Il messaggio del gabbiano

Angelo Signorelli



Il messaggio del gabbiano

Leggiamo insieme: Il messaggio del gabbiano di Angelo Signorelli

Un giorno un gabbiano, mentre volava nelle vicinanze di un bosco, vide un lupo che camminava barcollando e mostrava chiari segni di grave sofferenza.
Impietosito, il volatile gli si avvicinò e così disse:

– Salve, amico lupo! Quale male ti molesta per avere un simile portamento?
– Non so… – rispose, con voce stentata e grande affanno, il lupo – Non riesco a capire la causa del mio male e non so proprio a che attribuirne la colpa se non al cibo del quale mi nutro. Sono passati dieci giorni da quando ho mangiato una pecora, ma ancora non riesco a digerirla. Veramente mi ero accorto che c’era qualcosa di strano in quella carne: il colore e il sapore non erano più come quella di un tempo!

– Capisco perfettamente! – interruppe timidamente il gabbiano – Anch’io ho avuto gli stessi problemi mangiando i pesci, ed è per questo che ho deciso di abbandonare il mare e cercare cibo sulla terraferma.
– Bravo! … veramente bravo! – esclamò con tono ironico il lupo.
– Sei cascato dalla padella, per finire nella brace!
– Me ne rendo perfettamente conto! – proseguì con tono rassegnato il gabbiano – ma cosa possiamo fare per cambiare le cose?
– Io … niente! – intervenne prontamente il lupo – Io non riesco a parlare con alcuno perché tutti hanno paura di me. Tu, invece, puoi fare qualcosa, anzi… la devi fare! Corri subito nel prato, parla alle bestie che si nutrono d’erba e raccomanda loro di prestare attenzione a quel che mangiano. Altrimenti non produrranno mai buona carne! Non ritengo sia giusto che io debba soffrire per colpa loro! Mi raccomando… torna poi a riferirmi su ciò che hai ottenuto.

Il gabbiano, senza perdere tempo, s’involò verso la radura e vedendo una capra, intenta a brucare l’erba, le si avvicinò e riferì quel che il lupo gli aveva raccomandato.
– Questa sì che è bella! … – replicò, sghignazzando, la capra. – Tu, mi chiedi di migliorare il sapore della mia carne per poi essere mangiata dal lupo? … Ma dico… sei proprio certo che le rotelle del tuo cervello girino nel verso giusto?! … Piuttosto, o altri problemi io ho da risolvere: l’erba del prato non è più come quella di un tempo… Cresce stentatamente e quella poca che c’è ha uno strano sapore e un odore stomachevole. Il latte che produco piace poco ai miei figli e, ancora meno, ai bambini!

– Capisco! – lo interruppe il gabbiano – Posso fare qualcosa per te?
– Certo che la puoi fare, anzi… la devi fare! Tu che hai le ali, vola sulle nuvole e raccomanda loro di controllare attentamente l’acqua che mandano giù: non è più come quella di un tempo!
Il gabbiano s’affrettò a volare verso l’alto. Incontrò una nuvoletta scura che, spinta dal vento, si spostava a fatica.
– Fermati nuvola! – gridò quand’era ancor distante – Ho da dirti una cosa! …

La nuvola, fermandosi:
– Dimmi tutto, ma fai presto perché ho tanta fretta! –
– Gli animali che mangiano l’erba del prato e i germogli delle piante, si lamentano perché tu mandi sulla Terra acqua non pulita e piena di veleni. Soffrono così le erbe, le piante e tutti gli animali che da esse traggono nutrimento.
– Cosa vuoi che m’importi della qualità dell’acqua che io mando sulla Terra?! – replicò pronta e indignata la nuvola. – Piuttosto, più gravi problemi io ho da risolvere! Perché credi che io vada così di fretta? Non vedo l’ora di liberarmi di questo carico così puzzolente!

– Capisco! – interruppe il gabbiano. – Posso fare qualcosa per te?
– Certamente che puoi far qualcosa!… Anzi la devi fare! – continuò la nuvola. – Vola subito verso la terra, il mare e i laghi e raccomanda loro di mandarmi vapori non contaminati, come quelli che mandavano un tempo!
Il gabbiano si buttò giù in picchiata e si diresse verso un laghetto che s’era talmente rimpicciolito da essere facilmente scambiato per uno stagno.

Si fermò al centro, su alcuni ciottoli che emergevano dall’acqua formando un isolotto. Notò, in una pozzanghera melmosa, alcuni pesciolini striminziti che si dibattevano, disperati, tra la vita e la morte. Aveva tanta voglia di mangiarne qualcuno, ma capì subito che dovevano essere gravemente ammalati e si guardò bene dal farlo… Poi riferì al laghetto il messaggio della nuvola.

– Questa sì ch’è bella! – esclamò il laghetto, con voce asmatica, come chi non riesce a parlare per mancanza di ossigeno nei polmoni.
– Cosa vuoi che m’importi di quel che io mando in cielo!? Ho bene altri problemi da risolvere! Non vedi come muoiono i miei poveri pesci e come sono fetide le mie alghe!?
– Capisco perfettamente! – disse mestamente il gabbiano – Posso fare qualcosa per te?
– Certo che puoi!… Anzi, devi far qualcosa! – proseguì il laghetto. – Vola via verso il fiume, a monte, e raccomandagli di mandarmi giù tanta acqua pulita.

Il gabbiano volò via, senza esitare, verso il fiume che veloce scendeva giù nella valle. Scelse un punto ove le acque scorrevano più calme; si posò su di un salice selvatico che sembrava facesse gran fatica ad appoggiare le sue fronde ingiallite sull’acqua, imbrigliate com’erano dai brandelli dei sacchetti di plastica.
– Amico fiume, – cominciò a parlare il gabbiano – il lago nella valle si lamenta perché tu mandi giù acque sporche e maleodoranti. Ed ha ben di che rammaricarsi, visto che la vita dei pesci e la sua stessa son ora seriamente in pericolo. Ti prega quindi, caldamente, di mandare giù acqua pulita, come quella che mandavi un tempo!

Il fiume si affrettò a rispondere e in tono alquanto irato: – Cosa vuoi che m’importi di quel che mando a valle! Magari riuscissi a liberarmi di tutte le sporcizie che imbrattano e soffocano le mie rive!
– Ti capisco! – Lo interruppe il gabbiano – Posso fare qualcosa per te?
– Certo che puoi! Anzi devi farla! – continuò con tono esasperato il fiume – Corri subito dall’uomo che coltiva i campi e digli che la smetta di buttare veleni sulle piante e sporcizie nel mio letto! Mi ha forse scambiato per una pattumiera?

Il gabbiano s’allontanò velocemente. Si diresse verso un campo ove un contadino era intento a buttare pesticidi sulle piante.
– Buon uomo – disse il gabbiano – il fiume protesta vivamente perché tu, con i veleni, inquini le sue acque e, sovente, butti le immondizie nel suo letto. Non potresti concimare la terra e disinfettare le piante come facevi un tempo?
– Certo che potrei… e lo farei volentieri! – disse il contadino, dopo essersi sfilato la maschera protettiva dal volto – Credi forse che non mi renda conto del danno che procuro alla mia terra? Ma, ormai fan tutti così per ricavare abbondante raccolto e di miglior qualità. Ed io, di certo, non sono grullo da far diversamente! Anzi, voglio dirti di più: se le cose non cambiano, fra meno di cinquantenni l’aria e l’acqua saranno talmente inquinate da compromettere la vita stessa sulla terra.

– Capisco! – esclamò con tono pacato il gabbiano – Posso fare qualcosa per te?
– Certo che puoi!… Anzi, devi far qualcosa! – proseguì il contadino – Corri subito in città, là dove fan le leggi, e prega Quei Signori… di affrettarsi a fare qualcosa per salvare la Terra. Ma che facciano presto… prima che sia troppo tardi!
Il gabbiano volò via come una saetta. Passò mare e monti senza mai fermarsi. Giunse nella grande città quand’era quasi buio e si posò sul tetto del palazzo dove fanno le leggi.

Attraverso le finestre, che erano aperte, si sentiva una gran confusione. A giudicare dalle parole udite, si rese conto che all’interno non regnava di certo grande armonia… A notte inoltrata, si aprì il gran portone e il primo ad uscire fu un anziano signore. Indossava abiti scuri e avanzava lentamente, appoggiandosi ad un bastone, verso una grossa automobile di colore nero.
Il gabbiano capì subito che doveva trattarsi della persona giusta. Si diresse verso quell’auto, s’appoggiò sulla portiera aperta e incominciò a parlare: – Scusa, signore, sei tu uno di quelli che fanno le leggi?

– Certo! – rispose con tono sicuro l’anziano signore – In che cosa posso esserti utile?
– Ho un messaggio per te – continuò con tono riverente il gabbiano – Mi ha detto il contadino che lavora i campi, che se non fate immediatamente giuste leggi per salvare la natura, tra circa cinquant’anni gli uomini e gli animali non potranno più vivere sulla Terra.
– Lo so! – rispose con voce calma il distinto signore – Lo sappiamo tutti, del resto! Ma vedi, figliolo, con tutti i problemi più immediati che abbiamo da risolvere, vuoi forse che io vada ad interessarmi di un problema che, anche se importante, porterà le sue tragiche conseguenze solo tra cinquant’anni?… Quella volta, io di certo e tu forse, non saremo più su questa terra!

– Non capisco! Non riesco proprio a capirti! – lo interruppe bruscamente, ma con tono rassegnato, il gabbiano – Mi dispiace tanto di non poter fare nulla per te!
Il gabbiano volò via, ma non ritornò dal lupo, come aveva promesso, forse perché si vergognava di non essere riuscito a portare a termine la missione che gli era stata affidata.
Ancora oggi continua a volare, instancabile, sui campi, sulle case e sulle spiagge e ogni volta che vede un uomo, dall’alto ripete, col suo grido rauco, lo stesso ritornello:

“OGNUNO FACCIA QUEL CHE PUÒ PER SALVARE LA NATURA, SENZA NULLA ASPETTARSI DAGLI ALTRI”
Purtroppo, non tutti conoscono il linguaggio del Gabbiano!

Un commento su “Il messaggio del gabbiano”

  1. Sara says:

    Pultroppo è tutto vero ma se ogni uomo e ogni donna bambini e bambine continuassero come fanno alcuni a rispettare la natura forse potremmo salvare la Terra

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