{"id":98811,"date":"2001-06-25T00:00:00","date_gmt":"2001-06-25T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/la-brutta-figliola\/"},"modified":"2001-06-25T00:00:00","modified_gmt":"2001-06-25T00:00:00","slug":"la-brutta-figliola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filastrocche.it\/contenuti\/la-brutta-figliola\/","title":{"rendered":"La brutta figliola"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;erano una volta un Re e una Regina, che avevano una figliola bruttissima e deforme nella persona, e non se ne davano pace.<br \/>\nLa tenevan rinchiusa, sola sola, in una camera appartata e, un giorno il Re, un giorno la Regina, le portavan da mangiare in una cesta. Quando erano l\u00ec, si sfogavano a piangere.<br \/>\n&#8211; Figliola sventurata! Sei nata Regina, e non puoi godere della tua sorte!<br \/>\nDiventata grande, a sedici anni, lei disse al padre:<br \/>\n&#8211; Maest\u00e0, perch\u00e8 tenermi rinchiusa qui? Lasciatemi andare per il mondo. Il cuore mi presagisce che trover\u00f2 la mia fortuna.<br \/>\nIl Re non voleva acconsentire: dove sarebbe andata, cos\u00ec sola e inesperta? Era impossibile!<br \/>\n&#8211; Lasciatemi andare, o m&#8217;ammazzo!<br \/>\nA questa minaccia disperata, il Re non seppe resistere:<br \/>\n&#8211; Figliola mia, parti pure!<br \/>\nLe diede quattrini a sufficienza, e una notte, mentre tutti nel palazzo reale dormivano, la Reginotta si mise per via. Cammina, cammina, arriv\u00f2 in una campagna. Il sole, al meriggio, scottava; e lei si ripar\u00f2 sotto un albero. Di l\u00ec a poco ecco un lamento:<br \/>\n&#8211; Ahi! Ahi! Ahi!<br \/>\nLei, dalla paura, si volt\u00f2 di qua e di l\u00e0, ma non vide nessuno.<br \/>\n&#8211; Ahi! Ahi! Ahi!<br \/>\nAllora, fattasi coraggio, si avvicin\u00f2 a quel punto da dove il lamento partiva, e tra l&#8217;erba vide una lucertolina, che agitava il moncherino della coda e gemeva a quel modo.<br \/>\n&#8211; Che cosa \u00e8 stato, lucertolina?<br \/>\n&#8211; Mi hanno rotto la coda e non ritrovo il pezzettino. O, se tu me lo trovassi, ti farei un gran regalo.<br \/>\nLa Reginotta, impietosita, si mise a frugare: e fruga e rifruga in mezzo a quell&#8217;erbe, finalmente eccolo l\u00ec!<br \/>\n&#8211; Grazie, ragazza mia. Per il tuo regalo, scava qui sotto.<br \/>\nScavato un tantino, la Reginotta tir\u00f2 fuori una cipolla poco pi\u00f9 grossa d&#8217;una nocciola.<br \/>\n&#8211; Che cosa debbo farne?<br \/>\n&#8211; Tienla cara. Un giorno, forse, ti servir\u00e0.<br \/>\nLa Reginotta se la mise in tasca.<br \/>\nStrada facendo, incontr\u00f2 una povera vecchia con un sacco di grano sulle spalle. A un tratto si rompe il sacco, e tutto il grano va per terra. La vecchia cominci\u00f2 a pelarsi dalla stizza.<br \/>\n&#8211; Non \u00e8 nulla, &#8211; disse la Reginotta. &#8211; Ve lo raccatter\u00f2 io.<br \/>\n&#8211; Ah, i chicchi son contati! Se ne mancasse uno solo, mio marito mi ammazzerebbe!<br \/>\nE la Reginotta, con santa pazienza, glielo raccatt\u00f2 tutto, chicco per chicco, senza che ne mancasse uno solo.<br \/>\n&#8211; Grazie, buona figliola; non posso darti altro che questo.<br \/>\nE le dette un coltellino da due soldi, di quelli col manico di ferro.<br \/>\n&#8211; Che cosa volete me ne faccia?<br \/>\n&#8211; Tienlo caro. Un giorno, forse, ti servir\u00e0.<br \/>\nLa Reginotta se lo mise in tasca.<br \/>\nCammina, cammina, arriv\u00f2 all&#8217;orlo d&#8217;un fosso profondo. Sentiva un belato tremolante. Guard\u00f2 e vide laggi\u00f9 una capretta:<br \/>\n&#8211; Capretta, che cosa \u00e8 stato?<br \/>\n&#8211; Son cascata nel fosso e mi son rotta una gamba.<br \/>\nScese laggi\u00f9, la prese in collo, e poi la fasci\u00f2 cos\u00ec bene con un fazzoletto, che quella, alla meglio, zoppicando, pot\u00e8 camminare.<br \/>\n&#8211; Grazie, ragazza. Che darti? Il mio sonaglino.<br \/>\n&#8211; Che cosa vuoi me ne faccia?<br \/>\n&#8211; Tienlo caro. Un giorno, forse, ti servir\u00e0.<br \/>\nLa Reginotta le stacc\u00f2 dal collare il sonaglino e se lo mise in tasca, insieme con la cipolletta e il coltellino da due soldi.<br \/>\nCammina, cammina, una sera capit\u00f2 presso una fattoria fuori mano.<br \/>\n&#8211; Anime cristiane, datemi alloggio per questa notte!<br \/>\nLa padrona pareva una buona donna, e si misero a ragionare in cucina, mentre la pentola bolliva.<br \/>\n&#8211; Chi siete? Dove andate?<br \/>\nLa Reginotta cominci\u00f2 a raccontarle la sua storia.<br \/>\n&#8211; Zitta, zitta, chiacchierona! Zitta, zitta!<br \/>\nEra la pentola che brontolava; ma la sentiva lei sola.<br \/>\nNon le diede retta e continu\u00f2 un altro pochino, fino al punto della sua partenza dal palazzo reale.<br \/>\n&#8211; Zitta, zitta, chiacchierona! Zitta, zitta!<br \/>\nEra la pentola che brontolava; ma la sentiva lei sola. Rimase colpita; e si ferm\u00f2.<br \/>\n&#8211; E dopo? &#8211; domand\u00f2 la donna.<br \/>\n&#8211; Eccomi qui.<br \/>\nQuando giunse il marito, quella donna gli rifer\u00ec minutamente ogni cosa.<br \/>\n&#8211; Sai che ho pensato, marito mio? Noi abbiamo una figliola che \u00e8 un sole: conduciamola dal Re. Gli diremo che \u00e8 la sua figliola, resa cos\u00ec bella da una Fata. La Reginotta la chiuderemo nel granaio e ve la lasceremo morire.<br \/>\n&#8211; Ma il Re come potr\u00e0 crederlo?<br \/>\n&#8211; Ho tutte le prove.<br \/>\nCos\u00ec fecero. Nel mezzo della notte, afferrarono la povera Reginotta, la chiusero in un granaio, e il giorno dopo condussero la loro figliola al palazzo reale.<br \/>\nIl Re e la Regina, sentita quella storia della Fata, rimanevano ancora incerti.<br \/>\nAllora la ragazza, istruita a dovere, disse:<br \/>\n&#8211; Maest\u00e0, non vi ricordate di quando venivate nella mia camera con la cesta, e poi vi mettevate a dire piangendo: &#8220;Figliola sventurata, sei nata Regina e non puoi godere della tua sorte&#8221;?<br \/>\nIl Re e la Regina rimasero. Quelle parole non poteva saperle nessun altro che la loro figliola! Abbracciarono la ragazza, e bandirono feste reali.<br \/>\nAi due che l&#8217;avevano condotta regalarono un monte di monete d&#8217;oro.<br \/>\nIntanto la povera Reginotta, dopo essersi per tre giorni stemperata in lacrime, cominci\u00f2 a sentirsi anche fame. Chiam\u00f2 pi\u00f9 volte, domandando per carit\u00e0 almeno un tozzo di pan duro! Non accorreva anima viva. Allora si ricord\u00f2 della cipolletta: poteva ingannare un po&#8217; lo stomaco!<br \/>\nE la cav\u00f2 di tasca.<br \/>\n&#8211; Comanda! Comanda!<br \/>\n&#8211; Da mangiare!<br \/>\nEd ecco pietanze fumanti, tovagliolo, posata, coltello, bottiglia e bicchiere. Terminato di mangiare, ogni cosa spar\u00ec.<br \/>\nCav\u00f2 di tasca il coltellino.<br \/>\n&#8211; Comanda! Comanda!<br \/>\n&#8211; Spacca quell&#8217;uscio per legna.<br \/>\nE, in un attimo, l&#8217;uscio fu ridotto un mucchio di legna.<br \/>\nCava di tasca il sonaglino e si mette a suonarlo. Ed ecco una mandria di capre, che non si potevano contare.<br \/>\n&#8211; Comanda! Comanda!<br \/>\n&#8211; Pascolate per questi campi, finch\u00e8 ci sia un filo d&#8217;erba.<br \/>\nE in un minuto i seminati, le vigne, gli alberi di quella fattoria eran distrutti.<br \/>\nLa Reginotta part\u00ec e arriv\u00f2 in una citt\u00e0, dove c&#8217;era un Re che aveva l&#8217;unico figliolo gravemente ammalato. Tutti i medici del mondo, i pi\u00f9 dotti, i pi\u00f9 valenti, non avevan saputo conoscere la malattia. Dicevano ch&#8217;era matto; ma egli ragionava benissimo. Aveva soltanto dei capricci, e dimagriva, dimagriva tanto che era ridotto una lanterna.<br \/>\nUn giorno il Reuccio si trov\u00f2 affacciato a una finestra del palazzo reale, e vide passar la Reginotta.<br \/>\n&#8211; Oh! Com&#8217;\u00e8 brutta! La voglio qui! La voglio qui!<br \/>\nIl Re, i ministri, i dottori tentarono di levargli di mente quella stramba idea; ma lui strepitava, piangeva, batteva i piedi.<br \/>\n&#8211; Oh! Com&#8217;\u00e8 brutta! La voglio qui! La voglio qui!<br \/>\nIl Re la fece chiamare:<br \/>\n&#8211; Ragazza, vorresti entrare a servizio?<br \/>\n&#8211; Maest\u00e0, volentieri.<br \/>\n&#8211; Dovresti servire il Reuccio.<br \/>\nE si mise a servire il Reuccio.<br \/>\n&#8211; Bruttona, fai questo! Bruttona, fai quello.<br \/>\nIl Reuccio non la comandava altrimenti: voleva perfino che rigovernasse i piatti.<br \/>\nUna volta al Reuccio gli venne voglia di fave; ed era d&#8217;autunno! Dove andare a pescarle?<br \/>\n&#8211; Fave! Fave!<br \/>\nNon diceva altro, e rifiutava di mangiare. Il Re avrebbe pagato quelle fave a peso d&#8217;oro.<br \/>\nLa Reginotta si ricord\u00f2 della cipolletta e la cav\u00f2 di tasca.<br \/>\n&#8211; Comanda! Comanda!<br \/>\n&#8211; Un bel piatto di fave!<br \/>\nEd ecco un bel piatto di fave.<br \/>\nIl Reuccio se le mangi\u00f2 con gran gusto, e dopo disse:<br \/>\n&#8211; Mi sento meglio!<br \/>\nUn&#8217;altra volta gli venne la voglia d&#8217;un pasticcio di lumache. Ma non era la stagione.<br \/>\n&#8211; Pasticcio di lumache! Pasticcio di lumache!<br \/>\nNon diceva altro, e rifiutava di mangiare. Il Re avrebbe pagato quelle lumache a peso d&#8217;oro.<br \/>\nLa Reginotta ricorse di bel nuovo alla cipolletta.<br \/>\n&#8211; Comanda! Comanda!<br \/>\n&#8211; Un pasticcio di lumache!<br \/>\nIl Reuccio se lo mangi\u00f2 con gran gusto, e dopo disse:<br \/>\n&#8211; Mi sento assai meglio.<br \/>\nInfatti, s&#8217;era rimesso un po&#8217; in carne.<br \/>\nUn&#8217;altra volta finalmente gli venne la voglia delle polpettine di rondine. Non era la stagione. Dove andare a pescarle?<br \/>\n&#8211; Polpettine di rondine! Polpettine di rondine!<br \/>\nIl Re quelle rondini le avrebbe pagate a peso d&#8217;oro.<br \/>\nLa Reginotta, al solito, cav\u00f2 di tasca la cipolletta.<br \/>\n&#8211; Comanda! Comanda!<br \/>\n&#8211; Polpettine di rondine!<br \/>\nIl Reuccio se le mangi\u00f2 con gran gusto e dopo disse:<br \/>\n&#8211; Sto benissimo.<br \/>\nEra diventato fresco come una rosa: non si rammentava neppure d&#8217;essere stato malato. E un giorno, vista la Reginotta:<br \/>\n&#8211; Oh, come \u00e8 brutta! &#8211; esclam\u00f2. &#8211; Ma chi \u00e8 costei? Cacciatela via!<br \/>\nLa Reginotta and\u00f2 via piangendo: la sua stella voleva cos\u00ec!<br \/>\nE incontr\u00f2 la vecchia, quella del grano.<br \/>\n&#8211; Che cosa \u00e8 stato, figliola?<br \/>\nIn poche parole le raccont\u00f2 l&#8217;accaduto.<br \/>\n&#8211; St\u00e0 allegra, figliola mia! Ti aiuter\u00f2 io. Vieni con me.<br \/>\nE la condusse davanti a una grotta.<br \/>\n&#8211; Ascolta: l\u00ec dentro c&#8217;\u00e8 la fontana della bellezza. Chi pu\u00f2 tuffarvisi, a un tratto diventa bella quanto il sole. Ed ora, bada bene: questa grotta ha quattro stanze. Nella prima c&#8217;\u00e8 un drago: buttagli in gola la cipolletta, e ti lascer\u00e0 passare. Nella seconda c&#8217;\u00e8 un gigante tutto coperto d&#8217;acciaio, con una mazza di ferro brandita: mostragli la lama del coltellino, e ti lascera passare. Nella terza c&#8217;\u00e8 un leone affamato: appena ti viene incontro, scuoti il sonaglino, e neanche lui ti toccher\u00e0. Ma non bisogna aver paura; se no, addio; sei spacciata. Nella quarta stanza c&#8217;\u00e8 la fontana. Appena entrata l\u00ec, senza esitare un momento, tuffati dentro l&#8217;acqua con tutte le vesti.<br \/>\nLa Reginotta entr\u00f2. Ed ecco il drago con tanto di bocca, che stendeva il collo per inghiottirsela. Gli butta in gola la cipolletta, e quello si ritira, si attorciglia chetamente, e si mette a dormire.<br \/>\nLei passa oltre. Ed ecco il gigante tutto coperto d&#8217;acciaio, che le si slancia incontro brandendo la mazza, cacciando terribili urli. Gli mostra la lama del coltellino, e il gigante va a rannicchiarsi in un canto.<br \/>\nLa Reginotta passa oltre nella terza stanza. Ed ecco il leone, con le fauci spalancate, con la coda rizzata che faceva tremar l&#8217;aria. Lei scuote il sonaglino e sbuca un branco di capre. Il leone si slancia su di esse, le sbrana e se le divora.<br \/>\nE lei Passa oltre. Vede la fontana, e vi si tuffa dentro con tutte le vesti. Si sent\u00ec diventar un&#8217;altra: lei stessa non si riconosceva. Da che il mondo \u00e8 mondo, non s&#8217;era mai vista una bellezza pari a quella.<br \/>\nTorn\u00f2 nella citt\u00e0, dov&#8217;era il Reuccio, e prese a pigione una casa dirimpetto al palazzo reale.<br \/>\nIl Reuccio rimase sbalordito:<br \/>\n&#8211; Oh, che bellezza! Oh, che bellezza! Se fosse sangue reale, la prenderei per moglie.<br \/>\nIl Re, che voleva bene al figliolo quanto alla pupilla degli occhi suoi, mand\u00f2 subito un ministro a domandarle se mai fosse di sangue reale.<br \/>\n&#8211; Sono. Ma se il Reuccio mi vuole, dovr\u00e0 farmi tre regali.<br \/>\n&#8211; Che regali dovrebbe fare?<br \/>\n&#8211; La cresta del gallo d&#8217;oro, la pelle del Re Moro, il pesce senza fiele. Gli d\u00f2 tempo tre anni. Se no, non mi pu\u00f2 avere.<br \/>\nIl Reuccio part\u00ec alla ricerca del gallo d&#8217;oro, che si trovava in certi boschi pieni di animali feroci. E c&#8217;era un gran pericolo: chi lo sentiva cantare, moriva. Dopo mille fatiche e mille stenti, una mattina il Reuccio scopri il gallo d&#8217;oro appollaiato su d&#8217;un albero. Tirargli e ammazzarlo fu tutt&#8217;una. E torn\u00f2 trionfante.<br \/>\n&#8211; Va bene, &#8211; disse la Reginotta. &#8211; Mettetelo l\u00ec. Aspetto la pelle del Re Moro.<br \/>\nIl Re Moro era terribile. Con lui, fin allora non ce l&#8217;aveva fatta nessun guerriero. Il Reuccio mand\u00f2 a sfidarlo: ne voleva la pelle.<br \/>\n&#8211; Venga a prendersela.<br \/>\nSi combatterono con le spade, e il Re Moro lo aveva conciato cos\u00ec bene, che il Reuccio grondava sangue da tutte le parti.<br \/>\nMa a un certo punto questi ebbe modo d&#8217;assestargli un colpo al cuore.<br \/>\n&#8211; Son morto!<br \/>\nIl Reuccio lo scortic\u00f2 con diligenza e port\u00f2 la pelle alla Reginotta.<br \/>\n&#8211; Va bene: mettetela l\u00e0. Aspetto il pesce senza fiele.<br \/>\nQuesto era pi\u00f9 difficile. Fra tante migliaia di pesci va a pescare per l&#8217;appunto quello l\u00ec! Eppure bisognava pescarlo.<br \/>\nPrese canna, lenza ed amo, e se n&#8217;and\u00f2 in riva al mare.<br \/>\nStette mesi e mesi: tempo perduto! E allo scadere dei tre anni restavano ormai soli otto giorni!<br \/>\nL&#8217;ultimo giorno, tir\u00f2 fuori un pesciolino di meschina apparenza. La fortuna lo aveva aiutato: era il pesce senza fiele.<br \/>\n&#8211; Va bene &#8211; disse la Reginotta, &#8211; mettetelo l\u00ec. Ora si mandi dal Re mio padre. Senza il suo consenso, non voglio sposarmi.<br \/>\nSpedirono un ambasciatore, ma l&#8217;ambasciatore torn\u00f2 presto:<br \/>\n&#8211; Quello dice che siamo matti. La sua figliola l&#8217;ha l\u00ec, chi volesse vederla.<br \/>\n&#8211; Dunque tu ci hai ingannati!<br \/>\nE la misero in prigione.<br \/>\nLe rimaneva in tasca il sonaglino. Disperata, si mise a sonarlo furiosamente.<br \/>\nAccorse la capretta.<br \/>\n&#8211; Ah, capretta, capretta! Guarda a che sono arrivata! Non ho che te, per aiutarmi.<br \/>\n&#8211; Prendi quest&#8217;erba, masticala bene e trattienila in bocca.<br \/>\nE intanto che masticava, la Reginotta ritornava bruttissima e deforme nella persona come una volta.<br \/>\n&#8211; Per ritornar bella, ti baster\u00e0 sputarla fuori. Ora zitta, e vienimi dietro.<br \/>\nUscirono di prigione senza che le guardie e i carcerieri se n&#8217;accorgessero, e la Reginotta in quattro salti and\u00f2 a presentarsi ai suoi genitori.<br \/>\nCome la videro, il Re e la Regina capirono subito l&#8217;inganno. E sentito il tradimento di quel marito e quella moglie, li mandarono ad arrestare e, insieme con la loro figliola, li fecero buttare in prigione.<br \/>\nLa Reginotta sput\u00f2 fuori l&#8217;erba e ridivent\u00f2 bellissima.<br \/>\nDa che il mondo \u00e8 mondo non si era mai vista una bellezza pari a quella!<br \/>\nFu mandato a chiamare il Reuccio, si sposarono, e vissero fino a vecchi felici e contenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;erano una volta un Re e una Regina, che avevano una figliola bruttissima e deforme nella persona, e non se ne davano pace. La tenevan rinchiusa, sola sola, in una camera appartata e, un giorno il Re, un giorno la Regina, le portavan da mangiare in una cesta. Quando erano l\u00ec, si sfogavano a piangere. 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