Il mondo dei ricci

Sanja Rotim

Il mondo dei ricci
CHIARA DAI NONNI

“Evviva! Si va al mare!” esclamò Chiara, una bambina di otto anni. La sua faccia sprizzava di gioia. Tutto l’anno aspettava con impazienza questo momento. Sapeva di essere più fortunata rispetto a molti suoi compagni di scuola perché i nonni abitavano in un paesino della costa ligure, così con la sua famiglia trascorreva lì tutto il mese d’agosto quando mamma e papà avevano le ferie. Invece la maggioranza dei suoi amici e delle amiche passavano di solito al massimo due settimane al mare. Alcuni andavano persino in montagna ma Chiara non riusciva neanche a immaginare di non trascorrere le vacanze al mare specialmente da quando aveva imparato a nuotare. Poi la Liguria era incantevole e c’era quel profumo di mare che ti restava a lungo nelle narici e quello della pineta che ti spingeva a respirare a pieni polmoni. Lì era tutto bello e speciale. Nei vialoni del paese c’erano persino gli alberi dei limoni!

Quando la famiglia di Chiara si avvicinò alla destinazione dopo un viaggio di circa due ore, Chiara da lontano riconobbe subito l’enorme buganvillea che adornava i muri della villetta dei nonni. Ogni volta era un’emozione nuova arrivare in quella casa. I nonni erano già appoggiati sul cancello del loro giardino ad aspettarli. “Come potevano sapere che saremmo arrivati in questo preciso momento? Da quanto tempo erano lì?” si domandò Chiara guardando le loro facce sorridenti.

Ci fu un lungo e commovente abbraccio e Chiara poté capire quanto fossero felici di vedere lei e i suoi genitori. “Amore della nonna, finalmente ti vedo. Cresci a vista d’occhio”, le disse la nonna e Chiara intravide una lacrimuccia nei suoi occhi. E il nonno aveva sul viso come sempre un sorriso a trentadue denti, a dire il vero non proprio perfetti.

“Forse sarebbe meglio se mettesse una dentiera”, pensò Chiara ma non lo disse. Anche se era ancora piccola era una bambina molto saggia. Per Chiara i suoi nonni erano un po’ strani, doveva proprio ammetterlo. Avevano il mare a due passi da casa ma non andavano mai in spiaggia. C’era altro che per loro sembrava molto più importante che andare in spiaggia. Il nonno non faceva altro che parlare del suo uliveto. Lì trascorreva ore e ore, trafficava sempre con il suo furgoncino strapieno di attrezzi vari. Poi regolarmente si vantava che il suo olio era uno dei migliori del paese e, puntualmente, lo faceva assaggiare a tutti.

“Prendi un pezzo di pane e versa solo qualche goccia, senti che profumo”, raccomandava a suo papà mostrando ancora una volta i suoi denti irregolari. “Hai ragione, papà, è divino come sempre”, rispondeva il papà di Chiara e non sembrava che facesse finta. “Provalo anche tu, Chiara, capirai come è bravo tuo nonno a fare un olio così buono”, non sembrava molto modesto quando si vantava.

Ma anche la nonna non era meno strana! Doveva orgogliosamente presentare a loro tutti i suoi fiori e, quella volta, era molto dispiaciuta per una lavanda appassita. Cosa cambiava se era appassita una lavanda con tutti quei fiori che aveva in giardino?! Poi era molto fiera delle sue lantane variopinte che potava interamente durante l’inverno. Così crescevano sempre più vigorose.

“Guardate che colori sgargianti, è il merito del concime che aggiungo sempre nell’acqua”, spiegava. In giardino crescevano molte piante grasse, tanti tipi di cactus e agavi che si moltiplicavano così in fretta che la nonna non sapeva più cosa fare con le talee nuove e le regalava ai vicini di casa. Faceva vedere con orgoglio le sue piante aromatiche che emanavano un profumo effettivamente niente male. “Devo fare qualcosa per l’oleandro, le foglie stanno diventando bianche. Sarà ancora il ragnetto rosso, per via della siccità. Qui piove sempre meno”, diceva con un po’ di preoccupazione.

La nonna faceva il pesto in casa e naturalmente anche lei doveva farlo assaggiare a tutti aspettandosi un complimento. A dire il vero, era proprio delizioso e Chiara divorava i suoi spaghetti conditi con quel pesto. Non le aveva detto che preferiva i suoi manicaretti ai fiori anche se avevano un aspetto meraviglioso.

Ma di spiaggia i nonni non parlavano mai, come se non esistesse. “Ormai siamo vecchi”, era la spiegazione che davano a Chiara quando chiedeva come mai non ci andassero mai. Forse per loro avere il mare a due passi da casa era come avere un parco sotto casa a Milano. Piacevole, dove vai ogni tanto, ma niente di speciale.

FINALMENTE IN SPIAGGIA

A Chiara si addiceva proprio il suo nome. Aveva la pelle come la porcellana e la mamma non faceva che ripetere che doveva stare molto attenta a non scottarsi specialmente i primi giorni in spiaggia. Doveva spalmarsi bene la crema solare su tutto il corpo, fattore di protezione 50 come aveva raccomandato il dermatologo e doveva mettere un cappellino in testa. Poi tutte quelle regole su non stare sotto il sole nelle ore più calde della giornata e non fare il bagno dopo il pranzo.

“Uffa le regole”, disse Chiara non facendosi sentire dai genitori. Però sapeva che doveva ubbidire e seguiva le loro raccomandazioni ma se fosse dipeso da lei sarebbe rimasta in spiaggia dalla mattina alla sera. La spiaggia era molto bella e invitante con una sabbia finissima di colore grigio chiaro. Quella sabbia era l’ideale per divertirsi costruendo un castello, il passatempo preferito di Chiara mentre era in spiaggia. In quel lembo di terra dove si toccavano il mare e la montagna si alternavano le spiaggette di sabbia alle scogliere a strapiombo che lasciavano senza fiato quelli che avevano paura dell’altezza. Nelle vicinanze della spiaggia c’era un molo dove era attraccata qualche piccola imbarcazione e intorno c’erano dei sassoni enormi sui quali si potevano vedere tanti ricci e granchi. Chiara ogni tanto ci andava con il papà a fare due passi e a vedere i ricci. La mamma invece preferiva stare sotto l’ombrellone a leggere e ogni tanto chiacchierare con la vicina.

“Dove c’è il mare pulito ci sono anche i ricci”, spiegava il papà a Chiara. Lui era molto fiero della sua terra natia e diceva che il mar ligure era il più bello del mondo. Un giorno su quel molo c’era un gruppo di ragazzini, potevano avere circa tredici o quattordici anni. Stavano togliendo i ricci dal mare ridendo. Uno di loro aveva preso un sasso e lo sbatteva contro gli aghi del riccio. Il riccio cominciò a muovere velocemente quegli aghi in segno di protesta ma il ragazzino continuava a fare quello che aveva in mente.

“Ragazzino, che cosa stai facendo? Non vedi che quel riccio è vivo proprio come te?”, l’ammonì un signore. Ma i ragazzini continuarono a ridere non curandosi dei rimproveri. “Non sono cose da fare”, spiegò il papà a Chiara. “Bisogna aver rispetto per gli animali e l’ambiente marino. Non si possono estrarre né conchiglie né ricci, né tantomeno torturarli. Dovrebbero dare delle belle multe per questo.” Tornarono in spiaggia dove Chiara iniziò a fare il suo castello. Ogni giorno ne costruiva uno ma prima di essere arrivata alla fine il suo castello crollava e diventava soltanto un cumulo di sabbia. Ma Chiara non se la prendeva per questo, era sempre emozionante iniziarne uno nuovo. Quel giorno però, mentre era impegnata in questa impresa, si ritrovò tutto il tempo a pensare ai ricci e in particolare a quello che il ragazzino torturava con un sasso.

Questa volta il suo castello resistette e miracolosamente non crollò come i giorni precedenti. Chiara fu felicissima. In più sembrava un vero castello a più piani e con delle aperture che sembravano delle vere porte e finestre. “Mancano solo la principessa e il principe”, si complimentarono con lei i genitori che guardò con un sorriso, tutta fiera della sua opera.

A CASA DEI RICCI

Chiara non sapeva proprio spiegare come ma quel castello era adesso sott’acqua e aveva le dimensioni di un castello vero e proprio. Non era più fatto di sabbia ma di mattoni. Ma era sicura che si trattasse proprio dello stesso castello che aveva costruito in spiaggia. Stessi piani, stesse porte e finestre, stesso tetto. Non si sbagliava.

“Che cosa strana”, non riusciva a credere ai propri occhi. “Voglio vedere proprio chi ci abita dentro”, si disse ancora incredula. “Ma sono sott’acqua anch’io”, dedusse all’improvviso ancora più stupita. Non aveva tempo per pensarci in quel momento, era troppo curiosa di vedere l’interno del castello. Stava per bussare ma non fu necessario perché si aprì prima che toccasse la porta. Quando vide che il padrone era un riccio con la corona in testa restò a bocca aperta.

“Benvenuta Chiara, ti stavamo aspettando”, le disse il Re Riccio. “Ma come, lei sa il mio nome? Sapeva che sarei venuta?” chiese sbalordita. “Questo era il castello che avevo costruito sulla spiaggia. Me lo ricordo bene, ecco… non capisco come è potuto finire qui? E poi io so nuotare ma non ho proprio mai imparato ad andare sott’acqua. Oggi è tutto così strano.” “Non stare lì a pensare, gioia. Sarai la nostra ospite per qualche giorno. Abbiamo tante cose da farti vedere”, il Re Riccio sembrava proprio ospitale e contento di riceverla. “Ma non posso! I miei genitori e i miei nonni saranno in pensiero per me. Non sono mai andata da sola senza di loro da nessuna parte. Ho soltanto otto anni”, protestò lei. “Non ti preoccupare, cara bambina, lo sanno già. Naturalmente abbiamo chiesto loro il permesso. Anche noi siamo genitori, sappiamo quanto si preoccupano per te.”

Era una bella notizia perché Chiara non voleva tornare subito a casa dei nonni. Moriva dalla voglia di vedere l’interno del castello di Re Riccio. Rimase sbalordita dalla bellezza del salone con tante statue in marmo raffiguranti pesci e tanti quadri molto colorati appesi alle pareti. Rappresentavano il fondo marino.

“Benvenuta Chiara”, dissero in coro altri ricci. Lei riconobbe subito la Regina Riccio perché portava una corona in testa come il marito ed era così bella e radiosa. La famigliola era completata da quattro figli, tutti sembravano sorridenti e contenti di vederla. “Siamo molto felici che hai accettato il nostro invito, Chiara”, le disse a sua volta la Regina Riccio. “Sicuramente sei molto stanca, puoi accomodarti al tavolo. Adesso sarà servito il pranzo e dopo ci potremo dedicare a qualcos’altro. D’accordo?” le disse la Regina Riccio con dolcezza. “Naturalmente”, che cos’altro avrebbe potuto rispondere. Cresceva la sua curiosità. Si mise al tavolo con loro ma poi all’improvviso esclamò: “Oooh, che cosa è successo con la mia pelle?”. Si guardava le braccia e tutto il suo corpo che era ricoperto di squame come se fosse un vero pesce. “Non ti preoccupare, cara. Ti servono per restare sott’acqua. Ma appena torni lassù riavrai la tua pelle umana. Altrimenti come credevi di resistere qua da noi?”, la tranquillizzarono i ricci. “Vabbè, se lo dite voi, vi credo”, rispose appena si riprese dallo spavento iniziale.

Cominciarono ad arrivare vari vassoi portati da ricci vestiti da camerieri. “Che cosa buffa”, pensò Chiara ma non lo disse ad alta voce. Il pranzo fu molto buono ma lei non sapeva neanche esattamente cosa avesse mangiato. Alghe, vermicelli, chi lo poteva sapere? Chiacchierò un po’ coi ricci che sembravano così divertenti e simpatici ma poi iniziò a sbadigliare. Si sentiva molto stanca, non riusciva a tenere gli occhi aperti. Chissà quanto tempo ci aveva impiegato per arrivare lì.

“Cara, adesso ti facciamo vedere la tua stanza dove ti sistemerai. Speriamo che sia di tuo gradimento.” “Ma non mi ricordo neanche se ho portato una valigia con me”, disse pensierosa. “Non ti preoccupare, abbiamo pensato noi a tutto. La cameriera ti porterà il pigiama, le ciabatte e lo spazzolino da denti. Poi quando ti sarai riposata per bene domani inizieremo con il programma.” “Quale programma?” chiese sbadigliando ma si ricordò di mettere la mano davanti alla bocca. “Adesso vai a dormire, ti spiegheremo tutto domani. Buonanotte cara e sogni d’oro”, le disse la regina. “Buonanotte”, disse Chiara a sua volta e si addormentò all’istante.

INIZIA IL PROGRAMMA

Quella mattina Chiara si svegliò presto. Il pensiero di scoprire in che cosa consistesse il programma dei ricci non le permise di rimanere a oziare a lungo nel suo letto. Guardò di nuovo il suo corpo e passò la mano sul braccio. “Non è male essere un pesce anche se è un po’ viscido”, questo pensiero la fece sorridere. Si precipitò in salotto dove era radunata tutta la famigliola dei ricci. “Hai dormito bene, Chiara? Il letto era comodo?” le chiesero gentilmente. Lei rispose di sì e si ricordò che anche sua nonna le faceva sempre la stessa domanda al mattino. “Accomodati al tavolo, bisogna prima fare colazione. Sai che questo è il pasto più importante della giornata, non bisogna mai saltarlo. Lo dicono sempre i nutrizionisti”, le spiegò la Regina Riccio che sembrava molto attenta all’alimentazione dei più piccoli. “Lo so, lo dicono sempre anche i miei genitori”, le rispose Chiara educatamente. Di nuovo Chiara mangiò cose che non aveva mai mangiato in vita sua ma tutto era tanto buono, doveva ammetterlo anche se a prima vista l’aspetto non era invitante.

Dopo aver finito la colazione il Re Riccio disse: “Come ti abbiamo già accennato ieri oggi inizia il programma che abbiamo preparato per te”. “Avete preparato un programma proprio per me?”, Chiara era tanto stupita quanto orgogliosa. Si sentiva importante. “Esatto.” “Sono proprio curiosa di scoprire in che cosa consiste”, comunicò sincera a loro. “Per il primo giorno abbiamo pensato di portarti a teatro. C’è il balletto delle stelle marine.” “Avete qui un teatro? Che bello! A me piace andare a teatro, sono andata tante volte con i miei genitori a vedere i burattini”, esclamò emozionata. “Ma non capisco come possano ballare le stelle marine.” “Vedrai, cara. Certo che possono ballare, hanno cinque tentacoli. Aspettiamo che arrivi il sottomarino e poi partiamo tutti.” “Un sottomarino, non ne ho mai visto uno.”

I ricci le risposero con un sorriso.“Adesso però vai a lavarti i denti e poi partiamo.” “I denti? Ah, giusto. Li lavo sempre dopo i pasti.” Quando arrivò il sottomarino Chiara fu molto contenta nel vedere che questo mezzo di trasporto aveva degli enormi finestroni. Così avrebbe potuto osservare bene quel mondo sottomarino che era molto affascinante e di cui faceva parte anche lei in quei giorni. Salirono tutti e si sistemarono vicino alle finestre. Quanti bei pesci! E anche cavallucci marini! E la salutavano pure! Poi le piante che crescevano sul fondo del mare erano di colori sgargianti e di una bellezza unica. “Ma lo spettacolo vero e proprio inizia tra poco a teatro”, pensò Chiara contenta e un po’ impaziente. Quando il sottomarino si fermò davanti al teatro Chiara rimase un’altra volta a bocca aperta. Era lo stesso teatro dove andava lei con i suoi genitori! Solo che era sott’acqua.

“Qui è sempre tutto così strano, tutto il mondo si è trasferito sott’acqua.” Ma non aveva tempo per rimuginare in quel momento, stava per iniziare il balletto. A dire il vero, un balletto non lo aveva mai visto e non era sicura che le sarebbe piaciuto. Ma quando si alzò il sipario e le stelle marine iniziarono a danzare Chiara restò incantata. Le ricordavano il nuoto sincronizzato che guardava sempre molto volentieri in televisione e le stelle marine si muovevano con tanta grazia proprio come quelle nuotatrici molto brave che invidiava un po’.

Quando finì lo spettacolo e le stelle marine si inchinarono per un saluto Chiara concluse che decisamente il balletto le era piaciuto. Davanti al teatro li stava aspettando il sottomarino per il ritorno al castello. Così Chiara poté durante il tragitto ancora una volta ammirare la bellezza del mare. Ma all’improvviso il sottomarino iniziò a ondeggiare. “Che cosa succede? Ci stiamo ribaltando”, esclamò Chiara spaventata. “Niente, cara, non ti preoccupare. C’è l’uomo in superficie che sta navigando a sua volta.”

“L’uomo? Ma non può provocare un terremoto qua sotto, non è giusto.” “Vabbè, navigare può, quello non è proibito. Ma quello che non dovrebbe fare è inquinare e buttare i rifiuti. Ma lo fa regolarmente”, le spiegò il Re Riccio e notò che era diventato tutto rosso di rabbia mentre parlava. “E nessuno fa niente per questa cosa?” gli chiese Chiara. “Ci sono anche multe per chi inquina ma non è sufficiente. I controlli ci sono ma non risolvono il problema, è una questione di mentalità. Dovrebbero capire che il mare non è una pattumiera dove si può buttare di tutto, dai rifiuti delle case agli scarichi industriali. Se sapessi parlare la lingua umana ne direi di cotte e di crude.”

“Ma lei sa farlo! Sennò come farebbe a parlare con me?”, Chiara iniziò a ridere. “Non ti sei accorta che anche tu qua stai parlando la lingua delle creature marine. Ma non ti preoccupare, quando sarai a casa tornerà tutto come prima.” “Ma…”, voleva replicare ma poi si convinse che poteva fidarsi dei ricci.

Ritornarono al castello e Chiara continuava a pensare a quello che aveva detto il Re Riccio sull’uomo che inquina. Il resto della giornata lo passò in compagnia dei figlioletti ricci che le erano sembrati simpatici dal primo momento che li aveva visti. Le mostrarono le loro camerette e i loro giochi. Avevano gli stessi giochi che aveva lei a casa sua. Che strano! Il tempo in loro compagnia passò velocemente e dopo cena Chiara andò a dormire. Aveva ancora in mente tutto quello che aveva visto quel giorno, il teatro, il balletto, i pesci, i cavallucci marini ma non riusciva a dimenticare l’inquinamento del mare. Assorta così si addormentò.

IN GIRO SUL DELFINO

Iniziò un’altra giornata a casa dei ricci. Chiara era di nuovo emozionata perché sapeva che l’aspettavano nuove piacevoli esperienze. I ricci non erano da sottovalutare, sapevano come sorprenderla e farla contenta. “Oggi abbiamo pensato di fare un giretto sul nostro delfino Dan”, le spiegò il Re Riccio. “Un giro su un delfino? Che bello, non vedo l’ora! Ho visto i delfini all’Acquario di Genova e sono così carini. Mi hanno spiegato che sono animali intelligentissimi che capiscono tutto e vanno molto d’accordo con le persone.”

“Sì, questo è vero. Poi il nostro Dan è forse il più intelligente di tutti”, le disse orgogliosamente il re. “Dai, preparatevi, bambini, mi sa che Dan è già arrivato. Ricordati Chiara di sederti davanti e attaccarti bene a Dan perché non sei abituata a muoverti in questo modo. Noialtri saremo dietro di te in fila indiana.”

“Ma lo pungerete, come farete a sedervi sopra di lui?” protestò Chiara. “Non ti devi preoccupare, cara. Noi ci appoggiamo sempre molto delicatamente. Non gli abbiamo mai fatto del male e credimi che andiamo spesso a fare dei bei giretti con lui. È l’uomo che ha sempre pregiudizi nei nostri confronti. Ma noi non pungiamo apposta. L’uomo non guarda dove mette i piedi e poi ci schiaccia, ci rompe gli aghi e poi se la prende pure con noi.” A Chiara vennero in mente i ragazzi sul molo ma non disse nulla. I suoi pensieri furono interrotti da una voce allegra.

“Ciao Chiara. Io sono Daniele ma tutti mi chiamano Dan. Oggi sono proprio di buon umore, vi porto volentieri in giro. Dai, su, salite.” “Grazie Dan”, gli risposero in coro sistemandosi uno dopo l’altro sopra di lui. Chiara si attaccò bene con le manine intorno alla testa di Dan e sentì con piacere come era liscia la sua pelle.

“Si parte, evviva”, gridavano i piccoli ricci, “Dan, sei il migliore.” Si vedeva che a Dan piacevano i complimenti perché rispose con un sorriso eloquente. All’inizio Chiara aveva un po’ di timore ma poi si rilassò e si godette in pieno questo giro. Le vennero in mente le giostre al circo opera andata un paio di volte dove anche lì all’inizio aveva avuto paura. Dan si muoveva così velocemente nell’acqua che sembrava una scheggia ma dava l’impressione di essere molto sicuro di sé. Ogni tanto li portava in superficie e poi ritornava sotto. I piccoli ricci iniziarono a cantare e Dan sembrava orgoglioso di aver potuto regalare a tutti un momento di gioia.

Passarono sott’acqua alcune persone con bombole, maschere e pinne e Chiara disse mettendo il broncio: “Ancora l’uomo”. “Ma questo è l’uomo che noi preferiamo, è un sommozzatore. È qui per ammirare la bellezza del nostro ambiente. Non inquina, solo guarda e documenta. Gli piace tutto quello che c’è qui e per questo che ritorna sempre”, le spiegò la regina.

“Allora da grande sarò una sommozzatrice”, si disse Chiara convinta. Intanto i sommozzatori salutavano con la mano e loro ricambiavano il saluto. Peccato che questa avventura arrivò alla fine ma Dan le promise che l’avrebbe portata a spasso ogni volta che lo desiderava. “Ma presto dovrò partire”, gli disse tristemente e a lui sparì il sorriso dalla faccia. “Allora ti uguro di trovare tanta felicità nel tuo mondo”, le disse con sincerità. Si salutarono e Chiara era di nuovo tanto stanca dopo questa giornata emozionante. Dopo cena non aveva la forza di giocare con i ricci, si coricò e si addormentò sognando di girare ancora sul delfino.

CHIARA AL CINEMA

“Per oggi volevamo portarti al cinema, Chiara”, le disse il Re Riccio quella mattina. “Evviva, a me piace molto andare al cinema. Guardo sempre i film di Walt Disney.” “Purtroppo, non ci sarà un film di Walt Disney ma un film d’orrore.” Chiara stupita rispose: “Ma io non posso guardare i film d’orrore, i miei genitori me lo proibiscono. Dicono che film del genere non sono per bambini, non mi farebbero dormire dalla paura”. “Questo invece lo puoi guardare perché è un film educativo. Lo faccio vedere anche ai miei figli e a chiunque viene a trovarci, sia ai grandi che ai piccoli. Si intitola ‘La plastica’.”

Chiara non volle replicare in quanto non capiva che cosa c’entrasse la plastica con l’orrore. In ogni modo le sembrò meno spaventoso vedere un film sulla plastica che con i diavoli, i vampiri o qualche mostro. Arrivò di nuovo il sottomarino che li portò davanti all’edificio del cinema. “Ma è lo stesso cinema della nostra città dove vado a guardare i film di Walt Disney”, questa volta non lo disse ad alta voce, tanto nessuno le avrebbe spiegato tutte queste stranezze che succedevano da quando era arrivata lì.

“Posso comprare un pacchettino di popcorn?” chiese timidamente alla Regina Riccio. “La mamma me li lascia mangiare al cinema. Dice che ogni tanto uno strappo alla regola della buona alimentazione si può accettare”, le spiegò. “Va bene, se lo dice tua mamma”, replicò la regina con un sorriso. Comprarono i popcorn per tutti mentre iniziava il film. La musica che si sentiva faceva già rabbrividire la pelle. Tam-ta-ta-ta-tam-ta-ta-ta.

Sullo schermo apparve a caratteri cubitali il titolo “La plastica – una minaccia per il pianeta”. Poi seguirono molte immagini in cui si vedevano galleggiare nelle acque dei mari e degli oceani delle vere e proprie isole fatte solo di rifiuti di plastica. I pesci e i delfini morti perché ingoiavano pezzi di sacchetti o di bottiglie di plastica. Tante specie di organismi marini in via d’estinzione, ma mostrarono anche le immagini delle montagne di plastica sulla terraferma. Sembravano veramente spaventose e orrende. Una voce dal tono rauco spiegava che, a causa della plastica, molte specie di animali spariranno in futuro dalla faccia della Terra e forse sparirà un giorno anche il mare. Disse che, se l’uomo non cambia le sue abitudini, presto saremo anche noi sommersi da cumuli di plastica e aggiunse che basterebbe poco per limitare i danni e migliorare la situazione al riguardo. Descrisse l’uomo come un mostro che non reagisce e pensa solo a se stesso. Basterebbe che ogni individuo iniziasse a modificare le suas abitudini e ridurre il consumo di plastica. Si può fare! Ma l’uomo è attratto da tutte quelle confezioni colorate che gli vendono al supermercato. Capirà un giorno che per lavarsi basta una saponetta? Costa molto meno, dura di più, non pesa e non inquina. Ma no, l’uomo si fida solo di una confezione con sopra un’immagine di una donna bellissima con una chioma perfetta. Così crede di essersi lavato meglio. Poi quella voce spiegò l’importanza della raccolta differenziata e del riuso alternativo dei prodotti. Bastava un po’ d’intelligenza.

Chiara rimase molto impressionata dopo aver visto questo film. Non pensava che la plastica fosse così dannosa per il pianeta. Immaginò all’istante la sua vita senza il mare e si disse: “Che orrore”. Durante il tragitto di ritorno erano tutti pensierosi. A Chiara vennero in mente tutte quelle confezioni e i flaconi di plastica che tenevano in bagno a casa sua. Si rese conto che anche i suoi genitori non erano coscienti del pericolo che la plastica potesse causare al pianeta. Decise che li avrebbe informati appena di ritorno a casa. Per il resto della giornata continuò a rimuginare sperando che il giorno dopo il programma sarebbe stato più divertente.

SUL FONDO MARINO

“Cosa facciamo oggi?” chiese Chiara con un po’ di timore. Era ancora impressionata dal film che aveva visto al cinema il giorno prima. “Visto che è l’ultimo giorno che stai con noi volevamo mostrarti qualcosa di veramente bello, il fondo marino”, le spiegò il Re Riccio sorridendo. “L’ultimo giorno, di già?” disse evidentemente dispiaciuta. Ma poi si ricordò della mamma, del papà e dei nonni, della Liguria e pensò che sarebbe stato giusto tornare a casa. “Il fondo marino? Si va ancora con il sottomarino?” chiese. “No, gioia, si va nuotando. Indosserai delle pinne che ti aiuteranno a muoverti più velocemente e la maschera per guardare.”

“Come quei sommozzatori che abbiamo visto l’altro giorno?” “Esatto, cara. Oggi sarai anche tu una sommozzatrice a tutti gli effetti.” “Sembra forte!” esclamò felice. Le furono date le pinne e la maschera e li provò subito. Meno male che andavano bene come misura, ma Chiara era un po’ intimorita. Aveva paura che non sarebbe stata in grado di nuotare ma poi si convinse che era diventata una specie di bambina-pesce o un’altra creatura marina che non aveva ancora un nome.
“A noi piace sempre andare sul fondo”, le dissero i piccoli ricci, “ci divertiamo un sacco.”

“Quello è il nostro vero habitat, ma siccome siamo la famiglia reale delle creature del mare dobbiamo stare nel nostro castello. Qualcuno deve pur regnare qui. Ogni tanto però scendiamo laggiù che sembra un vero paradiso”, spiegò il Re Riccio e Chiara notò un lampo di nostalgia e tristezza nel suo sguardo. Solo allora Chiara si rese conto che non era tanto naturale per una famiglia di ricci stare in una casa anche se era un castello. In più un castello progettato da lei! Le venne in mente di chiedere da quanto tempo abitavano lì dentro per capire se fosse veramente soltanto opera sua quel castello. Ma in quel momento le diedero la maschera e le pinne e lei emozionata dimenticò tutto il resto.

“Evviva, il fondo marino”, gridavano i piccoli ricci. “Evviva”, si aggiunse a loro anche Chiara. Così partirono nuotando verso il fondo del mare. Si incontravano tanti pesci che sorridevano e li salutavano. I ricci spiegavano a Chiara i nomi di tutti quei pesci. Alcuni li aveva già sentiti prima e alcuni no. Erano di colori e forme diverse ma tutti bellissimi. Anche Chiara li salutava allegramente.

“Ciao, pesciolino. Io sono Chiara, è la prima volta che vado giù fino in fondo”, spiegò a un pesce grande. “Lo so”, le rispose lui educatamente. “Ma come, qui sapete tutto di me. Siete proprio misteriosi. Vorrei sapere come fate. Ma un giorno lo scoprirò di sicuro.” I ricci ridevano. Così chiacchierando arrivarono sul fondo. “Che bello qua”, esclamò Chiara meravigliata. “Te l’abbiamo detto, cara”, le disse la Regina Riccio. Tanti pesci, le stelle marine, i cavallucci, altri ricci e le piante. Sembrava un paradiso. “Quelle sono le stelle marine che hanno fatto il balletto per me?” chiese incuriosita. “No, queste non sono danzatrici. Ma sono belle lo stesso.” “Sono d’accordo”, replicò Chiara. Si guardava intorno a occhi spalancati. “Quante belle conchiglie. E quella conchiglia grande perché è lì così tutta sola?” chiese indicando in direzione di una conchiglia. “È triste perché è in via d’estinzione”, le spiegarono.

“Che cosa vuol dire esattamente?” volle sapere ma forse aveva già intuito la risposta.“Vuol dire che forse un giorno non ci sarà più né lei né conchiglie della sua specie. Speriamo che quel giorno non arrivi mai.” “Ma per quale motivo dovrebbe sparire una conchiglia così bella? C’entra ancora l’uomo?” “L’uomo c’entra sempre in qualche maniera. Le estraggono perché sono così belle e le mettono persino in salotto come soprammobile. Ma non è l’unico motivo. Ci sono cambiamenti climatici, l’innalzamento delle temperature e così via. Ma l’uomo se volesse potrebbe impegnarsi per non peggiorare la situazione. Ma è duro di comprendonio. Spero tu non ti offenda, Chiara.”

“No, io no, perché dovrei offendermi? Perché appartengo alla specie umana? Ma non sarò mai come quegli uomini incoscienti e noncuranti verso la natura, potete credermi. Sono ancora piccola ma credetemi che so quello che dico.” “Ti crediamo, non ti preoccupare. Non ti avremmo invitato qui se avessimo avuto qualche dubbio su di te.” “Già”, Chiara si ricordò di nuovo la stranezza di tutta quella faccenda. Non si ricordava neanche quando l’avevano invitata, sapeva solo che un giorno si era ritrovata misteriosamente sott’acqua davanti a quel castello.

Così passò la giornata sul fondo marino. Durante il ritorno sentirono arrivare dalla riva urla e rumori molesti. Chiara chiese al Re Riccio di avvicinarsi lentamente e cercare di capire cosa stessero facendo. Erano ancora gli stessi ragazzini che infastidivano dei ricci. Decise di dar loro una bella lezione. D’accordo con la famiglia dei ricci uscirono tutti improvvisamente dall’acqua urlando a squarciagola per spaventare quei ragazzi maleducati. Chiara disse con la voce umana più profonda e più cattiva che potesse avere: “Sono la strega dei ricci e vi vieto di avvicinarvi, se proverete ancora a toccarli vi trasformerò in rospi”. Un ragazzino spaventato nell’indietreggiare scivolò trascinando in acqua anche gli altri amici. Uno di loro disse: “Lo prometto, lo prometto, non farò mai più del male ai ricci” e corsero via terrorizzati.

La famiglia dei ricci e Chiara li guardavano ridendo e con soddisfazione ma ormai la giornata era giunta al termine. Chiara, con ancora negli occhi le meraviglie che l’avevano accompagnata quel giorno, i coralli, le spugne, i granchi, le meduse e con il pensiero di quanto fosse tutto bello e affascinante andò in camera da letto. Non voleva pensare alla partenza ma era così stanca che si addormentò presto.

DI NUOVO IN SPIAGGIA

Che strano, Chiara si era ritrovata in spiaggia, sulla sdraio. Lanciò un’occhiata veloce alle braccia e a tutto il corpo. Con sollievo constatò che aveva di nuovo la sua pelle umana. I ricci avevano ragione! “Allora sono tornata qui, non me ne ero neanche accorta”, disse pensierosa alla mamma che era sdraiata accanto a lei.

“Amore, ti sei addormentata sotto l’ombrellone. Non volevamo svegliarti. Si vede che ti sei stancata tanto costruendo quel castello.” Chiara non l’ascoltava, cercava incredula di capire la situazione in cui si era trovata quel giorno pieno di sorprese. L’unica parola che sentì era “il castello” e la fece sobbalzare un po’.

“Il castello?”, Chiara lanciò lo sguardo verso il castello di sabbia. Miracolosamente era ancora lì. “Ma non li ho neanche salutati”, esclamò con il broncio.
“Salutati chi? Mi sa che hai fatto un bel sogno”, le disse la mamma accarezzandole i capelli. “Non era un sogno”, replicò lei ma non volle raccontare niente di quell’avventura che l’aveva vista protagonista in quei giorni. Tanto non le avrebbero creduto di sicuro. Gli adulti erano strani.

“Forse è meglio che rientriamo a casa, i nonni ci aspettano. La nonna aveva promesso che avrebbe preparato gli spaghetti al pesto per il pranzo, quelli che ti piacciono tanto. Poi non va bene stare tanto tempo sotto il sole quando fa così caldo.” “Papà, possiamo andare solo un attimo sul molo, poi andiamo a casa?” gli chiese Chiara. “Certo”, volle accontentarla suo papà. “Io intanto inizio a raccogliere le nostre cose”, disse la mamma. “Va bene, mamma, non ci metteremo tanto”, le promise Chiara. Fu tentata di chiedere al papà se fosse stata assente in quei giorni ma poi cambiò idea.

Dal molo Chiara guardava in modo insistentente dentro l’acqua trasparente del mare. Ma poi li vide. La famiglia dei ricci era appoggiata su un grosso masso. Erano proprio loro, Chiara ne era sicura. Anche loro la notarono. Il Re Riccio le fece un occhiolino e si tolse per un attimo la sua corona in segno di saluto, la Regina la guardò con complicità e i piccoli ricci agitarono gli aghi in allegria. Lei rispose di nascosto con un sorriso. Non voleva farsi vedere dal papà. Adesso poteva anche rientrare a casa dai nonni per il pranzo. Almeno sapeva che tutto quello che aveva vissuto in quei giorni non era un semplice sogno. Ma non lo disse a nessuno, era un suo segreto.

CHIARA DA GRANDE

Ormai sono passati tanti anni da quell’estate. Chiara è diventata una donna adulta, si è sposata e ha avuto due bellissimi bambini. Trascorre ancora le sue ferie in Liguria anche se i nonni non ci sono più da tanto tempo. Ma la loro casa è rimasta ancora lì, a due passi dalla spiaggia. Quando ha tempo, Chiara cura il giardino e le piante della nonna che crescono ancora miracolosamente belle e suo marito si occupa dell’uliveto del nonno. Chiara lavora in banca ma ha un hobby a cui tiene in modo particolare, è diventata una sommozzatrice. È impegnata anche come ambientalista nelle campagne per sensibilizzare le persone ad assumere comportamenti sani nella vita quotidiana in modo di salvaguardare la natura e specialmente nel ridurre l’uso eccessivo della plastica.

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