{"id":9535,"date":"2013-01-30T09:38:40","date_gmt":"2013-01-30T09:38:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.filastrocche.it\/leggiamo\/?p=9535"},"modified":"2013-01-30T10:19:03","modified_gmt":"2013-01-30T10:19:03","slug":"di-punta-leggera-di-tacco-profonda-di-giusi-quaregni-premio-battello-a-vapore-1997","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.filastrocche.it\/leggiamo\/di-punta-leggera-di-tacco-profonda-di-giusi-quaregni-premio-battello-a-vapore-1997\/","title":{"rendered":"Giulia Orecchia: &#8220;Di punta, leggera &#8211; Di tacco, profonda&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.filastrocche.it\/leggiamo\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/fiori.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"378\" height=\"32\" class=\"aligncenter size-full wp-image-9539\" title=\"fiori\" src=\"https:\/\/www.filastrocche.it\/leggiamo\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/fiori.gif\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/www.filastrocche.it\/leggiamo\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/fiori.gif 378w, https:\/\/www.filastrocche.it\/leggiamo\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/fiori-300x25.gif 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 378px) 100vw, 378px\" \/><\/a><strong> Di punta, leggera &#8211; Di tacco, profonda<\/strong><br \/>\ndi <em>Giusi Quaregni<\/em><br \/>\n<em>Premio Battello a vapore 1997 <\/em><\/p>\n<p>Giulia, una cosa simile non posso proprio fartela, e neppure posso lasciare che l&#8217;arcigna minaccia si avveri&#8230; &#8220;uno studio retrospettivo della sua (<em>tua<\/em>) carriera sul catalogo illustratori dell&#8217;anno prossimo&#8221;. Questo.<br \/>\nSta scritto proprio cos\u00ec sul n. 17 di <em>LeggendoLeggendo.<\/em><br \/>\nD&#8217;altra parte pu\u00f2 succedere che anche i premi, talvolta, non vengano soli. Vedi il tuo 1997: a maggio il PREMIO ANDERSEN IL MONDO DELL&#8217;INFANZIA come migliore ilustratrice (motivazione: <em>&#8220;Artista versatile e curiosa, collabora con le principali case editrici spaziando dal cartonato del libro-gioco all&#8217;albo illustrato ai disegni per le collane di narrativa. Le sue illustrazioni si connotano per la continua voglia di sperimentare, per un tono allegro e cordiale, impertinente e arguto&#8221;<\/em>); a settembre il PREMIO NAZIONALE D&#8217;ILLUSTRAZIONE BATTELLO A VAPORE &#8211; CITTA&#8217; DI VERBANIA con promessa, per il &#8217;98, di mostra e di &#8216;studio retrospettivo della carriera&#8217;. Bene, anzi no, perch\u00e9 a quest&#8217;ultimo, personalmente, mi oppongo. E forse anche tu.<br \/>\nPerch\u00e9 non una delle parole che vanno a dar corpo al macabro progetto ti somiglia, perch\u00e9 so che non le vorresti per casa&#8230; e se ti capitano tra pennelli e matite io so che le butteresti via con un colpo di mano rapido deciso e leggero. E allora&#8230; pussa via, studio retrospettivo della carriera!<\/p>\n<p>Prendiamoci invece un po&#8217; di tempo e fammi sfilare davanti, con calma, le cose che hai fatto, prendi dagli scaffali i libri pubblicati, le cartelline con i progetti, le prove, e mettili all&#8217;aria, fammeli toccare. E intanto parliamo&#8230; del lavoro, certo, del segno, del disegno, del colore, della tecnica, del pieno e del vuoto, del taglio, del formato, del fattore Esse (che sta per &#8216;sorpresa&#8217;)&#8230; e di mille altre cose, dei nostri figli per esempio, di come sono, di come promettono\/minacciano di essere &#8230;<em>Tu cosa dici, sar\u00e0 segno di carattere o solo gusto di ribellione? &#8230;Di loro non potrei proprio fare a meno, tranne quando li disferei, sperando di arrivare un attimo prima che loro disfino me! &#8230;Ti ricordi quell&#8217;armadio, sarebbe da buttar via, ma forse ridipinto, anzi illustrato! &#8230;E di quando in corso Venezia? .<\/em>.. e di come riuscire a stare nel mondo, un po&#8217; dentro un po&#8217; fuori, tra passioni e delusioni, amori e timori, desideri e abbandoni, conti e racconti, torte di mele e disegni per le feste di compleanno, le cure, gli affanni, e le date delle consegne, sempre ieri.<\/p>\n<p>&#8230; Il fatto \u00e8 che non so bene come dire del tuo lavoro, dall&#8217;interno di questa nostra amicizia che non ricordo pi\u00f9 se cominciata per amor di illustrazione, le tue e altre; o se affinit\u00e0 di gusto e di modo di lavorare hanno portato la frequentazione a crescere in conoscenza, fino all&#8217;amicizia.<br \/>\nE anche del dato che ci conosciamo (e che da vent&#8217;anni &#8216;facciamo cose e vediamo gente&#8217;) che ne faccio? Lo esibisco e lo gioco come credenziale di affidabilit\u00e0, o lo denuncio come fattore di sospettabilit\u00e0, incontrollabile veicolo di interesse troppo privato?&#8230;<br \/>\nInsomma, quello che voglio dire \u00e8 che l&#8217;osservazione risentir\u00e0 enormemente dell&#8217;osservatore&#8230; storia vecchia, d&#8217;altra parte, Popper ci ha avvertiti per tempo e da tempo fortunatamente memorabile, ma chiss\u00e0 se intendeva anche in questo senso e, soprattutto, fino a questo punto?!<\/p>\n<p>Per trarmi d&#8217;impaccio, sarebbe molto utile ricorrere a quel movimento, un classico della presentazione critica, o studio retrospettivo come-si-deve, che non mi sembra improprio definire come &#8216;ricerca della mappatura genica&#8217;, a rintracciare filiazioni, attribuzioni, derivazioni, agnizioni, citazioni, frequentazioni, provocazioni, debiti, omaggi e ammicchi, orme e segni. Segni d&#8217;altri segni, della storia nobile e colta e multimediale del segno, passando per tutte le forme di espressione, su su fino all&#8217;Arte, vibrando di maraviglia e di piacer.<br \/>\nMaraviglia e piacer che provo anch&#8217;io, guardando i libri le tavole le cose che mi stai facendo sfilare davanti, perdendomi e divertendomi, anch&#8217;io, a rintracciare, a riconoscere&#8230; sai chi? &#8230;<\/p>\n<p>Simone, Michele, Giovanni, Susanna, Valentina, Gaia, Marco, Clara, Filippo, Matteo, Duccio, Laura, Andrea, Anna, Tommaso, Serena&#8230;<br \/>\nloro, i bambini e le bambine, Giulia, i nostri, nostri nel senso che sono i bambini che noi guardiamo, che sono bambini mentre noi (che non lo siamo pi\u00f9, ma che ci ricordiamo bene) li guardiamo, i bambini che entrano nei nostri sguardi, che ci toccano, che si fanno sentire, che ci prendono tempo.<br \/>\nE quante facce dietro un nome solo, e quante et\u00e0, umori, espressioni, storie. Ritratti.<br \/>\nBambini ritratti, non nelle loro fisionomie somatiche, ma in quelle emotive, quelle con le quali incontrano la vita, scontrandosi a volte, conoscendola intanto; quelle con le quali da lei si fanno riconoscere, lasciandole il proprio segno, infinite volte nel giorno, perch\u00e9 infiniti sono i gesti, le emozioni i pensieri con i quali un bambino\/una bambina vive ogni giorno. E guarda, mangia, ascolta, scappa, ride, teme, rincorre, aspetta, si sorprende, scapriccia, tocca, butta, fa-bau&#8230; e ha infiniti modi per incontrare la notte, e la nanna.<br \/>\nPerch\u00e9 anche i bambini dormono. E da tempo noi abbiamo eletto la cosa a incontrovertibile prova dell&#8217;esistenza di Dio, e degli angeli, almeno sul fare della notte e per qualche ora.<\/p>\n<p>Istantanee disegnate. Istantanee narrate. Segnate dal tuo modo di guardarli, questi bambini e queste bambine: con tenerezza, con complicit\u00e0, con curiosit\u00e0, con una pazienza che riesce a essere divertita anche quando \u00e8 messa a dura, quanto dura, prova&#8230;<br \/>\nE&#8217; questo sguardo che raccontano i tuoi disegni. Di bambini facce-da-schiaffi e gote-da-baci, insieme, nello stesso momento.<br \/>\nBambini amati, s\u00ec credo di s\u00ec, ma forse pi\u00f9 ancora, e prima, rispettati. Come creature che non ci appartengono. Come nessuna creatura ci appartiene.<br \/>\nTranne, forse, gli orchi, i giganti, le streghe, la befana, i maghi, gli gnomi, i mostri&#8230; i tuoi almeno, quelli che disegni tu&#8230; oh s\u00ec, io credo siano esattamente come quelli che hai &#8216;visto&#8217; da bambina. Anch&#8217;io. Mostri. A misura dell&#8217;infinita paura di ogni bambino. Che quando sta per essere sopraffatto stringe la mano, per trovarne un&#8217;altra. E se i mostri li hai disegnati tu, la trova. Perch\u00e9 tu disegni tenendo un bambino per mano.<\/p>\n<p>Ci sono due bambini che conosco bene, e anche tu.<br \/>\nQualche anno fa, quando erano pi\u00f9 piccoli, esattamente il pi\u00f9 grande in prima elementare e il pi\u00f9 piccolo in prima asilo, succedeva che di sera, a volte, il grande leggesse un libro al piccolo. Una sera li trovai che si erano invertiti le parti: il piccolo leggeva e il grande ascoltava<br \/>\n&#8220;Io so leggere &#8211; si giustific\u00f2 il grande &#8211; e leggo solo la storia che c&#8217;\u00e8 scritta, lui guarda le figure e legge anche la storia che non c&#8217;\u00e8&#8221;. Era un tuo libro, Giulia, I Topini, credo.<br \/>\nAnche &#8216;la storia che non c&#8217;\u00e8&#8217; \u00e8 un po&#8217; tua.<\/p>\n<p>Ma devo dirti anche di un&#8217;altra storia che non c&#8217;\u00e8, scritta nelle parole, e che leggo nelle tue illustrazioni. E&#8217; quella dei sentimenti delle vita che i bambini ci fanno provare, scoprire.<br \/>\nCi sono pensieri che si fanno solo guardando un bambino che gioca, che aspetta, che piange; emozioni che ci toccano solo tenendo un bambino per mano; risate che solo loro ci regalano, e ansie e tenerezze e stupori e angosce e dubbi che mai avremmo avvicinato.<br \/>\nDecidere\/accettare di far entrare dei bambini nella propria vita vuol dire decidere\/accettare di esporsi alla &#8216;storia che non c&#8217;\u00e8&#8217;. &#8230;Se poi sono gemelli!!&#8230;<\/p>\n<p>Disegni alla presenza dei bambini, con i loro occhi che ti guardano. I loro, prima e pi\u00f9 di quelli dell&#8217;art-director, dell&#8217;editore, dell&#8217;adulto che forse comprer\u00e0 il libro. Sono i bambini i tuoi veri committenti. Loro: i bambini come sono e come immagini che sono, con tutto il tumulto della realt\u00e0 e tutto il rigore della fantasia.<\/p>\n<p>Abbiamo lavorato insieme un bel po&#8217;&#8230; bene, credo di poter sostenere con sicurezza che non ti ho mai visto, Giulia, &#8216;fare l&#8217;artista&#8217;, fare perch\u00e9 incalzata dal moloch dell&#8217;ispirazione, perch\u00e9 premuta dal tuo io profondo (annessi e sconnessi compresi, esplosioni e implosioni pure) che urge e reclama d&#8217;esprimersi.<br \/>\nIo conosco la Giulia che racconta storie ai bambini, che illustra e disegna per raccontare storie ai bambini, e conosce da tempo (e subito l&#8217;ha accettato perch\u00e9 \u00e8 lei la prima a divertirsi) il trucco neanche tanto segreto: e cio\u00e9 che se fai una cosa per i bambini quello che conta \u00e8 che piaccia a loro.<br \/>\nForse per questo sei cos\u00ec &#8216;fresca&#8217;.<\/p>\n<p><em>&#8220;Molto fresca<\/em>&#8221; disse <em>&#8220;Bene, perch\u00e9 io quando volevo lodare una cosa dicevo che era fresca&#8221;<\/em> (Luigi Meneghello, Piccoli Maestri, Mondadori, 1986)<br \/>\nE alla freschezza aggiungo la &#8216;leggerezza&#8217;, quella di Calvino nelle Lezioni Americane (Garzanti, 1988). La leggerezza che &#8220;<em>fa in modo che la conoscenza del mondo diventi dissoluzione della compattezza del mondo, percezione di ci\u00f2 che \u00e8 infinitamente minuto e mobile e leggero. (&#8230;) Con la grande preoccupazione di evitare che il peso del mondo ci schiacci&#8221;<\/em> &#8230; Calvino parlava della poesia del De Rerum Natura di Lucrezio, ma&#8230; &#8216;cos\u00ec cerco, ci provo, nel mio piccolissimo&#8217;. Me l&#8217;hai anche scritto, in fondo, tra parentesi, ti ricordi?<\/p>\n<p>E allora lasciami far correre la voce e invitare quelli ai quali piacciono le illustrazioni a entrare nel paese delle tue, un raro paese dal clima temperato (anzi, ben temperato, come si dice di un clavicembalo, e anche di un lapis&#8230;) senza torridi geli o orride calure, con quelle meravigliose mezze stagioni che non ci sono cos\u00ec pi\u00f9, da essere una battuta di cabaret.<br \/>\nIllustrazioni, paese, da guardare, come un prato visitato dalla rugiada, che mentre sei dentro e lo attraversi senti solo una leggera frescura ai piedi e quando lo lasci ti accorgi che invece te li sei proprio bagnati, i piedi&#8230; ma bastano quattro passi sui sassi e l&#8217;aria per farli tornare asciutti. No, non perch\u00e9 la rugiada non \u00e8 acqua vera, ma perch\u00e9 la rugiada \u00e8 leggera, \u00e8 una carezza non una minaccia, non ha mai fatto male a nessuno, la rugiada, \u00e8 un gioco non un&#8217;incombenza!&#8230; Come le tue illustrazioni, Giulia. Se poi ci metti che i piedi possono essere libri-piede&#8230;. Ciao. Giusi.<\/p>\n<p><strong>Biografia<\/strong><br \/>\nGiulia Orecchia \u00e8 nata nel 1955, il 27 luglio (e cio\u00e8 due giorni prima del 29 &#8230; quando che matura il grano e \u00e8 nata una bambina con una rosa in mano&#8230;), ma \u00e8 poi vissuta sempre a Milano, studiando al Liceo Artistico di Brera (1969-1973) e alla Scuola Politecnica del Design (1973-1975) &#8220;dove c&#8217;erano Bruno Munari e Pino Tovaglia&#8221;.<br \/>\nPoi decide per l&#8217;universit\u00e0 (lettere, storia dell&#8217;arte) ma scopre anche, grazie a Margherita Saccaro, che la cosa che le piaceva tanto fare (&#8220;&#8230;da piccola leggevo molto, ma prima guardavo sempre le figure: se mi piacevano, bene. Altrimenti ne immaginavo delle altre&#8221;) era un mestiere: l&#8217;illustratrice. Ma non c&#8217;erano scuole. Cos\u00ec inizia a fare l&#8217;assistente allo Studio Orti (G. Cingoli &#8211; N. Falcioni &#8211; M. Saccaro); impara a fare la grafica e l&#8217;illustratrice, lavorando per la pubblicit\u00e0 e per l&#8217;editoria (dalle Edizioni Tramontana alle collaborazioni con i periodici MODA e KING)&#8230;&#8221;Faccio un lavoro che mi piace e che mi diverte: speriamo di farcela e che duri&#8221;&#8230;<br \/>\nIl primo gennaio del 1980, va a vivere da sola: &#8220;dovevo e volevo mantanermi&#8221;. Ce la fa al punto di permettersi, nel 1982, viaggio e soggiorno a Berlino: tre mesi, sufficienti per dare l&#8217;esame di tedesco al Goethe Institut e per fare un&#8217;esperienza di lavoro in uno studio di urbanisti e architetti. Torna in Italia e pubblica il primo libro per bambini: CINQUE TOPINI, Coccinella Editore.<br \/>\nProsegue, tra editoria per bambini, collaborazioni con riviste e pubblicit\u00e0 &#8220;che paga cos\u00ec bene&#8221;&#8230;. Finch\u00e9 nel gennaio del 1991, nascono &#8220;i gemelli&#8221;. Biograficamente molto comodi: la vita di Giulia ora si divider\u00e0 semplicemente in &#8216;prima dei gemelli&#8217; e &#8216;dopo i gemelli&#8217;. E tra le novit\u00e0 e gli assestamenti del &#8216;dopo i gemelli&#8217; c&#8217;\u00e8 anche la scelta di fare solamente l&#8217;autrice, di libri, per bambini. Se non fosse gesto ormai rovinosamente televisivo, proporrei un applauso.<\/p>\n<p>&#8220;Libri per bambini, perch\u00e9 mi piacciono i bambini, a piccole dosi. Mi piace guardarli, ascoltarli&#8230; sono dei folletti straordinari. Mi piace il loro gusto per i paradossi, per l&#8217;assurdo, mi piace farli ridere&#8230; Non ho mai cercato di fare le-belle-illustrazioni, ma figure curiose, buffe, tenere, che esprimano emozioni, sentimenti&#8230; che accompagnino il testo assecondandolo, a volte, e a volte contrastandolo.<br \/>\nNon sono mai veramente soddisfatta di quello che ho fatto, e spero sempre di migliorare, riscattarmi, con il lavoro successivo&#8230;<br \/>\nCerco di mantenere la spontaneit\u00e0 del gesto nel segno&#8230;<br \/>\nE poi, i libri. Mi piacciono come oggetti. Mi piace progettarli, tenendo conto del numero di pagine, del tipo di carta, del formato. E, soprattutto, mi piace giocarci un po&#8217;, con pieghe, buchi, finestre, sorprese&#8230;&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di punta, leggera &#8211; Di tacco, profonda di Giusi Quaregni Premio Battello a vapore 1997 Giulia, una cosa simile non posso proprio fartela, e neppure posso lasciare che l&#8217;arcigna minaccia si avveri&#8230; &#8220;uno studio retrospettivo della sua (tua) carriera sul catalogo illustratori dell&#8217;anno prossimo&#8221;. Questo. Sta scritto proprio cos\u00ec sul n. 17 di LeggendoLeggendo. 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