{"id":98809,"date":"2001-06-25T00:00:00","date_gmt":"2001-06-25T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/mastro-acconcia-e-guasta\/"},"modified":"2001-06-25T00:00:00","modified_gmt":"2001-06-25T00:00:00","slug":"mastro-acconcia-e-guasta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/mastro-acconcia-e-guasta\/","title":{"rendered":"Mastro acconcia e guasta"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;era una volta un vecchio falegname, che aveva una botteguccia e pochi arnesi del suo mestiere: una sega, un succhiello, una pialla, uno scalpello, un martello, una tenaglia, il pancone e nient&#8217;altro.<br \/>\nLavorava di grosso, e ordinariamente gli davano da acconciare cose vecchie; per questo gli avevano appiccicato il nomignolo di Mastro Acconcia-e-guasta. Guastava un uscio e rimediava una cassa, un tavolino, due sportelli, secondo la richiesta. La colla e i chiodi dovevano comprarli gli avventori.<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 mastro Acconcia-e-guasta?<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 s\u00ec.<br \/>\nI chiodi che avanzavano li rendeva, la colla no; la metteva da parte.<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9, mastro Acconcia-e-guasta?<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 s\u00ec.<br \/>\nEra la sua risposta; e tirava su una presa di tabacco.<br \/>\nGuadagnava pochino; intanto se la scialava meglio di un principe. Di dove li cavava tanti quattrini?<br \/>\nLa mattina andava al mercato per far la spesa:<br \/>\n&#8211; Macellaio, quel filetto di bue quanto costa?<br \/>\n&#8211; Non \u00e8 per la vostra bocca, mastro Acconcia-e-guasta; \u00e8 per la tavola del Re.<br \/>\n&#8211; Ho la bocca come lui!<br \/>\nGlielo dicevano apposta ogni volta per fargli rispondere cos\u00ec. E tutti ridevano.<br \/>\n&#8211; Bravo, mastro Acconcia-e-guasta!<br \/>\n&#8211; Pesciaiolo, quello storione quanto costa?<br \/>\n&#8211; Non \u00e8 per la vostra bocca, mastro Acconcia-e-guasta; \u00e8 per la tavola del Re.<br \/>\n&#8211; Ho la bocca come lui!<br \/>\nE tutti ridevano:<br \/>\n&#8211; Bravo, mastro Acconcia-e-guasta!<br \/>\nComprava un monte di roba, carne, pesce, formaggio, salame, erbe, frutta, le cose migliori.<br \/>\n&#8211; Chi se la mangia tutta codesta roba, mastro Acconcia-e-Guasta?<br \/>\n&#8211; Io e i miei figlioli.<br \/>\n&#8211; O che avete dei figlioli?<br \/>\n&#8211; S\u00ec: Seghina, Piallina, Scalpellino, Martellino, Tenaglina, e Succhiellino che \u00e8 il minore.<br \/>\nE la gente rideva:<br \/>\n&#8211; Buon appetito a tutti, mastro Acconcia-e-guasta!<br \/>\nTornato a bottega, riponeva in un canto la cesta con la roba, e si metteva a lavorare senza mai smettere fino a tardi, finch\u00e8 ci si vedeva.<br \/>\n&#8211; E il desinare, mastro Acconcia-e-guasta?<br \/>\n&#8211; Lo preparano, in cucina.<br \/>\nA un&#8217;ora di notte, mastro Acconcia-e-guasta si chiudeva in bottega e metteva tanto di spranga alla porta.<br \/>\nEd ecco, acciottolio di piatti, tintinnio di bicchieri, rumore di argenteria e di coltelli smossi, quasi l\u00ec dentro apparecchiassero una gran tavola. E, poco dopo, risate, strilli; e mastro Acconcia-e-Guasta che gridava:<br \/>\n&#8211; Sta&#8217; buona, Seghina!&#8230; Attento, Scalpellino! Tu mi rompi quella bottiglia!&#8230; Bada, non conciarti, Tenaglina!&#8230; Sporcaccione di Martellino!&#8230; Piallina, Succhiello, a posto le mani!<br \/>\nI vicini, dietro la porta, stavano a sentire, stupiti.<br \/>\nLa mattina:<br \/>\n&#8211; Gran pranzo, eh, Mastro Acconcia-e-Guasta? I figlioli vi fanno disperare.<br \/>\n&#8211; Eccoli l\u00ec, cheti cheti.<br \/>\nE mostrava gli arnesi attaccati a una parete della botteguecia; ma la cesta era vuota, e di quel monte di roba da mangiare non restava un briciolo, neppure le lische del pesce, o i noccioli della frutta.<br \/>\nI vicini non sapevano che almanaccare per scoprire il mistero di mastro Acconcia-e-guasta; e perdevano il tempo inutilmente.<br \/>\nDi giorno, vedevano un povero vecchio che si rompeva le braccia a lavorare fino a tardi in quel bugigattolo che pareva una tana. E tutta la roba da mangiare? E l&#8217;acciottolio dei piatti, e le risa, e gli strilli?<br \/>\nInvano avevano tentato pi\u00f9 volte di far un buco alla porta per guardare dentro.<br \/>\nIl legno sembrava mezzo fradicio; non c&#8217;era per\u00f2 succhiello che potesse arrivare a penetrarlo.<br \/>\n&#8211; Che legno \u00e8 questo, mastro Acconcia-e-guasta!<br \/>\n&#8211; Legno-ricotta.<br \/>\n&#8211; Allora perch\u00e9 non ve lo mangiate?<br \/>\n&#8211; La ricotta non mi piace.<br \/>\n&#8211; Non ce la date a intendere, mastro Acconcia-e-Guasta!<br \/>\nEgli alzava le spalle e tirava su una presa di tabacco:<br \/>\n&#8211; Lasciatemi in pace.<br \/>\nLa cosa giunse fino all&#8217;orecchio del Re:<br \/>\n&#8211; Ah! dice: &#8220;Ho la bocca come lui&#8221;?<br \/>\nE ordin\u00f2 che a mastro Acconcia-e-guasta i venditori dessero la peggiore roba che avevano, pena la vita.<br \/>\nQuella mattina, mastro Acconcia-e-guasta dovette rassegnarsi a portar via certa carnaccia che non l&#8217;avrebbero voluta neppure i cani; pesce guasto, formaggio invermito, frutta marcia.<br \/>\n&#8211; Siete contento, mastro Acconcia-e-guasta?<br \/>\n&#8211; Se son contento io, non saran contenti gli altri.<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9?<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 s\u00ec.<br \/>\nIl Re dava un pranzo ai ministri e ai dignitari di corte.<br \/>\nPortano in tavola, e Re, ministri, dignitari arricciarono il naso. La carne puzzava come una carogna, il formaggio camminava da s\u00e9 su per i piatti, tanto formicolava di vermi, la frutta ammorbava l&#8217;aria.<br \/>\n&#8211; Come mai? &#8211; url\u00f2 il Re. &#8211; Venga qui quel birbante del cuoco.<br \/>\nIl povero cuoco giuro e spergiur\u00f2 che aveva comprato roba buona; ci aveva i testimoni. In cucina, le pietanze spandevano un odore da resuscitare anche un morto.<br \/>\nRe, ministri, dignitari, dovettero accontentarsi di un po&#8217; di pan duro, bagnato nell&#8217;acqua; altrimenti sarebbero morti di fame.<br \/>\n&#8211; Questo \u00e8 un tiro di mastro Acconcia-e-guasta! &#8211; disse uno dei ministri. &#8211; Voglio andare a vedere se \u00e8 vero.<br \/>\nSi travest\u00ec, e via dal falegname, portando addosso una cassaccia vecchia, per pretesto.<br \/>\n&#8211; Acconciatemi questa cassa, mastro Acconcia-e-Guasta.<br \/>\n&#8211; Posatela li. Andate a comprare i chiodi e la colla.<br \/>\n&#8211; Colla ce n&#8217;avete tanta!<br \/>\n&#8211; Quella serve per me.<br \/>\n&#8211; Che buon odore di vivande, mastro Acconcia-e-guasta!<br \/>\n&#8211; Sono i resti del desinare; eccoli l\u00e0.<br \/>\nIl ministro si sent\u00ec venire l&#8217;acquolina in bocca a vedere un bel tocco di filetto arrosto e mezzo pesce con la salsa che dicevano: mangiami, mangiami!<br \/>\n&#8211; O dove l&#8217;avete comprata questa buona roba?<br \/>\n&#8211; Dove si vende, al mercato.<br \/>\n&#8211; So che c&#8217;\u00e8 ordine reale di non darvi roba buona.<br \/>\nMastro Acconcia-e-guasta alz\u00f2 le spalle e tir\u00f2 su una presa di tabacco.<br \/>\nIl ministro rifer\u00ec tutto al Re. Tennero consiglio.<br \/>\n&#8211; Questo mastro Acconcia-e-guasta dev&#8217;essere un mago! Leviamogli tutti gli arnesi; vediamo che far\u00e0.<br \/>\nAndarono le guardie e gli sequestrarono pialla, succhiello, martello, sega, ogni cosa. Il Re li volle riposti in una stanza accanto alla sua camera, e per maggior cautela si leg\u00f2 alla cintura la chiave dell&#8217;uscio.<br \/>\nDurante il giorno, gli arnesi stettero cheti; ma dopo l&#8217;una di notte, in quella stanza si ud\u00ec un rumore d&#8217;inferno: la sega segava, la pialla piallava, il martello martellava, il succhiello succhiellava, la tenaglia attanagliava; e, dopo un pezzetto, strilli e pianti.<br \/>\n&#8211; Abbiamo fame! Abbiamo fame!<br \/>\nIl Re corse ad aprire; gli arnesi stavano al loro posto per terra, dove li avevano buttati alla rinfusa. Appena richiuso l&#8217;uscio, rumore daccapo, strilli e pianti.<br \/>\n&#8211; Abbiamo fame! Abbiamo fame!<br \/>\nPer quella notte il Re non pot\u00e9 dormire neppure un minuto. La sera appresso fu peggio. Il ministro disse:<br \/>\n&#8211; Maest\u00e0, proviamo a dar loro da mangiare.<br \/>\nLa sega segava, la pialla piallava, il martello martellava, il succhiello succhiellava, la tenaglia attanagliava.<br \/>\n&#8211; Chetatevi, in nome di Dio! Ecco qui da sfamarvi.<br \/>\nE chiusero l&#8217;uscio. Ed ecco, acciottolio di piatti, tintinnio di bicchieri, rumore di argenteria e di coltelli smossi, quasi li dentro stessero ad apparecchiare una gran tavola; e poi, risa e strilli:<br \/>\n&#8211; Tu mi sporchi! Tu Mi strappi! Tu mi inzuppi.<br \/>\nUn portento.<br \/>\n&#8211; Oh, mastro Acconcia-e-guasta dev&#8217;essere un mago!<br \/>\nIl Re sped\u00ec le guardie e se lo fece condurre davanti:<br \/>\n&#8211; Che \u00e8 questo, mastro Acconcia-e-guasta? I vostri arnesi parlano e mangiano; come mai?<br \/>\nLui si strinse nelle spalle, e tir\u00f2 su una presa di tabacco.<br \/>\n&#8211; Se non svelate il mistero, vi faccio tagliare la testa.<br \/>\n&#8211; Che mistero o non mistero, Maest\u00e0! Essi sono i miei figli.<br \/>\n&#8211; E perch\u00e9 ridotti in quello stato?<br \/>\n&#8211; Per aiutarmi a guadagnarci il pane.<br \/>\nIl Re gli credette, e ordin\u00f2 che gli restituissero ogni cosa.<br \/>\n&#8211; Badate per\u00f2 di non dire pi\u00f9: &#8220;Ho la bocca come lui!&#8221;. Ve ne pentirete.<br \/>\nMastro Acconcia-e-guasta riprese a lavorare. Ma gli avventori diventarono scarsi; la gente aveva paura di aver a che fare con lui. Invano egli andava attorno per le vie, gridando a ogni quattro passi:<br \/>\n&#8211; C&#8217;\u00e8 mastro Acconcia-e-guasta! Chi ha roba da guastare e da acconciare!<br \/>\nNessuno lo chiamava.<br \/>\n&#8211; E ora come farete, mastro Acconcia-e-guasta?<br \/>\n&#8211; Finch\u00e9 c&#8217;\u00e8 colla, s&#8217;ingolla!<br \/>\nInfatti di colla in bottega n&#8217;aveva una catasta. Di giorno in giorno per\u00f2 essa veniva mancando. Mangia oggi, mangia domani, colla non ce ne fu pi\u00f9.<br \/>\n&#8211; E ora come farete, mastro Acconcia-e-guasta?<br \/>\nMastro Acconcia-e-guasta alzava le spalle, e tirava su grandi prese di tabacco.<br \/>\nIl Re aveva sei figlioli, tre maschi e tre femmine, tutti belli e di ottima salute. Ma appunto in quei giorni si ammalarono tutti e sei, e il medico non capiva di che male. Languivano, senza appetito, senza poter tollerare il pi\u00f9 leggero cibo nello stomaco.<br \/>\nConsulti dietro consulti, medicine, intrugli d&#8217;ogni sorta non giovavano a niente.<br \/>\nLa figliola maggiore mor\u00ec.<br \/>\nMentre la portavano a seppellire, ecco mastro Acconcia-e-Guasta, con una cassettina da morto sulla spalla, che andava dietro il corteo.<br \/>\n&#8211; Chi vi \u00e8 morto, mastro Acconcia-e-guasta?<br \/>\n&#8211; Mi \u00e8 morta Seghina!<br \/>\nIl giorno dopo, mor\u00ec uno dei maschi; e mentre lo portavano a seppellire, ecco mastro Acconcia-e-guasta, con una cassettina da morto sulla spalla, che andava dietro il corteo.<br \/>\n&#8211; Chi vi \u00e8 morto, mastro Acconcia-e-guasta?<br \/>\n&#8211; Mi \u00e8 morto Martellino!<br \/>\nCos\u00ec ogni giorno, ora moriva un figliolo, ora una figliola del Re, e mastro Acconcia-e-guasta appariva dietro il corteo, con una cassettina da morto sulla spalla:<br \/>\n&#8211; Chi vi \u00e8 morto, mastro Acconcia-e-guasta?<br \/>\n&#8211; Mi \u00e8 morto Scalpellino! Mi \u00e8 morta Piallina!<br \/>\nIl ministro, che era furbo, saputo che mastro Acconcia-e-gllasta era stato veduto ogni volta, con una cassetta da morto sulla spalla, al funerale dei figlioli del Re, disse:<br \/>\n&#8211; Maest\u00e0, se non volete morti tutti i vostri figlioli, mandate a chiamare mastro Acconcia-e-guasta. La disgrazia vi viene da lui.<br \/>\nOramai restava in vita una sola figliola del Re, ed era gi\u00e0 all&#8217;agonia.<br \/>\n&#8211; Ah, mastro Acconcia-e-guasta, salvate la mia cara figliola!<br \/>\n&#8211; Ah, Real Maest\u00e0, salvate il mio caro Succhiellino!<br \/>\n&#8211; In che modo?<br \/>\n&#8211; C&#8217;\u00e8 un solo modo: farli sposare!<br \/>\nIl Re, l\u00ec per l\u00ec, per amore della figliola stim\u00f2 giusto acconsentire:<br \/>\n&#8220;Poi, gliela far\u00f2 vedere io, a mastro Acconcia-e-guasta!&#8221; disse fra s\u00e9.<br \/>\nLa principessa, che era diventata Reginotta perch\u00e8 non c&#8217;era-no pi\u00f9 altri figlioli, in pochi giorni guar\u00ec.<br \/>\nIl Re disse a mastro Acconcia-e-guasta:<br \/>\n&#8211; Conducete Succhiellino a palazzo.<br \/>\n&#8211; Badate, Maest\u00e0: di giorno sar\u00e0 proprio un succhiello, la notte no. Per ora, la sua sorte \u00e8 questa.<br \/>\n&#8211; E dopo?<br \/>\n&#8211; Dopo, quando Dio vorr\u00e0, sar\u00e0 altrimenti.<br \/>\n&#8211; Allora, del matrimonio non ne facciamo nulla per ora.<br \/>\n&#8211; Come piace a Vostra Maest\u00e0.<br \/>\nDi tratto in tratto, il Re domandava a mastro Acconcia-e-guasta:<br \/>\n&#8211; \u00c8 ancora succhiello il giorno e la notte no?<br \/>\n&#8211; Ancora, Maest\u00e0.<br \/>\n&#8211; Allora, del matrimonio non ne facciamo nulla.<br \/>\n&#8211; Come piace a Vostra Maest\u00e0.<br \/>\nGli anni passavano. Il Re era contento che il matrimonio della Reginotta con Succhiello andasse per le lunghe, e si divertiva a canzonare mastro Acconcia-e-guasta:<br \/>\n&#8211; Questo \u00e8 latte che non rappiglia! E voi che fate, mastro Acconcia-e-guasta?<br \/>\nOra non avete pi\u00f9 arnesi e vi rimane soltanto il succhiello.<br \/>\n&#8211; Racconto fiabe a Succhiellino. Ieri glien&#8217;ho raccontata una bella assai. Volete sentirla, Maest\u00e0?<br \/>\n&#8211; Sentiamola, mastro Acconcia-e-guasta!<br \/>\n&#8211; C&#8217;era una volta un Re che aveva due figlioli, uno buono e l&#8217;altro cattivo. Quello buono era il Reuccio e alla morte del padre doveva essere re. La cosa non garbava al fratello cattivo.<br \/>\nIl Re si turb\u00f2, e lo interruppe:<br \/>\n&#8211; La vostra fiaba non mi piace.<br \/>\n&#8211; State a sentire, Maest\u00e0: il bello comincia qui. Dunque, al cattivo non garbava e pens\u00f2 di disfarsi del fratello buono, per diventare re lui alla morte del padre. Disse al fratello: &#8220;Andiamo a caccia&#8221;. E andarono. Quando furono in un bosco, lontani dalle persone del seguito, cava la spada e d\u00e0 addosso al fratello, che non si aspettava il tradimento.<br \/>\nIl Re si turb\u00f2 maggiormente, e lo interruppe:<br \/>\n&#8211; No, no, la vostra fiaba non mi piace.<br \/>\n&#8211; Ecco il pi\u00f9 bello, Maest\u00e0; state a sentire. Egli credeva di averlo ammazzato, e lo lasci\u00f2 l\u00ec per morto dopo averlo coperto con erbacce e rami d&#8217;albero. E al padre rifer\u00ec: &#8220;Lo hanno sbranato le fiere!&#8221;.<br \/>\n&#8211; Ahim\u00e8! &#8211; grid\u00f2 il Re. &#8211; Tu sei mio fratello! Perdona!<br \/>\nE gli si butt\u00f2 ai piedi, tremante e piangente:<br \/>\n&#8211; Non mi far male!&#8230; Eccoti la corona! Non mi far male! Sii Re!<br \/>\n&#8211; N\u00e8 tu, n\u00e8 io! &#8211; rispose mastro Acconcia-e-guasta. &#8211; Il Re sar\u00e0 Succhiellino, e la tua figliola Regina.<br \/>\nMastro Acconcia-e-guasta indoss\u00f2 abiti principeschi; non sembrava pi\u00f9 lui, e and\u00f2 a prendere Succhiellino.<br \/>\nNon era pi\u00f9 un succhiello, ma un bel giovane che pareva proprio nato apposta per essere Re. La Reginotta non era da meno di lui.<br \/>\nI due fratelli si abbracciarono, si baciarono; e colui che poco prima aveva il nome di mastro Acconcia-e-guasta raccont\u00f2 la propria storia: in che maniera era scampato da morte e poi diventato falegname.<br \/>\nSucchiellino e la Reginotta si sposarono con grandi feste, vissero lieti lunghi anni ed ebbero molti figli.<br \/>\nE chi pi\u00f9 ne vuole pi\u00f9 ne pigli.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;era una volta un vecchio falegname, che aveva una botteguccia e pochi arnesi del suo mestiere: una sega, un succhiello, una pialla, uno scalpello, un martello, una tenaglia, il pancone e nient&#8217;altro. Lavorava di grosso, e ordinariamente gli davano da acconciare cose vecchie; per questo gli avevano appiccicato il nomignolo di Mastro Acconcia-e-guasta. 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