web Archives - Filastrocche per tutti in Filastrocche.it https://www.filastrocche.it/t/web/ Filastrocche e tanto altro per tutta la famiglia Fri, 24 Oct 2014 11:37:59 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.8.5 Navigare Sicuri: 5 cose che ho capito https://www.filastrocche.it/navigare-sicuri-5-cose-che-ho-capito/ https://www.filastrocche.it/navigare-sicuri-5-cose-che-ho-capito/#respond Thu, 16 May 2013 15:46:37 +0000 https://www.filastrocche.it/?p=7453 L’ultima tappa del tour di Navigare Sicuri è stata Roma, ed essendo anch’io una delle fortunate cittadine della capitale sono andata. Stavolta non dovevo parlare, per cui mi sono accomodata in prima fila insieme a mio figlio tredicenne (per cui perfettamente in target) e mi sono goduta gli interventi, che stavolta erano affidati, oltre all’impareggiabile […]

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L’ultima tappa del tour di Navigare Sicuri è stata Roma, ed essendo anch’io una delle fortunate cittadine della capitale sono andata. Stavolta non dovevo parlare, per cui mi sono accomodata in prima fila insieme a mio figlio tredicenne (per cui perfettamente in target) e mi sono goduta gli interventi, che stavolta erano affidati, oltre all’impareggiabile generale Rapetto, a Carolina Rey, conduttrice del TiGGI per ragazzi di Rai Gulp e a Silvia Tropea, animatrice insieme a Serena Nobili del blog collettivo Genitori Crescono. E mentre li ascoltavo, tra un tweet e l’altro, ho buttato giù qualche riflessione su quello che io ho imparato da questa esperienza.

1. La prima cosa è un’osservazione sui ragazzi. In barba agli studi e alle statistiche sulle generazioni in divenire, una cosa è certa: crescete i ragazzi in un ambiente che li stimoli, che permetta loro di esprimersi, che metta in valore le loro potenzialità e le loro diversità, e avrete persone reattive, attente, consapevoli, portate ad emozionarsi, a farsi coinvolgere e ad agire. Non credo che servano altre ricette, serve casomai estendere questa possibilità a tutti, non solo ai privilegiati.

2. “Per parlare ai ragazzi bisogna essere chiari, diretti e divertenti.” Questa grande verità è di Carolina Rey, che è intervenuta  ieri e che si comunicazione con i più piccoli se ne intende. Ai ragazzini non si mente, è inutile, ti “sgamano” subito. Bisogna essere onesti, e trovare l’approccio ludico giusto. Che poi è il segreto di ogni apprendimento.

3. Il web è un mondo intero, e il fatto che sia virtuale è una sua qualifica, non deve intendersi come riduttivo. Ciò che mi ha colpito di più in questi mesi è stato il concetto di cittadinanza del web, ribadito più  volte da Rapetto. Bisogna imparare ad abitare il web come si abita un paese, cercando di dare il meglio di sé, di partecipare e contribuire, di aiutare gli altri, di esercitare diritti e doveri, imparando le regole di buon vicinato e i limiti del nostro ego.

4. Il web permette di esprimere se stessi, di abbattere confini culturali e materiali. Non servono conoscenze o raccomandazioni per condividere con gli altri quello che ci piace e che sappiamo fare. Insegnare “a fare” sul web mi sembra l’approccio più sano, quello che protegge da abusi ed eccessi. Ed è un approccio da perseguire a tutti i livelli, dai più piccoli agli adolescenti.

5. Ultimo, ma non ultimo per importanza, sono convinta che un progetto come Navigare Sicuri sarebbe utile anche per gli adulti. Non solo tu temi come la sicurezza o il furto di identità, ma anche le regole di buon comportamento e la gestione delle emozioni sul web. Vedo troppe persone della mia generazione che non riescono a sfruttare le potenzialità della rete, o usano i social network con meno maturità dei preadolescenti. Credo che insegnare ai genitori e agli insegnanti trattandoli come utilizzatori prima ancora che come referenti adulti di nativi digitali potrebbe essere una chiave di sviluppo interessante.

Anna Lo Piano

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NavigareSicuri arriva a Roma per la tappa finale del Tour 2013 https://www.filastrocche.it/navigaresicuri-arriva-a-roma-per-la-tappa-finale-del-tour-2013/ https://www.filastrocche.it/navigaresicuri-arriva-a-roma-per-la-tappa-finale-del-tour-2013/#respond Mon, 13 May 2013 07:14:32 +0000 https://www.filastrocche.it/?p=7247 Arriva a conclusione il tour di NavigareSicuri di quest’anno, e per l’ultima tappa si ferma a Roma. Giovedì 15 maggio alle ore 11.00 l’appuntamento è al Convitto Vittorio Emanuele II presso l’Auditorium di via Marcello Prestinari 8 (zona Viale Mazzini) con ospiti d’eccezione. Oltre al generale Rapetto, presenza fissa ed irrinunciabile del tour , sul […]

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Arriva a conclusione il tour di NavigareSicuri di quest’anno, e per l’ultima tappa si ferma a Roma.

Giovedì 15 maggio alle ore 11.00 l’appuntamento è al Convitto Vittorio Emanuele II presso l’Auditorium di via Marcello Prestinari 8 (zona Viale Mazzini) con ospiti d’eccezione.

Oltre al generale Rapetto, presenza fissa ed irrinunciabile del tour , sul palco di NavigareSicuri ci saranno Carolina Rey,  conduttrice del TIGGì Gulp, e Silvia Tropea, fondatrice e animatrice, insieme a Serena Nobili, del blog collettivo per famiglie Genitori Crescono.

Insieme si toccheranno i vari temi affrontati quest’anno (sicurezza in internet, adescamento online, cyberbullismo, privacy, furto di identità, dipendenza da internet).
Ovviamente ci sarò anch’io, accompagnata per l’occasione anche da mio figlio tredicenne.

Non perdetevi questo appuntamento, ogni volta c’è davvero tanto da imparare.

Io vi aspetto giovedì, ci vediamo a Roma!

Anna Lo Piano

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A Cagliari con Navigare Sicuri per parlare di legalità e web https://www.filastrocche.it/a-cagliari-con-navigare-sicuri-per-parlare-di-legalita-e-web/ https://www.filastrocche.it/a-cagliari-con-navigare-sicuri-per-parlare-di-legalita-e-web/#respond Fri, 03 May 2013 10:59:17 +0000 https://www.filastrocche.it/?p=6993 Musica, film, libri, informazione: sul web è tutto gratis o ci sono dei limiti? Cosa vuol dire creative commons? Scaricare un film è come rubare? E vederlo in streaming? Parlare di legalità sul web vuol dire affrontare un modo diverso di intendere la condivisione della cultura, riflettere sul concetto di proprietà intellettuale e dei nuovi […]

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Musica, film, libri, informazione: sul web è tutto gratis o ci sono dei limiti? Cosa vuol dire creative commons? Scaricare un film è come rubare? E vederlo in streaming?

Parlare di legalità sul web vuol dire affrontare un modo diverso di intendere la condivisione della cultura, riflettere sul concetto di proprietà intellettuale e dei nuovi stili di produzione artistica.
E chi meglio di un gruppo musicale può affrontare questo argomento con degli adolescenti?

Mercoledì prossimo 8 maggio Gué Pequeno dei Club Dogo, un gruppo hip hop, incontrerà i ragazzi della scuola media GB Tuberi in via Venezia 21, a Cagliari, alle 11.30.

Con lui sul palco di Navigare Sicuri ci sarà anche il Generale Rapetto e Cecilia Spanu di FattoreMamma.

Questa volta l’incontro non sarà trasmesso in streaming, ma il video sarà comunque disponibile nei giorni seguenti sul sito di Navigare Sicuri.

Anna Lo Piano

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Cinque semplici trucchi per non farsi dire dai genitori che si sta troppo tempo al computer https://www.filastrocche.it/cinque-semplici-trucchi-per-non-farsi-dire-dai-genitori-che-si-sta-troppo-tempo-al-computer-piu-uno/ https://www.filastrocche.it/cinque-semplici-trucchi-per-non-farsi-dire-dai-genitori-che-si-sta-troppo-tempo-al-computer-piu-uno/#respond Mon, 22 Apr 2013 08:13:35 +0000 https://www.filastrocche.it/?p=6773 In teoria sembra tutto facile. Anche parlare ad un gruppo di pre-adolescenti (traduco: gruppo di ragazzini di 12 /13 anni) di dipendenza da internet. In teoria dicevo, però, perché quando un adulto si rivolge ad un pubblico di quell’età il rischio è sempre quello di far la parte dell’insegnante/genitore che ammonisce, e loro di ammonizioni […]

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In teoria sembra tutto facile. Anche parlare ad un gruppo di pre-adolescenti (traduco: gruppo di ragazzini di 12 /13 anni) di dipendenza da internet. In teoria dicevo, però, perché quando un adulto si rivolge ad un pubblico di quell’età il rischio è sempre quello di far la parte dell’insegnante/genitore che ammonisce, e loro di ammonizioni ne hanno già abbastanza.

Mi sono fatta allora un esame di coscienza.
Io, che lavoro sul web e con il web, cosa ho imparato dalla mia esperienza?  Non ho rischiato io stessa di abusarne, fino a perdere il senso del tempo, ad utilizzare male le mie energie e anche a scivolare in comportamenti compulsivi, come verificare la posta due secondi dopo avere aperto gli occhi al mattino (e a volte senza neanche averli aperti del tutto?)
Come ha ben spiegato durante l’incontro di Firenze di NavigareSicuri il professor Federico Tonioni, che lavora nell’ambulatorio dedicato all’Internet Addiction Disorder del Policlinico Gemelli di Roma, tra l’abuso e la dipendenza vera e propria c’è comunque un confine, che però bisogna evitare di superare grazie alla prevenzione e ad una sana consapevolezza.

Fino a qua ci siamo.
Ma come si fa a capire qual è il confine, convincersene, convincere i nostri figli e trovare una soluzione alternativa e condivisa? Non è facile, io stessa mi ritrovo a sgolarmi più volte al giorno dicendo  le cose orrende che dicono tutti i genitori, tipo basta con quel computer, ora spegni, esci, hai fatto i compiti? Prima ti rifai il letto e poi giochi.
Da questa auto-osservazione antropologica ne ho tirato fuori qualche spunto, ad uso dei ragazzi in primo luogo, e dei genitori per diretta conseguenza.

Si tratta di semplici trucchi per non farsi urlare dietro, stare on line in santa pace, e crescere bene lo stesso (e anche meglio).

1. Il primo trucco si chiama la giustificazione del “lo faccio per lavoro”. Io per lavoro mando mail, chiacchiero su FB, mando tweet e mi esalto per un like. “Fanno come le ragazzine” ha detto un tipetto sveglio seduto dietro me e Jolanda, vedendoci smanettare sui cellulari. Giustificarsi con i propri genitori del fatto che c’è gente che sta su FB per lavoro può zittirli per un po’, fino a quando ti chiedono schifati “ma che razza di lavoro è?”. E come dargli torto?. Hanno ragione almeno quanto ne hanno i miei figli quando mi impongono di alzarmi dalla sedia ed andare a tavola a mangiare, che si è fatta una certa.

2. Il secondo trucchetto consiste nel provocare nel genitore una profonda immedesimazione col nativo digitale, ricordandogli le storie che gli venivano fatte quando passava ore al telefono il pomeriggio. Anche questo però è un trucco a tempo determinato (massimo 10 minuti). Il genitore tipo infatti tende a rimuovere questi ricordi sgradevoli e poi nessuna generazione è riuscita a considerare davvero normale e degna di stima quella l’ha seguita.

3. Il terzo consiste nel trovare un codice condiviso per gli stadi di reciproca insofferenza. Si può avere un livello uno per “ok, hai aperto Fb ma hai da fare storia e matematica, mi raccomando”, un livello 2 per “ti do ancora un quarto d’ora e poi se non chiudi quell’affare comincio ad innervosirmi”, e un livello 3 per “chiudi immediatamente altrimenti vengo lì e ti spacco la tastiera (o ti levo il cellulare per sempre)”. Non risolve il problema ma almeno evita le frasi tipo “questa casa non è un albergo”  che ogni volta che le pronunci ti escono 20 nuovi capelli bianchi.

4. Il quarto si chiama trucco del pomodoro. L’ho imparato da gente più brava ed esperta di me. Consiste nel darsi un tempo per le cose, facendosi aiutare da un timer da cucina (magari proprio a forma di pomodoro) o da una sveglia. Basta che suoni però, ricordandoci che abbiamo mezz’ora per fare i compiti, almeno i più importanti, prima di dedicarci a quello che ci piace davvero.

5. Il quarto, più difficile, consiste nell’acquisire coscienza dei propri stati d’animo. Se dopo aver passato qualche ora su internet ci sentiamo carichi, con idee e voglia di fare, è tutto ok, ma quando cominciamo a non avere più voglia di fare niente, ci sentiamo stanchi e svogliati, ci sembra di non aver scambiato niente con gli altri e non abbiamo neanche voglia di farlo, allora vuol dire che qualcosa non va. Che nella nostra giornata ci è mancato qualcosa. Non si tratta di eliminare internet, ma di trovare fuori da lì le risposte ai nostri malesseri. Diamoci una scrollata e usciamo, cerchiamo interessi diversi, reali e non virtuali.

L’ultimo trucco invece riguarda i genitori. Quella che stiamo vivendo è una rivoluzione antropologica. La possibilità di scambiare informazioni ed emozioni in modo così rapido e virtuale ci pone davanti a delle sfide. Capire come comportarsi attingendo solo alla nostra esperienza non basta, come non basta dare limiti. Non sarà un maggior controllo o clausole sul tempo a risolvere ogni cosa. La cosa più importante è mantenere un contatto costante con i ragazzi, che in questa fase devono allontanarsi, entrare in conflitto ed in confronto polemico con noi, ma hanno bisogno di far ritorno al nido (anche se solo quando vogliono loro, questo è chiaro).
Accompagnarli a questa età non vuol dire guidarli mano nella mano, ma camminare a debita distanza, con occhi e orecchie attente, pronti a meravigliarsi di tutto quello che sono, al di là di ogni nostra immaginazione.

Anna Lo Piano

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Navigaresicuri a Firenze per parlare di dipendenza da Internet https://www.filastrocche.it/navigaresicuri-a-firenze-per-parlare-di-dipendenza-da-internet/ https://www.filastrocche.it/navigaresicuri-a-firenze-per-parlare-di-dipendenza-da-internet/#respond Mon, 15 Apr 2013 08:00:31 +0000 https://www.filastrocche.it/?p=6603 Passare ore davanti al computer perdendo la cognizione del tempo, appassionarsi ad un gioco on line come se fosse vero, chattare serate intere, sono comportamenti normali o devono destare preoccupazione? Quand’è che si passa dal piacere all’abuso, dall’ossessione alla vera e propria dipendenza da internet? Se ne parlerà a Firenze nell’ambito del progetto NavigareSicuri mercoledì […]

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Passare ore davanti al computer perdendo la cognizione del tempo, appassionarsi ad un gioco on line come se fosse vero, chattare serate intere, sono comportamenti normali o devono destare preoccupazione?
Quand’è che si passa dal piacere all’abuso, dall’ossessione alla vera e propria dipendenza da internet?

Se ne parlerà a Firenze nell’ambito del progetto NavigareSicuri mercoledì 17 aprile insieme al generale Umberto Rapetto e al dott. Federico Tonioni, psichiatra e responsabile dell’ambulatorio dedicato all’Internet Addiction del Policlinico Gemelli, e autore di “Quando internet diventa una droga”, Einaudi 2011.

L’appuntamento è alle 11 presso la Scuola Media Beato Angelico, in via Leoncavallo 12.

In questa tappa ci sarò anch’io, in trasferta da Roma, per raccontare la mia esperienza di utilizzatrice “intensa” del web, alle prese con utilizzatori adolescenti altrettanto “intensi”.

Se riuscirete ad esserci, sarò felice di incontrarvi di persona.
L’appuntamento per tutti gli altri invece è sul sito di NavigareSicuri con la diretta streaming.
A mercoledì, allora!

Anna Lo Piano

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“Mandami una foto senza maglietta”. Il sexting tra voyeurismo e bisogno d’amore. https://www.filastrocche.it/mandami-una-foto-senza-maglietta-il-sexting-tra-voyeurismo-e-bisogno-damore/ https://www.filastrocche.it/mandami-una-foto-senza-maglietta-il-sexting-tra-voyeurismo-e-bisogno-damore/#respond Thu, 11 Apr 2013 09:53:30 +0000 https://www.filastrocche.it/?p=6591 “Ai nostri tempi quando facevi un viaggio, o una gita, scattavi le foto, poi portavi il rullino in laboratorio per farlo sviluppare, sceglievi le foto da stampare e poi invitavi gli amici (o qualche malcapitato) a vederle con te”. In questo ricordo di Daniel Giunti, psicoterapeuta e sessuologo, durante l’incontro di NavigareSicuri a Bologna, sta […]

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“Ai nostri tempi quando facevi un viaggio, o una gita, scattavi le foto, poi portavi il rullino in laboratorio per farlo sviluppare, sceglievi le foto da stampare e poi invitavi gli amici (o qualche malcapitato) a vederle con te”.
In questo ricordo di Daniel Giunti, psicoterapeuta e sessuologo, durante l’incontro di NavigareSicuri a Bologna, sta il senso di una rivoluzione antropologica avvenuta nel giro di pochi anni e così in fretta da non avere il tempo di esserne coscienti.

A parte il fatto che questi sono ancora i “nostri tempi”, è vero che noi non nativi digitali siamo cresciuti con l’idea che per riuscire a comunicare fosse normale trovare prima un telefono da cui chiamare, o fare la fila per il nostro turno all’apparecchio, o imbustare una lettera ed attendere poi la risposta sbirciando nella buca delle lettere. E siccome siamo dei meravigliosi ”flessibili digitali” ci siamo subito abituati alle novità tecnologiche, e ritornare oggi ai tempi dilatati di appena vent’anni fa (ma anche 10 o 5 o semplicemente 1) ci sembrerebbe una gran tortura.

C’è però una cosa che in questo meraviglioso cambiamento rischiamo di avere perso per sempre, ed è la sana abitudine di aspettare prima di rispondere ad un post, mandare un tweet, un messaggio, una foto. Insomma, il buon vecchio “conta fino a 10 prima di parlare” non ha perso la sua ragione d’essere.

Se l’immediatezza che contraddistingue la nostra epoca rischia di fare inciampare in qualche trappola noi bradipi della comunicazione, immaginiamo cosa può fare nel caso di adolescenti in crescita,  che nel riconoscimento da parte del gruppo e nella condivisione stanno formando la propria identità, anche sessuale.

Anche l’approccio con la sessualità è cambiato dopo internet. Nell’età in cui il corpo cambia, la curiosità di scoprire se stessi e gli altri, di ricevere l’approvazione degli altri, di sentirsi rassicurati sul proprio aspetto fisico, i ragazzi (e spesso anche alcuni adulti, che forse da quella fase non  sono mai usciti) ad usare la tecnologia in modo esibizionista o voyeuristico.
Il sexting è una delle espressioni possibili di questa curiosità sessuale, che consiste nel diffondere messaggi o foto di contenuto sessuale. Spesso sono proprio gli stessi adolescenti, soprattutto ragazze, che si fanno le foto con l’autoscatto e le inviano ad un fidanzatino, un amico, un gruppo ristretto di persone pensando che il proprio gesto non avrà alcuna conseguenza.
Secondo le statistiche lo si fa per scherzo, o per fare piacere al proprio partner, per “fargli un regalo”, e spesso purtroppo anche in cambio di qualcosa, magari la ricarica di un cellulare. Il corpo così diventa merce di scambio, materiale ma anche e soprattutto affettiva. Le foto, una volta inviate, possono essere mostrate, condivise, esibite per dimostrare la propria virilità, l’appartenenza al gruppo, la sensazione di dominare.

In questa luce la strategia più efficace rimane la prevenzione. E’ necessario che i ragazzi abbiano fin da piccoli un’educazione sessuale adeguata, che imparino a conoscere il proprio corpo e a dargli il valore che merita, per pretendere il rispetto dagli altri.

Una volta che i ragazzi si trovano in difficoltà, però, la cosa peggiore da fare è rifugiarsi in un “te l’avevo detto” o in un rimprovero senza scampo. Un adolescente che chiede aiuto ad un adulto, genitore od insegnante che sia, è già in una situazione di fragilità, non cerca giudizi ma ascolto. Lo spazio e il tempo per un reciproco ascolto, per quanto difficile da ritagliare in mezzo ai ritmi frenetici in cui viviamo,  è fondamentale nella relazione tra genitori e figli adolescenti. In questa fase le trasformazioni sono tante che può capitare d’un tratto di percepirsi come estranei, e si ha bisogno di ricominciare a conoscersi e ad accettarsi, senza giudizi e senza pregiudizi.

Anna Lo Piano

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Navigaresicuri a Bologna per parlare di sexting https://www.filastrocche.it/navigaresicuri-a-bologna-per-parlare-di-sexting/ https://www.filastrocche.it/navigaresicuri-a-bologna-per-parlare-di-sexting/#respond Fri, 05 Apr 2013 06:00:46 +0000 https://www.filastrocche.it/?p=6571 Il Tour di Navigare Sicuri riprende il suo viaggio lungo la penisola e si appresta ad arrivare a Bologna. Il 10 aprile, alle 11 gli esperti del web saranno alla scuola media Irnerio di via Finelli 2 per discutere con ragazzi, famiglie ed insegnanti di un tema molto delicato, quello del sexting. A spiegarci che […]

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Il Tour di Navigare Sicuri riprende il suo viaggio lungo la penisola e si appresta ad arrivare a Bologna.
Il 10 aprile, alle 11 gli esperti del web saranno alla scuola media Irnerio di via Finelli 2 per discutere con ragazzi, famiglie ed insegnanti di un tema molto delicato, quello del sexting.

A spiegarci che cos’è e come possiamo affrontarlo ci sarà lo psicoterapeuta e sessuologo Daniel Giunti, autore tra l’altro di un bel blog su Style.it dal titolo Le risposte del sesso, dedicato alle domande più frequenti, alle curiosità, ai tabù, ai falsi miti da sfatare sulla sessualità.

Sarà presente anche Francesca Sanzo, blogger molto conosciuta in rete ed esperta di web e comunicazione digitale, che condividerà con i partecipanti la sua esperienza professionale  e personale, anche come mamma di nativa digitale.

Per chi non potrà essere presente all’incontro vi ricordiamo che sarà possibile seguire la diretta via streaming o rivedere il video nei giorni successivi sul sito di NavigareSicuri.

In quanto a me, vi racconterò come è andata subito dopo, come sempre qui, sul blog di Filastrocche.it

Anna Lo Piano

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E’ una questione privata. Privacy e identità sulla rete https://www.filastrocche.it/e-una-questione-privata-privacy-e-identita-sulla-rete/ https://www.filastrocche.it/e-una-questione-privata-privacy-e-identita-sulla-rete/#respond Thu, 14 Mar 2013 10:35:12 +0000 https://www.filastrocche.it/?p=6481 Ho vissuto l’adolescenza durante gli anni ‘80, epoca che secondo i miei figli si trova più o meno tra il siluriano ed il giurassico.  In questa età aracaica, pre-web e anche pre-cellulare, in cui il massimo del trend era avere amici di penna e per chiamarsi si usava il citofono, prima o poi imparavi una […]

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Ho vissuto l’adolescenza durante gli anni ‘80, epoca che secondo i miei figli si trova più o meno tra il siluriano ed il giurassico.  In questa età aracaica, pre-web e anche pre-cellulare, in cui il massimo del trend era avere amici di penna e per chiamarsi si usava il citofono, prima o poi imparavi una regola fondamentale della vita: se volevi mantenere un segreto era meglio non raccontarlo a nessuno. Lo imparai a mie spese il giorno che la mamma di una mia compagna di scuola rivelò davanti a tutti il nome del ragazzo che mi piaceva. Ovviamente era presente anche lui.

Ora, anche se a 14 anni un fatto del genere può farti sprofondare in un baratro di vergogna dal quale pensi di non poter riemergere mai più, poi riemergi, sopravvivi e ti fai anche due risate. Ma non tutti i segreti sono così leggeri. E poi un conto sono le parole ed un altro le foto, i messaggi, le dichiarazioni scritte.

Ovvero quello che affidiamo quotidianamente alla rete.
Proprio di questi argomenti, ovvero privacy e identità sulla rete, si è parlato nei giorni scorsi all’incontro tenutosi a Palermo, tappa del tour NavigareSicuri.

Quasi senza accorgercene lasciamo tracce di noi ovunque, indizi che permettono agli altri di sapere molte cose di noi, dai nomi dei nostri familiari a quello del nostro gatto, dalle scuole frequentate a dove abbiamo passato le vacanze. E questi altri che sanno sono tanti, e sicuramente molti di più di quelli che immaginiamo. E’ come se dessimo loro la possibilità di guardarci da una finestra, e di indovinare di noi più di quello che vorremmo.

La soluzione non può essere quella di rinunciare a condividere. Sarebbe stravolgere un elemento che fa parte della nostra epoca e rinunciare a questa meravigliosa opportunità di apertura. Ma almeno che lo si faccia consapevoli, ricordando che quello che non vuoi far sapere a nessuno non lo devi dire a nessuno.

La privacy in fondo non è che questo, la tutela di una sfera intima, privata, delle emozioni prima ancora che delle informazioni, che bisogna imparare a tutelare. Esattamente come nella vita reale a poco a poco si impara a destreggiarsi tra lavoro e casa, tra comitive e amici del cuore, tra flirt e grandi amori, tra baraonde e silenzi.

Ma non è solo una questione di emozioni.

La nostra privacy va tutelata anche dalle intrusioni volontarie di chi cerca di carpire informazioni per agire ai nostri danni. Gianluca Neri, autore multiforme e utilizzatore creativo della rete della prima ora, sa come creare il silenzio in sala. Annuncia ai ragazzi che spiegherà come chiunque può scoprire in poche semplici mosse la password del suo cellulare, risalendo alle informazioni personali attraverso le sue tracce lasciate in giro nei vari siti, da Linkedin a Facebook fino a Flickr, fino a siti che sono in grado di ricostruire gli alberi genealogici. Che fare per proteggersi? Alcune regole semplici sono usare password complicate, evitare di utilizzare nomi di amici e parenti, imparare a mentire quel tanto che basta a non rivelare i dati più sensibili (come la data di nascita), evitare di informare tutti di ogni nostro più piccolo spostamento.

Ma quella più importante è sempre la stessa. Pensare sempre, prima di scrivere, postare, pubblicare e condividere foto e informazioni, se vogliamo davvero che quella cosa smetta di essere solo nostra, per diventare di tutti.

Anna Lo Piano

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Navigare Sicuri a Palermo: privacy e furto di identità https://www.filastrocche.it/navigare-sicuri-a-palermo-privacy-e-furto-di-identita/ https://www.filastrocche.it/navigare-sicuri-a-palermo-privacy-e-furto-di-identita/#respond Mon, 11 Mar 2013 14:38:35 +0000 https://www.filastrocche.it/?p=6441 “Vedi, Damian. Il punto è questo. Esiste una dimensione pubblica della vita, in cui ciascuno di noi sceglie quale lato di sé presentare. E poi esiste una dimensione privata, dove necessariamente siamo quello che siamo. A prescindere dalla nostra volontà. Ma la condivisione della dimensione privata deve essere una scelta – per esempio, la scelta […]

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“Vedi, Damian. Il punto è questo. Esiste una dimensione pubblica della vita, in cui ciascuno di noi sceglie quale lato di sé presentare. E poi esiste una dimensione privata, dove necessariamente siamo quello che siamo. A prescindere dalla nostra volontà. Ma la condivisione della dimensione privata deve essere una scelta – per esempio, la scelta che fanno due amici, o due persone che si amano. Capisci cosa intendo?”.

Con queste parole, nel racconto Iniziazione di Martino Gozzi, un padre che non ti aspetti (lo scoprite alla fine del racconto chi è e non vi voglio togliere la sorpresa) spiega al figlio cos’è la privacy anche su internet.

A spiegarlo a noi, genitori e figli, mercoledì 13 marzo alle 11, saranno il Gen. Rapetto, “sceriffo della rete”, per anni alla guida del GAT – Gruppo Anticrimine Tecnologico della Guardia di Finanza, Gianluca Neri, blogger di Macchianera e Marcella Agnone, mamma blogger di MelaeZenzero.

L’incontro si svolgerà presso l’Educandato statale Maria Adelaide a Palermo in corso Calatafimi 86.
Se abitate a Palermo potete venire ad assistere all’incontro di persona, altrimenti potete seguirlo in streaming dal sito di Navigare Sicuri.

Noi intanto ci prepariamo a raccontarvi come è andata. A presto!

Anna Lo Piano

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Attenti al cyberlupo https://www.filastrocche.it/attenti-al-cyberlupo/ https://www.filastrocche.it/attenti-al-cyberlupo/#respond Thu, 07 Mar 2013 14:14:35 +0000 https://www.filastrocche.it/?p=6429 Quando la mamma mandò Capuccetto Rosso a portare la merenda alla nonna, sapeva bene che lungo la strada avrebbe potuto incontrare il lupo. E ovviamente le fece le dovute raccomandazioni. “Non fermarti a parlare con gli sconosciuti” disse. “E come no!” pensò Cappuccetto “e allora che ci vado a fare in giro?”. Ecco, se volessimo […]

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Quando la mamma mandò Capuccetto Rosso a portare la merenda alla nonna, sapeva bene che lungo la strada avrebbe potuto incontrare il lupo. E ovviamente le fece le dovute raccomandazioni. “Non fermarti a parlare con gli sconosciuti” disse. “E come no!” pensò Cappuccetto “e allora che ci vado a fare in giro?”.

Ecco, se volessimo trovare un modo di parlare ai ragazzini di come relazionarsi in rete si potrebbe partire dalla favola popolare, che come tutte le favole esemplifica attraverso le immagini verità di fondo sulla vita, la nostra psiche e il percorso di crescita.

Diventare grandi, si sa, passa necessariamente dalle scoperte e dagli errori.

Tenere a casa i figli, invece di mandarli in giro nei boschi a fare esperienza, a lungo termine non serve a proteggerli. Prima o poi un lupo lo incontrano, e quando questo accade possiamo sperare che il lupo non sia troppo grosso, ma soprattutto che loro siano abbastanza preparati a riconoscerlo.

Nella pre-adolescenza, (età che tende sempre più ad anticiparsi, a volte preadolescenti sono anche i bambini di quinta elementare) 3 ragazzini su 4 vanno su internet per soddisfare le loro curiosità sessuali, e la metà delle ragazzine. Soddisfare le proprie curiosità sessuali vuol dire prima di tutto sapere, e internet è facile, veloce, e dà la sensazione di essere al riparo dietro uno schermo, permettendo di affrontare un tema scabroso senza mettere in gioco le proprie insicurezze.

Marco Rossi, sessuologo e psicoterapeuta, ne ha parlato durante l’incontro di Navigare Sicuri  che si è tenuto a Napoli nei giorni scorsi e ha descritto bene quali sono le tappe dell’adescamento on line, un tema che è di straordinaria attualità.

Il primo approccio appare sempre casuale (come non pensare al lupo che “passava di là”?) e attenzione, non avviene solo su FB. I bambini sono fin da piccoli esposti alle relazioni on line, basti pensare ai giochi sulle varie piattaforme, ai tablet e ai telefoni, che ormai sono sempre “social”, ovvero permettono di entrare in contatto con sconosciuti, tramite avatar.
Poi “il lupo” cerca di avere la fiducia e scambia alcune informazioni, in modo da sapere come muoversi liberamente senza temere di venire scoperto (Dove vai bella bambina? Sei sola? Dove abita la nonna?).

Spesso chi adesca non si presenta per come è. Mente sull’età, sulla professione, sull’aspetto fisico, per apparirci familiare e degno di fiducia, esattamente come il lupo si traveste da nonna. E cerca di creare un rapporto di esclusività con la vittima, che tende ad isolarsi. Poi comincia a chiedere un contatto sessuale, prima on line, poi dal vivo. E a questo punto diventa meno simpatico.

Per distinguere i rapporti giusti da quelli sbagliati (e non solo on line, potremmo usare la dritta anche noi adulti)  Marco Rossi usa una sigla musicale – Rap – le cui iniziali stanno per Rispetto, Affetto e Protezione. Quando una di queste caratteristiche viene meno bisogna stare attenti, ma non sempre è facile. A questa età si sperimenta, si cercano conferme, spesso l’illusione di aver trovato qualcuno che finalmente ci capisce, ci cerca e ci apprezza per come siamo non ci fa essere obiettivi. E parlare di queste cose con gli adulti non è facile. Basta vedere come fioccano le battute e gli atteggiamenti di superiorità e sbruffonaggine ogni volta che si nomina un argomento legato al sesso per capire quanto sia difficile affrontare questo tema con i ragazzi.

Per questo è importante tenere sempre aperto un canale di comunicazione, che non vuol dire pretendere di sapere tutto, ma cercare di sapere quando serve.
Siamo cyber cacciatori o no?  Quindi teniamo gli occhi aperti su certi segnali, come il passaggio da un benessere simile all’innamoramento all’eccessivo isolamento. E manteniamo costante il contatto con la realtà.

Il web è una grande opportunità, ma è la vita reale quella che fa crescere davvero.

Anna Lo Piano

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