{"id":18959,"date":"2013-09-27T12:35:45","date_gmt":"2013-09-27T12:35:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.filastrocche.it\/leggiamo\/?p=18959"},"modified":"2013-09-27T12:35:45","modified_gmt":"2013-09-27T12:35:45","slug":"sette-volte-gatto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filastrocche.it\/leggiamo\/sette-volte-gatto\/","title":{"rendered":"Sette volte gatto"},"content":{"rendered":"<p><em><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"240\" class=\"alignnone size-full wp-image-18955\" alt=\"settegatto\" src=\"https:\/\/www.filastrocche.it\/leggiamo\/wp-content\/uploads\/2013\/09\/settegatto1.jpg\"   \/><br \/>\nSette volte gatto<\/strong><\/em><br \/>\n<em>di Domenica Luciani<\/em><br \/>\nFeltrinelli<br \/>\n1999<br \/>\n<em>Secondo Premio Bastia Umbra 1999<\/em><br \/>\n<em>Premio Pippi 2000<\/em><br \/>\n<em>Premio Cento 2000 &#8211; sez. scuole elementari<\/em><\/p>\n<p><em><strong>I<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Nel primo dei primi ricordi che ho, sono su una barca di papiro e ho una paura terribile. Dal fiume \u00e8 emerso un mostro verde con gli occhi sporgenti che si \u00e8 preso la mia mamma. La mia mamma lotta come pu\u00f2, e vedo la sua coda gonfia agitarsi nell&#8217;acqua. L&#8217;uomo dalle mani callose, che prima mi teneva in grembo, mi getta ai suoi piedi e cerca di strappare il remo al barcaiolo. Mentre rotolo sul fondo della barca, lo sento gridare:<br \/>\n&#8211; Il remo, presto! Quel coccodrillo lo sistemo io! &#8211;<br \/>\nMa il Barcaiolo si tiene stretto il remo e urla:<br \/>\n&#8211; No! E&#8217; sacrilegio! &#8211;<br \/>\nLa barca oscilla, il mostro \u00e8 scomparso e la mia mamma con lui. Mani Callose mi stringe al petto:<br \/>\n&#8211; Ecco, Thuth, questo povero gattino adesso \u00e8 orfano. &#8211; dice al Barcaiolo &#8211; Avrei potuto colpire quel coccodrillo sulla testa e salvare sua madre! &#8211;<br \/>\n&#8211; Il coccodrillo \u00e8 sacro. &#8211; risponde il Barcaiolo.<br \/>\n&#8211; Anche il gatto \u00e8 sacro e ora la sua morte ce l&#8217;hai sulla coscienza. &#8211; insiste Mani Callose.<br \/>\n&#8211; Non \u00e8 colpa mia se quella gatta \u00e8 caduta in acqua, ma se avessi ucciso il coccodrillo allora s\u00ec sarebbe stata colpa mia. &#8211; replica il Barcaiolo.<br \/>\nVanno avanti cos\u00ec per un pezzo a discutere su quale dei due animali sia pi\u00f9 sacro, il gatto o il coccodrillo.<br \/>\n&#8211; Scusate, &#8211; dico io a un certo punto, &#8211; visto che il coccodrillo \u00e8 tornato a fare il bagno, perch\u00e9 non lo chiedete a me, che sono un gatto? &#8211;<br \/>\nPoi, siccome nessuno mi chiede nulla, mi metto a gridare con quanto fiato ho in gola:<br \/>\n&#8211; Io, ogni momento che passa, mi sento sempre pi\u00f9 sacro! &#8211;<br \/>\nMacch\u00e9: quei due se ne fregano della mia opinione. Ora si stanno perfino prendendo a spinte, e la barca comincia a oscillare.<br \/>\n&#8211; Se non la smettete, &#8211; grido io, &#8211; si rovescer\u00e0 la barca, e allora ci toccher\u00e0 di decidere se \u00e8 pi\u00f9 sacro l&#8217;uomo o il coccodrillo! &#8211;<br \/>\nAlla fine ognuno dei due grida:<br \/>\n&#8211; Per Amon, la verit\u00e0 sta dalla mia parte! &#8211;<br \/>\nE poi si voltano la schiena e si mettono zitti a guardare uno verso una sponda e uno verso l&#8217;altra. Sulla sponda di destra abita la verit\u00e0 del Barcaiolo e su quella di sinistra abita la verit\u00e0 di Mani Callose, penso io grattandomi un orecchio.<br \/>\nLa verit\u00e0 del fiume, che sta in mezzo e che secondo me \u00e8 l&#8217;unica verit\u00e0, \u00e8 che la mamma \u00e8 morta e io ho ancora unghielli troppo teneri per difendermi da questi balordi. Arrivati all&#8217;altra sponda, Mani Callose mi prende in braccio e dice:<br \/>\n&#8211; Bene. Questo gattino lo prendo io. A lui consacrer\u00f2 mio figlio appena nato, che cos\u00ec crescer\u00e0 sano e giusto! &#8211;<\/p>\n<p>Non so se poi Piedi Puzzolenti, che tutti chiamavano Sostris, sia davvero cresciuto sano e giusto grazie a me. Anzi, sono sicuro di no, visto che tutte le cose che ha imparato le ha imparate per conto suo, e visto poi che di idiozie ne ha fatte parecchie. Come quella volta &#8211; aveva appena smesso di camminare a quattro zampe &#8211; che ha liberato i tre maiali di Mani Callose dal recinto e quelli hanno tagliato la corda. Li avete pi\u00f9 visti voi? Io no di certo. Da pi\u00f9 grande, poi, ha dato fuoco al silos di orzo dietro casa, e quel che \u00e8 peggio, \u00e8 scappato ridendo, tutto contento.<br \/>\nBene, Piedi Puzzolenti ne ha davvero combinate un bel po&#8217;, ma, per essere giusti, con me \u00e8 sempre stato buono e gentile. E per essere giustissimi, va anche detto che pure Mani Callose e sua moglie Passo di Danza sono sempre stati buoni e gentili con me. In effetti, per dirla tutta, la vita da loro era una vera pacchia, e nessuno mi hai mai torto un pelo della coda.<br \/>\nPrendete Mani Callose: con tutto quello che aveva da fare nei campi, trovava sempre il tempo per darmi ogni giorno trentatr\u00e9 carezze sulla testa. Diceva che cos\u00ec il raccolto sarebbe andato bene e l&#8217;orzo sarebbe cresciuto vigoroso. Io sapevo bene che le carezze avrebbero fatto bene semmai al mio pelo, e forse anche un po&#8217; al mio umore, visto che mi facevano sempre venir voglia di fare le fusa. Con l&#8217;orzo infatti non ci ho avuto mai a che fare, figuriamoci che neanche mi piaceva l&#8217;odore. Tuttavia capivo che quel pover&#8217;uomo non bisognava deluderlo. N\u00e9 bisognava deludere Passo di Danza, che tre volte al giorno, mettendomi davanti una ciotola di lardo di maiale, si inginocchiava davanti a me e diceva:<br \/>\n&#8211; O sacro Ghib, accetta questa nostra offerta, e se non \u00e8 troppo disturbo per te, continua a concederci la tua protezione e a sorridere alla nostra casa! &#8211;<br \/>\nIo accettavo contento l&#8217;offerta e continuavo a dare la mia protezione. Quest&#8217;ultima cosa non so bene come riuscissi a farla, ma a regola non me la cavavo malaccio se continuavano a tenermi con loro. In effetti facevo semplicemente tutto quello che mi pareva, e mi ci potevo giocare la coda che loro sarebbero stati sempre contenti. Dormivo gran parte del giorno dove era pi\u00f9 comodo, e anzi se dormivo su uno dei loro giacigli pensavano che fosse un grande onore e guai a disturbarmi! Quando pioveva, e per pigrizia facevo qualche bisogno urgente in casa anzich\u00e9 fuori, Passo di Danza esultava come se fosse stata invitata a un banchetto al palazzo del faraone. Se facevo l&#8217;atto di fare quella grossa, correva sollecita a mettermi un piatto d&#8217;argilla sotto la coda per raccoglierla. Poi, a seconda di come quella roba stava messa, esclamava: &#8211; Ghib dice che siamo i prediletti del Nilo! -, oppure: &#8211; Per Ghib il mal d&#8217;orecchi passer\u00e0 con la luna nuova! -, oppure ancora: &#8211; Secondo Ghib i miei genitori mi salutano dal Regno dei Morti! -. Quest&#8217;ultima era davvero grossa, pi\u00f9 grossa addirittura di quella che facevo io. Voglio dire, se avessi davvero visto quei due vecchi agitare le mani dal Regno dei Morti, non avrei fatto a tempo a farla nel piatto d&#8217;argilla, perch\u00e9 me la sarei fatta prima addosso.<br \/>\nQualche volta Mani Callose mi portava perfino al campo, a vederlo lavorare. Allora voleva dire che aveva bisogno del mio aiuto per qualche problema: troppi sassi nella terra da seminare, troppo vento che portava via i semi, buoi pigri che non volevano tirare l&#8217;aratro. Da casa al campo mi trasportava in una di quelle grosse ceste per le spighe, cos\u00ec che non dovessi fare la strada a piedi. Non ha mai capito che io a quattro zampe non avevo i problemi di equilibrio che avevano lui e tutti i suoi simili.<br \/>\nFu una di queste volte che riuscii a vedere com&#8217;ero fatto. Dal giorno della morte della mamma, il sole, che tutti chiamavano Ra, si era alzato e abbassato pi\u00f9 di mille volte. Da allora non ero pi\u00f9 stato al fiume, e quando rividi all&#8217;improvviso la striscia azzurra sbucare da dietro il campo, mi venne voglia di tornarci. Mentre Mani Callose incitava i buoi bianchi e neri, scappai verso il fiume e in un attimo fui sulla sua sponda. Annusai l&#8217;odore fresco che veniva dall&#8217;acqua e all&#8217;improvviso mi vidi tremolare dentro al fiume. Non c&#8217;era dubbio, quel gattone nero dagli occhi gialli ero io.<br \/>\n&#8211; Sono una bella bestia! &#8211; pensai soddisfatto.<br \/>\nPoi, curvandomi sempre pi\u00f9 verso l&#8217;acqua, vidi un&#8217;altra cosa che mi colp\u00ec: s\u00ec, ero pi\u00f9 nero del nerofumo, ma sul muso, in mezzo ai baffi neri, ce n&#8217;era uno, uno solo, bianchissimo e splendente. Sembrava un raggio di luna in un cielo di notte.<br \/>\n&#8211; Strano! &#8211; dissi &#8211; Finora ho sempre pensato di essere Ghib, e invece sono Baffo di Luna. &#8211;<br \/>\nIn quell&#8217;istante seppi che Ghib era solo il nome di un momento, mentre Baffo di Luna sarebbe stato il mio nome per sempre. Avevo ragione! Ghib scomparve nel nulla poco dopo, come del resto tutti gli altri modi con cui gli uomini in seguito mi chiamarono. Nessuno di quegli scriteriati si seppe mai accordare su un nome che avrei potuto tenere per sempre. E siccome le cose degli uomini non durano la vita di una farfalla, feci una bella collezione di inutili nomi. Ma questo allora non potevo saperlo. Allora sentii solo che dentro di me non ero Ghib. Ghib era forse attaccato al mio pelo, e se avessi leccato ben bene per farmi la toeletta, sarebbe scivolato via per lasciar posto all&#8217;unico nome che era scritto dentro al mio cuore: Baffo di Luna!<\/p>\n<p>Piedi Puzzolenti aveva gi\u00e0 gambe lunghe e pelose che cominci\u00f2 a parlarmi segretamente:<br \/>\n&#8211; Ah mio caro Ghib, &#8211; diceva, &#8211; sono tanto triste! Mio padre vuole che io faccia il contadino come lui, e che tutta la vita mi spacchi la schiena sulle spighe d&#8217;orzo&#8230; Ma le mie mani sono troppo sottili, n\u00e9 la falce n\u00e9 l&#8217;aratro \u00e8 adatto a loro! &#8211;<br \/>\nE mentre diceva cos\u00ec mi faceva vedere dei sassi lisci sui cui aveva fatto dei disegni: un ibis, uno scarabeo, un occhio&#8230; Poi ci sputava sopra per renderli pi\u00f9 brillanti e mi chiedeva che cosa ne pensavo. Io allora, invece di rispondere, facevo un gran sbadiglio. Infatti mi imbarazzava un sacco dirgli chiaro e tondo che trovavo quegli scarabocchi abbastanza primitivi.<br \/>\nIntanto Mani Callose si arrabbiava ogni giorno di pi\u00f9 con lui per la sua scarsa voglia di aiutarlo nei campi, e Passo di Danza raddoppiava piangendo le razioni di lardo a me, pregandomi di riportare la pace nella loro famiglia. Mi diceva:<br \/>\n&#8211; Quanto ci vorr\u00e0 ancora, prima che la pace ritorni da noi? &#8211;<br \/>\nE io, masticando il lardo, dicevo:<br \/>\n&#8211; Ci vorr\u00e0 ancora qualche ciotola di quello tenero, e senza cotenna! &#8211;<br \/>\nUn giorno Piedi Puzzolenti si prostr\u00f2 alle mie zampe ed esclam\u00f2:<br \/>\n&#8211; Grande Ghib! Ti ringrazio!-<br \/>\nMi raccont\u00f2 che io gli ero apparso in sogno, e che con voce umana gli avevo confidato l&#8217;unico modo con cui egli avrebbe potuto cambiare corso al suo destino. Poi mi fece giurare che non avrei rivelato il segreto a nessuno. Io lo giurai, ma non ce ne sarebbe stato bisogno, perch\u00e9 non avevo la pi\u00f9 pallida idea di che segreto fosse. Probabilmente dormivo anch&#8217;io, e della grossa, quando gli ero apparso in sogno.<\/p>\n<p>Una mattina prima dell&#8217;alba, Piedi Puzzolenti mi port\u00f2 via con s\u00e9. Fin dal principio sospettai che quella levataccia e quella fuga silenziosa dovessero avere a che fare col sogno che il ragazzo aveva fatto. S\u00ec, insomma, con quello che gli avevo detto io a proposito del destino. Tant&#8217;\u00e8 che per un po&#8217;, ciondolando dal sonno, me la presi con me stesso per essergli apparso in sogno.<br \/>\n&#8211; Non lo far\u00f2 mai pi\u00f9. &#8211; pensai.<br \/>\nPoi gli occhi mi si chiusero e, sperando in cuor mio di non entrare pi\u00f9 per sbaglio nei sogni di qualcun altro, mi addormentai profondamente.<br \/>\nPiedi Puzzolenti mi tenne tutto il tempo in braccio avvolto in un panno di lino. Alla luce della luna cammin\u00f2, cammin\u00f2 e cammin\u00f2 fino a sbucciarsi i piedi. Fatto sta che per\u00f2, anche sbucciati, dopo avrebbero continuato a puzzare lo stesso.<br \/>\nMi svegliai che era pieno giorno e Ra mi aveva cotto la testa come un uovo. Piedi Puzzolenti mi stringeva al suo cuore che batteva all&#8217;impazzata. Eravamo davanti a una grande casa e due guardie armate gridarono:<br \/>\n&#8211; Alto l\u00e0! Chi sei ragazzo, e che cosa vuoi? &#8211;<br \/>\n&#8211; Mi chiamo Sostris e voglio vedere lo scriba maestro! &#8211; grid\u00f2 allora Piedi Puzzolenti.<br \/>\n&#8211; Nessuno ti conosce! Torna di dove sei venuto o assaggerai le nostre frecce! &#8211; risposero le guardie tendendo i loro archi.<br \/>\n&#8211; Fate pure! &#8211; ripose allora Piedi Puzzolenti sollevandomi davanti a s\u00e9 come uno scudo. Io allora feci una bella soffiata, che in questi casi fa sempre un grande effetto. Le guardie gettarono i loro archi a terra ed esclamarono:<br \/>\n&#8211; Per il possente Amon, perdonaci o Sacro Essere! Non sapevamo che questo ragazzo fosse sotto la tua protezione! &#8211;<br \/>\n&#8211; Questo s\u00ec che si chiama parlare! &#8211; gridai io.<\/p>\n<p>Fu cos\u00ec che Piedi Puzzolenti, usandomi come lasciapassare, entr\u00f2 nella grande casa, fu presentato allo scriba maestro e ammesso nella scuola di scrittura. Be&#8217;, non ci crederete: lo scriba maestro aveva trovato molto interessanti i sassi con gli scarabocchi.<br \/>\nPiedi Puzzolenti, quando lo seppe, si mise a braccia incrociate e mi disse:<br \/>\n&#8211; Visto Ghib? Lo scriba maestro \u00e8 grande! &#8211;<br \/>\n&#8211; Lo scriba maestro non \u00e8 affatto grande, &#8211; dissi io, &#8211; E&#8217; solo corto di vista. &#8211;<br \/>\nBe&#8217;, forse non avrei dovuto dirlo, ma mi scapp\u00f2 proprio.<br \/>\nLa vita si fece pi\u00f9 noiosa per me. Naturalmente ero sempre servito e riverito come si conviene ad un Sacro Essere, ma l&#8217;aria aperta e i campi d&#8217;orzo me li ero scordati. Me ne stavo tutto il giorno nel salone della scuola a osservare Piedi Puzzolenti con le gambe incrociate che scarabocchiava cacatine di mosca con una cannuccia in mano. Ora per\u00f2 non usava pi\u00f9 sassi teneri, ma strisce sottili di papiro. Lo scriba maestro era molto contento di lui. Eppure le strisce di papiro, che teneva stese sui ginocchi, erano ben vicine ai suoi piedi e quindi dovevano puzzare un bel po&#8217; anche loro. Ma che ne so io, probabilmente lo scriba maestro era anche corto di naso.<br \/>\nSe non altro, a forza di star seduto tutto il giorno, Piedi Puzzolenti non corse pi\u00f9 il rischio di perdere l&#8217;equilibrio: non combin\u00f2 pi\u00f9 disastri, tipo quello dei maiali, e divent\u00f2 pi\u00f9 calmo e lento a parlare.<\/p>\n<p>Un giorno entr\u00f2 nella scuola un tizio mai visto prima che aveva lunghe dita scintillanti. Si avvicin\u00f2 a Piedi Puzzolenti e accennando a me che gli stavo sdraiato accanto, disse:<br \/>\n&#8211; E cos\u00ec, questo \u00e8 il grande Ghib! &#8211;<br \/>\nPiedi Puzzolenti annu\u00ec:<br \/>\n&#8211; S\u00ec, ti ho detto la sua storia. Sua madre lo ha partorito dentro una barca e il barcaiolo non ha avuto cuore di scacciarli. Quando la madre \u00e8 morta mio padre lo ha preso con s\u00e9. Ora ce l&#8217;ho io e grazie a lui il mio destino \u00e8 cambiato. &#8211;<br \/>\n&#8211; Bene, ti dar\u00f2 tre pezzi d&#8217;argento per averlo. Sar\u00e0 il mio modello preferito! &#8211; disse Dita Scintillanti.<br \/>\n&#8211; Quello che Ghib mi ha donato vale pi\u00f9 di tutto l&#8217;argento della valle del Nilo. Ero un figlio di contadini e ora sono uno scriba. Non posso desiderare niente di pi\u00f9. Prendilo pure, e possa egli favorirti come ha favorito me! &#8211;<br \/>\nNessuno chiese il mio parere. Dita Scintillanti mi prese con s\u00e9 e io lo lasciai fare sbattendo appena la coda. Ma solo perch\u00e9 ormai della scuola di scrittura ne avevo fin sopra i peli del capo. Un cambiamento ci voleva.<\/p>\n<p>Dita Scintillanti aveva un grande laboratorio e tutto il giorno lavorava metalli. Ma il suo guaio era che non aveva idee. Quando arrivai io non sapeva far altro che scimmie: scimmie piccolissime da attaccare alle orecchie neanche fossero rami di una palma; girotondi di scimmiette da infilare nelle braccia; scimmie che mangiavano banane, che facevano le boccacce, che si grattavano le pulci. Dita Scintillanti aveva infatti una scimmia che gli faceva da modello. E appunto era successo che, siccome le scimmie camminano su due gambe come gli uomini, questa scimmia gli aveva combinato un sacco di disastri. Ecco perch\u00e9 lui l&#8217;aveva data via a un mendicante pidocchioso e aveva preso me.<br \/>\nDita Scintillanti, da allora in poi, cominci\u00f2 a fare gatti con baffi di luna in tutte le salse. Io dormivo tranquillamente e lui mi fissava, mi fissava, mi fissava tenendo una cannuccia in bocca. Quindi mi rifaceva tale e quale prima su una striscia di papiro e poi su un pezzo di metallo. Qualche volta per\u00f2 non gli venivo bene: poteva essere una zampa pi\u00f9 corta delle altre, poteva essere un orecchio pi\u00f9 schiacciato, fatto sta che Dita Scintillanti se la prendeva con me. Gridava:<br \/>\n&#8211; Colpa tua! Non sei stato abbastanza fermo! &#8211;<br \/>\nMa secondo me era lui che sbagliava. Infatti io mi ero mosso ancor prima di nascere, eppure, secondo me, la mamma meglio di cos\u00ec non mi poteva fare.<br \/>\nDita Scintillanti non mi chiamava pi\u00f9 Ghib. Diceva:<br \/>\n&#8211; Ghib \u00e8 troppo comune. Tu mi sei caro come mio figlio morto, che si chiamava Tnupri. Perci\u00f2, se ad Amon \u00e8 gradito, tu sarai Tnupri Secondo. &#8211;<br \/>\nTnupri Secondo non era forse un brutto nome, ma quello che era brutto era che fosse il nome di uno che era gi\u00e0 morto e imbalsamato. Perci\u00f2, non feci che sperare tutto il tempo che Amon si facesse vivo per protestare. Ma si vede che a lui invece era gradito perch\u00e9 non lo fece mai.<\/p>\n<p>Un giorno una ragazza venne a vedermi. Questa poveretta camminava a passi piccolissimi e incerti e tintinnava a ogni passo come un albero di lupini scosso dal vento. Infatti aveva un vestito strettissimo ed era carica di metalli, tutti lavorati da Dita Scintillanti. Guardando bene, vidi che tutti quei metalli raffiguravano me: aveva Baffi di Luna d&#8217;argento che pendevano dalle orecchie, un grosso Baffo di Luna attorcigliato come un serpente al suo braccio e un altro d&#8217;oro e con occhi di lapislazzuli che le ciondolava sul seno.<br \/>\n&#8211; Il tuo Tnupri Secondo \u00e8 pi\u00f9 bello dal vero che ricoperto d&#8217;oro e d&#8217;argento! &#8211; esclam\u00f2 Passo Tintinnante lisciandomi sotto il mento.<br \/>\n&#8211; O nobile Sati, &#8211; disse allora Dita Scintillanti senza mai alzare lo sguardo da terra, &#8211; che egli possa far felice te, come ha fatto felice me, concedendomi la sacra ispirazione! &#8211;<br \/>\nE cos\u00ec dicendo mi prese di peso e mi mise tra le braccia di Passo Tintinnante, che din, din, din, un passettino dietro l&#8217;altro mi port\u00f2 via.<br \/>\nCos\u00ec lasciai anche quel pover&#8217;uomo, pensando che ora senza scimmie e senza gatti sarebbe stato tutto il giorno a grattarsi la testa con la cannuccia per farsi venire qualche bella idea. Ma poi seppi che qualcuno gli aveva portato una vacca bianca e nera e lui ora aveva un gran daffare a modellare corna e zoccoli di mucca.<br \/>\nA quel tempo lo incontrai per caso un&#8217;altra volta. Lo vidi vicino a una fontana dove mi ero fermato a bere. Sembr\u00f2 che fossi trasparente come l&#8217;acqua che bevevo, perch\u00e9 lui non mi rivolse n\u00e9 parola n\u00e9 saluto. Quando il ragazzetto che lo accompagnava gli disse:<br \/>\n&#8211; Padrone, ma quello non \u00e8 forse il tuo Tnupri Secondo? Il Sacro Essere che ti ha ispirato per tanto tempo? &#8211;<br \/>\nDita Scintillanti rispose:<br \/>\n&#8211; L&#8217;ispirazione che ho adesso \u00e8 la sola sacra e vera. Quel che mi ha ispirato prima non lo ricordo pi\u00f9. &#8211;<br \/>\nPovero Dita Scintillanti! Il suo equilibrio doveva esser cattivo n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno che la sua memoria: infatti, detto questo, inciamp\u00f2 di brutto in una pozza d&#8217;acqua e cadde a faccia in gi\u00f9 nella fontana.<\/p>\n<p>La mia nuova casa era proprio il palazzo lussuoso che avevo visto tante volte dalla scuola e poi dal laboratorio dei metalli. Un palazzo enorme, fatto con un grande spreco di spazio.<br \/>\n&#8211; Ecco, &#8211; pensai, &#8211; I ricchi hanno poco equilibrio come i poveri, ma almeno hanno pi\u00f9 spazio per cadere e cos\u00ec si fanno meno male. &#8211;<br \/>\nAl palazzo mi servivano e riverivano il doppio e anche il triplo che dalle altre parti. Alla lunga per\u00f2 tutte queste attenzioni mi seccavano un po&#8217;. Soprattutto Passo Tintinnante mi rompeva un sacco le scatole con tutte quelle moine: &#8211; Iri qua, Iri l\u00e0&#8230;- , era sempre a vezzeggiarmi. Iri era il mio nuovo nome, che nella lingua del popolo del Nilo significa &#8216;occhio&#8217;. Passo Tintinnante, infatti, non faceva che dire che avevo occhi bellissimi. Mai una volta che abbia detto:<br \/>\n&#8211; Iri, che bel baffo bianco che hai! &#8211;<br \/>\nMa Passo Tintinnante si fermava a guardare solo gli occhi della gente. Per gli occhi ci aveva una vera fissazione. Infatti non solo si dipingeva i propri di nero per farli pi\u00f9 grandi e belli di quel che fossero, ma anche per lei la gente che non aveva occhi belli non esisteva proprio. Questa era una vera ingiustizia. C&#8217;era per esempio un giardiniere che aveva un bel naso diritto con sopra certi occhiolini scuri. Occhiolini era molto gentile con Passo Tintinnante. Quando la vedeva si metteva a quattro zampe e camminando cos\u00ec le portava in bocca dei bei fiori gialli. Ma Passo Tintinnante li buttava da una parte senza neppure annusarli. Poi gli diceva:<br \/>\n&#8211; Non osare neppure guardarmi con quegli occhi! &#8211;<br \/>\nAllora Occhiolini chiudeva gli occhiolini, per\u00f2 non se ne andava. Stava l\u00ec a testa alta e diceva:<br \/>\n&#8211; Sei molto bella nobile Sati! &#8211;<br \/>\nMa Passo Tintinnante replicava:<br \/>\n&#8211; Come fai a dirlo se hai gli occhi chiusi! &#8211;<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 sono aperti quelli dello spirito. &#8211; rispondeva Occhiolini.<br \/>\nPer\u00f2 Passo Tintinnante lo cacciava via in malo modo. Eppure, dico io, che le sarebbe costato controllare se anche il suo spirito avesse occhiolini come quelli sulla faccia oppure no?<br \/>\nCapitava che delle volte non ne potevo pi\u00f9 delle moine di Passo Tintinnante e cos\u00ec le appioppavo un graffio dove non era ricoperta di metalli. Allora lei si succhiava il sangue tutta contenta e diceva:<br \/>\n&#8211; Iri mi ha degnato della sua attenzione! Vuol dire che presto vedr\u00f2 Mekethi! Il mio Mekethi! &#8211;<br \/>\nMa io all&#8217;inizio neanche sapevo chi fosse questo Mekethi. Allora sbattevo la coda qua e l\u00e0 come una frusta per buoi, e scappavo in giardino. Il giardino era bellissimo e in genere l\u00e0 nessuno mi infastidiva. Certo, ogni tanto Occhiolini o qualche altro giardiniere si gettava ai miei piedi e rimaneva l\u00ec in ginocchio finch\u00e9 non correvo via dietro a qualche farfalla. Tutte le volte mi gridava dietro:<br \/>\n&#8211; Buona caccia a te, o Sacro Essere! &#8211;<br \/>\nE se si trattava di Occhiolini, io allora gli rispondevo gentilmente:<br \/>\n&#8211; Buon lavoro a te, Occhiolini! &#8211;<br \/>\nPerch\u00e9 a me Occhiolini stava un sacco simpatico. Anche se non li avevo visti, ero sicurissimo che il suo spirito avesse occhi bellissimi.<br \/>\nQuando non inseguivo farfalle, stanavo le lucertole sotto le pietre. Se vedevo appena muoversi qualcosa, infilavo una zampa sotto un sasso al sole e otto volte su dieci scappava via una lucertola. Le lucertole per\u00f2 era pi\u00f9 bello cacciarle che mangiarle. A mangiarle c&#8217;era sempre la solita storia, che siccome erano un po&#8217; durette da masticare, le buttavo gi\u00f9 vive nello stomaco. Sicch\u00e9 c&#8217;era sempre il rischio che la coda mi andasse di traverso. Una volta mi \u00e8 anche successo e stavo per soffocare. Ho dovuto risputare fuori la lucertola che in tre salti \u00e8 scappata via sotto un sasso. Subito dopo mi \u00e8 presa una gran nostalgia di lei, che quasi mi sarei messo a piangere che non era pi\u00f9 nel mio stomaco. E&#8217; che mi capita spesso di farmi prendere dai sentimenti, perch\u00e9 anche se sono un gatto, ho un cuore grande come quello di un bue.<br \/>\nNel giardino si potevano fare davvero tante cose. Quella che mi piaceva di pi\u00f9 era senz&#8217;altro dormire. Quando Ra era altissimo nel cielo, mi addormentavo sempre profondamente tra le sue calde braccia. Dimenticavo tutto: Ghib, Tnupri Secondo e Iri, e facevo un sacco di bei sogni. Una volta, per esempio, sognai che ero grande come un albero e gli uomini mi saltellavano intorno come passeri sui rami, dicendo: &#8211; Sacro Essere, dammi questa cosa! &#8211; oppure, &#8211; Sacro Essere, esaudisci questo mio desiderio! -. Allora io dicevo:<br \/>\n&#8211; Esaudir\u00f2 solo Occhiolini! &#8211;<br \/>\nE cos\u00ec davo ad Occhiolini un paio di occhi straordinari, che lui avrebbe potuto tenere ben aperti davanti a Passo Tintinnante. Mi svegliai da quel sogno tutto contento, facendo le fusa.<\/p>\n<p>Non so quando fu che Passo Tintinnante cominci\u00f2 a parlarmi piangendo. Il problema era il Fangoso che lei chiamava Mekethi. Anzi no, il problema era il padre di Passo Tintinnante, che non voleva che lei vedesse il Fangoso. Secondo me ci aveva ragione a palate. Il Fangoso infatti era piccolo, curvo e con le mani sempre sporche di fango. Aveva solo degli occhi grandissimi, ma per il resto era un essere schifoso, che infatti fu causa della mia rovina. Passo Tintinnante per\u00f2 ne era innamorata e ormai quel poco cervello che aveva se l&#8217;era fritto in una padella d&#8217;argento.<br \/>\n&#8211; Ah, Iri, mio Iri! &#8211; singhiozzava, &#8211; Non val pi\u00f9 la pena vivere se non potr\u00f2 mai avere Mekethi! Perch\u00e9 sono nata figlia del faraone? E perch\u00e9 la figlia del faraone non pu\u00f2 amare un vasaio? E perch\u00e9 amare un vasaio mi trascinerebbe nel fango? &#8211;<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 quello nel fango ci sguazza, e anche nell&#8217;argilla! &#8211; dicevo io.<br \/>\nMa la sciagurata non mi dava ascolto e continuava:<br \/>\n&#8211; Oh possente Amon, suggeriscimi tu la via da prendere! &#8211;<br \/>\nPer\u00f2 questo Amon non suggeriva nulla, n\u00e9 sul Fangoso, n\u00e9 su altre cose. Anzi, se lo volete proprio sapere, non si sogn\u00f2 mai di farsi vedere, nonostante che fosse sempre sulla bocca di tutti.<\/p>\n<p>Successe che Passo Tintinnante, una mattina che era pi\u00f9 triste del solito, si mise a preparare da mangiare con delle strane erbe. Lei che, a parte tintinnare, non sapeva far altro tutto il giorno. La cosa avrebbe dovuto perci\u00f2 insospettirmi, ma che volete&#8230; Ra aveva tinto di giallo il bel giardino, dove farfalle bianche e leggere si facevano trasportare da un venticello caldo come il fiato di un gattino. Quella mattinata ne avevo acchiappate un bel po&#8217;, pi\u00f9 due lucertole che mi erano scivolate gi\u00f9 in gola lisce come gocce di pioggia. Insomma ero stato cos\u00ec felice all&#8217;aria aperta, che quando Passo Tintinnante mi port\u00f2 da mangiare le corsi incontro facendo le fusa. Non mi accorsi nemmeno che la pappa d&#8217;erba aveva un sapore strano, e che anche Passo Tintinnante ne mangiava da un&#8217;altra scodella. Capii solo quando lei, prendendomi in braccio, mi disse:<br \/>\n&#8211; Iri, adorato! Tra poco scender\u00f2 nel Regno delle Ombre e tu mi accompagnerai. Non aver paura: mio padre ci dar\u00e0 tutto quello che ci occorre per il viaggio, e non soffriremo n\u00e9 la fame n\u00e9 la sete. La vita sul Nilo, senza Mekethi, non mi piace pi\u00f9! &#8211;<br \/>\nMe infelice! Altro che sacro Essere, altro che Iri adorato! Quella stoltissima donna mi aveva avvelenato, e quel che peggio, per colpa del lurido Fangoso! Perch\u00e8 non si era avvelenata da sola? Che c&#8217;entravo io nella faccenda? Avrei voluto scalciare, soffiare, graffiare e scappare. Ma mi sembrava che tutto il palazzo mi fosse crollato addosso e non riuscivo pi\u00f9 a muovermi. Il giardino tinto di giallo divenne grigio e le farfalle scomparvero. Passo Tintinnante dette un sospiro e allarg\u00f2 le braccia che mi tenevano stretto: io scivolai gi\u00f9 gi\u00f9 in una notte nera dove nemmeno il mio baffo di luna avrebbe potuto risplendere.<\/p>\n<p>Cos\u00ec fin\u00ec la mia prima vita nella valle del Nilo. In altri tempi ho poi sentito dire che l\u00e0 c&#8217;\u00e8 stata una delle pi\u00f9 grandi civilt\u00e0 mai esistite. Ma io direi la pi\u00f9 grande di tutte e festa finita. A meno che non ce ne sia stata qualcun altra in cui il gatto fosse un Sacro Essere.<br \/>\nEcco perch\u00e9 ogni tanto ci ripenso con un po&#8217; di nostalgia. Non ci si pu\u00f2 far nulla, la prima vita non si scorda mai.<\/p>\n<p><a title=\"Acquista Sette volte gatto\" href=\"http:\/\/www.ibs.it\/code\/9788807920028\/luciani-domenica\/sette-volte-gatto.html?shop=635\" target=\"_blank\">Acquista il libro<br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"87\" height=\"37\" class=\"alignnone size-full wp-image-7705\" alt=\"ibs\" src=\"https:\/\/www.filastrocche.it\/leggiamo\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/ibs4.gif\"   \/><br \/>\n<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sette volte gatto di Domenica Luciani Feltrinelli 1999 Secondo Premio Bastia Umbra 1999 Premio Pippi 2000 Premio Cento 2000 &#8211; sez. scuole elementari I Nel primo dei primi ricordi che ho, sono su una barca di papiro e ho una paura terribile. 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