{"id":21931,"date":"2013-11-27T15:08:57","date_gmt":"2013-11-27T15:08:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.filastrocche.it\/leggiamo\/?p=21931"},"modified":"2013-11-27T15:11:10","modified_gmt":"2013-11-27T15:11:10","slug":"per-caso-e-per-naso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filastrocche.it\/leggiamo\/per-caso-e-per-naso\/","title":{"rendered":"Per caso e per naso"},"content":{"rendered":"<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"234\" class=\"alignnone size-full wp-image-21763\" alt=\"casonaso\" src=\"https:\/\/www.filastrocche.it\/leggiamo\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/casonaso.jpg\"   \/><br \/>\nPer caso e per naso<\/strong><br \/>\n<em>di Anna Vivarelli<\/em><br \/>\nIllustrazioni di Hubert Garnich<br \/>\nPremio Andersen Il mondo dell&#8217;infanzia 1994<br \/>\nCollana i Delfini<br \/>\n<a title=\"Fabbri\" href=\"http:\/\/fabbri.rcslibri.corriere.it\/\" target=\"_blank\">Fabbri<\/a><br \/>\n2001<br \/>\n<a title=\"Acquista Per caso e per naso \" href=\"http:\/\/www.ibs.it\/code\/9788845125423\/vivarelli-anna\/per-caso-per.html?shop=635\" target=\"_blank\">Acquista il libro<\/a><br \/>\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"87\" height=\"37\" class=\"alignnone size-full wp-image-7705\" alt=\"ibs\" src=\"https:\/\/www.filastrocche.it\/leggiamo\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/ibs4.gif\"   \/><br \/>\n<span ><em><strong>\u00a0\u00a0 \u00a0 <\/strong><\/em><\/span><br \/>\n<span ><em><span >Ecco per voi alcuni capitoli del libro:<\/span> <\/em><\/span><\/p>\n<p><strong><span >Capitolo 1<\/span><\/strong><br \/>\nHo sentito raccontare una strana storia, accaduta molto tempo fa, o forse quasi ieri, in un paese lontanissimo da noi, o forse appena girato l&#8217;angolo.<br \/>\nE&#8217; una storia che parla di incantesimi e filastrocche, gente qualunque e persone malvagie. E&#8217; una storia che parla anche di un poeta di nome Gino Ginestra. Ma \u00e8 ancora presto per raccontare di lui.<br \/>\nImmaginatevi un paese, grazioso ma niente affatto speciale, un paese come tanti, n\u00e9 bello n\u00e9 brutto: c&#8217;\u00e8 una grande piazza con le panchine e le aiuole, casette sparse dappertutto, una scuola, montagne coperte di querce e castagni e un grande castello diroccato lass\u00f9 in cima.<br \/>\nQuando la storia ha inizio, l&#8217;incantesimo ha gi\u00e0 colpito il paese: \u00e8 un maleficio che non ha uguali in nessuna storia in nessuna parte del mondo e forse, a raccontarlo, si fa fatica a crederci. In questo paese, infatti, da molto tempo ormai la gente non pu\u00f2 dire ci\u00f2 che vuole, n\u00e9 rispondere come gli pare ad una domanda gentile, n\u00e9 fare la spesa n\u00e9 studiare ad alta voce la lezione di geografia. Tutte le volte che si apriva la bocca, bisognava parlare in rima. E questa, capirete bene, \u00e8 una cosa difficilissima, anche per il pi\u00f9 grande dei poeti.<\/p>\n<p>tutte le volte che si apriva bocca<br \/>\ndoveva uscire una filastrocca.<br \/>\nPer raccontare, per chiacchierare,<br \/>\nper dire grazie o per domandare<br \/>\nl\u00e0 si faceva in casa e per via<br \/>\nil verso in rima di una poesia&#8230;<\/p>\n<p>Ma qui non si parla di un gioco. Qui si sta parlando di una strega, o di un orribile drago a sei teste, o di un gigantesco mostro coperto di peli<br \/>\nNel paese di questa storia, invece, le cose andavano in tutt&#8217;altro modo, purtroppo. Se qualcuno molto di fretta chiedeva ad un passante:<br \/>\nPotrebbe dirmi che ore sono?<br \/>\nbisognava per forza trovare una rima con ono, che non \u00e8 per niente facile:<br \/>\ns&#8217;ode nel cielo un rombo di tuono<br \/>\noppure<br \/>\nvedo un reuccio seduto sul trono<br \/>\no magari<br \/>\nse canto in sol \u00e8 sicuro che stono<br \/>\no addirittura<br \/>\noggi mi metto il mio rosso kimono.<br \/>\nTutte cose che con l&#8217;orologio non c&#8217;entrano un fico secco. Ma piuttosto che mancare la rima, la gente diceva la prima cosa che gli saltava in testa. Oppure taceva. Perch\u00e9 ogni rima mancata significava una sparizione. Se rispondeva &#8220;sono le sette meno dieci&#8221; zac!<br \/>\nspariva da un istante all&#8217;altro, cos\u00ec, come se qualcuno di molto molto cattivo schioccasse improvvisamente le dita. Opl\u00e0: chi era qui un momento fa, ora non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, sparito nel vento, nel nulla, nel blu.<br \/>\nDove finissero le persone scomparse, questo era un mistero: circolavano in paese leggende strane di streghe e di maghi, di fattucchiere, di mostri e di draghi, ma per la verit\u00e0 nessuno aveva visto qualcosa, o meglio: chi l&#8217;aveva visto non era pi\u00f9 tornato a raccontarlo.<br \/>\nI meno preoccupati erano i bambini: nati gi\u00e0 nel tempo delle rime, non ci facevano quasi caso. Avevano parecchi trucchi grazie ai quali potevano giocare senza volatilizzarsi come nebbia al sole: o sceglievano un gioco molto silenzioso (il gioco del silenzio, per fare il primo esempio che mi viene in mente e anche l&#8217;unico) o giocavano ognuno per conto proprio, cos\u00ec non dovevano dir niente a nessuno, (ma questo non era poi un trucco molto intelligente) o avevano imparato a memoria certe rime sciocchine e ripetevano sempre quelle. Per esempio: se c&#8217;era bisogno di urlare per strada<br \/>\nMario, di qua, passa il pallone! qualcun altro gridava di rimando una cosa stupida tipo Ecco, lo vedo, \u00e8 giallo e marrone! anche se il pallone era a strisce rosse e blu, oppure qualcosa di pi\u00f9 personale come Mio zio Tommaso suona il trombone, che poi a nessuno importava niente dei parenti musicisti. Ma tant&#8217;\u00e8: bisognava arrangiarsi. Sperando che tutto questo finisse improvvisamente come improvvisamente era cominciato.<\/p>\n<p><strong><span >Capitolo 2<\/span><\/strong><br \/>\nC&#8217;era una volta un tempo passato<br \/>\ndove alla rima non eri obbligato,<br \/>\ne frasi in prosa potevi dire<br \/>\nsenza per questo di botto sparire.<br \/>\nCanti d&#8217;amore in primavera<br \/>\ne ninne nanne quand&#8217;era sera,<br \/>\nrime e poesie se proprio ti andava,<br \/>\nquando la storia una rima ispirava&#8230;<br \/>\nCos\u00ec aveva iniziato<br \/>\nil suo racconto il maestro Pennini<br \/>\nche l&#8217;italiano insegnava ai bambini.<\/p>\n<p>Ma poi si era interrotto perch\u00e9 non riusciva ad andare avanti, poveretto, e cos\u00ec i bambini erano rimasti l\u00ec fermi, con le facce mogie e lo sguardo perso. Tanto erano abituati ai discorsi interrotti a met\u00e0, alle frasi che restavano nella testa, alle storie che non avevano un finale.<br \/>\nCerto, c&#8217;erano ancora le ninne nanne serali: le mamme le cantavano sempre prima di spegnere la luce, per dire qualcosa prima di dormire e perch\u00e9 le ninne nanne sono una gran bella cosa in tutti i paesi della terra, anche in quelli dove ognuno fa la rima quando vuole.<br \/>\nMa con una ninna nanna non compri un chilo di mele o due etti di prosciutto. E nemmeno con una filastrocca. O meglio:<br \/>\nse vuoi comprare dieci cipolle<br \/>\ndevi acquistare un formaggio molle.<br \/>\nSe poi ti servono degli zucchini<br \/>\ndevi ordinarli con due panini<br \/>\nanche se il pane l&#8217;hai gi\u00e0 comprato la mattina domandando<br \/>\nsei pagnotte<br \/>\ndue ricotte,<br \/>\nquattro fette di fontina<br \/>\nmezzo chilo di farina<br \/>\nle lasagne<br \/>\nle castagne<br \/>\nsolo un etto<br \/>\ndi filetto<br \/>\nrosmarino<br \/>\ne un cotechino<br \/>\ndue bistecche<br \/>\nfave secche<br \/>\npoi fagioli<br \/>\ncon pinoli<br \/>\nrisi<br \/>\nbisi<br \/>\ncioccolato<br \/>\npan salato<br \/>\ne pan pepato<br \/>\nche non si vendeva pi\u00f9, e quindi serviva solo per la rima: lo chiedevi e non lo pagavi.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Gino Ginestra faceva il poeta giramondo, il rimaiolo viaggiatore, il cantastorie un po&#8217; qui e un po&#8217; l\u00e0. Mestiere duro, di questi tempi e anche di quelli. Ma lui si accontentava di poco. Un piatto di minestra, un posto per dormire e magari anche qualche spicciolo, ma senza obbligare nessuno. C&#8217;era stato un tempo, neanche troppo lontano, in cui<br \/>\nGino faceva tutt&#8217;altro mestiere: per la precisione faceva il ragioniere.<br \/>\nA quei tempi portava un altro nome, ormai dimenticato e certo pi\u00f9 adatto ad un ragioniere. Ma quello non era un lavoro per lui. A lui i numeri piacevano poco, e dopo un po&#8217; gli facevano venire un gran mal di testa. A lui piacevano le canzoni, le poesie, le filastrocche. Ne inventava una per ogni occasione, e non faceva nessuna fatica.<br \/>\nPer un po&#8217; and\u00f2 avanti cos\u00ec, facendo calcoli e inventando rime, ma quando cominci\u00f2 a far calcoli in rima, la sua vita divent\u00f2 difficile. Perch\u00e9 sbagliava i calcoli, naturalmente.<br \/>\nCerto, di tanto in tanto qualche conto veniva esatto, ad esempio se c&#8217;era un bel sei per otto quarantotto oppure un cinque per cinque che fa venticinque. Ma se gli capitava un comunissimo sei per sette ecco che senza pensarci lui ci metteva un bel quaranta a fette che come tutti sappiamo ne ha due in meno. Ogni giorno, conti che non tornavano, somme sbagliate, numeri a casaccio. Il ragioniere perse il lavoro in quattro e quattr&#8217;otto o come lui preferiva dire in quattro e quattro ottantaquattro e se ne and\u00f2 in cerca di avventure. Finora non ne aveva trovate molte, ma la sua arte di poeta gli dava da mangiare, e non \u00e8 poco.<\/p>\n<p>***<\/p>\n<p>Gino Ginestra capit\u00f2 nel paese delle rime un po&#8217; per caso e un po&#8217; per naso.<br \/>\nInfatti, in una sera di fitta nebbia e fitto buio, dove nemmeno un gatto avrebbe intravisto la punta dei suoi baffi, Gino Ginestra and\u00f2 a sbattere la faccia in un grande cartello.<br \/>\n&#8211; Di solito stanno pi\u00f9 in alto &#8211; pens\u00f2.<br \/>\nMa il cartello del paese delle rime era talmente grande che partiva da terra e toccava quasi la cima della quercia l\u00ec vicino. I suoi abitanti erano molto preoccupati che entrasse in paese qualcuno ignaro di quel terribile strampalato incantesimo: capite, non avevano pi\u00f9 cuore di veder sparire i viaggiatori. E poi, avevano ancor meno cuore di veder sparire un cugino, un amico, il fruttivendolo.<br \/>\n&#8211; Mi scusi, il nome di un buon ristorante? &#8211; chiedeva il viaggiatore di passaggio.<br \/>\n&#8211; La Tana dell&#8217;Orso, ma \u00e8 un poco distante &#8211; sarebbe stata una buona risposta, anche se sbagliata perch\u00e9 la Tana dell&#8217;Orso era proprio a due passi e si mangiava malissimo. Ma non sempre la rima veniva al primo colpo, soprattutto se si dovevano dire due bugie in una rima sola. E cos\u00ec, zac! Per voler esser cordiali e sinceri con i viaggiatori erano sparito in un batter di ciglia il vicesindaco con moglie e figlia, il giornalaio che ogni mattina salutava gentilmente l&#8217;intero paese, la signorina Soprani, che aveva diretto il coro per oltre vent&#8217;anni, e il signor Tronchetti, giardiniere specializzato in rose antiche e cos\u00ec buono che a distanza di anni la moglie Gemma lo piangeva ancora ogni mattina al levar del sole.<br \/>\nGino Ginestra, dopo essersi massaggiato la punta del naso, si era messo a leggere l&#8217;imponente cartello.<\/p>\n<p>Viaggiatore che viaggi per via<br \/>\ncambia sentiero, chiunque tu sia.<br \/>\nForse tu ignori che in questo posto<br \/>\nin mezzo ai boschi di querce nascosto<br \/>\nsenza la rima non puoi fiatare,<br \/>\nsenza poesia non puoi raccontare.<br \/>\nQui chi non canta la filastrocca<br \/>\nanche se stupida, anche se sciocca,<br \/>\nsparisce tosto senza una traccia,<br \/>\nnon ha pi\u00f9 voce, non ha pi\u00f9 faccia.<br \/>\nTanti scomparvero e non ci son pi\u00f9:<br \/>\nvuoi veramente sparire anche tu?<br \/>\nCorri veloce, vattene lesto!<br \/>\nQui lo straniero \u00e8 per tutti molesto.<\/p>\n<p><span ><em>&#8230;continua<\/em><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per caso e per naso di Anna Vivarelli Illustrazioni di Hubert Garnich Premio Andersen Il mondo dell&#8217;infanzia 1994 Collana i Delfini Fabbri 2001 Acquista il libro \u00a0\u00a0 \u00a0 Ecco per voi alcuni capitoli del libro: Capitolo 1 Ho sentito raccontare una strana storia, accaduta molto tempo fa, o forse quasi ieri, in un paese lontanissimo [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":11,"featured_media":21763,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1907,9,14,12],"tags":[45,1917,1919,1915],"sponsors":[],"class_list":["post-21931","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-anna-vivarelli","category-autori","category-autori-italiani","category-autori-italiani-affermati","tag-anna","tag-caso","tag-naso","tag-vivarelli","lingua-italiano"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v26.2 - 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