Curiosità su Pinocchio in occasione del Bicentenario della nascita di Carlo Collodi
Pinocchio: Più di un semplice pezzo di legno
“C’era una volta… Un re! Diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno…”.
Inizia così la storia del personaggio italiano più noto al mondo. Nel bicentenario della nascita del suo autore, Carlo Lorenzini (che tutti conosciamo con lo pseudonimo di Carlo Collodi) vogliamo riscoprire questo “pezzo di legno” che ha saputo farsi strada nel cuore di tutto il pianeta.
Ma chi era Collodi? Lo pseudonimo che scelse non è casuale: deriva dal piccolo villaggio toscano in cui era nata sua madre, un luogo a cui l’autore rimase legato per tutta la vita.
E il titolo della sua opera? Sebbene per tutti sia semplicemente “Pinocchio”, il titolo originale è più didascalico e avventuroso: “Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino”.
Uscì per la prima volta nel 1881, a puntate su un settimanale per ragazzi, il “Giornale per i bambini”.
Solo due anni dopo, nel 1883, la casa editrice fiorentina Paggi lo raccolse in un volume unico.
Da quel momento, il successo di Pinocchio è sempre cresciuto, non solo in Italia, ma nel mondo intero.
1. L’equivoco tecnico: Burattino o Marionetta?
Dobbiamo subito chiarire un punto che farebbe inorridire un esperto di teatro di figura. Nonostante il titolo parli di un “burattino”, Pinocchio tecnicamente è una marionetta.
Qual è la differenza?
– Il burattino ha il corpo di pezza e la testa di legno o plastica; si muove dal basso, con la mano del burattinaio infilata dentro come un guanto.
– La marionetta, invece, è interamente di legno e si muove dall’alto tramite fili collegati agli arti.
Pinocchio è tutto di legno, dunque è una marionetta. Tuttavia, la forza del titolo di Collodi è stata tale da sovrascrivere la tecnica: per il mondo intero, lui rimarrà per sempre “il burattino”.
2. Un successo senza confini e senza tempo
Pinocchio è il testo italiano più tradotto nel mondo. Parliamo di oltre 240 lingue, superando persino la Divina Commedia di Dante Alighieri. Perché questo successo?
Perché Pinocchio è un patrimonio culturale nazionale che secondo alcuni incarna la ricerca umana di miglioramento, attraverso la ribellione alle regole, il dolore della crescita e la maturazione. Scritto in un’epoca di grandi cambiamenti sociali e politici per l’Italia appena unificata, il romanzo è un’allegoria della natura umana e del difficile passaggio dall’infanzia alla vita adulta.
Come abbiamo già ricordato, il romanzo fu scritto nel 1881, ma se pensate che sia una storia “moderna” per l’epoca, sappiate che Collodi la ambientò nel passato, per l’esattezza nel Granducato di Toscana (esistente tra il 1569 e il 1859).
Questo lo capiamo dai dettagli: si usano gli Zecchini d’oro e i luoghi richiamano la Toscana pre-unitaria.
L’idea del romanzo è molto coinvolgente e interessante per i lettori, da sempre.
Pinocchio, nonostante sia spesso descritto come il “burattino di legno che prende vita”, in realtà è vivo fin dalle prime pagine del libro, fin da quando è solo un semplice pezzo di legno. È magico già come tronco.
Ed è proprio la sua “parlantina” impertinente a convincere uno spaventato Mastro Ciliegia a regalare quello strano pezzo di legno a Geppetto, dando inizio a tutto.
3. Il naso, le bugie e le metafore universali
E quel pezzo di legno da quel momento ha fatto un sacco di strada e ha influenzato moltissimo la cultura e la lingua, italiana e non solo.
Proviamo a fare qualche esempio.
Se oggi in tre quarti del pianeta diciamo a un bambino “se dici una bugia ti cresce il naso“, lo dobbiamo esclusivamente a Collodi.
Non era un modo di dire della Toscana dell’800 e quindi precedente alla stesura del romanzo; fu una intuizione geniale dell’autore.
Se il tuo protagonista è di legno e il suo difetto è dire bugie, è in effetti un’ottima idea far manifestare “fisicamente” questo suo difetto. Per esempio, facendo allungare il naso!
È una metafora potentissima: la verità non si può nascondere, è “sotto il naso” di tutti.
Collodi ha creato un intero vocabolario di archetipi:
– Il Paese dei Balocchi: il luogo del divertimento fatuo che nasconde l’alienazione.
– Mangiafuoco: l’uomo irascibile e burbero che però nasconde un briciolo di pietà.
– Il Gatto e la Volpe: i truffatori e gli elementi non affidabili.
– Lucignolo: il prototipo del ragazzo scapestrato.
– Il Grillo Parlante: la coscienza e i buoni consigli che, purtroppo, restano spesso inascoltati.
4. Pinocchio tra cinema, musica e moda
Il cinema ha amato Pinocchio che ha ispirato più di 40 pellicole.
Il primo film è del 1911, ma la versione più celebre è quella di Walt Disney del 1940.
Curiosamente, all’inizio fu un fiasco al botteghino! Anche perché il pubblico in quegli anni aveva altro a cui pensare, visto che era in corso la seconda guerra mondiale.
Solo nel 1945, dopo la guerra, divenne il successo mondiale che conosciamo.
Pinocchio della Walt Disney il primo film d’animazione a vincere Oscar di rilievo per la migliore colonna sonora e la migliore canzone (“Una stella cade”).
In Italia, non possiamo dimenticare lo sceneggiato di Luigi Comencini del 1971, trasmessa a puntate dalla RAI con grande successo e ricordata ancora oggi.
Nello sceneggiato appaiono attori di rilievo nel panorama cinematografico di quegli anni. Per esempio Nino Manfredi nel ruolo di Geppetto, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia nel ruolo del Gatto e La Volpe, Gina Lollobrigida nel ruolo della Fata Turchina, Vittorio De Sica nel ruolo del Giudice…
E poi c’è da ricordare anche l’interpretazione di Roberto Benigni.
Anche la musica ha reso omaggio al burattino:
– Mario Panzieri con “Lettera a Pinocchio”, cantata da Johnny Dorelli nel 1959 (Partecipando al primo Zecchino d’Oro).
– Edoardo Bennato con l’album rock Burattino senza fili (1977), un Pinocchio Rock da oltre 600 mila copie vendute. In questo caso la storia del celebre burattino è presa in prestito per ribaltarla completamente. Dice Bennato: “La favola di Collodi aveva una sua morale: se ti comporti bene, diventerai un adulto in regola. La mia, invece, ne ha una diversa: se segui le regole, ti ritroverai legato da mille fili, come un burattino nelle mani del potere”.
– Fabrizio De André che lo cita ne “Il Bombarolo”, dell’album Storia di un impiegato del 1973.
– Il musical Pinocchio dei Pooh del 2002.
E la moda? Nel libro non sono molte le descrizioni fisiche o dell’abbigliamento del nostro eroe, ma l’iconografia classica rappresenta Pinocchio con cappello a punta, casacca colorata e pantaloni al ginocchio, che infatti ancora oggi si chiamano pantaloni “pinocchietto”.
5. Leggende, squali e versioni alternative
Ma veniamo ad alcune curiosità sulla storia del celebre burattino.
Inizialmente Collodi, severo!, aveva previsto un finale tragico della storia al capitolo 15: Pinocchio moriva impiccato dal Gatto e la Volpe, travestiti da Assassini.
Furono solo le proteste dei piccoli lettori del “Giornale per i bambini” a costringerlo a continuare la storia, introducendo la Fata Turchina e il lieto fine (e arrivando a 36 capitoli totali).
Esiste una leggenda affascinante: la Quercia delle Streghe, vicino a Lucca (e vicino anche al paesino di Collodi usato come pseudonimo dall’Autore), sarebbe l’albero dove Pinocchio fu impiccato dagli assassini. Si dice che Collodi scrivesse proprio sotto la sua ombra.
A proposito di scene iconiche: la Balena. Nel romanzo originale non è una balena, ma un gigantesco pescecane, uno squalo spaventoso, molto più cupo della docile creatura disneyana.
A proposito del Grillo: sapete che nella storia originale Pinocchio, stanco dei suoi rimproveri, lo uccide con un martello? Il Grillo ricompare poi come fantasma e solo dopo risorge.
Fu la Disney ad addolcire questo rapporto, rendendolo un compagno inseparabile lungo tutto il racconto.
E sapevate che esiste un “Pinocchio russo”? Aleksej Tolstoj ne scrisse una sua versione chiamata “Le avventure del burattino” (o La piccola chiave d’oro).
L’inizio è identico, ma poi la trama cambia totalmente: il protagonista si chiama proprio “Burattino” e deve sconfiggere il terribile Carabas Barabas, padrone del teatro dei burattini.
6. L’eredità moderna
Oggi Pinocchio è ovunque:
– È stato la mascotte dei mondiali di ciclismo in Toscana nel 2013.
– La fama di Pinocchio è arrivata anche nello spazio: l’asteroide 12927, scoperto nel 1999, è stato chiamato proprio “L’Asteroide Pinocchio“.
– A Collodi (Pistoia) c’è un intero Parco dedicato a Pinocchio dove poter vivere in prima persona la fiaba del burattino
– Nel parco c’è una statua del burattino alta 16 metri e che è la statua di Pinocchio più alta al mondo. All’interno del cappello di questa statua è custodita una copia della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’Adolescenza del 20 Novembre 1989, di cui Pinocchio è ambasciatore.
– Esiste la Biblioteca Collodiana, con oltre 6.000 volumi dedicati a lui, tra traduzioni e trasposizioni ed è in continua espansione.
Pinocchio ha fatto molta strada, superato confini, anche fuori dal romanzo…
Nel finale del libro il nostro burattino ha superato moltissime prove e ha imparato finalmente a distinguere il bene dal male e quindi il suo desiderio più grande si realizza.
La fata turchina lo premia per la sua raggiunta maturità e il suo nuovo senso di responsabilità trasformandolo in un bambino vero.
Questa trasformazione non è solo fisica, ma simboleggia anche il cambiamento interiore di Pinocchio e la maturità raggiunta anche attraverso l’errore.
7. Gli Illustratori
Negli anni sono stati davvero tantissimi anche gli illustratori che si sono divertiti a dare le loro interpretazioni del celebro burattino.
Ricordo senza nessuna pretesa di fare una panoramica precisa, ma basandomi solo sui libri di Pinocchio che mi sono passati per le mani, Attilio Mussino, Jacovitti, Emanuele Luzzati, Sergio Tofano (Sto, Signor Bonaventura), Enrico Mazzanti, Carlo Chiostri…
Ma senza potervi far vedere le loro opere direi che diventa un semplice elenco.
Ci teniamo però a segnalarvi una bellissima mostra proprio su Pinocchio che si tiene a Conzano dal 10 maggio al 26 luglio 2026 presso Villa Vidua.
8. Conclusione: La Filastrocca di Rodari
Per chiudere questo viaggio, voglio citare un grande della nostra letteratura, Gianni Rodari, che rese omaggio a Pinocchio con la sua “Filastrocca di Pinocchio” apparsa suddivisa in una trentina di capitoli fra il 1954 e il 1955 sul settimanale per ragazzi “Il Pioniere” illustrata da Raul Verdini.
La filastrocca è fedelissima al racconto originale collodiano sia per i personaggi che per le avventure del burattino.
Purtroppo il libro è fuori produzione, ma se ve ne capita una copia tra le mani, vedrete che sarà una divertente lettura!
Ecco Pinocchio: un monello, un bugiardo, ma soprattutto un pezzo di legno che, ancora oggi, ci insegna cosa significhi essere umani.








