Il presepio della mia infanzia

Carlo Chiaves

Tratta da "La Donna", dicembre 1912



Il presepio della mia infanziaAlla nostra impazienza
mamma, ogni anno, interrompeva:
– per quest’anno – e sorrideva –
– non potreste farne senza? –

Farne senza? o idea funesta!
Ed allora tutti quanti,
pazienti come santi,
preparavano la festa.

Mamma e zii con cartapesta,
con colori e con pennelli,
rifacean grotte, castelli,
un deserto, una foresta.

Da una vitrea fontana
un ruscel di filigrana
discendea placido e muto
fra due sponde di velluto.

E, nel fondo, era la stalla.
Il baglior d’un limicino
diffondea una luce gialla
su Maria e sul bambino.

San Giuseppe era tra il bue
e il somaro, che guardavano,
ed il capo dondolavano
gravemente, tutti e due.

I pastori eran di cera,
ché gli zii ne avean costrutti
di gran belli e di gran brutti,
d’ogni età, d’ogni maniera.

I Re Magi avean lor scorta
ed un elefante immenso,
che portava mirre, incenso
e ricchiezze d’ogni sorta.

Discendeva anche papà
verso sera, con quell’aria
un po’ arguta e un po’ bonaria:
– Bello! Ah! Bello! in verità! –

Ma perché il Moro non sta
ritto? – Eh! vedi… è un po’ sconnesso,
ma… si aggiusta… – E, se è permesso,
come mai Gianduja è qua?

– Per far numero! – Aaah! stupende
quelle rocce! E, se vi intendo,
il brigante e il reverendo,
per far numero? – Eh… s’intende…

Certo misto era il Corteo:
coi pastor venian tre o quattro
burattini del teatro,
fra un arcangelo ed un ebreo.

Sorrideva ora papà:
– Per Natale, a me bambino,
non presepi! E, in su mattino,
non balocchi in quantità…

Poi le visite. Rammento
cinque o sei vecchie signore,
sorridenti, bocca a cuore,
sempre pronte al complimento.

E i compagni… e i portinai…
e fors’anche gli inquilini,
delle mamme… dei bambini
ora medici o notai.

Ora… Or dormono i pastori
coi pupazzi del teatro
in chi sa che recesso atro
d’onde niun li trae più fuori.

L’elefante e il dromedario
– o destin d’ogni giocattolo! –
in chi sa che bugigattolo,
dove polvere è il sudario.

E quei bimbi… or son due uomini
quasi seri, e una signora.
Per colui che ben li ignora,
non è d’uopo ch’io li nomini.

Tutti gli altri… ahi! son più pochi,
e in gran parte non son più!
Se ne andò l’età dei giochi
e or sen va la gioventù.

 

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