Il cigno nero
Sanja Rotim
Tanto tempo fa in una famiglia di artigiani viveva un’incantevole ragazza di nome Giulia. I suoi genitori realizzavano vari articoli in argilla ai quali di solito incollavano sassolini verniciati o vetri colorati. Dalle loro mani esperte uscivano bellissimi oggetti artistici di varie forme e dimensioni che vendevano ai turisti e nelle fiere d’artigianato. Giulia aveva imparato sin da piccola a modellare l’argilla, grazie agli insegnamenti preziosi dei genitori.
Alla giovane ragazza piaceva andare spesso in un vicino bosco o lungo la riva di un lago dalle acque trasparenti a raccogliere i sassi per la loro attività. Un giorno mentre era in giro per il bosco incontrò un bellissimo ragazzo. Iniziò a parlare con lui e, per la prima volta in vita sua, provò una nuova sensazione, una specie di batticuore. Il ragazzo, che si chiamava Osvaldo, oltre a essere bello e affascinante era anche molto educato. Così incominciò la loro storia d’amore. Sembravano
fatti l’uno per l’altra, ma negli occhi del ragazzo Giulia riusciva a intravvedere una certa malinconia da portarla un giorno a chiedergli il motivo. Solo allora Osvaldo le rivelò la sua vera identità, era il principe del reame.
Giulia sbigottita e incredula chiese perché non gliel’avesse detto prima. “Il problema è che presto mi devo sposare”, le disse sottovoce. La ragazza, sentendo quelle parole, andò su tutte le furie. “Ti devi presto sposare e corteggi me. Non voglio vederti mai più, vergognati! E non mi interessa se sei l’erede al trono o chissà chi. Posso almeno sapere chi è lei?” chiese alla fine trattenendo a stento le lacrime. “Non lo so nemmeno io, non l’hanno ancora scelta”, le rispose con aria triste. “Che cosa stai dicendo? Non sei tu che devi scegliere la tua sposa?” domandò allora più curiosa che arrabbiata. “Purtroppo, no. È una tradizione del nostro regno. La mia famiglia sceglierà la ragazza che si presenterà con la corona più bella in testa durante una cerimonia organizzata solo per trovare la futura sposa del principe. E questa cerimonia è prevista per la settimana prossima”.
“È una cosa assurda, come puoi accettare una cosa del genere? Scegliere la moglie in base alla corona che porta in testa! Certo che voi aristocratici siete proprio strani”, si sfogò incredula. “Sfortunatamente non posso cambiare le regole. Naturalmente questo invito si manda solo alle famiglie dei nobili perché una ragazza qualunque non può presentarsi con una corona in testa. Non voglio farti soffrire di più, Giulia. Hai ragione, è meglio che non ci vediamo più, ma so soltanto
che ti amo da morire”, le disse e se ne andò a malincuore con un’infinita tristezza negli occhi.
Nei giorni seguenti Giulia non riusciva ad accettare di aver perso per sempre il suo amore e la sua disperazione venne notata anche dai genitori.
“Non ho niente, sono solo un po’ stanca”, rispose loro cercando di minimizzare. Così, sempre più frequentemente, si rifugiava nel bosco o raggiungeva la sponda del lago e lì, seduta tutta sola, non riusciva a trattenere le lacrime. Nel lago nuotava un cigno dalle piume nere come il carbone completamente diverso dagli altri. Quando le si avvicinò Giulia smise di singhiozzare perché all’improvviso il cigno si mise a parlare. “Lo so cosa ti angoscia, cara ragazza, è tutto per quella maledetta corona”, disse il cigno. Giulia sobbalzò incredula. “Ma tu sei in grado di parlare?” “Sì, ma ammetto che è la prima volta da tanto tempo che parlo con qualcuno”. Giulia senza pensare troppo alla stranezza di quella situazione raccontò tutto, ma stranamente il cigno sapeva già tutta la storia. “Allora secondo te che cosa dovrei fare?” chiese al cigno nero. “Prima ti racconterò una storia che successe tanto tempo fa”. Giulia era tutta orecchi.
“Una volta in un castello viveva una regina. Aveva tutto quello che si poteva desiderare ma la cosa che amava di più al mondo era la sua preziosa corona adornata di diamanti e di altre pietre preziose. Non ne esisteva una più bella e la regina ne era molto fiera. Da giovane la portava soltanto in occasioni ufficiali ma, con il passare del tempo, se ne affezionò così tanto da non volerla togliere più dalla sua testa. La teneva tutto il giorno nonostante il peso che a volte le provocava addirittura un terribile mal di testa. La toglieva solo quando andava a dormire per riporla sul suo comodino. Era così testarda che neanche il re riuscì a farle cambiare questa assurda abitudine.
Un giorno però si svegliò al mattino e non trovò più la sua corona dove l’aveva lasciata, era sparita inspiegabilmente. Più tardi si scoprì che qualcuno aveva fatto addormentare le guardie davanti al castello ed era riuscito a entrare nella reggia indisturbato e a portare via la corona mentre lei e il re dormivano. Si cercò dappertutto, nel castello e fuori, ma della corona non c’era nessuna traccia. Il re annunciò che avrebbe premiato con una somma cospicua chiunque avesse
dato informazioni utili al ritrovamento ma i vari tentativi non ebbero successo. La corona non venne mai più ritrovata”.
Giulia continuava ad ascoltare in silenzio dimenticandosi per un momento dei suoi problemi. Il cigno fece un sospiro profondo e continuò a raccontare la storia.
“Il castello in cui viveva questa regina era circondato dalla fitta vegetazione di un bosco. All’interno di questo bellissimo insieme di piante, cespugli e alberi, qualcuno notò un tiglio che era tanto diverso dagli altri, come se un manto scintillante avesse avvolto il suo tronco e rivestito la superficie delle foglie. Si sparse la voce in tutto il regno e la gente incuriosita si affollava per vedere con i propri occhi. Il tiglio giorno dopo giorno diventava sempre più splendente. Furono chiamati esperti botanici e bravi scienziati, ma nessuno seppe mai dare una spiegazione concreta al perché quell’albero fosse così diverso dagli altri”.
“C’entra qualcosa la corona?” intuì Giulia. “Hai indovinato, cara ragazza. Tanti anni dopo, successe che la regina di un altro regno, che era anche una conoscente della nostra testarda regina, in punto di morte forse per alleggerirsi la coscienza, confessò che era stata lei a organizzare il furto della corona. Era così gelosa da incaricare due brutti ceffi che erano già in prigione per furti vari, di rubarla con la promessa di una bella somma di denaro e della grazia per la loro pena che stavano scontando. I malviventi erano riusciti a ingannare le guardie addormentandole con del sonnifero e a rubare la corona che però non era arrivata mai alla regina. I due loschi individui le raccontarono che, euforici per aver portato a termine il compito, si erano ubriacati così tanto da costringerli a passare la notte in una locanda per riprendersi. Per paura che qualcun altro potesse prendere la corona avevano trovato una vanga e scavato una buca profonda sotto un albero dove nasconderla. Avevano poi ricoperto il tutto con terriccio e tante foglie, ma quando il giorno dopo erano andati a riprendere la corona non si ricordavano più la posizione esatta del nascondiglio Ancora un po’ ubriachi e con un forte mal di testa, cercarono e cercarono, ma non trovarono niente. Si ricordavano a malapena che la buca era vicino a un albero ma niente di più. Quando confessarono alla regina cosa avevano combinato, lei si infuriò e ordinò di rimetterli in prigione.
Quando invece la nostra regina sentì questa storia allora capì che sotto quel tiglio era sotterrata la sua corona, anche lei era andata una volta a vedere quella meraviglia nel bosco. Così chiese al re di abbattere l’albero per recuperare la corona. All’inizio il marito cercò di farle capire che non si poteva abbattere un albero secolare e così bello, ma lei insistette. Il re aveva un carattere debole ed era sempre accondiscendente con la moglie così diede ordine ai suoi collaboratori di abbattere l’albero. Ma non riuscirono a togliere il ceppo nonostante tutti gli sforzi impiegati. Così la corona non venne mai recuperata”.
Il cigno nero si fermò un attimo poi proseguì il racconto. “Quella stessa notte mentre il re andava in bagno nella camera della regina dalla finestra entrò una creatura verde. Sembrava un insolito fantasma. Prima che potesse reagire bloccata dalla paura le disse che era il protettore dei boschi e che l’avrebbe trasformata in un cigno nero per l’eternità. Doveva comprendere la gravità di quello che aveva fatto perché un albero vale più di un milione di corone. Ed eccomi qua”.
“Allora sei tu la regina che ha ordinato di abbattere l’albero?” chiese incredula Giulia. “Esatto. Quella stessa notte mi ritrovai in questo lago a nuotare. Mio marito e i miei figli mi cercarono disperati dappertutto, li vedevo pure passare di qui, ma non volevo parlare con loro e dire la verità. Non potevo più tornare indietro, avrebbero solo sofferto di più se avessero scoperto la verità”.
“Ma forse c’è un modo per sciogliere l’incantesimo!” disse Giulia. “Non mi interessa neanche. Il fatto successe tanti anni fa, tutti i miei cari sono morti da parecchio tempo ma quel ceppo è ancora in questo bosco”. “Quel fatto successe proprio qui? Allora vuol dire che tu sei un’antenata dell’attuale re?”
domandò sapendo già quale sarebbe stata la risposta. “Infatti. E come ho potuto capire di recente i miei discendenti sono ancora così fissati con queste
dannate corone. Bisogna mettere fine una volta per tutte a questa assurda tradizione e forse sei tu quella che può cambiare le cose”. “Io? E come?” chiese Giulia scettica. “Bisogna combattere sempre per il vero amore e come ho potuto vedere tu e Osvaldo vi amate veramente. Non può mettervi i bastoni tra le ruote una corona. Ho pensato che potresti facilmente imbrogliarli al castello”, le disse, “potresti fare una corona d’argilla e pitturarla in color oro, adornarla con sassi che sembreranno pietre preziose”. “Forse sono in grado di fare un oggetto del genere, ma io non ho nemmeno ricevuto l’invito per la cerimonia”, spiegò Giulia alzando le spalle. “Non ti preoccupare per l’invito, vedrai che resteranno abbagliati dalla tua bellezza e non cercheranno di approfondire. Poi c’è Osvaldo che sicuramente sarà strafelice del tuo coraggio e starà dalla tua parte, ma non dirgli niente di me, il mio destino deve rimanere solo il nostro segreto”. “Forse hai ragione, non voglio perderlo, torno subito a casa e mi metto al lavoro”.
Dalle mani di Giulia uscì una bellissima corona e nessuno da lontano poteva intuire che fosse di poco valore. La ragazza speranzosa si informò sulla data della cerimonia e si presentò al Palazzo Reale insieme ad altre ragazze di nobili origini. Quando Osvaldo la vide quasi non svenne dall’emozione, ma intuì che quella corona non poteva essere in oro puro. Tutti furono colpiti dalla bellezza e dalla dolcezza di Giulia oltre che dalla sua corona scintillante e così fu scelta come futura sposa dell’erede al trono. In poco tempo conquistò i cuori di tutti. Non si sa se il re scoprì mai che la sua non era una vera e propria corona ma, probabilmente, dopo essere
venuto a conoscenza che Giulia era figlia di bravi artigiani, intuì la verità, ma comunque non disse mai niente.
Gli anni passarono, Giulia e Osvaldo ebbero un figlio e una vita lunga e felice insieme. Quando il nuovo erede al trono diventò grande e in cerca della sua sposa si parlò ancora della cerimonia per sceglierla in base alla bellezza della corona. Giulia suggerì a Osvaldo di abolire questa tradizione e lui, convinto e d’accordo con la moglie, disse deciso davanti a tutti: “Questa usanza non ha senso, ormai è superata. Mio figlio potrà scegliere da solo la sua sposa”.
E così fu. Ogni tanto Giulia passava vicino al lago dove nuotava il cigno nero che non parlava più ma Giulia poteva leggere la gratitudine nei suoi occhi.