{"id":98803,"date":"2001-06-25T00:00:00","date_gmt":"2001-06-25T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/zoppina\/"},"modified":"2001-06-25T00:00:00","modified_gmt":"2001-06-25T00:00:00","slug":"zoppina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/zoppina\/","title":{"rendered":"Zoppina"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;erano una volta due sorelle rimaste orfane sin dall&#8217;infanzia: la maggiore bella quanto il Sole, diritta come un fuso, con una gran chioma che pareva d&#8217;oro; la minore cos\u00ec cos\u00ec, n\u00e9 bella n\u00e9 brutta, piccina, magrolina e zoppina da un piede. Per la sorella, non aveva nome: era semplicemente la zoppina.<br \/>\nLa vecchia nonna, da cui erano state raccolte in casa, non avrebbe voluto che costei la chiamasse sempre con quel nomignolo:<br \/>\n&#8211; Che colpa n&#8217;ha, la poverina? \u00c8 mancanza di carit\u00e0 rammentarle il suo difetto.<br \/>\n&#8211; O se \u00e8 vero ch&#8217;ella e zoppina! Non me lo invento io.<br \/>\nE la cattiva rideva, per giunta.<br \/>\nSi fosse pure contentata di maltrattarla con quel nomignolo soltanto! Non sarebbe stato niente, perch\u00e8 la zoppina non se ne aveva a male, come se non dicesse a lei. Il peggio era che la maltrattava anche coi fatti, quasi non fosse stata dello stesso suo sangue, ma una serva.<br \/>\n&#8211; Zoppina, fa&#8217; questo&#8230; Zoppina, fa&#8217; quello!&#8230; Zoppina, vien qua! Zoppina, va&#8217; l\u00e0.<br \/>\nNon le dava requie un momento; ed ella intanto se ne stava in panciolle per non sciuparsi le belle manine, oppure allo specchio o alla finestra, quantunque la nonna spesso la sgridasse:<br \/>\n&#8211; Chi aspetti l\u00ec, a quella finestra?<br \/>\n&#8211; Aspetto il Reuccio.<br \/>\nN\u00e9 lo diceva per gioco. Si era messa in testa che il Reuccio, passando per la strada, dovesse restare incantato dalle bellezze di lei e farla Regina. E la mattina, quando il Reuccio andava a caccia, seguito da tanti cavalieri, se lo divorava con gli occhi, e si sporgeva fuori dalla finestra, facendosi quasi sventolare la sua gran chioma d&#8217;oro per attirarne gli sguardi. Il Reuccio non le badava, non si voltava; passava trottando, con gran dispetto di lei. Ella per\u00f2 non si dava per vinta.<br \/>\n&#8211; Guarder\u00e0 domani. Se mi guarda, \u00e8 fatta: sar\u00f2 Reginotta.<br \/>\nE sfogava la sua rabbia contro la sorella. Arrivava fino a picchiarla, se le pareva di non esser servita a puntino, specialmente nei giorni che il Reuccio passava di corsa, proprio quando ella credeva di essersi fatta pi\u00f9 bella, lavata, pettinata, e con la biancheria di bucato.<br \/>\nUn giorno, che s&#8217;era alzata dal letto di malumore pi\u00f9 del solito, aveva gridato sgarbatamente:<br \/>\n&#8211; Zoppina, va&#8217; a comprarmi il latte: e sia fresco, zoppina!<br \/>\nLa povera zoppina era scesa in istrada e, ciampicando, s&#8217;avviava verso la bottega del lattaio, quando dalla svolta della cantonata, ecco sbucare il Reuccio e il seguito a cavallo, di carriera. Ebbe tanta paura, che inciamp\u00f2, e cadde. Al grido di lei, il Reuccio pot\u00e8 frenare a tempo il suo cavallo e salvarle la vita. Scese subito di sella, l&#8217;aiut\u00f2 a rizzarsi in piedi, le domand\u00f2 premurosamente se s&#8217;era fatta male, e vedendo che zoppicava, credette che fosse per effetto della caduta. Allora le porse il braccio, l&#8217;accompagn\u00f2 dal lattaio e poi la ricondusse fino alla porta di casa.<br \/>\nLa sorella maggiore gia s&#8217;affrettava a scender le scale per non lasciarsi sfuggire quell&#8217;occasione di farsi vedere dal Reuccio; gi\u00e0 borbottava le belle parole di ringraziamento da dirgli, e gi\u00e0 pensava al graziosissimo inchino da fargli; ma quand&#8217;ella arriv\u00f2 gi\u00f9, il Reuccio era rimontato a cavallo, e spariva in fondo alla strada.<br \/>\nFiguratevi che stizza! Quel giorno parve ch&#8217;ella avesse un diavolo per capello: niente la content\u00f2, niente le and\u00f2 a verso:<br \/>\n&#8211; Zoppina! Zoppinaccia! Brutta zoppaccia!<br \/>\nLa poverina si mise a piangere.<br \/>\n&#8211; Fa&#8217; la volont\u00e0 di Dio, &#8211; le disse la nonna. &#8211; Dio t&#8217;aiuter\u00e0.<br \/>\nLa nonna, ch&#8217;era molto vecchia, si ridusse in fin di vita. Prima di morire, si rivolse alla sorella maggiore:<br \/>\n&#8211; Ti raccomando quella poverina. Ora che non ci sar\u00f2 pi\u00f9 io, non esser con lei sempre cattiva come in passato. \u00c8 buona, affettuosa; non si merita i maltrattamenti che tu le fai. E non la chiamare pi\u00f9 zoppina!<br \/>\n&#8211; O se \u00e8 vero ch&#8217;ella e zoppina, &#8211; fu la risposta di lei. &#8211; Non me lo invento io.<br \/>\n&#8211; Senti: verr\u00e0 un giorno che vorresti essere tu la zoppina!<br \/>\nE la vecchia mor\u00ec.<br \/>\nRimaste sole sole, la sorella maggiore si tenne per padrona addirittura. Se la nonna le avesse raccomandato di far peggio di prima, quella cattiva ragazza non avrebbe potuto far peggio. La povera zoppina piangeva giorno e notte.<br \/>\nColei sfoggiava abiti di seta, collane e anelli e orecchini di brillanti: la zoppina doveva indossare un vestituccio di stoffa scadente, scuro, quasi da monachina. E tutti i giorni:<br \/>\n&#8211; Zoppina! Zoppinaccia! Zoppina del diavolo!<br \/>\nLa poverina faceva la volont\u00e0 di Dio, come le aveva detto la nonna; ma la notte, nella sua misera cameretta, si metteva a piangere, zitta zitta; e pregava:<br \/>\n&#8211; Nonnina mia, nonnina mia, pensateci voi per me!<br \/>\nUna mattina, nel far le scale per andare a comprare il latte, scorse su uno scalino qualcosa che non distingueva bene che fosse. Si chin\u00f2, lo raccolse, e vide ch&#8217;era un fiorellino tutto sgualcito; un fiorellino rosso, che mandava un odore di paradiso. Lo ripul\u00ec, gli riaggiust\u00f2 le foglioline e se lo mise in petto. Tornata a casa, lo ripose in un vasetto con l&#8217;acqua, su un tavolino della sua camera, e di tanto in tanto andava a osservarlo. In quel vasetto con l&#8217;acqua, il fiorellino parve risuscitato, e riempiva la camera del suo profumo.<br \/>\nQuando la sorella la sgridava:<br \/>\n&#8211; Zoppina! Zoppinaccia! Zoppaccia del diavolo!- ella, senza sapere perch\u00e9, andava a guardare il fiorellino, e si sentiva consolata.<br \/>\nVerso mezzanotte, entrata in letto, la poverina s&#8217;era messa a piangere:<br \/>\n&#8211; Nonnina mia, nonnina mia, pensateci voi per me!<br \/>\nE sent\u00ec una voce flebile flebile, dolce dolce, che diceva:<br \/>\n&#8211; Ci penser\u00f2 io! Ci penser\u00f2 io!<br \/>\nEbbe paura e accese il lume. Nella camera non c&#8217;era nessuno: n\u00e9 quella era la voce della sua nonna.<br \/>\n&#8211; Mi sar\u00e0 parso!<br \/>\nSpense il lume e s&#8217;addorment\u00f2.<br \/>\nCos\u00ec pi\u00f9 notti di seguito; ella per\u00f2 oramai non provava pi\u00f9 paura a quella voce flebile flebile, dolce dolce, che pareva venisse da lontano. Anzi, una notte, fattosi animo, os\u00f2 domandare:<br \/>\n&#8211; In nome del Signore, chi sei?&#8230; Sei tu la mia nonnina?<br \/>\nPassato un mese, il fiore era sempre cos\u00ec vegeto e cos\u00ec fresco nel vasetto, dov&#8217;ella cambiava l&#8217;acqua due volte al giorno, da potersi credere spiccato allora allora dalla pianta.<br \/>\nLa zoppina n&#8217;era meravigliata, e cominci\u00f2 a sospettare che esso fosse incantato, e che fosse sua quella voce da lei udita ogni notte.<br \/>\nPerci\u00f2 la notte appresso, appena sent\u00ec dire:<br \/>\n&#8211; Ci penser\u00f2 io, &#8211; subito gli domand\u00f2:<br \/>\n&#8211; In nome del Signore, tu chi sei?<br \/>\nMa non ebbe risposta.<br \/>\nLa mattina si sveglia, cerca tastoni la veste, e al tatto si accorge che la stoffa era un&#8217;altra. Apre gli scuri della finestra, e che vede? Sulla seggiola ai piedi del letto, vede steso un vestito nuovo, cos\u00ec bello, cos\u00ec ricco, ch&#8217;ella rimase un pezzo a guardarlo a bocca aperta, senza osare neppur di toccarlo.<br \/>\nIndoss\u00f2 un vestito smesso, con le maniche sdrucite ai gomiti, e quello lo nascose nell&#8217;armadio per via della sorella.<br \/>\nIl giorno dipoi si sveglia, cerca tastoni la veste, e al tatto si accorge che la stoffa era un&#8217;altra. Apre gli scuri della finestra, e che vede? Sulla seggiola, ai piedi del letto, vede steso un secondo vestito nuovo, pi\u00f9 bello e pi\u00f9 ricco di quell&#8217;altro riposto, un vestito da regina.<br \/>\nFrug\u00f2 nel cassettone, trov\u00f2 un vestituccio smesso ma pi\u00f9 sdrucito e pi\u00f9 stinto del primo, e lo indoss\u00f2; nascose quell&#8217;altro nell&#8217;armadio, per via della sorella.<br \/>\nLa sorella, che non le aveva badato il giorno avanti, vedendola cos\u00ec cenciosa, cominci\u00f2 a sgridarla:<br \/>\n&#8211; Zoppina sudiciona! E dell&#8217;altro vestito che n&#8217;hai fatto?<br \/>\n&#8211; L&#8217;ho dato a lavare.<br \/>\nSi content\u00f2 della risposta e si mise alla finestra.<br \/>\nDa qualche tempo aveva notato che il Reuccio, passando, alzava gli occhi verso la facciata della casa, come se cercasse qualche persona che non c&#8217;era: scorreva con lo sguardo tutte le finestre, e abbassava gli occhi scontento.<br \/>\n&#8220;Ma, forse deve fingere di non vedermi, per timore del Re suo padre!&#8221; ella pensava.<br \/>\nE insuperbiva pi\u00f9 che mai.<br \/>\nQuel giorno il Reuccio, passando, alz\u00f2 secondo il solito gli occhi alle finestre, come se cercasse qualche persona che non c&#8217;era; e, abbassatili scontento, spron\u00f2 il cavallo e tir\u00f2 via.<br \/>\nQuel giorno ella fu cos\u00ec cattiva con la zoppina, che la poveretta piangendo si mise a gridare:<br \/>\n&#8211; Ah nonnina, nonnina, vi siete scordata di me!<br \/>\nE la sorella, inviperita:<br \/>\n&#8211; Te la do io la nonnina!<br \/>\nE picchia. &#8211; Te la do io la nonnina!<br \/>\nE picchia.<br \/>\nLe lasci\u00f2 le lividure.<br \/>\nLa notte, la zoppina:<br \/>\n&#8211; Nonnina mia, nonnina mia, pensateci voi per me.<br \/>\n&#8211; Ci penser\u00f2 io! Ci penser\u00f2 io!<br \/>\nSvegliatasi, cerca tastoni la veste, e al tatto si accorge che la stoffa era un&#8217;altra.<br \/>\nApre gli scuri della finestra, e che vede? Sulla seggiola ai piedi del letto, vede steso un terzo vestito nuovo tutto ricamato d&#8217;oro, tempestato di pietre preziose: neppure la regina doveva averne uno pari.<br \/>\nQuesta volta era inutile frugare nel cassettone; ella sapeva benissimo che non aveva altri abiti smessi.<br \/>\nCome fare, per via della sorella?<br \/>\nNon sapeva risolversi ad indossare uno di quelli: intanto la sorella, di la, gridava:<br \/>\n&#8211; Zoppina! Zoppinaccia! Non senti dunque, zoppina del diavolo!<br \/>\nE le si rovesci\u00f2 in camera, furibonda.<br \/>\nVisto quell&#8217;abito da regina, rimase di sasso.<br \/>\n&#8211; Di chi \u00e8?<br \/>\n&#8211; Non lo so.<br \/>\n&#8211; Chi te l&#8217;ha dato?<br \/>\n&#8211; Non lo so.<br \/>\n&#8211; E tu perch\u00e9 in sottana?<br \/>\n&#8211; Non ho pi\u00f9 vestiti da indossare: me l&#8217;han portati via.<br \/>\n&#8211; Zoppaccia, non me la dai ad intendere.<br \/>\nPer chetare la sorella, la poverina, mezzo sbalordita, le raccont\u00f2 tutto: del fiorellino, della voce udita la notte, degli altri vestiti trovati sulla seggiola: e glieli fece vedere.<br \/>\nColei non voleva crederle.<br \/>\n&#8211; Zoppaccia, non me la dai ad intendere.<br \/>\nPrese i vestiti e il vasetto col fiore e li port\u00f2 in camera sua. La zoppina dovette indossare un abito vecchio della sorella. Ci nuotava dentro e pareva pi\u00f9 buffa che non era.<br \/>\n&#8211; Voglio provar io! &#8211; disse la sorella maggiore.<br \/>\nE la notte appresso, spento il lume, cominci\u00f2 a dire:<br \/>\n&#8211; Nonnina mia, nonnina mia, pensateci voi per me!<br \/>\n&#8211; Ci penser\u00f2 io! Ci penser\u00f2 io!<br \/>\nRimase stupita. Dunque la zoppina non aveva mentito!<br \/>\nE la mattina, svegliatasi, cerc\u00f2 tastoni la veste; al tasto s&#8217;accorse che la stoffa non era quella. Apr\u00ec gli scuri della finestra, e che vide? Su una seggiola ai piedi del letto, vide steso un vestito vecchio, tutto sbrendoli e frittelle. E nell&#8217;armadio, dov&#8217;ella aveva riposti i tre bei vestiti, ne mancava uno, il migliore.<br \/>\n&#8211; Ah, zoppaccia del diavolo! Sei stata tu!<br \/>\nE picchia e ripicchia! Le lasci\u00f2 le lividure.<br \/>\nPer\u00f2 volle ritentare:<br \/>\n&#8211; Nonnina mia, nonnina mia, pensateci voi per me!<br \/>\n&#8211; Ci penser\u00f2 io! Ci penser\u00f2 io!<br \/>\nSmaniava che si facesse giorno, per vedere se le accadeva come la mattina avanti. Le accadde peggio. Sulla seggiola ai piedi del letto trov\u00f2 steso un vestito fatto di scorze di albero imputridite. E dall&#8217;armadio ne mancava un altro di quelli ripostivi, il migliore.<br \/>\n&#8211; Ah, zoppaccia del diavolo! Sei stata tu! Sei stata tu!<br \/>\nE picchia e ripicchia! Le lasci\u00f2 le lividure.<br \/>\nCaparbia, volle ritentare; ma la mattina seguente, non solo non trov\u00f2 nulla n\u00e9 sulla seggiola n\u00e9 nell&#8217;armadio, ma fin il fiorellino rosso era sparito dal vasetto, lasciando nella camera un puzzo che ammorbava.<br \/>\n&#8211; Ah, zoppaccia del diavolo! Sei stata tu!<br \/>\nE picchia e ripicchia! Le lasci\u00f2 le lividure.<br \/>\nIl giorno dopo si sparse la notizia ch&#8217;era stato scoperto un furto nel guardaroba della Regina: mancavano gli abiti di gala, abiti di un valore inestimabile; tutta la corte era sossopra; il Re e la Regina sulle furie; i ministri, spaventati dalla collera reale, perdevano la testa.<br \/>\nIl Re li aveva radunati a consiglio.<br \/>\n&#8211; Se fra tre giorni non mi trovate il ladro, vi faccio impiccare tutti in fila!<br \/>\nEran passati due giorni, e i poveri ministri si tastavano il collo. Del ladro, nessuna notizia.<br \/>\nE il Re:<br \/>\n&#8211; Domani, all&#8217;alba, vi far\u00f2 impiccare tutti in fila!<br \/>\nI ministri pensarono di mettere una sentinella a ogni porta e far perquisire tutte le case. Le guardie rovistarono da per tutto, ma non trovarono niente.<br \/>\nAndate in casa delle due sorelle, cerca, ricerca, fruga, rifruga, non trovarono niente neppur l\u00ec. La sorella maggiore intanto, di nascosto dalle guardie, borbottava all&#8217;orecchio della zoppina:<br \/>\n&#8211; Zoppaccia ladra! Zoppaccia ladra! Che tradimento volevi farmi!<br \/>\nLa povera zoppina, atterrita di veder tanti brutti ceffi, non rispondeva nulla. E pregava dentro di s\u00e9:<br \/>\n&#8211; Nonnina mia, aiutateci voi! Aiutateci voi!<br \/>\nPregava anche per quell&#8217;altra.<br \/>\nUna guardia, pi\u00f9 sospettosa dei compagni, tastata la materassa del letto della<br \/>\nsorella maggiore, disse:<br \/>\n&#8211; Scucite qui.<br \/>\nScuciono e fra la lana eccoti gli abiti reali di gala, proprio quelli trovati dalla zoppina sulla seggiola in camera sua.<br \/>\n&#8211; La ladra \u00e8 lei! La ladra \u00e8 lei! &#8211; urlava la sorella maggiore.<br \/>\nMa le guardie le acciuffarono tutte e due, e le condussero in carcere. La zoppina neppure piangeva; guardava attorno, stupefatta. L&#8217;altra pareva impazzita:<br \/>\n&#8211; La ladra \u00e8 lei! La ladra \u00e8 lei!<br \/>\nNella prigione, le chiusero in due stanze separate. La zoppina, al buio, pregava a mani giunte:<br \/>\n&#8211; Ah nonnina, nonnina, pensateci voi per me!<br \/>\n&#8211; Ci penser\u00f2 io! Ci penser\u00f2 io!<br \/>\nSi volse dalla parte da dove la voce veniva e, nel buio, vide il fiorellino rosso che luccicava come un pezzettino di carbone acceso. A poco a poco quel luccichio crebbe, crebbe, illumin\u00f2 tutta la stanza, e fra lo splendore comparve una bellissima donna che non toccava terra coi piedi, e pareva fatta tutta di luce, carni e vestiti.<br \/>\n&#8211; Sono Fata Fiore; mi chiamo cos\u00ec perch\u00e9 un mese son creatura vivente e un mese fiore: \u00e8 il mio destino. Tu mi hai raccolto, mi hai ripulito, mi hai cambiato l&#8217;acqua due volte al giorno, mi hai salvato dal penare. Ora son qua io per te!<br \/>\nE detto questo, scomparve.<br \/>\nLa mattina il Reuccio, nel punto di montare a cavallo, vide per terra un fiorellino rosso; uno degli scudieri stava per metterci il piede sopra.<br \/>\n&#8211; Bada! Bada!<br \/>\nSe lo fece raccogliere, e rimase incantato dal profumo che il fiore mandava; un odore di paradiso.<br \/>\nSubito gli venne in mente la zoppina, a cui aveva molto pensato dal giorno che l&#8217;aveva raccattata da terra come quel fiore: gli era parsa tanto buona, tanto gentile, quantunque non bella. Non l&#8217;aveva pi\u00f9 riveduta; e non s&#8217;era mai saputo spiegare perch\u00e9 pensasse cos\u00ec spesso a lei avendola vista una sola volta. Si mise il fiore all&#8217;occhiello, e quando torn\u00f2 a palazzo, lo ripose in un vasetto con l&#8217;acqua, in camera sua; lo chiam\u00f2 il Fiore della zoppina.<br \/>\nLa notte, sul punto di addormentarsi, a un tratto ode:<br \/>\n&#8211; Psi! Psi! Psi! Psi!<br \/>\nAccese il lume, guard\u00f2 attorno stupito; non c&#8217;era nessuno.<br \/>\nPoco dopo, di nuovo:<br \/>\n&#8211; Psi! Psi! Psi! Psi!<br \/>\n&#8211; Chi sei? Che cosa vuoi?<br \/>\n&#8211; Sono Fata Fiore! Ascolta bene quel che ti dir\u00f2: ma non accendere il lume.<br \/>\nE Fata Fiore gli raccont\u00f2 la dolorosa storia della zoppina.<br \/>\nVerso la fine il Reuccio piangeva.<br \/>\nNon attese che fosse giorno, e corse dal Re suo padre. Rifece il racconto della Fata e poi si gett\u00f2 ai piedi del Re:<br \/>\n&#8211; Maest\u00e0, fatemi sposare questa zoppina! La Reginotta dev&#8217;essere lei.<br \/>\nIl Re non disse di si ne di no. Ma quando gli parve l&#8217;ora, diede ordine:<br \/>\n&#8211; Conducete qui le due ladre.<br \/>\nLe guardie andarono prima alla prigione della sorella maggiore. Tutta arruffata e sconvolta non sembrava pi\u00f9 lei; pareva una strega. L&#8217;ammanettarono e la introdussero al cospetto del Re.<br \/>\nAperto l&#8217;uscio della prigione dov&#8217;era rinchiusa la zoppina, le guardie si arrestarono meravigliate sulla soglia. La nera stanzaccia s&#8217;era trasformata in un magnifico giardino fiorito, e la zoppina, cos\u00ec bella da non riconoscersi, con indosso un abito sfarzosissimo, coglieva fiori e ne faceva tanti bei mazzi.<br \/>\n&#8211; Questo per il Re, questo per la Regina, e questo per il Reuccio che sospira.<br \/>\nSubito il Re e la corte andarono alla prigione per condur via la zoppina con tutti gli onori di Reginotta.<br \/>\nLa sorella maggiore, appena la vide, diede in smanie e furori:<br \/>\n&#8211; Ah! Zoppina ladra! Mi hai rubato anche il Reuccio! Possa tu morire di mala morte, zoppaccia ladra!<br \/>\nInvece mor\u00ec lei di mala morte; perch\u00e9 il Re non volle farle grazia, vedendola cos\u00ec cattiva fino all&#8217;ultimo contro la sua buona sorella, che implorava per essa il perdono reale.<br \/>\nDiventata Reginotta, la zoppina, che per virt\u00f9 di Fata Fiore gi\u00e0 non era pi\u00f9 zoppina, a ricordo del suo passato volle esser chiamata sempre a quel modo; anzi, quando compariva in pubblico, affettava con grazia di zoppicare un tantino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;erano una volta due sorelle rimaste orfane sin dall&#8217;infanzia: la maggiore bella quanto il Sole, diritta come un fuso, con una gran chioma che pareva d&#8217;oro; la minore cos\u00ec cos\u00ec, n\u00e9 bella n\u00e9 brutta, piccina, magrolina e zoppina da un piede. Per la sorella, non aveva nome: era semplicemente la zoppina. 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