I tre figli del re
Sanja Rotim
Tanto tempo fa un re e una regina vivevano tristemente la loro vita perché non avevano avuto la fortuna di realizzare il loro sogno più grande che era quello di avere un figlio. Poi, quando pensavano che ormai non sarebbe più potuto succedere, finalmente la regina annunciò l’arrivo di un erede. La gioia fu immensa e il re proclamò trenta giorni di festeggiamenti. Anche i sudditi si sentivano al settimo cielo perché avevano temuto per tanto tempo che il loro regno sarebbe rimasto senza un successore. Gli ultimi mesi della gravidanza per la regina furono molto faticosi, faceva fatica a muoversi e a camminare. Si scoprì che sarebbe stato un parto plurigemellare. Lei si sentiva molto stanca, respirava faticosamente e stava quasi tutto il giorno a letto. Il dottore cercò di tranquillizzare il re dicendo che la regina non aveva nessun problema particolare. Per forza doveva sentirsi così stanca, visto che portava in grembo più di una creatura e lo rassicurò che dopo il parto si sarebbe ripresa del tutto.
Quando arrivò il giorno del parto tutti erano molto preoccupati e agitati soprattutto il re ma anche l’ostetrica. Dopo ore di sofferenza e attesa nacquero tre gemelli identici e bellissimi. Li chiamarono Manuel, Samuel e Gabriel. Ma durante il parto si temette per la vita della regina. Dopo aver dato i tre figli alla luce, perse i sensi. Dopo qualche ora, fortunatamente si riprese e chiese di vedere i figli anche se ancora faceva fatica persino a parlare. Come promesso dal dottore, la regina ritornò in forma dopo alcuni mesi e finalmente riuscì a godersi in pieno i suoi tre figlioletti. Una volta superata la grande paura per la vita della regina in
tutto il regno sprizzava di nuovo la felicità.
Passarono così alcuni anni e un giorno, pensando al suo successore, al re venne in mente che non sapeva quale dei suoi tre figli fosse nato per primo. In quella notte durante il parto tutti erano talmente preoccupati per la salute della regina che nessuno aveva fatto caso a chi fosse nato per primo. Naturalmente neanche l’ostetrica poteva ricordarselo dopo tanto tempo e in più i gemelli erano identici. I tre figli diventarono grandi e iniziarono anche loro a fare domande su chi avrebbe ereditato il trono. A volte se lo chiedevano anche i sudditi.
“Possiamo tirare a sorte, lanciare il dado. A chi capita il numero più alto verrà data la corona”, gli propose la moglie. “No, non mi va di decidere così. Preferisco scegliere quello che è più portato a guidare un regno. Potrei assegnare loro un compito e colui che riuscirà a eseguirlo nel migliore dei modi sarà il mio
successore”, decise così il re.
Non sapeva esattamente quale compito avrebbe potuto dare loro, così decise che potevano proporre da soli in quale modo avrebbero convinto il padre che erano degni di portare la corona. Diede a ognuno dei tre fratelli un bel po’ di soldi e il tempo di sei mesi per stare via. La regina non fu molto felice perché le sembrò un periodo troppo lungo per stare lontano dai suoi figli. Ma il re aveva deciso e le disse che dovevano imparare ad arrangiarsi da soli.
I figli accettarono questo impegno, presero i soldi e ognuno partì per la propria strada. “Ci vediamo tra sei mesi, buona fortuna”, salutarono commossi lasciando la regina con gli occhi pieni di lacrime. Per lei quei mesi sembrarono così lunghi, non passavano mai. In più il patto era di non dare nessuna notizia di sé nel lasso di quei sei mesi. A volte la regina stava davanti alla finestra sperando che tornassero prima. Finalmente arrivò il giorno tanto atteso del ritorno dei figli a casa.
Dopo che si furono abbracciati a lungo, il re invitò tutti e tre a raccontare che cosa erano riusciti a combinare mentre erano via di casa.
Così iniziò per primo Manuel: “Ecco, papà, io in questi mesi ho girato un po’ in vari paesi. Non avevo un’idea precisa di cosa avrei potuto fare per migliorare il nostro regno. Poi mi è capitata la fortuna di imbattermi in un piccolo aeroporto dove insegnavano a pilotare aerei di piccole dimensioni e anche elicotteri. Ho pensato che forse sarebbe stato utile imparare a guidare un aereo. Avrei potuto accompagnarti da qualche parte, in qualche regno vicino, oppure accompagnare i nostri nobili ospiti. Così di sicuro il nostro regno avrebbe avuto più fama e sarebbe stato più stimato di prima. Ho preso quelle lezioni e ho imparato. Mi hanno detto che ero proprio portato a fare il pilota. Poi, papà, ho comperato uno di questi piccoli aerei”. “Bene, bene, figliolo, molto interessante. A me una cosa del genere non sarebbe mai venuta in mente.”
“E tu, Samuel, che cosa sei riuscito a fare?” domandò curioso il re. “Anch’io, papà, non sapevo cosa fare con i soldi che mi avevi lasciato. Poi per caso mi sono trovato davanti a una scuderia con dei cavalli maestosi e bellissimi da rimanere senza fiato. Mi sono innamorato subito di loro. Così ho preso lezioni di equitazione e ho imparato a cavalcare. Poi mi è venuta l’idea di comperare una scuderia per il nostro regno. Mi sono detto che magari potevamo partecipare alle gare, vincere i premi, rendere famoso il nome del nostro regno in tutto il mondo. Ecco, questa è la mia storia”, finì di raccontare Samuel. “Bene, bene, sorprendente”, disse il re un’altra volta.
“Adesso tocca raccontare a te, Gabriel”. Gabriel sembrava un po’ imbarazzato. “Papà, ti dico subito che non ho comprato niente per il nostro regno come i miei fratelli. A dire il vero, avevo visto un bel castello disabitato vicino al mare e mi era venuta la voglia di comperarlo e ristrutturarlo. Mi sarebbe piaciuto averlo come residenza estiva”. “E perché non l’hai comperato, hai ragione non abbiamo una residenza estiva. Forse non ti bastavano i soldi?” il re sembrò dispiaciuto.
“Forse i soldi sarebbero bastati, papà, ma li avevo spesi da un’altra parte”. Così tutti furono curiosi di sapere dove avesse speso i soldi del papà. “Passeggiando così senza meta mi sono imbattuto in un villaggio pieno di donne e bambini che erano evidentemente affamati e camminavano scalzi e vestiti di stracci. Vivevano in case scoperchiate e mangiavano avanzi di cibo trovati in giro. Sono rimasto molto impressionato e mi sono fermato a parlare con loro. Mi sono reso conto che erano persone oneste e dignitose, nonostante le condizioni in cui vivevano. Si volevano molto bene tra di loro e si aiutavano l’uno con l’altro. Poi non ho resistito e mi sono detto che avrei aiutato quelle persone. Ho comperato vestiti e cibo per loro, ho fatto aggiustare le loro case”. “Perbacco”, disse il re. “Però il papà intendeva che i soldi andavano spesi per il nostro regno”, disse Manuel. “È vero, tu li hai spesi per gli altri”, aggiunse Samuel. “Zitti, Gabriel, continua a raccontare”, li ammonì il re. “Non mi sono fermato a questo e ho comperato per loro i terreni dove avrebbero potuto seminare le piante e pure ho comperato il bestiame da allevare e sfamarsi”, finì di raccontare abbassando lo sguardo.
“A me sarebbe piaciuta più l’idea della residenza estiva”, disse Manuel. “Anche a me, un castello al mare…”, aggiunse Samuel. “Basta chiacchiere, adesso. Non devo dirvi subito chi sarà il mio successore, io ho ancora tanti anni davanti”, scherzò il re. “Ma un giorno lo saprete, forse adesso ho le idee più chiare”. I tre fratelli ubbidirono e contenti di essere di nuovo a casa smisero di scervellarsi sulla successione al trono. Tanto il loro padre era ancora in gamba.
Passarono alcuni anni e un giorno si presentò una persona alla porta del castello, disse che era un amico del principe Gabriel. Era un abitante di quel villaggio che il principe aveva aiutato. Gabriel fece fatica a riconoscerlo. Portò del cibo per la famiglia reale: il pane e la focaccia fatti in casa, le verdure fresche, la frutta di stagione, le uova e la carne. “Che cos’è tutto questo ben di Dio?” chiese il re sorpreso. “Ecco, Vostra Maestà, vostro figlio Gabriel ci ha salvati dalla miseria, non ha esitato ad aiutarci anche se eravamo dei perfetti sconosciuti. Adesso viviamo in prosperità, abbiamo il miglior grano, la carne e tutto il resto come vede. Abbiamo pensato che il minimo che potessimo fare era condividere i nostri prodotti che sono tutti genuini, tutti cibi naturali che fanno bene alla salute. Se permette ogni giorno vi consegneremo un omaggio dei nostri prodotti”, disse. La famiglia reale ringraziando accettò anche se avrebbero preferito pagare. Ma il signore del
villaggio non accettò i soldi. Così tutti i giorni arrivarono i prodotti alimentari al Palazzo Reale e tutto in omaggio!
Negli anni la famiglia reale risparmiò così tanto che con i soldi della spesa avanzati riuscì a comperare quel castello al mare che aveva visto e desiderato Gabriel.
“Evviva, abbiamo la residenza estiva”, erano tutti felici. Un giorno, dopo tanti anni dall’accaduto, il re si ammalò. Stava sul letto assistito dai medici e fece chiamare i tre figli. “Figli miei, come vedete, ormai sono vecchio e malato, non mi resta ancora tanto da vivere. Devo comunicarvi chi di voi tre sarà il mio successore.”
I tre figli commossi rimasero in silenzio. “Il futuro re sarà colui che ha saputo aiutare il prossimo nel momento del bisogno. Sono certo che Gabriel saprà prendersi cura dei nostri sudditi nel migliore dei modi”, furono le sue ultime parole. I tre fratelli commossi singhiozzavano per la perdita del padre. Avevano già intuito da parecchio tempo chi avrebbe ereditato la corona.