La Sirena del lago

Sanja Rotim

La Sirena del lagoSulla sponda di un bellissimo lago dalle acque color smeraldo gli abitanti del paese potevano incontrare spesso una ragazza che stava lì ore e ore piangendo disperata. Nessuno sapeva chi fosse e da dove venisse quella splendida fanciulla ma suscitava una grande compassione. Se qualcuno le rivolgeva la parola e chiedeva perché piangesse, lei non rispondeva, anzi, iniziava a singhiozzare ancora di più. Così i paesani decisero di non chiederglielo più e di lasciarla in pace, si erano convinti che non si sarebbe mai confidata con nessuno.

Una brava fata, vedendola così triste, decise di aiutarla. Si presentò davanti alla ragazza con la sua bacchetta magica in mano. “Cara ragazza, se mi apri il tuo cuore, ti aiuterò a sopportare il tuo dolore”, le disse con voce dolce e suadente. La ragazza per la prima volta alzò lo sguardo per vedere chi le parlasse. Forse quelle parole le diedero conforto e fiducia, prima d’allora tutti le chiedevano soltanto perché piangesse. La ragazza iniziò a raccontare alla fata la sua storia singhiozzando: “Venivo spesso con il mio ragazzo sulla riva di questo bellissimo lago. Eravamo innamorati di questo posto e qui ci siamo pure promessi amore eterno. Ma il nostro desiderio non si è avverato, una brutta malattia me lo ha portato via per sempre”.

Grosse lacrime le rigavano il viso mentre parlava e la sua voce era roca. “Mi dispiace molto per quello che ti è successo, ragazza mia. So che è molto doloroso perdere qualcuno che ami tanto. Purtroppo, nessuna fata e nessun mago possono far ritornare in vita quelli che sono diventati angeli, ma riuscirò a tramutare il tuo dolore in qualcosa di diverso e positivo. D’ora in poi, il tuo pianto si trasformerà in una bellissima melodia che incanterà tutto il paese”.

La fata girò con maestria un paio di volte la sua bacchetta e fece apparire un’arpa. “Suonerai questo strumento mentre canterai e vedrai che, con il passare del tempo, sentirai sempre meno dolore nel cuore”, le promise accarezzandole i capelli. “Ma io non so né cantare né suonare”, protestò la ragazza sconsolata. La fata non replicò e svanì nel nulla.

La ragazza scettica guardò l’arpa che teneva in mano e iniziò a toccare le sue corde pensando che non le costasse niente provarci. Miracolosamente, si sentì una bellissima melodia e la ragazza iniziò a cantare. La sua voce era così bella. La fanciulla incredula continuò a cantare e suonare. Iniziò a sentirsi meglio e fu grata alla fata di quel dono. Il suo canto si poteva udire in tutto il paese. Quando iniziava a cantare e suonare, le finestre si aprivano, i bambini smettevano di piangere e i gatti di miagolare.

“Si tratta della ragazza del lago, quella che piangeva sempre, adesso suona l’arpa e canta. Che bella voce!” commentavano sorpresi i paesani. Quella gradita musica sembrava un dono per tutto il paese e la ragazza suonando e cantando trovò un po’ di serenità.

In quello stesso paese viveva un re poco amato dai suoi sudditi. Il suo castello era situato su una collina e aveva una bellissima vista mozzafiato sul lago. Il re non era sposato, viveva nel suo Palazzo Reale con la servitù che trattava sempre in modo scortese. “Teresa, hai cucinato male la carne. Ti ho detto di salarla meno, per amor del cielo. Mettiti di nuovo ai fornelli, butta via tutto”, le ordinò arrabbiato un giorno. “Vostra Maestà, non avevo neanche aggiunto il sale. Forse la carne è salata di suo”, si giustificò la cuoca. “Come ti permetti di rispondermi così, sei licenziata”, le disse in modo sgarbato. Così la povera Teresa, che veramente non aveva messo neanche un granellino di sale in quell’arrosto, rimase senza lavoro. Purtroppo, non era l’unica a essere trattata in quel modo. Tutti temevano questo re senza cuore, ancora di più perché, se fossi stato licenziato da Sua Maestà, sarebbe stato praticamente impossibile trovare un nuovo posto di lavoro.

L’unica che era in buoni rapporti con il re era la sua fedele serva Anastasia. Era sempre pronta ad accontentarlo e pure lei trattava male gli altri collaboratori. Non era sposata e il vero motivo del suo comportamento era che aspirava a diventare la regina. Anche il re ascoltava con piacere il canto della ragazza del lago. Poi, un giorno, ordinò ai suoi servi: “Sentite, portatemi qui quella ragazza. Deve cantare solo per me, io sono il re! Voglio che canti mentre mangio e ogni volta che voglio”. “E se non vuole venire?” chiese un servo. “Domenico, vuoi essere licenziato? Se non vuole venire portatela qui con la forza” gli urlò il re. Anche gli altri domestici erano preoccupati pensando che la ragazza non fosse disposta a cantare per il re. Ma non avevano scelta, dovevano convincerla a esaudire il desiderio del sovrano.

Quando si rivolsero alla ragazza in modo gentile, lei continuò a suonare e cantare senza alzare la testa. Non erano sicuri che la fanciulla avesse capito quello che le dicevano. “Forse è straniera”, suppose qualcuno. “Già, ma in ogni caso dobbiamo portarla dal re. Altrimenti ci licenzierà di sicuro”. La paura di perdere il posto di lavoro era grande. Così, con grande dispiacere, legarono le mani alla ragazza e la condussero con forza al Palazzo Reale. Lei, naturalmente, smise di cantare e ricominciò a piangere. Non le parlarono durante il tragitto pensando che fosse straniera, ma la ragazza aveva capito tutto e non diceva niente.

Quando il re contento le spiegò che doveva cantare mentre mangiava, smise di piangere e gli disse che lei in realtà era in grado di cantare e suonare soltanto sulla riva di quel lago a causa di un incantesimo. Quando il re sentì quelle parole si infuriò. “Senti ragazza, non so chi tu sia, ma io sono il re di questo paese e nessuno si prende gioco di me! Se non vuoi cantare per me ti rinchiuderò lassù”, disse indicandole dalla finestra la torre più alta del castello.

La ragazza spaventata di nuovo ripeté che non era capace di cantare e continuò a singhiozzare. “Anastasia, portala nella torre e nascondi bene la chiave”. Anastasia era contenta di tale compito, aveva anche paura che il re si potesse affezionare a una ragazza così bella. “Certo, vieni con me ragazza sfacciata”, le disse. Recuperò la chiave della torre e prese la ragazza con forza per il braccio.

Tutti gli altri guardavano tristemente la scena. La ragazza fu rinchiusa nella torre che non aveva neanche una finestra. Si poteva udire il suo pianto disperato.
“Ho fatto tutto come mi ha detto lei”, disse Anastasia soddisfatta al re. “Hai nascosto bene la chiave?” le chiese. “La chiave è nella treccia”, gli rispose orgogliosamente con voce bassa per non farsi sentire dagli altri. Anastasia portava sempre i capelli raccolti in una lunga treccia. “Bene, bene, speriamo che la ragazza cambi idea”, disse il re corrugando la fronte. Il re aveva un pappagallo che ripeteva tutto e mentre volava in giro per il castello diceva: “La chiave è nella treccia, la chiave è nella treccia”. Allora i servi capirono di quale chiave si trattasse e dove l’aveva nascosta Anastasia.

Dalla torre arrivavano i lamenti strazianti dalla ragazza e i servi dispiaciuti per lei elaborarono un piano per liberarla a rischio persino di perdere il posto di lavoro. Qualcuno in piena notte sarebbe andato in camera di Anastasia e le avrebbe sfilato la chiave dalla treccia. Sapevano che dormiva come un ghiro, si sentiva sempre russare profondamente. Il piano fu messo in atto e Anastasia non si accorse di niente. Due domestici andarono fino alla torre e liberarono la ragazza.

“Corri, corri, ragazza, non farti più vedere da queste parti”, le raccomandarono. La ragazza, ripresasi dallo shock, ringraziò i suoi salvatori e si mise a correre più che poteva. Mentre scappava pensò che non sarebbe potuta andare in nessun altro posto diverso da quel lago.

Arrivò sulla riva e si gettò nelle sue acque disperata. Ma mentre era in volo, davanti a lei si materializzò di nuovo la fata e capendo che la ragazza aveva cattive intenzioni la tramutò in una sirena. Così la ragazza si ritrovò sott’acqua, ma fortunatamente era viva e vegeta e stava bene. Aveva in mano di nuovo l’arpa.

Provò di nuovo a suonare e cantare e ci riuscì perfettamente. La ragazza continuò a cantare per le creature marine e di nuovo trovò quella pace interiore di cui
aveva tanto bisogno. La fata l’aveva trasformata in una sirena perché sapeva che dopo la brutta disavventura che le era capitata non si sarebbe più fidata degli uomini. Così poteva restare per sempre sott’acqua.

Ma la fata non si fermò. Pensò che il cattivo re meritasse una bella lezione. Gli fece un incantesimo. Piano piano lo trasformò in un topo sotto gli occhi increduli dei suoi collaboratori. Quando diventò un topastro vero e proprio, iniziò a squittire e tutti si misero a ridere, tranne Anastasia che continuava a strillare istericamente. Il topo scappò dal castello e si dileguò da qualche parte nel bosco. Non si seppe più niente di lui.

La ragazza-sirena invece è ancora nelle acque di quel lago, ha superato il suo dolore e sembra che si sia fidanzata con un principe che, talmente innamorato di lei, ha accettato di farsi trasformare dalla fata dal cuore buono in un sirenetto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Dove vuoi andare?