in tratto solamente si metteva a chiamare:<br \/>\n&#8211; Fortuna, Fortuna! Se tu passassi da queste parti!<br \/>\nLa Fortuna doveva essere troppo lontana, se non accorreva alla chiamata di lei.<br \/>\nIl Re, tre, quattro volte al giorno, se la faceva condurre.<br \/>\n&#8211; Carbonella, hai riflettuto? Vuoi sciogliere la malia?<br \/>\n&#8211; Ma che malia, Maest\u00e0? La trista malia \u00e8 la disgrazia che mi perseguita.<br \/>\n&#8211; Hai tempo un altro giorno. Rifletti bene, Carbonella.<br \/>\nE Carbonella, tornata nella buia stanzuccia della sua prigione, non si lamentava, ne piangeva. Di tratto in tratto solamente riprendeva a chiamare.<br \/>\n&#8211; Fortuna, Fortuna, se tu passassi da queste parti!<br \/>\nLa Fortuna doveva essere molto lontana, se neppure questa volta era accorsa alla chiamata di lei.<br \/>\nIl giorno dopo fu condotta di nuovo alla presenza del Re.<br \/>\n&#8211; Carbonella, hai riflettuto? Vuoi sciogliere la malia?<br \/>\n&#8211; Ma che malia, Maest\u00e0! La trista malia&#8230;<br \/>\nIl Re non la fece finir di parlare:<br \/>\n&#8211; Hai tempo poche ore, Carbonella; sarai bruciata viva domani.<br \/>\nIl Reuccio non sentiva ragione, smaniava pi\u00f9 che mai.<br \/>\n&#8211; Ah, quelle mani! Le pi\u00f9 piccole e le pi\u00f9 belle del mondo! Voglio trovare chi le possiede! Chi le possiede voglio sposarla.<br \/>\n&#8211; Sono quelle di Carbonella, Reuccio! Vorreste sposare Carbonella, figlio mio?<br \/>\n&#8211; No, no, no, Maest\u00e0! Vi fate beffa di me!<br \/>\nLa corte pareva in lutto per questa fissazione del Reuccio.<br \/>\n&#8211; Maest\u00e0, ho pensato questo, &#8211; disse il ministro. &#8211; Facciamo fare a Carbonella quella impronta sotto gli occhi del Reuccio. Cos\u00ec non potr\u00e0 pi\u00f9 credere che ci beffiamo di lui. E Carbonella \u00e8 cos\u00ec nera, cos\u00ec sciatta ed ha le mani cos\u00ec bruciacchiate, che il Reuccio certamente avr\u00e0 disdegno a sposarla.<br \/>\nQuesto suggerimento del ministro parve molto savio a Sua Maest\u00e0. Come non era venuto in mente alla Regina n\u00e9 a lui?<br \/>\nPrepararono un catino con acqua, vi immersero un panno di tela finissima, e Carbonella venne condotta davanti al Re, alla Regina, al Reuccio e a tutte le persone di corte.<br \/>\n&#8211; Carbonella, hai riflettuto? Vuoi sciogliere la malia?<br \/>\n&#8211; Ma che malia, Maest\u00e0! La trista malia e la disgrazia che mi perseguita!<br \/>\n&#8211; Sarai bruciata viva oggi stesso. Intanto leva questo panno dal catino e strizzalo bene.<br \/>\nL&#8217;acqua s&#8217;intorbid\u00f2, divent\u00f2 di color giallo scuro; ed ecco che nel panno strizzato si vedevano parecchie impronte delle mani di Carbonella dello stesso colore dell&#8217;acqua; qua intere, l\u00e0 delle sole dita, l\u00e0 delle palme con qualche falange di dito, secondo che potevano imprimersi strizzando.<br \/>\nTutti stavano a guardare, stupiti, e pi\u00f9 di tutti il Reuccio. A Carbonella quelle impronte sembravano cosa ovvia e naturale.<br \/>\nSciorinarono quel panno al sole, e, a mano a mano che si asciugava, le impronte risultavano come fatte di meraviglioso ricamo in lamine d&#8217;oro finissimo. Quasi una Fata si fosse divertita a far parecchie prove e, qua e la, lasciarle incompiute.<br \/>\nTutti guardavano il Reuccio che sembrava diventato di sasso. Sembrava di sasso anche Carbonella, che vedeva, per la prima volta, mutarsi in oro le macchie gialle lasciate sugli oggetti dalle sue mani. Per questo quei padroni nascondevano subito le cose appena macchiate di giallo!<br \/>\nTutt&#8217;a un tratto, grande scompiglio. Il Reuccio cominci\u00f2 ad agitar le braccia, a stralunare gli occhi:<br \/>\n&#8211; Largo! Largo! Scostatevi!<br \/>\nE ributtava indietro Re, Regina, persone di corte.<br \/>\n&#8211; Largo! Largo! Scostatevi! E tu, Carbonella, non ti muovere di l\u00ec! Fermi tutti; attendete!<br \/>\nSi era fatto un gran cerchio attorno a Carbonella, che rimaneva ritta nel mezzo, con gli occhi sbalorditi e con un doloroso sorriso sulle labbra.<br \/>\nNessuno osava muoversi, aspettando che il Reuccio, uscito precipitosamente dalla sala, ritornasse.<br \/>\nE fu un urlo di tutti vedendolo ricomparire con una fiaccola accesa in mano, correre verso Carbonella e appiccarle il fuoco alla veste.<br \/>\nQuasi fosse stata di vera carbonella, la poverina sprigion\u00f2 una vampata da capo a piedi, senza un grido, senza un atto di scampo. Solamente, nascose il viso con le braccia e rimase in piedi, avvolta dalle fiamme scoppiettanti.<br \/>\n&#8211; Ah, Reuccio! Che cosa avete fatto, Reuccio!<br \/>\n&#8211; Era Carbonella, Maest\u00e0; bisognava bruciarla!<br \/>\nLe fiamme diminuirono, lingueggiarono un po&#8217;, si estinsero. E dopo un po&#8217; si vide ritta in mezzo alla sala una forma umana, coperta di cenere, che sembrava una statua.<br \/>\n&#8211; Ah, Reuccio! Che cosa avete fatto!<br \/>\n&#8211; Era Carbonella, ora e cenere! Tanto meglio, Maest\u00e0.<br \/>\nMa ecco: la statua viene presa da un lieve tremito che si accresce, si accresce, e fa cascar gi\u00f9 la cenere da ogni parte: ed ecco apparire una bellissima figura di donna, bianca, rosea, con capigliatura d&#8217;oro, ma che conserva intatti nel viso i lineamenti di Carbonella. Abbassate lentamente le braccia, apre gli occhi, quasi si destasse da un profondissimo sonno, sorride e tende le mani al Reuccio.<br \/>\n&#8211; Oh, le pi\u00f9 piccole e le pi\u00f9 belle mani del mondo!<br \/>\nE il Reuccio, caduto in ginocchio davanti a lei, gliele baciava e ribaciava.<br \/>\nCarbonella, diventata Reginotta, chiese la grazia per i suoi padroni che erano in carcere. Ma le sue mani non macchiavano pi\u00f9 gli oggetti toccati.<br \/>\nE qui la fiaba finisce.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;era una volta una povera donna che aveva una bambina cos\u00ec bruna, da sembrare quasi una mora. 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