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"FataRicotta" si recita
"il Rinoceronte" si balla
"la Ranocchia" si mima
"La mamma bella bella" si canta
"All'Asilo" si va
"Pensa Pottone" si dondola
"Serenella" …
"Silenzio" si respira
"La Donnina" semina grano
La filastrocca è il primo contatto con il mondo.
"E' sulle ginocchia della mamma, accompagnato da una filastrocca, che il bambino tenta il suo primo viaggio alla scoperta del mondo, prima affascinato dalle cose, poi spaventato dalla loro terribile incomprensibilità.La Filastrocca è arbitraria come può esserlo la vita, ma rigida nello schema e nei confini come appunto è la vita stessa."
In pochi versi, ritmati e cadenzati, la filastrocca è capace di raccontare tutto un mondo, un mondo che a noi adulti può apparire fantastico, ma che invece ai bambini racconta la cruda realtà. Eppure la filastrocca è anche capace di rappresentarla con leggerezza e gioia.
E' questo che unisce la filastrocca all' operatore sanitario, cioè a chiunque desideri lavorare per la Salute: "Non nascondere mai dolore, malattia e morte, ma trasformarli in leggerezza".
La filastrocca può essere definita come un fondamentale atto terapeutico: un
farmalibro.
La Pillola dell'Obbedienza
Il Ministero della Salute, tra le prime dieci regole per i nostri bambini,indica: 'raccontare favole e filastrocche'.
In questa richiesta ci sono varie ragioni, non ultima è la apparizione di un nuovo farmaco: "la pillola dell'obbedienza."
Negli USA è stata diagnosticata una nuova malattia infantile, una sorta di sindrome depressiva unita ad eccessiva iperattività. Tale malattia viene curata, per protocollo, con una pillola che è una mistura di un tranquillante minore a un antidepressivo, in pratica una sorta di Tavor e Prozac. E' la famosa 'pillola dell'obbedienza',recentemente registrata anche in Italia.
Il problema maggiore non è il danno farmacologico, peraltro non trascurabile, ma il fatto che in questo modo il disagio non verrà mai espresso, e quindi elaborato, metabolizzato, superato. La domanda sorge spontanea: Cosa potrà succedere quando il bambino diventa adolescente e potrà esplodere?
"I bambini di oggi non dispongono di uno spazio protetto per il loro sviluppo. Senza alcun filtro essi sono esposti agli sconvolgimenti sociali, politici, ed anche ecologici, che devono accettare ed elaborare esattamente come gli adulti."
In campo sanitario le indagini rivelano come già in bambini adolescenti siano riconoscibili problemi di salute che in precedenza erano conosciuti solo agli adulti.
"Quella dei bambini é l'unica fascia di popolazione in cui lo stato di salute sia andato enormemente peggiorando negli ultimi venti anni."
Mentre in passato le classiche malattie infantili erano rappresentate da morbillo e parotite, oggi molti bambini soffrono di esaurimento, nervosismo, agitazione, disturbi alle vie respiratorie e all'apparato digerente, cattiva digestione e turbe del sonno, allergie... "che chiaramente hanno un qualche legame con l'eccessivo sforzo cui é sottoposto l'intero sistema immunitario … Spesso legati a stanchezza, irritabilità, stress, paura e senso di solitudine."
"I bambini reagiscono così ad un ambiente determinato dagli adulti, che suscita in loro paura e spavento e, di conseguenza, aggredisce il loro sistema immunitario.…."
Le paure dei bambini
I bambini hanno tanta paura,hanno le stesse nostre paure ed altre tutte loro.
[….] Sentono la radio che parla di morti e feriti, vedono in TV catastrofi, bimbi che hanno fame, incidenti, cadaveri… Loro non possono rendersi conto del 'dove' e 'quando', non sanno nulla di geografia o statistica, tutto lo riguarda, tutto gli accade vicino, ed hanno paura.
Anche loro hanno paura del proprio corpo, dei pensieri, degli altri, del diverso, del futuro, di restare da soli, soprattutto hanno paura dell'abbandono, della separazione dai genitori, che è il loro modo di sentire la morte. [….]
La filastrocca, come la favola, parla di paura: "I galletti che cantano forte, volta la carta e si vede la Morte. La Morte che uccide la gente, volta la carta e non si vede più niente." Ma lo fa con leggerezza, con un ritmo di parole che invitano alla calma e ad un sorriso, indicando nel frattempo come superarla.
In essa la paura assume una valenza simbolica: un bosco pieno di pericoli, il lupo cattivo, la strega maligna, o semplicemente il passare sul ponte e non sapere cosa c'è dopo. Ma ecco che arriva il cacciatore, o una mollichina di pane, o una fata, un mago, un topolino e anche i problemi più insolubili sono meravigliosamente risolti.
"La filastrocca e la favola altro non fanno che rappresentare in uno spazio e in un luogo non definito le paure ancestrali di sempre." In esse le paure e le tensioni si affrontano a viso aperto, le avversità e le ingiustizie vengono affrontati a testa alta, con fiducia, e infine si esce sempre vittoriosi. [….]
I bimbi e la televisione
Non ci andrebbe di parlarne, ma un accenno dobbiamo obbligatoriamente farlo, perché oggi si tende a dare troppe responsabilità a questo mezzo, che è un mezzo, e come tale può essere benefico o dannoso, dipende solo da come lo si usa. Anche la TV infatti, proprio come un farmaco, va usata in dosi e tempi opportuni. In realtà le responsabilità dei gravi danni provocati dalla TV sono essenzialmente dei genitori, ai quali nessun mezzo, più o meno tecnologico, potrà mai sostituirsi.
Ma qualcosa dobbiamo dirla, almeno riguardo le filastrocche. Un problema che crea in questo campo l'uso di tv o di video è che questi mezzi propongono immagini, testo, suono, colori… contemporaneamente non lasciando spazio alla fantasia del bimbo. La Biancaneve di Walt Disney ad esempio non è la Biancaneve della favola letta o ancor meglio raccontata, perché nel video ha già un volto, una voce, un sorriso e il bimbo non ha più spazio per dare alla strega o al cacciatore i suoi volti, le sue voci, di rappresentare in essi le sue paure.
La fantasia ha assoluto bisogno dello spazio bianco tra una riga e l'altra, di pause, di vuoti e di silenzi.
Inoltre invitando i genitori a leggere e a raccontare si tende a recuperare un rapporto vocale indispensabile. La diffusione televisiva ha spezzato l'incanto della parola che narra e produce immaginazione, ma anche il rapporto generazionale di un padre, di un nonno,che offre al bambino la metafora della vita.
In più raccontando le nostre storie si spezza il conflitto tra finction e realtà. [….]
Si potrebbe anche creare il problema opposto, che cioè un'immagine reale possa esser interpretata dal bimbo come pura finzione. Si rischia di rompere il rapporto del bimbo con la realtà, con il dolore e la morte, tanto che alcuni possono persino interpretare alcuni suoi atti quasi come effimeri. Il rischio è grave, ma la soluzione è semplice: mai lasciare da soli i bimbi davanti alla TV se non in trasmissioni esclusivamente dedicate a loro e senza pubblicità.
Ecco: se c'è una colpa grave di chi fa informazione televisiva è che ci sono pochi spazi protetti per i bimbi, anzi, se ci sono, ad esempio il cartone delle venti, sono interrotti da spot pubblicitari, oppure, ad esempio, RaiSat Ragazzi, questi sono sul satellite, cioè a pagamento: non è certo questo un atteggiamento che promuove la Salute dei bambini, che eppure è un diritto.
La filastrocca e la Educazione alla Salute
Per far la differenza tra la Tv, giornali e filastrocche c'è ancora una piccola cosa da aggiungere: è una cosa 'tecnica' che riguarda la 'Educazione alla Salute'.
L'Educazione sanitaria è tanto importante da essere stata inserita nell'articolo uno della legge di riforma del '78, tra i principi fondamentali per la Salute, delegandola a medici, farmacisti e insegnanti, ma dimenticando che, comunque sia, i genitori restano i principali 'maestri'.
Purtroppo, nell'ultimo decennio, si è fatta gran confusione tra il concetto di 'informazione' e quello di 'educazione', limitando i vari interventi (con conferenze, documentari, spot, giornali e manuali) ad un mero atto informativo. Si informa, giustamente, su vitamine, integratori, aids, droghe e quant'altro (in farmacia sono apparsi manuali e riviste riguardanti malattie, alimenti ecc.),ma la differenza tra i due concetti resta comunque sostanziale.
L'informazione è la trasmissione che avviene da un 'mittente' ad un 'ricevente', diventa educazione solo quando si favorisce e si ottiene, da parte del ricevente stesso, l'elaborazione e il ritorno del messaggio' ('feed-back'). Solo in questo modo si promuove nel 'destinatario' un comportamento attivo e si instaura un rapporto interpersonale paritario e di fiducia.
Tv, giornali, manuali, manifesti e quant'altro tendono quindi ad un rapporto impersonale e passivo. Con la Tv infatti, a meno che non ci sia la presenza attiva dei genitori, non è possibile interagire e correggere eventuali distorsioni, né tanto meno far crescere quel dialogo che possa adattarsi di volta in volta alle reali necessità del bimbo. Questi non può chiedere 'perché' e dirigere il discorso laddove pensa sia giusto andare.Ma lo abbiamo già detto: la Tv è solo un mezzo, come del resto tutta l'informazione.
Perché allora la filastrocca (come la favola, il romanzo, il quadro… insomma l'arte)è diversa? Semplicemente perché la filastrocca non è immediatamente comprensibile, nasconde sempre un segreto,dentro c'è la richiesta di comunicazione tra 'mittente' e 'ricevente',non si rivolge alla nostra razionalità ma alla nostra 'globalità ', non è mai autoritaria richiede risposte 'filosofiche',invita alla rielaborazione del messaggio, invita 'giocare insieme ': la filastrocca induce ad un "rapporto personale, paritario, bi-direzionale e di fiducia", che è la caratteristica fondamentale della Educazione alla Salute.
L'informazione è un mezzo indispensabile, ma non il fine. Che cosa è allora l'Educazione Sanitaria?
Per dirla con Alessandro Seppilli "è un intervento culturale che tende a modificare consapevolmente e durevolmente il comportamento dell'individuo nei confronti della Salute." Il suo obiettivo quindi non è semplicemente 'informare', ma è quello di promuovere una adeguata 'coscienza sanitaria ', ovvero "la maturità di un individuo capace di operare scelte coerenti e consapevoli nell'interesse della salute propria e altrui".
Per dirla parafrasando Kant:"Ciò che si può insegnare non é la Salute, ma l'attitudine alla Salute"
Una filastrocca, una favola, un disegno, una canzone, una preghiera, una risata e tutta l'arte in genere se inducono alla riflessione, alla consapevolezza e al dialogo per una sana coscienza sanitaria possono definirsi 'educativi', se riescono a prevenire, riabilitare o persino ristabilire un sano equilibrio CorpoMentee Ambiente possono essere definiti 'farmaci' e dispensati in farmacia.
Le caratteristiche 'sanitarie' della filastrocca.
Ritmo, Respiro, Ripetizione, Rito.
E' nel ritmo che la filastrocca trova il suo respiro. I bambini più piccoli, soprattutto i neonati, sono affascinati dal ritmo, probabilmente perché ricorda loro il battito del cuore della mamma, e pur non capendo nulla ti guardano con gli occhi sbarrati e grande attenzione, oppure si lasciano andare alla risacca di quel vocione cupo di papà addormentandoglisi sulla spalla. Ogni filastrocca ha un suo proprio ritmo, che può cambiare a secondo dell'occasione, che può essere anche cantato, e sempre va ricercato, compreso e fatto proprio.
Il significato della filastrocca in realtà interessa noi adulti, al bambino importa poco. A loro serve magari qualche parola chiave da riconoscere e da usare per immaginare e metaforizzare chissà cosa. La filastrocca cresce con lui, vi troverà sempre qualcosa in più, e quando sarà adulto magari la ricorderà, ripetendola con un sorriso, forse pensando a noi, allora la capirà. Per il momento è solo una nenia, dove c'è una parola, insieme ad un suono, e una strana immagine salta su un cavallo bianco e comincia a galoppare dondolandosi verso altri mondi e seguendo il ritmo del suo respiro.
Una filastrocca si respira. Ripetendo i suoi versi si è portati a regolarli con il ritmo della propria respirazione. Lo si sa: non c'è nulla di più salutare e vitale di un sano respiro. Lo facciamo continuamente, da quando siamo nati, quasi senza accorgercene, tanto da dimenticarne l'importanza. Tutti sanno che se non si respira si muore, non tutti che meglio si respira meglio si vive.
Secondo una statistica di Jacopo Fo "il 50% delle persone non riempie i polmoni fino in fondo, l'altro 50% non li svuota fino in fondo", in pratica nessuno sa respirare. Lui esagera, però è vero che ci hanno insegnato a leggere, a scrivere e a far di conto, ma non come si respira. Perché non si respira solo con i polmoni, ma con tutto il corpo, con ogni cellula: si può respirare con la pancia, con l'ombelico, con i polmoni, con la testa… Dice il saggio Zen: "Un mendicante respira con i polmoni, il re respira con gli alluci."
"Il respiro è ciò che ci mette in continuo contatto con l'Universo".Se ci domandassimo che cosa è la 'psiche' ricercandone l'origine scopriremmo che proviene da un verbo antico, 'Psikéin', e che questo significa 'Respirare', ma viene tradotto anche come 'Soffio Vitale' o meglio 'Energia Vitale' (in pratica è il 'Qi' dei cinesi, da dove nasce l'agopuntura).
"Psiche significa respiro. Questo respiro è qualcosa di fisico, che finché l'uomo è in vita vive con lui, ma senza identificarlo perché la psiche non coincide nemmeno con l'io dell'uomo."
Ecco: la filastrocca, con il suo ritmo e il suo respiro è quasi come una preghiera o un mantra: induce ad un rapporto impersonale con il tutto. Un minuto di respirazione profonda apre lo spirito e chiude il cervello, libera il flusso dell'energia vitale, dà forza alle proprie capacità, rende sopportabile la paura, allevia la tristezza, cura il panico, incentiva il buonumore e non a caso si dice: "tirare un sospiro di sollievo".
"Ancora, ancora!" E' questa una classica espressione che il bimbo apprende subito. Quando si fa un gioco che gli piace, quando sente una filastrocca che lo interessa ecco che "Ancora, ancora !"La filastrocca va ripetuta più volte e, come un mantra, come una preghiera, riesce a far si che "il quotidiano sia un brusio al di fuori della finestra."
La filastrocca favorisce il rito. I bimbi lo amano e ne hanno assoluto bisogno. La filastrocca può ben accompagnare dei classici momenti di una giornata facendoli godere come un rito. C'è il rito del risveglio: 'Buongiorno principessa, bentornata al mondo d'oggi…'. C'è il rito della ninna nanna: 'C'è una mamma bella bella, partorisce il cielo in terra…' C'è anche il rito della cacca: "Serenella sul vasetto ha poggiato il suo culetto". Lo Zen consiglia di vivere come un rito il lavare i piatti, disporre i fiori, cucinare, guidare, 'camminare come chi cammina, respirare come si respira'. Vivere serenamente il momento, prendere consapevolezza di se e del mondo, è forse un comportamento filosofico di chi cerca la saggezza, ma è certo attitudine alla salute.
E per finire aggiungo un'altra R: ridere.
Il potere curativo della risata è ormai dimostrato, la comiterapia è già entrata negli ospedali: ridere fa bene alla salute. "Mentre per piangere usiamo 20 muscoli, per ridere ne usiamo più di 60. La risata sollecita le cellule cerebrali e ghiandolari, mobilita il diaframma , tonifica gli intestini, ossigena i polmoni, aumenta la sintesi delle encefaline, aziona la secrezione delle endorfine che rendono vispe le funzioni cellulari e ringalluzziscono il sistema immunitario."
Ridete e fate ridere i vostri figli, la filastrocca può aiutare.
Non dimenticare mai il tono scherzoso o ironico di una filastrocca, non dimenticate che è un gioco e che per i bambini non c'è cosa più seria del gioco. Infine non dimenticate che, anche se solo semplicemente con il tono adatto,ogni favola finisce con la formula del 'vissero felici e contenti…Ridevano come pazzi!'.
Bisogna prendere a volare
Quando 'aspettavo' mia figlia (con terrore, perché non sapevo cosa dirle, cosa avrei potuto mai insegnarle) un'amica maestra mi regalò una poesia che in pratica faceva così: "Molti dicono che è faticoso stare dietro ai figli, bisogna tenerli in braccio per ore, piegarsi, camminare a quattro zampe, stare bassi alla loro altezza. Hanno ragione. Ma hanno anche torto: veramente faticoso è stare in punta dei piedi all'altezza dei loro sentimenti."Da allora, io che son sempre stato un problematico, cominciai a chiedermi: "Ma io sarò capace di imparare?".
Poi un giorno il Piccolo Principe mi consigliò di fare attenzione: "I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta."
I nostri bimbi, i loro riti e le loro filastrocche potrebbero insegnarci "l'agile salto improvviso del poeta-filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza, mentre quella che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva, scalpitante e rombante, appartiene al regno della malattia e della morte, come un cimitero di automobili arrugginite."
"L'agile salto del poeta filosofo…" Roberto Benigni deve aver letto questo passo quando ha scritto "La vita é bella". La sua grande scommessa è stata la scommessa dei leggeri: opporre come difesa alla pesantezza assoluta (all'orrore del nazismo)il coraggio e la leggerezza del gioco.
"Serviva un male assoluto, surreale, indicibile, per descrivere un amore altrettanto assoluto. L'amore é un volo. Ma nasce sempre da un ostacolo. Non dico il fascismo o la guerra tra Montecchi e Capuleti. Basta un sasso, un inciampo. E oplà, c'é il salto, si vola. O che si salti la morte o che si salti un tavolino, bisogna prendere a volare."
Ed eccoci qui: genitori, insegnanti, medici o farmacisti, pittori, scrittori, cantanti o saltimbanchi, se vogliamo operare per la salute, di fronte alla malattia, al dolore, alla paura, alla morte, non possiamo far altro che opporre un approccio di leggerezza:"Sovvertire il clima del dolore, pur senza mai negare il dolore stesso, bensì rovesciandolo in filastrocca."…. Il dottore si ammalò… Ambarabà ciccì coccò.
I Foglietti illustrativi
Rinoceronte
E' questa una filastrocca antichissima, diffusa nel centro nord d'Italia,un tempo accompagnava il gioco del bambino che faceva battere contro il muro una palla che poi riprendeva a volo. Una specie"palla pallina… dove sei stata… dalla nonnina… che cosa ti ha dato…"
La filastrocca del Rinoceronte ora si 'gioca' così:
1) Mettiti in piedi, dritto, e pensa a qualcuno di veramente pesante… un Rinoceronte! Il Rinoceronte è un animale veramente pesante, ha il corpo pesante, i piedi pesanti, la testa pesante, persino il suo respiro è tanto pesante. Sei pronto?
2) Rinoceronte…Ora comincia a marciare lentamente, proprio come fa un rinoceronte, perché anche tu sei veramente pesante, hai il corpo pesante, il respiro pesante... Ma ecco che ad un certo punto…
3) Che passa sul ponte…Il Rinoceronte passa di là ed entra in un mondo dove tutti sono leggeri.
E' questo un verso importante: nelle filastrocche è un classico che indica il passaggio dal quotidiano al mondo della fantasia, (più scientificamente il passaggio dall'emisfero cerebrale sinistro a quello destro, o forse in uno stato di meditazione)..
Esiste ad esempio un collegamento significativo tra questo 'mandala vocale' e una figurazione assai antica e diffusa:
il gioco dell'oca. Così alla casella 6 ecco il ponte, come alla 42 il labirinto, alla 52 il traghetto. Oppure se andate a visitare il giardino di Bomarzo, vicino Roma,noterete che il percorso inizia dall'attraversamento di un ponte, che non è proprio all'inizio, ma appena inoltratisi un po', come se l'autore, principe perdutamente innamorato, volesse indicare la necessità di prendere consapevolezza che si sta per entrare in un percorso magico. In tutto questo "è evidente il tracciato di un viaggio, ma non è un itinerario qualsiasi, è il viaggio per eccellenza, quello della vita". (Carlo Lapucci)
4) "..Che salta che balla… Allora il Rinoceronte, che poi sei tu,si sente leggero e gli viene voglia di giocare, di saltare, ballare, volare…
5) che gioca con la palla." Come abbiamo già riferito nella tradizione popolare questo gioco si faceva facendo rimbalzare una palla sul muro. Ma noi continuiamo a marciare, con leggerezza, quasi saltando, quasi ballando…
6) Che sta sull'attenti… Ora fai attenzione: il Rinoceronte comincia a girare intorno a se stesso,ma prima ancora si mette dritto dritto, sull'attenti.
Si sta dritti, cercando di tenere la colonna vertebrale dritta, con le ginocchia leggermente piegate, le piante dei piedi ben piantate a terra e con la testa alta, come se si volesse salire su fino al cielo.
E' questa una figura che in oriente si chiama 'star seduti sulle nuvole'. Si fa come se ci fosse un filo invisibile che collega la punta dell'osso sacro con il vertice del capo, e che sembra ci tiri su su in alto verso il cielo… Allora si comincia a girare.
7) Che fa i complimenti, che dice 'buongiorno' girandosi intorno… E mentre tu giri e giri, che la testa già ti gira, mentre stai dritto dritto, coi piedi in terra a la testa in cielo, proprio ora ti metti a fare i complimenti e dici 'buongiorno!'. A chi? Sicuramente a qualcun altro.
E proprio in questo momento che occorre rapportarsi con l'ambiente che ci circonda. "…A chi altri si può augurare buongiorno se non a qualcuno che è 'altro' da noi? Ed ecco realizzato l'equilibrio proprio della salute tra corpo (i piedi ben poggiati a terra), la mente (la testa che gira) e l'ambiente (a cui si fanno i complimenti).
8) Ora viene il bello: Alza le mani in alto, e mentre continui a girare sempre più forte e senza cadere, perché hai trovato l'equilibrio tra la terra, il cielo e tutto il resto, ora comincia a cantare felice e contento. Canta così: Gira, gira, la testa già mi gira...
9) "…Non ne posso più, Rinoceronte cadimi giù…"
E questo è un altro classico: è il 'tutti giù per terra" di ogni girotondo, divertimento garantito, ma intanto si torna alla terra, alla madre, altro riferimento sempre presente nella filastrocca tradizionale.
10) Ancora ancora.. Prova a farlo più volte, prova insieme agli amici, e vedrai che la testa gira gira ma il Rinoceronte non ha mai paura, perché sa che c'è sempre la terra ad accoglierlo e proteggerlo, e poi sa che in alto c'è sempre il cielo per volare e intorno qualcuno a cui poter dire 'Buongiorno!'.
Ecco:la Salute è come un girotondo, è gioco, gioia e vita, ed è Equilibrio tra il tuo corpo, la tua mente e tutto ciò che ti circonda: gli alberi, gli altri, le storie e tutto quanto.
C'era una mamma bella
bella…
Questa antica ninna nanna è quasi una preghiera. Raccolta in Toscana si pensa derivi da una orazione sulla Natività.
Non è un'eccezione: gran parte delle ninna nanne ripetono motivi religiosi,altre sono vere preghiere. In fondo ninna nanna e preghiera assolvono alla stessa funzione 'sanitaria' di induzione al sonno. [….]
L'arrivo del sonno è condizionato da un rilassamento ("che il quotidiano diventi un brusio al di fuori della finestra"), dall'abbandono di tutte le preoccupazioni del giorno [….]
Ci si rifugia con la mente in qualcosa di disimpegnato e rassicurante, atteggiandosi più da spettatori che da protagonisti. Si comincia prima a sognare e poi a dormire. In un caleidoscopio di pensieri e immagini ci si allontana dalle riflessioni pratiche per giungere alla realtà più vera: il nostro corpo, il respiro, il nostro ambiente, gli affetti, il mondo… La produzione onirica fluisce in monconi dispersi, apparentemente senza logica, e pian piano diventano briciole che domani sarà difficile ricordare. Siamo in una ninna nanna dalle parole sconnesse, in una filastrocca in cui le immagini si susseguono incoerenti, fatte di pensieri che passano veloci, e che poi si allontanano come guardando dal ponte le auto in autostrada.
A volte, nella ricerca di qualcosa di rassicurante diciamo l' "Ave Maria", e non è un caso: ogni ninna nanna si apre subito con un messaggio chiaro: "Fa la ninna perché la mamma ti veglia, tua mamma ti cura e ti difende, e quando ti svegli lei sarà sempre qui.. " Vedi ad esempio la "Donnina che semina il grano" in cui ogni disegno parte da una donna e ad una donna arriva, che si chiami Concetta,Madonna o Lucia, è comunque una mamma. La forza di molte preghiere, o mantra, o filastrocche è la loro intuizione di dare temi su cui imbastire il sogno.
Questo discorso è valido anche per noi adulti. In farmacia spesso consiglio di non spegnere la luce sul comodino subito dopo aver spento la TV o chiuso un giornale, ma invece di leggere prima un Topolino, o dire una preghiera, un Tex Willer, il Vangelo o una poesia, insomma quel che piace, ciò che sa predisporci ad un buon sonno, che poi è salute. E' una minima e naturale alternativa al tranquillante, anche se ancora mi vergogno un po' a dire ad un adulto: "Provi con una filastrocca!"
Per aiutare un bambino a dormire è più consigliabile una ninna nanna che non una favola, soprattutto se questa richiama a suggestioni razionali, perché in questo caso il bimbo deve svegliare la mente per elaborare il reale verso un fine predeterminato. In questo modo lascia inattiva la produzione spontanea, svincolata dalla logica, e si allontana dal sogno. Il bimbo infatti di solito ci chiede sempre la stessa favola: un Cappuccetto Rosso (o Verde o Giallo, o Blu che sia) ripetuto sempre alla solita maniera, sempre con le stesse identiche parole, assomiglierà sempre più al tono rassicurante di una filastrocca.
La Musica è componente essenziale di ogni ninna nanna. Anche per la musica potremmo ripetere le indicazioni di 'induzione al sogno' sin qui descritte: una musica ripetitiva, semplice, piana, dolce, anche mielata, ci fa 'passare sul ponte', diventa quasi un lontano rumore, un brusio. Così anche per la musica dovremmo ripetere che una canzone, sia pur sublime, ma di natura complessa e stimolante è adatta ad altri momenti, ma non fa addormentare.
Nei giardini arabi al centro c'era sempre una fontana d'acqua perenne, il cui suono era attribuito alla voce del Dio, perché invita alla meditazione e alla preghiera. Nella voce dell'acqua infatti ci sono tutte le gamme dei suoni più pieni. Non è mai lo stesso, cambia sempre, così come le parole di una conversazione remota. Eppure è tranquillamente monotono. L'acqua di una fontana, un rosario, un mantra hanno tutti la stessa monotonia, lo stesso vuoto, lo stesso bianco, eppure sono pieni del verbo.
(un consiglio ai padri: ai bimbi, per addormentarsi, piace la voce del papà quando diventa profonda)
Abbiamo scelto tale ninna nanna anche perché su questa abbiamo fatto uno studio assai particolare: una sera, al mare, mentre io stavo lavorando alle filastrocche, mia moglie Sandra, medico, stava sentendo dei mantra (quelli con una dolcissima nenia, ma dalle parole strane e impenetrabili). Ci venne allora in mente una curiosità: "E se ad un antico mantra indiano adattassimo un'antica filastrocca nostrana?"
Detto fatto. Cominciammo subito a studiare tale singolare sinestesia, e dopo aver fatto qualche modifica, per equilibrare note a parole, abbiamo scoperto come tra mantra e filastrocche ci sia realmente una radice comune.Ci divertimmo molto, veramente, ma ancor di più ci divertì l'apprezzamento di nostra figlia, soprattutto la soddisfazione di vederla presto addormentata. Ma anche che, al di là di ogni personale credenza religiosa, pure noi adulti dovremmo sempre ricordare la valenza 'sanitaria' di una preghiera, di un mantra, di una ninna nanna che sia.
In questo libro abbiamo scelto di riportare il testo nella versione da noi 'adattata' al mantra, perché pensiamo che ogni filastrocca, come ogni poesia, abbia una sua intrinseca musicalità. Così dovrebbe accadere per la nostra 'C'è una mamma bella bella': veloce e ritmata nelle sue prime quattro strofe, lenta e melodiosa nelle successive cinque, e infine di nuovo veloce e divertita nell'ultimo verso: "CorriGiuseppeCorriMariaaa", con una 'a' più lunga e profonda, quasi fosse un "Ooohmm"...Ripetere 'ad
libitum'...
Pensa
Pottone, pensa pè te…
Si chiama 'Glossolalia' ed è il gioco della favella che inventa parole senza senso, composte da sillabe eufoniche unite tra loro in arbitrarie formazioni fonetiche. E' l'emissione incontrollata di parole con nessi e significati misteriosi, che solo chi ha il dono dell'interpretazione può comprendere.E' il vaniloquio dei bambini e degli schizofrenici, ma è anche il modo di parlare di cose dello spirito.
'Parlare in lingue', diceva San Paolo scrivendo ai Corinti, e solo chi possedeva un tale carisma avrebbe potuto comprendere.In molte filastrocche coniate dai bimbi si riconosce questo gioco che, come un continuo fluire di stati d'animo interiori, diventa inafferrabile, misterioso, strettamente personale, destinato a pochi eletti.
"Pensa pottone" la diceva Sarah a due anni e mezzo quando se ne stava troppo tempo sul vasetto, "da sola! Perché ormai sono grande."
Dal bagno si sentiva la sua vocina vocalizzare un mantra, con una serie di parole incomprensibili che iniziavano sempre con 'Pensapottone-pensapetè." Durava anche mezz'ora, ma cacca ancora niente. Nei giorni successivi tentava di ripetere solo quelle parole che secondo lei avevano senso, ma quel che le piaceva di più era l'incessante ritmo, il quasi scioglilingua. Era un bel gioco. Ancora adesso, quando gliela ricordo, cominciamo a saltabeccare muovendo ritmicamente la testa in su e in giù.
E' facile giocare coi bambini alle favole e alle filastrocche, hanno fantasia da vendere, basta fare attenzione e si scoprono i suoi ritmi, i suoi riti, le sue cantilene, le loro improvvise e incomprensibili poesie. Noi dobbiamo solo dare una pedalata ogni tanto.
In futuro sarà bene anche conservare qualche parola strana, il cui significato sia noto solo a due, una sorta di codice segreto. Usandola quando sarà più grande, potrà stabilire un canale immediato di comunicazione, tutta personale, totalmente intima e riservata.
Tutti noi, qualche tempo fa, facevamo il gioco del 'codice segreto'. Consisteva nell'aggiungere al termine di ogni sillaba dei suffissi come: gasà, ghisì, ghesè, ghusù o gosò.Chi conosceva il meccanismo apparteneva al gruppo degli iniziati. Il risultato era praticamente una filastrocca: "Tighisì vogosò glighisì ogosò tangasà togosò bechesè neghesè!"
Serenella
Nella maggior parte dei casi il bambino diventa stitico solo per pigrizia,è troppo occupato a fare altre cose, altri giochi, e restare sul vasetto o sulla tazza tutto quel tempo, per di più 'faticando', non lo mette di buon umore. Così inizia a rimandare, finché noi si è costretti a ricorrere alla suppostina, ma ciò non fa altro che drammatizzare il suo problema.
Mettiamoci anche che noi adulti generalmente non abbiamo un buon rapporto con la cacca. Lo dimostra la pubblicità: 'Basta la parola!"Qualche anno fa mi capitò un vecchietto che scambiò un lassativo per un tranquillante, glielo feci notare e mi rispose: "Dottore, guardi che lei si sbaglia, la TV dice: Verecolene e dormi tranquillo!". C'è stato persino uno spot che per rivolgersi ai giovani proponeva "la polvere bianca che fa sentire leggeri!" Benché la si faccia ogni giorno, benché sia anche una soddisfazione farla, la cacca resta un tabù. Per questo è necessaria una filastrocca tipo Serenella.
Quando abbiamo un bambino stitico per prima cosa occorre sdrammatizzare. Prima ancora di ricorrere ad un farmaco noi consigliamo di unire una filastrocca a dei rimedi omeopatici: Alumina 5CH per i bambini pigri,e se la cacca è secca Bryonia 5CH.
L'unire una nenia o una filastrocca ad un rimedio omeopatico è cosa che abbiamo sperimentato spesso. Ci fu un periodo in cui Sarah soffriva ogni sera delle solite colichette gassose, la prima cosa da fare era calmarci noi, perché il bimbo ha un terzo occhio e 'vede' chiaramente la nostra apprensione, quindi si agita e si preoccupa. Poi rassicurarlo e fargli coccole e massaggi. In questo caso le davamo 3 globuli di Camomilla 5CH sciolti in un cucchiaio e canticchiavamo Fata Ricotta. Il risultato era garantito.
Una sera,tornando stanchi da un viaggio, la nostra piccola fu aggredita da un dolore tremendo al pancino e la mamma da un attacco isterico. Cercai la Chamomilla, era finita! Per fortuna mi capitò tra le dita un 'campione dimostrativo', cioè dei globuli di semplice zucchero. Non dissi nulla alla mamma e diedi i tre globulini alla bimba, al solito modo e con la solita foletta. La bimba si calmò subito, la mamma dopo un po'.
SSSSSSSSSSSSSSilenzio…
Ai vostri figli insegnate a perdere tempo
Noi adulti in genere abbiamo anche timore del silenzio. Quando siamo in compagnia non riusciamo a star zitti più di due minuti: ci si sente sempre in dovere di dire qualcosa.In questo mondo così "vitale, aggressivo e rombante" si sta perdendo il valore del silenzio. Eppure i bambini, per crescere, ne hanno assoluto bisogno.
"Sssssssss… Facciamo un po' silenzio!".
I nostri bimbi ormai sono piccoli adulti, abituati a ragionare, a elaborare e correre come gli adulti. Essi crescono presto: una bimba diventa donna tre o quattro anni prima di quanto accadesse solo venti anni fa, un bimbo di dieci anni 'lavora' al computer molto meglio di noi, a sette anni hanno un'agenda degna di un manager, ormai girano come trottole: ora in piscina, ora alla scuola di danza, ora davanti alla TV, ora a pallavolo, ora al videogioco,ora a musica, ora il rientro a scuola… Non si fermano mai, perché bisogna socializzare, essere bravi e competitivi, essere, in una parola, produttivi.
Ma il processo di maturazione è cosa assai complessa, e se lo sviluppo 'biologico' è molto più precoce di un decennio fa, se anche la sfera 'cognitiva' ha subito sicuramente una forte accelerazione, questo non significa che i nostri bambini siano nel complesso più maturi, anzi, da più parti si alzano grida di allarme: per dirla solo con Ingmar Bergman i nostri bambini sono "Analfabeti delle Emozioni".
Infatti se la sfera 'organica' e 'cognitiva' negli ultimi decenni sono cresciute,quella 'emozionale' e quella 'relazionale' si sono oltremodo rallentate. I bimbi non hanno più il 'silenzio', cioè il 'tempo' di elaborare le emozioni, di risolvere le loro crisi esistenziali, di metabolizzare il dolore, "a volte non diventano 'maturi' e indipendenti nemmeno a trent'anni". Intanto se per caso vediamo un bambino che se ne sta zitto zitto a non fare niente gli diciamo subito che sta perdendo tempo.
Ma "un bimbo ha diritto di vivere il proprio tempo, non come un incubo, ma con divertimento, gioco e gioia.Ha diritto di perdere tempo, di isolarsi, perché quel tempo non è tempo perso."
Perdere tempo non significa alienarlo, ma declinarlo secondo la propria dimensione, ascoltare il lento fluire delle emozioni. Il tempo è il luogo della comunicazione, transito di affetti, crocevia di emozioni, è silenzio, sguardo, ascolto. E' il regno dei sensi, dove tatto, gusto, manualità tornano a dare coscienza di esistere, "consapevolezza del sé."
Il tempo perso è curiosità, rispetto delle diversità, è immaginazione, è quel riempire il vuoto con la propria fantasia, è il passaggio segreto di sogni e desideri. Ma è anche disincanto, il vivere la delusione, il convivere con il dolore, a volte purtroppo con la malattia e la morte. E il tempo perso è anche solitudine...e per stare in Salute è importante saper vivere serenamente, senza angoscia,la propria solitudine.
PS Si consiglia di recitare la filastrocca del Silenzio respirando profondamente, guardandosi con un sorriso e dicendo ogni verso ad ogni espirazione.
Paolo Crepet racconta di una sua inchiesta in cui solo il 2% dei genitori riesce a stare più di due minuti in silenzio davanti ad un tramonto con il proprio figlio. La filastrocca del silenzio può essere utile per cominciare questo bel gioco.
La Donnina che semina il grano…
La prima filastrocca di questo nostro libro non è propriamente una filastrocca, non è nemmeno una favola: "Fata Ricotta" è una 'foletta'.
Definire la foletta è difficile, perché è una via di mezzo tra favola, fiaba e filastrocca, possiede lo schema strutturale della favola classica (inizio, crisi, soluzione), e allo stesso tempo la concatenazione, il ritmo, il divertimento proprio della filastrocca.
In pratica la foletta è una filastrocca dilatata, nata per poter raccontare a bambini ancora troppo piccoli delle storie con un ritmo scherzoso e paradossale, "per divertirli e tenerli buoni quando si vestono o si spogliano, per rassicurarli ripetendone i versi,per esercitare la loro memoria, per insegnare nuovi vocaboli…". Ma anche per dar loro, sin da quando li si cambia sul fasciatolo, il senso di una storia, del pericolo e, anche se solo con il tono, poter dire che c'è sempre il modo di trasformare gli ostacoli in opportunità di volo.
In fondo 'basta solo una parola, basta dirla e poi si vola, e se la dici in allegria, ti diventa una poesia…"
Ma quel che distingue la foletta da una favola, non è l'articolazione, o l'intreccio, o la brevità, è invece il tono: sempre paradossale e scherzoso, con un passo cadenzato, con un meccanismo di divertimento e di gioco. La foletta ha una concatenazione tale che se si dimentica un passaggio non si riesce ad arrivare fino in fondo: è un gioco di sinestesia tra immagini, note e parole.
La "Donnina che semina il grano…" è quindi una 'foletta', ne ha tutte le caratteristiche, anche se la storia che vi si racconta non è propriamente una storiella: "è la storia del mondo". C'è in essa la leggerezza, la rapidità, la precisione, la visibilità e la molteplicità che rendeva felice il Calvino delle "lezioni americane". In quattro righe riesce a raccontare l'origine del mondo: dalla dea madre ad un campo fecondo, al villano che zappa la terra ed ecco che arriva la guerra (riferimento a Caino?).
E poi si apre alla molteplicità:la guerra, i soldati, i malati, il dolore, il dottore ed ecco Concetta. E' una ballata che rappresenta ogni 'brutto' della vita, ma in modo così logico e paradossale che non c'è nulla di crudele. E poi i bambini che van per i campi, i lampi, lo spavento, il convento, la preghiera, i pazzi, lo spettro e Lucia. Sempre si parte da una donna e ad una donna si arriva, quasi a indicare la figura rassicurante della mamma. C'è Lucia che fa il vestitino (fata Ricotta si chiama Lucia?), Arlecchino che fa gli sgambetti, i galletti che cantano forte… "volta la carta e si vede la Morte". Persino la morte assume le rassicuranti sembianze di una mamma!
"La morte che falcia la gente, volta la carta e non si vede più niente." Quel niente che sembra solo una pagina bianca ( in oriente il bianco è il colore del lutto) in realtà è un 'passare sul ponte' (come quando il bimbo si appresta al sonno) verso un mondo che non conosciamo ancora, che diciamo 'vuoto' solo perché l'uomo non è in grado di vedere l'oltre.
Quel bianco, quel niente, quel vuoto non è il puro nulla, ma è un 'pieno' strapieno di cose che forse riusciamo a carpire soltanto nel sogno, o nella preghiera, o nella meditazione. Gli orientali lo chiamano "Sunyata", mentre Italo Calvino direbbe che è "quella tensione verso il fuori, l'altrove, l'altrimenti,che altro non è che uno stato di desiderio."
In tale contesto "la Donnina che semina il grano…" non è solo una foletta o una ballata, ma una meditazione verso "qualcosa che è senza dover essere", il vuoto-pieno insomma. Carlo Lapucci parla della 'Donnina' come di un "mandala vocale di carattere ripetitivo e rigido come quello del Rosario: nei quindici punti corrispondenti ad altrettanti misteri, ripercorre la storia della salvezza, la vita dell'Uomo, il viaggio del Verbo nella carne." Secondo lui la filastrocca è un 'mandala', ovvero un disegno circolare.
'Mandala' è un termine sanscrito che significa 'cerchio'. Si tratta di disegnare, rilassandosi, un piccolo cerchio, in cui si rappresenta se stessi, e poi continuare, allargandosi a cerchi concentrici, fino a disegnare l'Universo. Tutto ciò ha un'attinenza diretta con la salute perché quel segno, diceva Jung, sorge spontaneamente sotto la forma di immagini interiori come tendenza della psiche alla autoguarigione.
(Si potrebbe pensare che il 'mandala' sia un concetto tipicamente orientale, mentre invece appartiene ad ogni cultura. Basti pensare ai rosoni gotici delle nostre chiese, o ai 'cerchi' degli atzechi, o ai labirinti dei cretesi…)
Ecco allora che ogni filastrocca si collega spontaneamente ad un'immagine, o meglio ancora ad un segno che man mano sembra "una gallina sul comò", e poi nella sua ripetitività, diventa circolare. Il verso "Ambarabà ciccì coccò…" ad esempio è una linea immaginaria, come uno scarabocchio nel vuoto, una piega nell'aria tracciata dall'inconscio con un gesto tutto naturale.
E viceversa uno scarabocchio può diventare filastrocca. Nella 'Donnina che semina il grano' ad esempio una linea segna l'orizzonte tra cielo e terra, tra visibile e invisibile, Man mano diventa donna, villano, guerra, dolore, malattia, morte. Poi si fa circolare e ritorna a capo, facendoci ritrovare la stessa fatina dell'incipit (Fata Lucia Ricotta!): è un 'mandala'. Infine, nel bianco autunnale del saggio ChiPò,si ritrova lo stesso concetto di vuoto-pieno che ha dato inizio alla nostra ricerca. Il segno si spiega da se.
Se ora come farmacista iniziassi a parlare di gesto, segno e salute sarei costretto a ripetere, filastrocca per filastrocca, tutte le cose già dette. Il segno infatti, più della parola, riesce a rappresentare, 'universalmente' l'equilibrio uomo-ambiente di cui stiamo parlando, diventa esso stesso filastrocca.
In questo non c'è nulla di nuovo: l'aspirazione di cancellare la differenza tra segno e vita infatti non è una nuova, come non lo è il tentativo di esprimere l'intima connessione tra arte e salute. Dallo sgorbio di un bimbo ad un segno di Mirò c'è la stessa tendenza al ricordo, la stessa divertita ricerca tra realtà e ritmi universali.
E se la linea appare semplice, infantile, o 'naif', non significa che il disegno nasca come mera azione spontanea. Dietro lo sgorbio di un bimbo c'è uno studio, un ricordo, un'esperienza che viene da lontano, forse persino ancestrale. Difficile per un adulto fare uno scarabocchio come quello di un bimbo,così semplice e complesso, così leggero e molteplice.
Cosa volete allora che dica un farmacista: il disegno è un atto terapeutico, è lo stare in equilibrio con il proprio corpo, perché son le dita che disegnano, guidate da una mano, in stretto contatto con il cervello, che in quel momento si è fatto un po' universo.
Il disegno è il prolungamento di un gesto, di un batter d'occhi, di un momentaneo contatto con la natura, che grazie all'aiuto di una matita e del bianco di un foglio, si fa scarabocchio creando comunicazione, perché di là c'è sempre un lettore, ovvero l'altro, il diverso. Così l'equilibrio diventa dinamico, tra corpo, mente e ambiente. E questa è la definizione OMS di Salute.
Ad un certo punto ci siamo guardati e abbiamo pensato: "Occorrerebbe equilibrare parole, salute e disegni facendo in modo che nascano insieme!".
Allora ci siamo chiesti: "E se noi, nel mortaio di farmacia, miscelassimo, con 'metodo geometrico', più sostanze scientificamente dimostratesi efficaci, equilibrando parole e disegni, otterremo un buon farmaco?"
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