{"id":98805,"date":"2001-06-25T00:00:00","date_gmt":"2001-06-25T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/re-tuono\/"},"modified":"2014-10-13T15:11:34","modified_gmt":"2014-10-13T13:11:34","slug":"re-tuono","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/re-tuono\/","title":{"rendered":"Re tuono"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;erano una volta un Re che aveva un vocione cos\u00ec grosso e forte, da poter essere udito benissimo fino a dieci miglia lontano. Quando parlava pareva tuonasse; e perci\u00f2 gli avevano appiccicato il nomignolo di Re Tuono.<br \/>\nI ministri e le persone di corte, dovendo dialogare con lui tutti i giorni, diventavano sordi in poco tempo; ed era una disperazione. La povera gente che andava a chiedere giustizia ci rimetteva un polmone per farsi sentire, e spesso spesso non riusciva. Gli affari andavano a rotta di collo; la gente non ne poteva pi\u00f9.<br \/>\nMa, come dire al Re:<br \/>\n&#8211; Maest\u00e0, siete voi che fate assordire i ministri?<br \/>\nIl Re credeva di parlare con lo stesso tono di voce di tutti gli altri; e quando i ministri, diventati sordi, non udivano pi\u00f9 neppure lui, s&#8217;arrabbiava e li mandava via a calci, facendoli ruzzolare per le scale del palazzo reale.<br \/>\nNei primi giorni, coi nuovi ministri le cose andavano benino. Parlando con loro per\u00f2, il Re s&#8217;accorgeva ch&#8217;essi, di tanto in tanto, portavano le mani agli orecchi per tapparseli.<br \/>\n&#8211; Che \u00e8 mai? &#8211; domandava. &#8211; Strillo forse come un maleducato, come un carrettiere?<br \/>\n&#8211; No, Maest\u00e0! &#8211; rispondevano impauriti. &#8211; Soffriamo di orecchioni.<br \/>\nI nuovi ministri soffrivano sempre di orecchioni per scusa. Il Re non si capacitava di questa malattia cos\u00ec comune a tutti i suoi nuovi ministri. E, alla fine, aveva pensato di rimediare, dandoli anticipatamente in cura ai medici di palazzo. I medici li martoriavano con cataplasmi, ventose, salassi e altri malanni; e loro, per l&#8217;ambizione di salire alto e avere le mani in pasta, sopportavano zitti ogni tormento.<br \/>\nIl Re andava a visitarli, e alzando la voce nel dubbio che quella malattia degli orecchi non li facesse sentire bene, domandava:<br \/>\n&#8211; Come state? Come state?<br \/>\nFiguratevi che tuoni, con quell&#8217;alzata di voce! Il palazzo reale ne tremava.<br \/>\n&#8211; Bene, Maest\u00e0! Benissimo, Maest\u00e0!<br \/>\nE stavano bene davvero, perch\u00e8 erano gi\u00e0 mezz&#8217;assorditi.<br \/>\nIl Re intanto credeva che gli affari del suo regno procedessero proprio a meraviglia. Nessuno gli chiedeva mai un&#8217;udienza; nessuno veniva mai a fargli un reclamo. Sfido io! Ognuno aveva paura, e preferiva ogni altro guaio a quello di restar sordo per tutta la vita.<br \/>\nUn giorno si present\u00f2 al palazzo reale un contadino:<br \/>\n&#8211; Voglio parlare al Re.<br \/>\nIl Re, stupito di questa novit\u00e0, ordin\u00f2 subito:<br \/>\n&#8211; Fatelo entrare.<br \/>\nSquadrando quel vecchietto mal vestito, che faceva cosa tanto insolita, il Re s&#8217;accorse ch&#8217;egli aveva due tappi di sughero negli orecchi.<br \/>\n&#8211; Che significano quei tappi?<br \/>\n&#8211; Maest\u00e0, ho gli orecchioni.<br \/>\nO che tutti i suoi sudditi soffrissero di orecchioni? Insospettito, disse:<br \/>\n&#8211; Non me la dai a bere, contadinaccio! Che significano quei tappi? Parla, o ti faccio mozzare la testa.<br \/>\nTra il diventar sordo e l&#8217;aver mozzata la testa, il contadino scelse il male minore.<br \/>\n&#8211; Grazia, Maest\u00e0, se volete che dica il vero.<br \/>\n&#8211; Grazia ti sia concessa.<br \/>\nE lui gli disse quel che nessuno aveva osato mai dirgli:<br \/>\n&#8211; Maest\u00e0, col vostro vocione fate assordire la gente.<br \/>\nDapprima il Re mont\u00f2 in furore; non voleva credergli. In che modo egli non s&#8217;accorgeva del proprio vocione? Ma il contadino soggiunse:<br \/>\n&#8211; Tant&#8217;\u00e8 vero, che Vostra Maest\u00e0 viene chiamato Re Tuono.<br \/>\nIl Re fu afflittissimo di questa scoperta. Tent\u00f2 di frenar la voce, di sussurrare pi\u00f9 che pronunciare le parole; ma era inutile. Anche parlando a quel modo, il suo vocione era tale, che chi stava a sentirlo restava intronato. E per punire i ministri che non avevano avuto il coraggio di palesargli la verit\u00e0, li fece legare come polli e li mand\u00f2 in prigione. Il contadino, invece, fu da lui creato unico ministro, e ebbe il permesso di tenere i tappi di sughero negli orecchi.<br \/>\nIl povero Re, addolorato di quel suo difettaccio, non usciva pi\u00f9 dal palazzo reale, dava gli ordini soltanto coi gesti. Ma era vita quella? Poteva durare?<br \/>\nFra le altre cose, egli voleva prendere moglie per avere l&#8217;erede della corona; ed ora si spiegava facilmente tutte le ripulse ricevute dalle tante principesse da lui richieste. Le principesse non volevano diventar sorde, e per sfuggire questo pericolo rinunziavano al beneficio di diventare Regine.<br \/>\nIl contadino ministro disse un giorno:<br \/>\n&#8211; Maest\u00e0, perch\u00e9 non consultate un Mago? Io sospetto che il vostro vocione provenga da qualche maleficio che voi avete addosso.<br \/>\nIl Re decise di fare un bando. E volendo andare per la pi\u00f9 corta, giacch\u00e9 il suo vocione poteva essere udito da dieci miglia lontano, sal\u00ec sul tetto del palazzo reale e fece il bando da se stesso, ingrossando la voce pi\u00f9 che poteva:<br \/>\n&#8211; Chi sapr\u00e0 guarirmi dal vociooone, avr\u00e0 tant&#8217;oro quanto peeesa!<br \/>\nE and\u00f2 in giro per tutto il regno, salendo in cima alle montagne, gridando da quelle alture:<br \/>\n&#8211; Chi sapr\u00e0 guarirmi dal vociooone, avr\u00e0 tant&#8217;oro quanto peeesa!<br \/>\nIn pochi giorni non ci fu angolo del regno dove il bando non fosse conosciuto. E quei tuoni della voce del Re erano stati cos\u00ec forti, che per un paio di settimane piovve a dirotto, quasi avesse tuonato davvero. Intanto i mesi passavano, uno dietro all&#8217;altro, e nessun Mago si presentava.<br \/>\nIl povero Re Tuono cominciava gi\u00e0 a disperare, quando una mattina vennero ad annunziargli l&#8217;arrivo di un famoso Mago, venuto da lontani paesi; diceva di conoscere il segreto della malattia del Re e la ricetta per guarirlo.<br \/>\nAlla vista di quel Mago, cos\u00ec grasso e grosso che pareva una botte, il Re si gratt\u00f2 il capo, pensando:<br \/>\n&#8211; Ce ne vorr\u00e0 dell&#8217;oro per costui!<br \/>\nMa si strinse nelle spalle, pronto a qualunque sacrificio. Avrebbe dato fin la camicia che aveva indosso, pur di guarire.<br \/>\n&#8211; Maest\u00e0, &#8211; disse il Mago, &#8211; il vostro male proviene da un capello incantato.<br \/>\nIl Re si rallegr\u00f2 tutto.Si sarebbe fatto radere la testa e sarebbe finita. Il Mago doveva contentarsi d&#8217;una bella mancia, ora che s&#8217;era lasciato scappar di bocca il suo segreto.<br \/>\n&#8211; Solamente, &#8211; riprese colui, &#8211; bisogna trovare e strappare quel capello a prima vista. Sbagliato una volta, non si rimedia pi\u00f9. E l&#8217;unica persona al mondo che pu\u00f2 fare il prodigio \u00e8 la principessa Senza-lingua.<br \/>\n&#8211; O dove scovare codesta principessa?<br \/>\n&#8211; In Oga Magoga. La chiamano cos\u00ec perch\u00e9 le manca la lingua. Un anno, un mese e un giorno e la vedrete qui, se Vostra Maest\u00e0, mantenendo la promessa, mi d\u00e0 tant&#8217;oro quanto peso.<br \/>\n&#8211; Prima di fare l&#8217;esperienza?<br \/>\n&#8211; Prima, Maest\u00e0. Condurr\u00f2 con me, da ambasciatore, il vostro ministro.<br \/>\nPer un momento, il Re esit\u00f2: se quel furbo lo canzonava? Dove riacchiapparlo?<br \/>\nIl ministro poteva intendersela con costui&#8230; &#8220;In ogni caso&#8221; riflett\u00e9 &#8220;mi rifar\u00f2 coi miei sudditi.&#8221;<br \/>\nGli piangeva il cuore, guardando la montagna d&#8217;oro che ci volle per pareggiare il peso di quella botte. Pur di guarire!<br \/>\nE diede il buon viaggio al Mago e al ministro.<br \/>\nPassati appena sei mesi, eccoti un giorno il ministro solo solo; il Mago era sparito, e della principessa Senza-lingua n\u00e8 nova n\u00e8 novella. S&#8217;era messa in viaggio, dicevano, per farsi fare una lingua artificiale, non si sapeva da chi; e nessuno, da un anno, ne aveva avuto pi\u00f9 notizia.<br \/>\n&#8211; Cercate e troverete. Il destino del Re vuole cos\u00ec!<br \/>\nErano parole del Mago.<br \/>\n&#8211; Facciamo un altro bando! &#8211; esclam\u00f2 il Re molto seccato.<br \/>\nE volendo andare per la pi\u00f9 corta, sal\u00ec di nuovo sul tetto del palazzo reale, e fece il bando da se stesso, ingrossando la voce pi\u00f9 che poteva:<br \/>\n&#8211; Chi trova la principessa Senza-liiingua, avr\u00e0 tant&#8217;oro quanto peeesa!<br \/>\nE and\u00f2 in giro per tutto il regno, e poi fuori del regno, in diverse parti del mondo, salendo in cima alle montagne e gridando da quelle alture:<br \/>\n&#8211; Chi trova la principessa Senza-liiingua, avr\u00e0 tant&#8217;oro quanto peeesa!<br \/>\nE i tuoni della voce del Re furono cos\u00ec forti, che piovve dirotto dovunque, quasi avesse tuonato davvero.<br \/>\nI mesi passavano, uno dietro all&#8217;altro, ma neppure una mosca recava notizia della principessa.<br \/>\nRe Tuono cominci\u00f2 a perdere la pazienza. Ora, invece di affliggersi e star zitto, urlava, sbraitava. Parte dei suoi sudditi era gi\u00e0 assordita, parte stava per assordire, e tra questi che ci sentivano male e gli altri che non ci sentivano pi\u00f9 accadevano scene buffe che, spesso spesso, finivano a legnate e peggio. Il regno pareva in tumulto. Le guardie accorrevano di qua e di l\u00e0; ma, essendo pi\u00f9 sorde di tutti, ora davano ragione a chi aveva torto, ora torto a chi non c&#8217;entrava per niente, e accrescevano la babilonia in luogo di dissipare i malintesi.<br \/>\nAveva voglia, Re Tuono, di gridare alle guardie:<br \/>\n&#8211; Fate giustizia! Fate giustizia!<br \/>\nPi\u00f9 lui gridava e pi\u00f9 assordivano. Il regno sembrava un paese di matti.<br \/>\nUn bel giorno, davanti al palazzo reale comparve un ciarlatano che strillava:<br \/>\n&#8211; Pasticche per la voce! Pasticche per la voce! Chi l&#8217;ha, la perde; chi non l&#8217;ha non l&#8217;acquista! Pasticche! Pasticche!<br \/>\nRe Tuono, trattandosi di voce, la prese per un&#8217;offesa alla sua reale maest\u00e0; e dette ordine di arrestare quell&#8217;impertinente e condurglielo dinanzi.<br \/>\n&#8211; Che intendi dire con codesto tuo: &#8220;Chi l&#8217;ha, la perde e chi non l&#8217;ha non l&#8217;acquista?&#8221;.<br \/>\n&#8211; La verit\u00e0, Sacra Corona. Provi e vedr\u00e0.<br \/>\nIl Re lo guardava fisso. Dal vestito, colui pareva un uomo; ma le fattezze del volto erano cos\u00ec belle e gentili, che si sarebbe detto una donna, se non avesse avuto i capelli corti.<br \/>\n&#8211; Chi sei? Come ti chiami?<br \/>\n&#8211; Mi chiamano il Senza-lingua. Ma sua Maest\u00e0 vede bene che il mio nome \u00e8 sbagliato; ce l&#8217;ho e un po&#8217; lunghetta, anzi&#8230; Il mio mestiere richiede cos\u00ec.<br \/>\nE per prova, senza badare che si trovava nel palazzo reale e alla presenza del Re, riprese a strillare scherzosamente, come in piazza:<br \/>\n&#8211; Pasticche per la voce! Pasticche per la voce! Chi l&#8217;ha, la perde; e chi non l&#8217;ha non l&#8217;acquista! Pasticche! Pasticche!<br \/>\nIl Re, diventato di buon umore, si mise a ridere.<br \/>\n&#8211; Da&#8217; qua; voglio provare.<br \/>\nNe prese una e la mise in bocca.<br \/>\nO che fu? Un tocca e sana? Il vocione del Re era calato di met\u00e0.<br \/>\nVa&#8217; a trattenere Re Tuono! Si butt\u00f2 sulle pasticche come un galletto al becchime; e mangia, mangia, mangia&#8230; le inghiottiva mal masticate, col pericolo di strozzarsi&#8230; mangia, mangia, mangia&#8230; le fin\u00ec tutte in pochi istanti.<br \/>\nParl\u00f2, e il suo vocione parve sparito sottoterra. Re Tuono non era pi\u00f9 Re Tuono, con quella vocina cosi fievole che si poteva udire a mala pena. Per capirne le parole, bisognava accostargli l&#8217;orecchio alle labbra, e farvi coppa attorno con le mani.<br \/>\nMeglio cos\u00ec!<br \/>\nDalla contentezza, il Re ordin\u00f2 che si facessero grandi feste per tutto il regno, con giochi, cuccagne e fontane di vino schietto.<br \/>\n&#8211; Che cosa vuoi? &#8211; disse a quell&#8217;uomo. &#8211; Chiedi e avrai.<br \/>\n&#8211; Colazione, pranzo e cena tutti i giorni, e nel palazzo reale una stanza dove non deve entrare neppure il Re.<br \/>\n&#8211; Cos\u00ec poco? Ti sia concesso!<br \/>\nAvendo ora la vocina flebile flebile, il Re s&#8217;infastidiva di sentir parlare fin con la voce ordinaria.<br \/>\n&#8211; Perch\u00e8 urlate? &#8211; rimproverava a tutti. &#8211; Non sono mica sordo!<br \/>\nStar due minuti ad ascoltarlo era proprio uno sfinimento; ognuno si sentiva mancare il fiato. Col praticare con lui e col doversi sforzare a parlar piano, in breve tempo tutto il personale di palazzo, dal ministro allo sguattero, si ridusse effettivamente senza voce. E mentre, dopo la guarigione del Re, gli orecchi guastati dal suo vocione andavano guarendo senza bisogno di medicamenti, le voci, e per riguardo del Re e per adulazione e poi per capriccio di moda, cominciarono ad abbassarsi, ad abbassarsi; e quello che poco prima era un paese di sordi, ora poteva dirsi proprio il paese degli sfiatati.<br \/>\nSoltanto l&#8217;uomo delle pasticche, che mangiava a ufo e abitava nel palazzo reale, soltanto lui udiva il Re senza bisogno di accostargli l&#8217;orecchio alle labbra n\u00e8 farvi coppa con le mani, e poteva parlare con lui senza abbassare il tono della voce.<br \/>\nCome andava questa faccenda? Sua Maest\u00e0 non gli aveva detto mai, come agli altri: &#8220;Perch\u00e8 urlate? Non sono mica sordo!&#8221;. Eppure lui gli parlava sempre con la voce naturale ch&#8217;era un po&#8217; strillante. Aveva dunque la lingua fatta diversa dagli altri?<br \/>\nLa curiosit\u00e0 della gente si accrebbe il giorno che il venditor di pasticche and\u00f2 in furia, perch\u00e8 uno gli aveva detto per scherzo:<br \/>\n&#8211; Mostrami la tua lingua! Voglio vedere, com&#8217;\u00e8 fatta.<br \/>\nNon c&#8217;era niente di male in queste parole; ma lui, infuriato, pestando i piedi e piangendo, era andato a chiudersi nella sua camera del palazzo reale e non voleva uscirne pi\u00f9, perch\u00e8 nessuno potesse pi\u00f9 dirgli:<br \/>\n&#8211; Mostrami quella tua lingua! Voglio vedere com&#8217;\u00e8 fatta.<br \/>\nIl ministro venne a parlargli in nome del Re:<br \/>\n&#8211; Perch\u00e8 ti arrabbi? Vogliono vedere la tua lingua? E tu mostragliela, sciocco! Cos\u00ec!<br \/>\nE fece l&#8217;atto. L&#8217;altro, sbadatamente, lo imit\u00f2; ed ecco la lingua scappargli di bocca, cadere per terra e farsi in mille pezzi quasi fosse stata di terracotta.<br \/>\nIl ministro rimase! Poi si dette un gran colpo alla fronte, e corse subito dal Re:<br \/>\n&#8211; Maesta, Maest\u00e0, la principessa Senza-lingua! Oggi si compiono precisamente l&#8217;anno, il mese e il giorno.<br \/>\nIl palazzo reale fu a un tratt\u00f2 sossopra. La gente affollata dietro l&#8217;uscio voleva entrare in quella camera e vedere la principessa Senza-lingua. Invano il Re diceva:<br \/>\n&#8211; Non pu\u00f2 entrarvi nessuno, neppur io; ho data la mia parola.<br \/>\nChi lo sentiva? Lo vedevano gesticolare con le braccia e muovere le labbra, quasi fingesse di parlare. Il ministro accost\u00f2 l&#8217;orecchio alla bocca del Re, facendo coppa con le mani; ma il Re, infuriato, con uno spintone lo sbatacchi\u00f2 addosso alla folla.<br \/>\nPer fortuna, in quel punto l&#8217;uscio della camera s&#8217;apr\u00ec, e tutti stupirono alla vista del gran mucchio d&#8217;oro sovra cui stava comodamente sdraiata una bellissima giovane, vestita di broccato, ornata di perle e diamanti, con le bionde trecce sciolte su per le spalle, la faccia appoggiata a una mano, e un gran ventaglio nell&#8217;altra. Si faceva vento tranquillamente.<br \/>\nIl mucchio d&#8217;oro era proprio lo stesso regalato dal Re al Mago, grosso quanto una botte.<br \/>\nIl Re, in un baleno, si gett\u00f2 ai piedi della principessa e le pos\u00f2 la fronte sulle ginocchia. Ella lasci\u00f2 il ventaglio, stese la mano, gli ficc\u00f2 un dito tra i capelli e dette uno strappo. Il capello incantato fece una fiammata e le svapor\u00f2 fra le dita.<br \/>\n&#8211; Grazie, principessa Senza-lingua! Grazie, mia Regina! &#8211; disse il Re, col pi\u00f9 bel suono di voce che nessuno avesse mai udito.<br \/>\n&#8211; Grazie, Re Tuono, mio signore e mio Re!<br \/>\nInsieme con l&#8217;incanto dell&#8217;uno era sparito l&#8217;incanto dell&#8217;altra. La principessa aveva acquistata la lingua, come le aveva predetto il Mago adattandole quella artificiale caduta poco prima per terra.<br \/>\n&#8211; Il vostro destino voleva cos\u00ec! &#8211; disse il ministro. &#8211; Dovevate essere sposi.<br \/>\nE ora posso andarmene.<br \/>\n&#8211; Perch\u00e8 mai? Perch\u00e8?<br \/>\nIl Re non fin\u00ec di dire queste parole, che il ministro, diventato un nanino vispo vispo, si ficc\u00f2, come un topolino, tra il mucchio dell&#8217;oro e spar\u00ec. Era un servitore delle Fate.<br \/>\nContenti come Pasque, il Re e la principessa si sposarono, con feste e divertimenti d&#8217;ogni sorta.<br \/>\nIl Re perdon\u00f2 ai ministri, li fece scarcerare e li rimise in carica. Non correvano pi\u00f9 pericolo d&#8217;assordire.<br \/>\n&#8211; Faranno sempre i sordi! Vedrete, &#8211; pronostic\u00f2 la gente.<br \/>\nE il pronostico non fall\u00ec.<br \/>\nMaturo \u00e8 il frutto, secca la foglia;<br \/>\nDite la vostra, chi pi\u00f9 n&#8217;ha voglia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;erano una volta un Re che aveva un vocione cos\u00ec grosso e forte, da poter essere udito benissimo fino a dieci miglia lontano. Quando parlava pareva tuonasse; e perci\u00f2 gli avevano appiccicato il nomignolo di Re Tuono. 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