{"id":18943,"date":"2013-09-27T12:28:22","date_gmt":"2013-09-27T12:28:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.filastrocche.it\/leggiamo\/?p=18943"},"modified":"2013-09-27T12:28:40","modified_gmt":"2013-09-27T12:28:40","slug":"vacanze-al-cimitero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filastrocche.it\/leggiamo\/vacanze-al-cimitero\/","title":{"rendered":"Vacanze al cimitero"},"content":{"rendered":"<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"220\" class=\"alignnone size-full wp-image-18643\" alt=\"cimitero\" src=\"https:\/\/www.filastrocche.it\/leggiamo\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/cimitero.jpg\"   \/><br \/>\nVacanze al cimitero<\/strong><br \/>\n<em>di Domenica Luciani<\/em><br \/>\nGiunti<br \/>\n1999<br \/>\n<em>Premio Bancarellino 2000<\/em><\/p>\n<p><em><strong>Una festa funebre<\/strong><\/em><\/p>\n<p>L&#8217;estate pi\u00f9 emozionante &#8211; e agghiacciante &#8211; della mia vita ha avuto inizio il giorno del funerale dei nonni. Se risalgo indietro nella memoria, vedo quel giorno come una soglia di marmo inondata di sole su una porta grande e buia. Io stavo per oltrepassare quella soglia e non lo sapevo! Scusate, lo so da me che i miei paragoni fanno un po&#8217; piet\u00e0. Del resto, non sono un asso della scrittura, ma questo non mi importa granch\u00e9, perch\u00e9 a un detective non \u00e8 richiesto di saper fare immagini poetiche. Anzi, un detective deve rimanere sempre coi piedi per terra per non lasciarsi fuorviare dalle apparenze. Per\u00f2, tornando al mio paragone, devo dire che quella soglia di marmo illuminata dal sole \u00e8 quanto pi\u00f9 mi ricorda il biancore accecante delle croci del piccolo cimitero di Ca&#8217; Desolo, certi pomeriggi di canicola. Quanto alla porta grande e buia, quella rende bene l&#8217;idea dello spaventoso terrore di cui fui preda i pomeriggi di quel luglio fatale &#8211; per non parlare poi delle sere e delle notti. Ancora mi chiedo come sia potuto sopravvivere per raccontare tutto questo, come non sia gi\u00e0 uno scheletruccio disfatto, qualche ossicino sfarinato, dentro una cassa marcia qualche metro sottoterra. Eppure il mio cuore ha resistito! Forse perch\u00e9, vagando a tastoni in quel buio angosciante (proseguo col paragone, ma oggi mi sento poeta) ho pur sempre avuto al mio fianco una fiammella rossa che a tratti mi ha rischiarato il cammino. Perch\u00e9, come avrei fatto senza di lei? E&#8217; strano, ma il ricordo di quei giorni grandiosi e terribili diventa ad un tratto dolce e struggente non appena rivedo nella mente quel caschetto di capelli rossi, quella faccia lentigginosa con gli incisivi sporgenti. La mia inseparabile compagna: Tilla -la -grande!<\/p>\n<p>Il funerale dei nonni. Come dimenticarsi quel giorno? Una splendida giornata di sole di met\u00e0 giugno, la mia prima giornata di vacanze estive. Normalmente, quella mattina, questo sarebbe stato senz&#8217;altro il mio primo pensiero. E invece, non appena mi sono svegliato, una visione tremenda ha catalizzato subito la mia attenzione: dalla porta aperta della mia stanza, appoggiata alla parete del corridoio, spiccava una corona funebre di garofani bianchi e rossi, con due nastri viola con stampate queste parole a lettere dorate: A Gerardo Conti e consorte &#8211; con affetto, gli amici.<br \/>\n&#8221; Non posso essere ancora morto! &#8220;, mi sono detto con un tuffo al cuore.<br \/>\nMezza frazione di secondo dopo ho constatato che, per quanto disteso in un letto, avevo addosso il mio pigiama con sopra l&#8217;Uomo Ragno, e non un abito nero di quelli adatti ad essere rinchiusi in una bara. Contemporaneamente ho anche notato che non avevo le mani intrecciate sulla pancia con un rosario fra le dita, ma che avevo la destra attaccata alla faccia, con l&#8217;indice intento a frugare dentro una narice, e la sinistra stretta ad un&#8217;altra parte del corpo, perch\u00e9 me la stavo facendo addosso. Ne ho dedotto che non ero affatto morto. Un&#8217;altra mezza frazione di secondo pi\u00f9 tardi, mentre mi fiondavo al cesso a fare pip\u00ec, ero ormai sicurissimo di essere ancora vivo, perch\u00e9 sapevo di non avere affatto una consorte. E finalmente, una volta svuotata la vescica, mi sono ricordato che due giorni prima erano morti i miei nonni, i nonni banchieri, Gerardo e Antonia (la sua consorte) e che insomma il nonno si chiamava come me.<br \/>\nEh s\u00ec, il nonno si chiamava esattamente come me, e per quanto ne so questa era l&#8217;unica cosa che avevo in comune con lui. Del resto, il nonno banchiere io lo vedevo di rado, perch\u00e9 abitava a Milano ed era sempre indaffaratissimo a controllare i suoi affari e la crescita delle sue azioni. E poi, quelle rare volte che lo vedevo, lui e la nonna, mi davano subito sui nervi. Infatti non facevano che parlare di soldi e di come farli fruttare; e se si rivolgevano a me, le domande fisse erano a che punto era il mio libretto di risparmio e che contavo di farci quando avrei avuto diciott&#8217;anni.<br \/>\n&#8211; Me li spendo tutti alla sala giochi! &#8211; dicevo io.<br \/>\nLo dicevo per scherzo, ma il nonno si arrabbiava e, sorseggiando il suo tredicesimo bicchiere di vino, diceva che non avevo un&#8217;educazione &#8216;finanziaria&#8217;. Dopodich\u00e9 estraeva di tasca una pallina di gomma morbida (la sua pallina anti-stress) e la spremeva convulsamente nella mano destra. Anche la nonna si innervosiva e cominciava a staccarsi gli orecchini dai lobi degli orecchi (due orrendi globi d&#8217;oro grossi come mandarini) e li appoggiava sul tavolo. Poi prendeva a farli ruotare a turno nel palmo della mano. Se non altro non ero l&#8217;unico a cui giravano le palle!<\/p>\n<p>Quella mattina, dopo una colazione affrettata, ho aperto l&#8217;armadio in cerca di vestiti luttuosi. Cos\u00ec aveva detto la mamma la sera prima, che per il funerale dei nonni mi dovevo mettere roba nera. Mi sono messo i jeans scuri e la maglietta nera con Bart Simpson che dice &#8216;Ciucciati il calzino&#8217;. Appena mi ha visto, la mamma mi ha dato uno scalpellotto in testa e mi ha fatto togliere Bart, dicendo che non era rispettoso vestirsi cos\u00ec per un funerale. E siccome non le andava a genio nemmeno la maglia con Homer (che pure \u00e8 sicuramente molto pi\u00f9 rispettoso di Bart) alla fine mi ha fatto mettere una camicia nera dei tempi degli Scout. Io sono stato zitto, perch\u00e9 pensavo ai nonni e alla loro fine.<br \/>\nLa loro Rolls-Royce blu cobalto si era andata a schiantare contro un tir, sulla Bologna-Milano. Stavano rientrando da una delle solite cene d&#8217;affari e, conoscendoli, di sicuro avevano anche un po&#8217; alzato il gomito. L&#8217;autista, invece, sembra fosse sobrio. Tuttavia anche lui aveva partecipato alla cena, cosa che mi faceva concludere piuttosto il contrario. Elementare deduzione se conoscete quel proverbio che dice: &#8216;Chi non beve in compagnia \u00e8 un ladro o una spia&#8217;!<br \/>\nMentre camminavano dietro alle due bare, nel corteo funebre, l&#8217;ho anche bisbigliato a pap\u00e0:<br \/>\n&#8211; Psst, pap\u00e0!<br \/>\n&#8211; Che c&#8217;\u00e8? &#8211; mi ha chiesto pap\u00e0 con sguardo truce.<br \/>\n&#8211; Secondo me l&#8217;autista aveva bevuto un po&#8217; quella sera!<br \/>\n&#8211; Non dire cavolate! &#8211; mi ha gridato pap\u00e0 a mezzavoce.<br \/>\nStavamo varcando la soglia della chiesa, e cos\u00ec non ho voluto fare polemiche. E&#8217; difficile fare polemiche sottovoce, ed \u00e8 impossibile fare polemiche durante un funerale, dove tutti stanno zitti e seri e guardano per terra come quegli Indiani religiosissimi che stanno attenti a non pestare le formiche. Se le pestano pensano di commettere un delitto tremendo o roba del genere. Insomma, ho lasciato perdere. Per\u00f2, mentre osservavo le maniglie d&#8217;ottone delle lucide bare, mi sono chiesto come mai a pap\u00e0 non fosse venuta voglia di saperne di pi\u00f9 sulla morte dei suoi genitori. Tipo, cosa avessero mangiato esattamente poche ore prima dell&#8217;incidente, o se avessero fatto la cacca sciolta o avessero vomitato le ostriche nel gabinetto del ristorante; o perch\u00e9 no, se avessero davvero bevuto un goccetto di troppo come era loro abitudine. Certo, qualche indagine pap\u00e0 l&#8217;aveva fatta, nel senso che aveva telefonato cinque volte al notaio del nonno per avere notizie del suo testamento. Niente che per\u00f2 potesse far luce sulle circostanze della sua morte.<br \/>\nAll&#8217;ingresso del cimitero pap\u00e0 ha interrotto i miei pensieri:<br \/>\n&#8211; Io non sono un maniaco giallista come te! &#8211; mi ha sibilato.<br \/>\n&#8211; Un pochino almeno potresti indagare, per\u00f2&#8230; &#8211; ho insistito io.<br \/>\n&#8211; E&#8217; stato un dannato incidente e basta &#8211; ha chiuso bruscamente lui, aggiustandosi la cravatta.<br \/>\nProbabilmente pap\u00e0 aveva ragione. Nei miei lunghi tredici anni di vita, nessuna delle indagini che avevo svolto con passione e zelo aveva mai portato a pi\u00f9 che qualche banale scoperta: tipo, la scomparsa allarmante del postino, sparito di circolazione per pi\u00f9 di un mese, si era spiegata improvvisamente con un&#8217;epidemia di rosolia; o ancora la misteriosa sparizione di tre francobolli della serie olimpica dalla collezione del nostro vicino si era risolta con la confessione spontanea della moglie &#8211; li aveva usati per spedire i tagliandi di garanzia dei biscotti del &#8216;Mulino Bianco&#8217; e vincere la tovaglietta da t\u00e8 in premio. Si sa, la vita \u00e8 un susseguirsi di banalit\u00e0. E in fondo pure la morte \u00e8 una banalit\u00e0, anche se fa sempre una certa impressione vedere calare due bare nella fossa.<br \/>\nMentre rimuginavo queste cose, amici e parenti stavano gettando a turno le prime manciate di terra sulle bare. Anche ora, come in chiesa, tenevano tutti lo sguardo fisso a terra. Be&#8217;, qui almeno la cosa era pi\u00f9 comprensibile, dato che se passeggi in un cimitero col naso per aria, c&#8217;\u00e8 sempre il rischio di cadere come una pera cotta dentro una fossa aperta di fresco. Comunque, quando \u00e8 toccato a me buttare la terra sulle bare, ho recitato mentalmente un piccola formula di addio ai miei nonni e mi sono anche commosso, perch\u00e9 mi \u00e8 venuta in rima:<br \/>\n&#8221; Addio nonni di ieri, addio nonni banchieri, addio nonni ricconi, addio nonni beoni!&#8221;<\/p>\n<p>Quel pomeriggio, a casa, la mamma aveva dato un rinfresco per gli ospiti di Milano, tutti i soci, amici e conoscenti dei nonni banchieri che erano venuti fin qua per partecipare al funerale. C&#8217;erano ventiquattro budini cr\u00e8me-caramel, una cinquantina di ciambelle fritte, un millefoglie grande come un tamburo, una crostata di frutta larga come un video da 24 pollici, e un sacco di altre cose sfiziose.<br \/>\n&#8211; Che cosa si festeggia? &#8211; ho chiesto alla mamma cacciandomi in bocca una ciambella fritta.<br \/>\n&#8211; Jerry, piantala con queste battute! Se ti sente tuo padre non vorrei essere te! &#8211; ha detto la mamma stappando una bottiglia di spumante.<br \/>\n&#8211; Direi che se la maglietta con Bart non \u00e8 adatta ad un funerale, la torta e lo spumante sono adattissimi a una festa di compleanno!<br \/>\nCos\u00ec, mentre la mamma si allontanava con un vassoio in mano, mi sono messo a meditare sui rinfreschi da funerale. Sono giunto alla conclusione che per renderli pi\u00f9 accettabili ci vorrebbero dei dolci adatti alla triste circostanza. Tipo i confetti rosa e celesti, che sono per i battesimi, quelli bianchi per i matrimoni e quelli rossi per le feste di laurea. Per cominciare, perci\u00f2, dei confetti neri sarebbero stati l&#8217;ideale! Ma poi ho pensato anche a dei budini di cioccolato a forma di piccola bara, a delle ciambelle dall&#8217;aspetto di corone funebri e a un bel millefoglie con una minuscola tomba scavata nel mezzo &#8211; completa di statuetta di zucchero con le sembianze del defunto. Questo s\u00ec che sarebbe stato uno splendido rinfresco funebre!<br \/>\nPer\u00f2, per il momento, mi dovevo accontentare di un millefoglie qualsiasi. Cos\u00ec, essendo rimasto a secco di ciambelle, mi sono catapultato in salotto per impadronirmi di una fetta di torta. Davanti al tavolo apparecchiato coi dolci c&#8217;era un capannello di uomini vestiti di scuro, tutti con pochi capelli e costosi orologi al polso. Incombevano sui vassoi dorati come tanti corvi su una distesa di pannocchie di grano. Uno di loro, che a forza di cucchiaiate aveva ormai ridotto il suo cr\u00e8me-caramel a poco pi\u00f9 di un dado da brodo, diceva scuotendo la testa:<br \/>\n&#8211; Povero Gerardo, che tragica fine!<br \/>\nAllora io, che ancora non ero riuscito a farmi strada fra di loro, ho gridato:<br \/>\n&#8211; Una fine tragica e anche un po&#8217; sospetta!<br \/>\nIl trucco ha funzionato: i corvacci si sono voltati di scatto verso di me, aprendomi il passaggio al tavolo. Io mi sono gettato su una delle ultime fette di millefoglie, ma il corvo che poco prima aveva parlato ha gracchiato ad alta voce:<br \/>\n&#8211; Che vuoi dire ragazzino? &#8211;<br \/>\n&#8211; Niente. Solo che secondo me, i miei nonni quella sera avevano un po&#8217; bevuto&#8230;<br \/>\n&#8211; Ma non erano loro a guidare la macchina! &#8211; ha aggiunto un altro corvo panciuto.<br \/>\n&#8211; Infatti, &#8211; ho replicato io leccandomi lo zucchero da sotto il naso. &#8211; Sarebbe interessante poter fare qualche domandina all&#8217;autista!<br \/>\nA questo punto ho sentito una stretta mortale alla spalla, che mi ha fatto andare di traverso l&#8217;ultimo boccone di torta millefoglie, neanche avessi davvero ingoiato una piccola tomba di marmo con tanto di croce, lapide e ghirlanda funebre. La mano che mi stringeva in una morsa assassina era quella di pap\u00e0.<br \/>\n&#8211; Questo giovanotto, cari signori &#8211; ha detto pap\u00e0 con voce isterica, &#8211; vede misteri insoluti dappertutto. Insomma ci vede un po&#8217; troppo &#8216;giallo&#8217;! Eppure dovrebbe sapere che un detective che si rispetti si guarda bene dal parlare a vanvera&#8230;<br \/>\n&#8211; Non sto parlando a vanvera! E&#8217; vero che i nonni alzavano spesso il gomito e se io ci vedo troppo giallo, loro allora ci vedevano spesso doppio!<br \/>\nIn quel momento pap\u00e0 ha mollato la stretta, ma solo per prendere bene lo slancio e mollarmi invece un ceffone. Ma io, con l&#8217;intuito che mi contraddistingue, ho previsto la mossa e sono sgusciato sotto il tavolo. Cos\u00ec pap\u00e0 ha beccato uno dei corvi nello stomaco, che ha lasciato andare il piattino che aveva in mano, facendo planare un budino ancora intatto sulle lustre scarpe di un altro corvo impegnato a riempirsi la pancia. E&#8217; scoppiato un parapiglia, con pap\u00e0 che ripeteva a intervalli regolari: &#8211; Dottor Mazzetti, mi scusi&#8230; &#8211; , la mamma che \u00e8 corsa a prendere uno straccio per prelevare il budino dalla scarpa del corvo, mentre il corvo a sua volta lo aveva gi\u00e0 raccolto col cucchiaino e &#8211; colmo dello schifo megagalattico &#8211; lo aveva rimesso sul piattino pronto a mangiarselo. E questi erano gli amici dei nonni! Porco cane, che voltastomaco!<br \/>\nPerci\u00f2, siccome mi era passato l&#8217;appetito e nel frattempo nessuno badava a me, sono schizzato via di soppiatto in camera mia. Ho passato il resto del pomeriggio a cercare di ricostruire la meccanica dell&#8217;incidente, sulla base di quelle poche informazioni che avevo a disposizione. Ho anche fatto un disegno dell&#8217;incidente mortale, con la Rolls che andava spiaccicarsi contro il tir, l&#8217;autista che urlava e i nonni avvinazzati che ridevano tutti contenti. Alla fine ho deciso di archiviare il caso per mancanza di indizi.<br \/>\nQuella sera pap\u00e0 non \u00e8 venuto a darmi la buonanotte. La mamma invece s\u00ec. Seduta sulla sponda del letto, mi ha sussurrato:<br \/>\n&#8211; Devi capire pap\u00e0: i suoi genitori sono appena morti tragicamente e tu vai a raccontare che erano mezzi alcolizzati&#8230;<br \/>\n&#8211; Non ho detto questo! Ho solo detto che bisognerebbe indagare&#8230;<br \/>\nLa mamma ha alzato gli occhi al cielo:<br \/>\n&#8211; Jerry, quando ti deciderai a crescere? La vita non \u00e8 un libro giallo, e se ci sono degli enigmi da risolvere, be&#8217; allora non spetta certo a un ragazzino della tua et\u00e0 di occuparsene&#8230;<br \/>\n&#8211; Ma questo sarebbe proprio un modo giusto per crescere!<br \/>\nLa mamma ha sbattuto gli occhi confusa, poi ha soffocato uno sbadiglio:<br \/>\n&#8211; Vedremo, per\u00f2 adesso dormi. Questa giornata ha messo a terra tutti: il funerale, il cimitero&#8230; Soprattutto il cimitero: non so a te, ma a me i cimiteri mettono sempre addosso una certa agitazione!<br \/>\nE cos\u00ec dicendo si \u00e8 alzata la manica della camicetta come per mostrarmi la sua pelle d&#8217;oca. Io le ho dato un bacio, sollevato di scoprire che almeno lei non ce l&#8217;avesse con me. Ma pochi attimi dopo, al buio, ormai solo nella stanza, ho cacciato la testa sotto il cuscino in preda a un&#8217;agitazione improvvisa. &#8220;Calmo Jerry,&#8221; mi sono detto &#8221; \u00e8 solo l&#8217;effetto del cimitero. Tanto non ci rimetterai pi\u00f9 piede, amico mio. Perlomeno, non tanto presto!&#8221;<br \/>\nPovero me, quanto mi sbagliavo!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vacanze al cimitero di Domenica Luciani Giunti 1999 Premio Bancarellino 2000 Una festa funebre L&#8217;estate pi\u00f9 emozionante &#8211; e agghiacciante &#8211; della mia vita ha avuto inizio il giorno del funerale dei nonni. Se risalgo indietro nella memoria, vedo quel giorno come una soglia di marmo inondata di sole su una porta grande e buia. 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